Tasferimento del G8, quello che forse non si sa.
La prossima riunione del G8, prevista nel mese di luglio alla Maddalena sembra sia stata spostata all’Aquila. Come fosse un circo itinerante il governo si è riunito nel capoluogo abruzzese e lo ha deciso. Che c’è dietro? 
Per Berlusconi tenere il vertice nelle zone colpite dal terremoto è un segnale importante, anche se ci sono oltre sessantamila persone ospitate nelle tendopoli. Il presidente del Consiglio ha detto: La decisione ereditata dal precedente Governo avrebbe comportato una spesa di 220 milioni di euro.
Poi con una risposta al limite del surreale, a chi gli chiedeva perché non fosse stata accolta l’idea di accorpare il referendum e le elezioni evitando di spendere almeno 50 milioni di euro, (in realtà si dice 400 ndr) il premier ha aggiunto: Ci siamo domandati perché non risparmiare 220 milioni per darli in più alla ricostruzione in Abruzzo..
Il meeting dei potenti dovrebbe essere ospitato dalla Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza. Le contestazioni prevedibili al G8 per Berlusconi non ci saranno: Non credo che i no global avrebbero la voglia, la faccia e il cuore di fare manifestazioni dure perché la zona é ferita dal terremoto.
Fin qui la cronaca delle bufale. Adesso la concretezza dei fatti.
Nei giorni scorsi la Commissione europea aveva inviato all’Italia un ultimo avvertimento scritto per l’ordinanza che semplifica le procedure per le opere connesse alla riunione della Maddalena.
Per Bruxelles le decisioni del governo erano in contrasto con le norme comunitarie che impongono di eseguire valutazioni dell’impatto ambientale per determinati progetti. Se non si fossero prese misure immediate l’Italia avrebbe rischiato il deferimento alla Corte di giustizia europea.
Per la Commissione i governi devono provvedere affinché le autorizzazione di progetti con un potenziale impatto significativo sull’ambiente e l’inizio dei lavori ad essi connessi siano subordinati a una valutazione dell’impatto ambientale.
Il richiamo era il secondo e ultimo avvertimento. Uno stato membro deve conformarsi entro un termine preciso, in genere due mesi. Se ciò¨non avviene sarà deferito alla Corte di Giustizia.
A luglio del 2008 anno erano partiti sull’isola sarda i lavori per la costruzione dell’albergo, del media center e del centro congressi.. L’autorevole agenzia britannica “®Reuters”, il 14 luglio aveva rilanciato: Non é certo che sia possibile completare i lavori necessari all’isola della Maddalena per ospitare il prossimo G8 nel luglio del 2009. Il governo valuterà quindi possibili soluzioni alternative, di emergenza, che al momento non sono ancora state individuate. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio nel corso della conferenza stampa al termine dei lavori del G8 giapponese. Ci prepariamo ad una soluzione di emergenza se non saranno pronti i lavori necessari alla Maddalena in tempo, ha detto Berlusconi nel corso della sua introduzione alla conferenza stampa..
I lavori in corso alla Maddalena erano diretti da un uomo noto alle cronache, che tra i numerosi incarichi ricopre anche quello di Commissario straordinario per il summit, si tratta di Bertolaso.
Qual’è ad oggi la situazione organizzativa in Sardegna per la preparazione del summit trasferito? La Protezione civile era in guai seri.
Gli ospiti previsti dovrebbero essere circa quattromila, tra capi di stato e di governo, oltre alle delegazioni. Dovevano essere sistemati su una nave gigantesca, la MSC Fantasia, lunga 333 metri, ormeggiata nel porto di Olbia, al molo Cocciani e negli alberghi in costruzione. Tra di loro, però, non ci sarebbe stato il presidente Obama, che¨ sottoposto a rigidissimi controlli di sicurezza, ed al momento non era stata trovata una soluzione al problema.
Poi la madre di tutte le questioni: la nave per le sue dimensioni non era in grado di attraccare sull’isola (il fondale non é abbastanza profondo) e non si sapeva come trasportare quel numero enorme di persone a terra.
All’esercito di personale politico e diplomatico, infine, andavano aggiunti almeno 4500 giornalisti. Per loro Bertolaso aveva pubblicato un primo bando nel 2008 col quale si cercavano navi per poterli ospitare, ma non vi erano state risposte, così il Commissario straordinario (multiplo) ha ripetuto il tentativo anche quest’anno con scadenza 7 aprile scorso.
Giovedì¨23, per esigenze organizzative del Dipartimento della Protezione Civile l’apertura delle buste é stata improvvisamente rinviata a data da destinarsi.
L’apertura delle buste contenenti le offerte al bando della Protezione civile per trovare alcune navi da crociera da destinare all’ospitalità per il prossimo G8 alla Maddalena è stata rinviata per esigenze organizzative del Dipartimento della Protezione Civile. La data non è stata ancora indicata ma dovrebbe collocarsi nei primi giorni di maggio.
Ecco allora che il terremoto potrebbe essere stato provvidenziale. Il 14 aprile scorso Berlusconi, Gianni Letta e Bertolaso avevano fatto un sopralluogo ai lavori. Il 3 aprile, pochi giorni prima, Giulio Calvisi, deputato del Pd, aveva fatto un’interrogazione ai ministri Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Giulio Tremonti (Economia).
Calvisi avava scritto: Fino ad ora come opposizione, abbiamo denunciato con una serie di atti parlamentari, prima il rischio e poi l’avvenuta sottrazione da parte del Governo delle risorse ( 522 milioni di euro ) che il Governo Prodi e la Giunta Soru avevano messo a disposizione per le cosidette opere collaterali al G8. Gli interventi riguardano la strada Olbia Sassari, l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia, lo svincolo di Rio Padrongianus, lo spostamento della stazione ferroviaria di Olbia, la realizzazione del molo di levante a Porto Torres.
Il parlamentare aveva aggiunto di non aver ancora ricevuto smentite sullo scippo delle risorse¡ e aggiunto che oggi ci sono a rischio anche i finanziamenti considerati sempre sicuri, (233 milioni di euro) per i lavori dell’isola di La Maddalena.
Il motivo? A 60 giorni dall’ipotizzato completamento lavori per il G8 quei soldi non sono stati trasferiti alla struttura di missione. Un’ordinanza del presidente del Consiglio del 18 febbraio 2009 dispone che debba essere il ministro dello Sviluppo economico a trasferirli sulla contabilità speciale della struttura di missione. Questo trasferimento non è ancora stato disposto.
Per Calvisi la situazione era paradossale perché si ha la disponibilità contabile delle risorse ma non di cassa¡±. Il risultato? ¡°I soldi non possono essere spesi, con il risultato che le imprese non sono state pagate. Fino ad ora ha provveduto la Protezione civile con anticipazioni di cassa, ma le cifre sono appena sufficienti ad alleviare i disagi. A fronte del 60 per cento dei lavori eseguiti le imprese hanno ricevuto pagamenti non superiori al 25%..
Il parlamentare aveva concluso: Gli effetti di questa situazione sono quindi devastanti sia sulle imprese appaltatrici, sia sui subappaltatori e sia sui fornitori. E¡¯ evidente che il perdurare di questo stato di confusione e di incertezze porterà al blocco dei lavori.
Da questi dati emerge un quadro desolante e nessuna ipotesi di risparmio. Infatti, i lavori in corso dovranno essere completati in ogni caso e quelli già eseguiti hanno avuto un costo che non è stato ancora totalmente coperto.
Infine sarà interessante vedere come l’enorme macchina organizzativa che non è riuscita a raggiungere l’obiettivo dell’efficienza in un anno potrà essere rimessa in piedi in Abruzzo, dove per altro c’è stato un terremoto. E dove saranno sistemate le migliaia di ospiti? Nella caserma della Guardia di Finanza, in prefabbricati o nelle tendopoli?
Ultima precisazione, agli oltre i novemila partecipanti tra capi di stato e di governo, politici, diplomatici, consulenti e giornalisti ci sono almeno 16mila appartenenti alle forze dell’ordine. In totale 26mila letti da trovare.
Vedremo come andrà a finire. . . e quale sarà la soluzione del mago. . .
from:inviatospeciale.com 24 aprile 2009
Pubblicato da 45credocosi
PRIVATIZZARE PER NAZIONALIZZARE Il Ministro Tremonti e l’uso “creativo” della Cassa Depositi e Prestiti. È curioso come un’istituzione pubblica rimasta immobile per 150 anni perché funzionante sia stata modificata nella sua veste giuridica e nella sua operatività per ben due volte dallo stesso Ministro in due legislature diverse. Nel 2003 Tremonti decise di “privatizzare” in parte la CDP vendendo il 30% della stessa alle Fondazioni bancarie. Una privatizzazione “sui generis”, data la natura pubblica delle Fondazioni, di fatto uno strumento di politica fiscale con l’unico difetto di essere un ente il cui bilancio era parte di quello dello Stato. L’utilizzo delle Fondazioni per privatizzare la CDP, d’altro canto, appare la risposta più logica a chi si chiedeva come Tremonti considerasse tali istituti: istituti di diritto pubblico e non collegati alle banche quando si trattava di investire i loro ingenti patrimoni; istituti privati quando si trattava di collaborare all’alleggerimento del debito pubblico con la privatizzazione di CDP. In realtà si trattava solo di uno scherzo contabile: le fondazioni diventavano azioniste di risparmio per 1 Mld di euro con facoltà di recesso entro il 2010 e rendimento garantito dell’investimento. Lo scopo della burla era chiaro: “favorire il restyling dei conti dello Stato attraverso false privatizzazioni consistenti in cartolarizzazioni di immobili statali ed esternalizzazioni della gestione di servizi pubblici a proprietà pubblica a società private”. La gestione “ordinaria” della nuova CDP S.p.a. avrebbe prestato soldi a queste società private tramite strumenti finanziari non garantiti, mentre la “gestione separata” avrebbe continuato, con la garanzia dello Stato, a finanziare a tasso agevolato gli enti pubblici proprietari delle aziende di servizio pubblico. Nel dicembre del 2008 il Ministro dell’Economia, tornato a governare, ha deciso di rispolverare il vecchio bancomat CDP S.p.A. per cercare di andare incontro alle richieste della Confindustria e rimettere in moto l’economia senza impegni di spesa “reali” che impattassero sui conti pubblici. La Marcegaglia chiede il pagamento alle aziende degli arretrati delle P.A. (70 mld circa)? Presto fatto: Tremonti incarica CDP S.p.A. di accendere mutui a tasso agevolato finanziati con i soldi dei risparmiatori di Poste Italiane. La Marcegaglia si lamenta perché vuole soldi veri? Presto fatto: il fondo rotativo per le PMI viene rimpinguato da una gestione separata 2, modificando, con decreto autorizzativo di Tremonti, lo statuto di CDP per permettere a questa nuova gestione di erogare prestiti alle imprese tramite il canale bancario garantiti dai depositi postali (fine marzo 2009). Rimane tutto da stabilire a chi rimanga (CDP o Banca) l’eventuale rischio di default. Lo Stato ha bisogno di soldi per finanziare le opere pubbliche volano della ripresa economica? Presto fatto: Tremonti si inventa la joint-venture privati-CDP S.p.A. per costruire queste opere servendosi dei 190 mld di risparmio postale che il Sole 24 Ore del 06/03/2009 sottolinea essere “interamente garantiti dallo Stato”. Tutto bene se non fosse che i decreti che stabiliscono la tipologia di operatori privati che vi partecipano devono essere emanati dal Ministro dell’Economia dopo attenta analisi del merito di credito dell’azienda e dell’operazione. L’AD di CDP – fido delfino di Tremonti – conferma che le opere da finanziare saranno scelte – dal Ministro – solo sulla base di “progetti economicamente solidi, finanziariamente sostenibili, con la promessa di un ritorno interessante”. Ci troviamo,quindi, a fare crediti con soldi pubblici, garantiti dai depositi postali, che miracolosamente non rientrano nel bilancio dello Stato, la cui destinazione è decisa da Tremonti per finanziare opere di interesse pubblico mentre vi è un Presidente del Consiglio il quale, anche in coincidenza del terremoto a L’Aquila, non vede l’ora di costruire new towns. Naturalmente l’housing sociale è previsto dal nuovo statuto 2009 CDP S.p.A con uno stanziamento di 15 mld di Euro. Costruire new towns nell’ambito del Piano Casa è anzi una delle finalità di CDP S.p.A. tramite una SGR immobiliare alla quale partecipa l’ABI (1 mld di euro). La famosa frase mutuata dalla Bibbia e poi diventata avviso rivolto alle Fondazioni (“avete i talenti ed il talento per usare i vostri talenti”) rappresenta l’essenza del comandamento di Tremonti per i nuovi naviganti: decido io cosa CDP possa stanziare ed a chi. Lapidario il commento di Vito Gamberale su Repubblica del 23/03/09 : “Se si voleva un cambiamento [...], eccolo servito: la CDP somiglia sempre più non solo a un figaro factotum, ma a un Moloch pubblico in grado di intervenire ed influenzare la vita di Comuni, enti locali, PMI, costruttori”. Ora la nuova CDP, in formato IRI, non ha più ostacoli: grazie alla variazione dell’art. 107 del TUB che aumenta il limite di partecipazione di banche al capitale sociale delle aziende industriali, la Cassa potrà progressivamente aumentare le proprie quote nel capitale di Eni ed Enel. Così alla fine Tremonti, al contrario di tanti che ci hanno provato prima di lui, ce l’ha fatta a realizzare il famoso ossimoro: privatizzare per nazionalizzare
Pubblicato da 45credocosi
Pubblicato da 45credocosi
Poco prima della partenza, con le monoposto già schierate, è stato chiesto al bravo Jarno Trulli se voleva regalare la vittoria di questo Gp alla Toyota, la risposta, accompagnata da un sorriso, è stata immediata “siamo qui per questo”. Una bella affermazione del pescarese che non riusciva a nascondere la possibilità di vincere questa gara, d’altronde con la pole conquistata nelle qualificazioni si è trovato una toyota ben settata come mai aveva sin’ora guidato.
Sino a qualche anno addietro seguivo con assiduità questo tipo di competizioni, allora per me era netta l’appartenenza dei vari bolidi a due ruote. C’erano bolidi italiani progettati e costruiti da industrie motociclistiche radicate nel nostro territorio nazionale, come c’erano motociclette straniere frutto dell’ingegno e della manualità delle loro maestranze autoctone. Gli sponsor sono sempre esistiti ed in genere, allora, prediligevano apparire con i loro loghi colorati sulle carene che contenevano meccaniche della stessa loro nazionalità ad eccezione delle solite pubblicità delle benzine e gomme che apparivano sui bolidi da loro riforniti. Insomma voglio significare che sino a qualche anno fa le moto da competizione, che gareggiavano in competizioni mondiali, erano almeno all’ 80- 90%
Nelle prime gare di questa nuova stagione di F1 la Ferrari ha battuto il passo di brutto, la Rossa non è stata all’altezza della sua fama, in pista si aveva l’impressione di avere sotto gli occhi un’auto taroccata al posto dell’originale per quanto le sue prestazioni erano lontane dalle comuni aspettative. Non era veloce e la sua affidabilità risultava precaria, forse per i progettisti è stato difficile creare una monoposto competitiva secondo le regole della nuova regolamentazione. Non so, però di certo la Ferrari che ci è apparsa in pista era ben lontana dalla macchina che veniva propagandata nei mesi antecedenti all’inizio della nuova stagione di competizione. Quest’anno, quasi quasi già assaporavo un immediato marcato favorevole riscatto della scorsa stagione ove il titolo mondiale di categoria c’era sfuggito per una serie di sfortunate circostanze e di quasi terze irregolarità. Purtroppo il desiderio di vedere le Ferrari subito vincenti è svanito con il palesarsi delle sue insufficienti prestazioni ed oggi nella quarta tornata di questo GP nel Bahrain nulla è cambiato sia nelle prove libere che nelle qualificazioni. Non è per alimentare del gratuito pessimismo, ma le monoposto di Marranello, pur con un briciolo di maggiore velocità, non sono apparse all’altezza di conquistare le prime posizioni in griglia di partenza con Massa ottavo e Raikkonen decimo.




