Umberto Galimberti con il suo saggio ci offre una interessante lettura ed una seria occasione di riflessione.
Sono anni che cerco di non perdere occasione per conoscere il pensiero del professore Umbero Galimberti. I suoi lavori, i suoi libri ed i suoi molti articoli riportati su un quotidiano non sono di facile immediata comprensione e metabolizzazione, almeno per me, sono pubblicazioni di impegnativi punti di vista, elaborati ed analisi di fenomeni
che riguardano l’essere umano. Lavori che solo un attento e sensibile insegnante di filosofia sa presentare ed elaborare. Con questo non desidero affermare che sono interessato a tutta la filosofia, sono interessato e curioso come un’attento osservatore del suo calibro riesce a comprendere e valutare i nostri comportamenti in un mondo
continuamente in fermento con improvvisi e continui cambiamenti.
L’ospite inquietante è rappresentato dal nichilismo, dall’azzeramento di tutti i valori, che si stà diffondendo fra la gente ed in particolare fra i giovani confondendone i pensieri, soffocandone le passioni e quindi rendendoli inerti e con il mal di vivere.
Un mal di vivere non dovuto alle naturali passioni esistenziali presenti nei giovani, che di solito con il loro vulcanismo ed entusiasmo trovano i motivi per ribellarsi al conformismo degli adulti per dare corpo ai loro sogni, vederli realizzati insieme alle loro speranze. Ma oggi ciò non avviene perchè l’attuale organizzazione sociale e politica, scrivo io, ha spento i loro sogni di fuoco ed ha sopito quel mondo emotivo rendendogli difficile di riconoscere i propri sentimenti. Le famiglie ormai quasi assenti sono allarmate per ciò che non viene più offerto ai propri giovani, come la scuola non più didatticamente adeguata, un assopimento delle reali prospettive ed interessi da far diventare il presente così importante tanto da viverlo con esasperata intensità, ma con l’angoscia di un futuro privo di ogni immagine.
Per lenire questo stato di angoscia una valanga di parole viene spesa per ridare colore e senso alla speranza, ma il tutto si esaurisce in un inutile insensato rumore. Insomma la nullità di ogni valore genera una sofferenza individuale causata da una generale implosione culturale, di cui le giovani generazioni nè sono le vittime. Forse l’avvio del tramonto della nostra cultura, “un segno ben più minaccioso dell’avanzare degli integralismi di altre culture, dell’efficientismo sfrenato di popoli che si affacciano nella nostra storia e con la nostra si coniugano, avendo rinunciato a tutti i valori che non si riducano al valore del denaro”.
Anche l’attuale cultura cristiana, non molto interessata al nuovo, è stata privata di quella verve, di quel dinamismo che potrebbe indurre nei giovani un gioioso sentimento di impegno e di curiosità per conoscere meglio sè stessi per approdare in una nuova realizzata potenza creativa, caratteristica principale della giovane età.
I giovani devono necessariamente svestirsi degli abiti di inconsapevoli vittime ed aggredire l’odierno nichilismo quale subdolo aggressore con una nuova cultura che valorizzi il proprio “io” e che valorizzi “l’arte del vivere” non sottovalutando, appunto, le proprie capacità, dopo essere riusciti a ricomporre i pezzi del puzzle dei normali comportamenti giovanili, con tutte le sue passioni.
Una egregia ed interessante lettura, che io applicherei ed estenderei anche al mondo degli adulti, questi ormai narcotizzati da un sistema socio-politico che si è dimenticato degli uomini e delle loro naturali aspirazioni, quale vivere la felicità, sentimenti ed emozioni. Il nuovo mercato ci ha condannato ad una vita vuota, senza tempo, senza futuro……siamo gli avatar di noi stessi in un’esistenza che non piace.
Un libro che ho letto con calma e nel quale ho vissuto le tante contraddizioni del mondo d’oggi.




