Testo della Comunicazione della Corte Costituzionale sul Logo Alfano

Ottobre 8, 2009

corte
Legge 23 luglio 2008, n. 124 (c.d. “Lodo Alfano”)

La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.
Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.
7 ottobre 2009


Hanno rotto il vaso e nessuno è capace di rimettere insieme i cocci.

Ottobre 7, 2009

mas
Sembra assurdo ma stiamo vivendo una situazione così confusa e contorta, che nessuno sembra più essere in grado di mettere a posto, di ritrovare quel bandolo della matassa
nel buon senso della politica tale da consentire un necessario reset per placare una volta per tutte il pericoloso nervosismo e litigiosità della compagine politica, in modo da riallineare i passi verso una maggiore tolleranza, comprensione e collaborazione necessaria per risolvere i tanti e gravi problemi che ci affliggono.
Stiamo assistendo ad una scomposta fibrillazione politica sull’ormai famoso Lodo Alfano, al punto da investire la Corte Costituzionale per verificarne la compatibilità costituzionale. Una legge nata male e mal proposta sin dall’origine al punto da farla immaginare come prodotto del Parlamento solo a copertura di un’alta carica dello stato impegnata a fronteggiare un gran numero di processi, molti dei quali iniziati prima della sua elezione. Senza entrare nel merito e senza tentare giudizi sui processi che dovrebbero impegnare l’indicata alta carica dello stato, bisogna ammettere che il comportamento arrogante, potente, egocentrico più volte ostentato, intervallato da atteggiamenti pressoché populisti e servito da una maggioranza parlamentare che sembra limitare la propria dialettica con il taci e vota secondo le sue istruzioni, ha inesorabilmente irritato la debole opposizione parlamentare al punto da avvelenare ulteriormente il clima politico accendendo una vasta tifoseria contrapposta, così reciprocamente ostile da far temere una pericolosa spaccatura del paese. Tanto è vera ed accesa questa contrapposizione, che un ministro è arrivato al punto di minacciare una enorme manifestazione di piazza a difesa del tanto discusso Lodo, che sfidi con determinazione le posizioni no-lodo. Alla faccia della saggezza, qui si rasenta un’intimidazione bella e buona.
Con questi atteggiamenti la classe politica sembra essere un’insieme di personaggi fuori dalla realtà, ognuno lancia scomuniche verso l’avversario e non si accorge che se siamo arrivati a questo punto è colpa di tutti loro, che in tempi passati non sono stati capaci da eliminare tutti i conflitti di interesse ed inoltre non sono stati all’altezza di dare la giusta importanza a dei valori che avrebbero dovuto possedere chi si accingeva ad avere accesso alle cariche dello stato. Oggi è diventato difficile ricomporre e placare il combattimento politico, mentre il popolo continua a rimanere in ginocchio nei meandri della crisi, della galoppante disoccupazione, del potere delle banche e di quant’altro di negativo limita legalità e rispetto della Costituzione. E’ bene considerare solo chi dimostra di avere a cuore il bene del nostro Paese e dei suoi cittadini e chi riesce a dare esempio di sobrietà, di equilibrio e di riuscire ad ascoltare tutte quelle persone che stanno soffrendo drammaticamente gli effetti della crisi economica. Basta fare un rapido giro d’orizzonte per rendersi conto delle grandi amarezze della popolazione e di conseguenza il Lodo Alfano sembra essere il male minore, considerando che si tratta di un rinvio dei processi, bloccando di fatto i termini di prescrizione e quant’altro può favorire l’imputato.
Speriamo che si giunga ad una giusta, chiara ed inequivocabile sentenza della Corte Costituzionale in modo che la politica riprenda ad occuparsi dei nostri problemi, risparmiandoci altre risse.


Scambiamoci un Segno di Pace.

Settembre 20, 2009

Noi tutti siamo portatori di tante verità relative, come avviene nel caso della luce rifratta attraverso un prisma di cristallo che si scompone in tanti fasci di luce colorati secondo le varie lunghezze d’onda. Così, come nell’insieme di tutti questi diversi fasci di luce si ottiene una luce bianca e coerente, nell’insieme delle varie convinzioni e principi di ognuno di noi si dovrebbe ottenere quel pensiero finale come risultato dalla mediazione di varie diversità. Questo è lo scopo della finalità parlamentare in uno stato in cui si vuole realizzare il bene comune in considerazione della grande varietà di esigenze. E’ mia convinzione che oggi il nostro parlamento non sia dotato della rappresentanza di tutte categorie/verità- relative presenti nel nostro paese. Da troppo tempo ormai sembra che la politica si sia dimenticata del suo principale compito di intercettare, di comprendere e di anticipare le esigenze degli assetti sociali per quindi provvedere alla loro soddisfazione dopo anche forti necessari dibattiti, che possono anche sfociare in una aperta polemica sulle eventuali avventure di pensiero espresse dai vari deputati; meglio questo che la tacita riserva od il depistante plauso dei numerosi professionisti del battimano finalizzato al solo scopo di conquistarsi o mantenersi la simpatia del leader di turno. In questa atmosfera in cui molti sparano a zero sul nostro stato in generale, che sia di destra o di sinistra, si genera uno stato di diffusa confusione seguita conseguentemente da un sentimento sfiducia verso tutti e tutto da rendere possibile un futuro nuovo assetto della nostra politica e questa eventualità sarebbe una migliorerebbe o no le sorti dell’Italia?E chi lo sa. Intanto si deve registrare che una mala politica interessata al solo potere è riuscita a dividerci aspramente, come tanto Orazi e Curiazi, nella difesa delle proprie simpatie con la diffusa colpevole trascuratezza della sostanza dei problemi, come quello della cura della famiglia, del lavoro dei giovani, dello stato sociale in genere considerati quasi un retaggio culturale del nostro passato, quando invece questi hanno subito una grave penalizzazione economica, di stato e condizione da una quasi impunita attività di esagerata attività speculativa e di abbrutimento finanziario globale a cui né è seguita questa maledetta crisi dell’economia reale collassando quasi tutto il sistema economico ed industriale.
Quindi basta con falchi-colombe e gufi, come scrivere furbetti-buonisti e porta jella, è ora di riequilibrare un po’ tutto con il buon senso, con giustizia, con solidarietà, considerazione per i più deboli, con la rivitalizzazione dell’attività politica parlamentare, rispetto incondizionato dell’etica e della morale in politica come della libertà di idee ed opinioni compreso il diritto di critica. Basta alimentare clima da complotto e confuse risse sul nulla solo per screditare le persone avversarie senza più porre attenzione alle eventuali idee, alle proposte politiche. In qualche occasione si ha la sensazione di essere quasi diventati lo zimbello politico del globo per le eccessive esibizioni da peggiore avanspettacolo da parte di qualche noto personaggio con temperamento misto fra yuppie e naiffe. Non rimane che correggere la rotta per riprendere il cammino verso delle condizioni coerenti al benessere del nostro Paese e ripristinare la nostra credibilità, qualora fosse stata attenuata dalla nostre confuse vicende interne, con il resto del mondo.
A volte si intraprende un percorse senza riuscire a capire anticipatamente e chiaramente dove realmente ci fa giungere, a meno che si comprende che il bene e il male come il giusto e lo sbagliato sono effetti che dipendono solo dall’agire umano, sono solo le persone che fanno il bene o il male e quindi è la loro indole, il loro comportamento che influenzano più o meno positivamente il destino degli altri se questi ultimi dipendono per così dire da chi tenta di influenzare per il bene od per il male.
Scritto questo penso che si può concludere che ognuno di noi, secondo le proprie simpatie e convinzioni, deve selezionale attentamente le persone da preferire nella responsabilità del proprio quadrante politico, affinché quest’ultimo in collaborazione con tutti gli altri partiti sappia rioffrire felicità alla nostra comunità con la magia di una vita, se pur semplice, priva da ogni angoscia.


LA CRISI ECONOMICA E LA DIFFICOLTA’ DEGLI SCHIERAMENTI PROGRESSISTI IN EUROPEA

Settembre 4, 2009

Le scelte di politica economica che, sostenute da Reagan e dalla Thatcher, hanno prevalso nel mondo per oltre un quarto di secolo hanno prodotto i devastanti scenari che sono sotto gli occhi di tutti. Sotto le loro macerie giace l’illusione che i mercati siano in grado di autoregolarsi da soli, che si possa produrre ricchezza con operazioni finanziarie che prescindano dalla ricchezza reale prodotta con il lavoro degli uomini e delle donne, l’illusione che il ruolo dello stato sia superfluo se non dannoso per regolare i processi economici e finanziari.
Le regole, la trasparenza, i diritti e il lavoro nelle sue forme molteplici possono dunque tornare prepotentemente al centro della scena.
Tutto questo apre importanti possibilità di ripensare correttamente e di proporre una nuova idea di società, di economia, di mercato; un diverso e innovativo rapporto tra stato e mercato senza riprecipitare in vecchie e obsolete visioni dirigiste; un sistema di controlli e di regole dell’economia e della finanza. Ma pone anche nuovi interrogativi ai quali si stenta a rispondere, in particolare sul chi e come garantisce un sistema di regole. Occorre in tale contesto riprendere ambiziose e non facili riflessioni sui temi del governo mondiale, sui rapporti tra il nord e il sud del mondo, sulle intuizioni non sufficientemente sviluppate in questi decenni dopo che vennero affacciate da Willy Brandt, da Olaf Palme, da Enrico Berlinguer.
Nel momento nel quale si parla molto di regolatori, i grandi organismi sopranazionali (Onu, FMI, Banca Mondiale, Wto) versano in uno stato di crisi profonda e vanno ripensati anche alla luce delle loro manchevolezze e dei più impegnativi processi partecipativi e democratici che li debbono caratterizzare.
Lo schieramento progressista mondiale (al governo in numerosi paesi in Europa e alla guida degli Usa nel corso degli anni ’90) non ha saputo cogliere i caratteri negativi più gravi che hanno contraddistinto il processo di globalizzazione in corso.
Ha invece operato sostanzialmente per assecondare tali processi tentando di smussarne gli aspetti più aspri, ne è stato in grado di prevederne e di denunciarne la crisi. Questo lo rende scarsamente credibile nel riproporre sbocchi nuovi alla grave situazione nella quale il mondo e i suoi popoli sono precipitati.
L’allentamento delle regole e dei controlli, che ha avuto negli Usa e in Gran Bretagna il suo epicentro, è stato accompagnato da una costante campagna contro il modello sociale europeo (sviluppo e protezioni sociali) dipinto come vecchio e frenante i più avanzati processi di modernizzazione. Gli schieramenti progressisti in Europa hanno subito questa offensiva politica e culturale e hanno sostanzialmente fatta propria questa visione. Tony Blair ne è stato l’alfiere principale finendo con il far precipitare addirittura il suo paese nel baratro della guerra in Iraq. Anche in Italia, in Germania, in Francia la sbornia liberista ha prodotto alcuni guasti tra gli stessi progressisti.
Oggi Obama, la straordinaria novità di questa stagione politica, assume invece alcuni tratti costitutivi del tanto vituperato modello sociale europeo, rilancia nel suo grande paese la costruzione di sistemi di protezione sociale universalistici e propone un ruolo dello stato quale protagonista nel promuovere politiche industriali innovative e d ecologiche mentre gli schieramenti dell’Europa progressista stentano ad assumere e ad avanzare posizioni propositive.
Le istituzioni del nostro continente versano un’impasse preoccupante che non riescono a superare dopo un processo di allargamento ad Est realizzato troppo frettolosamente e dopo che la Costituzione europea è stata bocciata in alcuni importanti paesi dell’Unione. Un’Europa solo della moneta e dei mercati, senza valori fondanti, senza politiche che riguardano i diritti civili e sociali dei suoi abitanti, le sue esigenze di sviluppo capace di rispettare l’ambiente, senza istituzioni che abbiano poteri reali legittimati democraticamente rischia di tornare ai protezionismi nazionali e di avere complessivamente una assai scarsa appetibilità per i suoi cittadini. L’assenteismo nel voto per le elezioni del Parlamento europeo rispecchia il profondo disagio e la disaffezione che coinvolge le popolazioni del nostro continente. Occorrono scelte innovative in tempi rapidi. Obama non può essere lasciato solo nel tentativo di ripensare un mondo nuovo.


Siamo in piena stagione congressuale: cosa accade nel PD?

Settembre 3, 2009

SINTESI DEL DOCUMENTO
NAZIONALE CONGRESSUALE DELLA SINISTRA PD

Abbiamo lavorato per costruire il Partito Democratico, che volevamo:
riformista, pluralista, fondato su partecipazione
di una sinistra innovativa
perciò impegnato per la qualità sociale e ambientale
europeista

Il voto
Questo partito non c’è ancora. Si registrano allontanamenti e gravi sconfitte elettorali. Il primo congresso deve portare a una svolta radicale fondata su: valori, programmi, lavoro, alleanze, questione morale, laicità, democrazia interna e rapporto con gli elettori.
Il voto in Europa registra la sconfitta delle forze democratiche e socialiste e l’avanzata delle destre estreme, mentre in India, in Sud Africa, in America Latina, negli Stati Uniti le forze di progresso si affermano.
Il declino dell’Europa e della sinistra europea è una sola cosa. Al fallimento dell’era neoliberista non corrisponde ancora una linea riformista di fuoriuscita dalla crisi. Perciò occorre una nuova idea di società.
In Italia il voto non ha premiato propositi plebiscitari, ma la destra tiene grazie ai consensi dalla Lega connessi ad elementi di identità territoriale. Si segnala la forte tenuta del radicalismo populista, l’insignificanza dei risultati della sinistra radicale, profondamente divisa, l’aumento dell’astensionismo anche a sinistra. Il Pd, perdendo quattro milioni di voti, ha subito una pesante sconfitta ma ha retto alla “prova sopravvivenza”.

Dopo il neoliberismo
La recessione, che ha colpito tutto il mondo, è stata causata dalla crisi strutturale del sistema neoliberista e dal fallimento dell’idea dell’autoregolamentazione dei mercati. I decenni di neoliberismo hanno portato precarizzazione, insicurezza, bassi redditi da lavoro, hanno creato diseguaglianza e logoramento delle democrazie. Questa globalizzazione ha alimentato competitività selvaggia, divisioni etniche, conflitti, guerre di civiltà e di religione.
Solo la politica può far uscire da questa crisi con:
rilancio istituzioni internazionali
nuovo ruolo degli Stati
ispirazione di pace
Dalle forze progressiste europee ci si aspettano politiche simili e quelle di Obama, che sta contrastando la crisi con politiche keinesiane, difesa dell’occupazione e dell’industria innovativa ed ecologica, assistenza sociale, diritti ed eguaglianza, pace.
Anche il Pd deve decidere in modo coerente una prospettiva di società multietnica con forti valori tesi a ricostruire la coesione sociale, fondata su mercati finanziari riformati, sostegno alla domanda e all’occupazione, qualità ecologica di industria, agricoltura, fonti energetiche, servizi, rete, trasporti, che consideri le donne risorsa inestimabile, dia opportunità ai giovani, rispetti gli orientamenti sessuali, si fondi sulla libertà delle persone.

L’alternativa alle destre
Il governo, inadeguato, aggressivo, fondato su forze xenofobe premiate dai consensi
non fa nulla per il lavoro, il precariato, l’attacco ai bassi redditi, la lotta alla recessione e all’aumento della cassa integrazione e della disoccupazione, l’indebitamento e la crisi di mercato delle aziende
toglie soldi a formazione, ricerca, sanità, trasporti, infrastrutture, servizi, enti locali, forze dell’ordine
Il governo fa scelte gravi su
norme sulla sicurezza
intercettazioni telefoniche
libertà d’informazione
giovani, donne, Mezzogiorno
Il governo diffonde i veleni della paura, del razzismo, della divisione sociale, dell’odio per le diversità.Il suo capo ha colpito a morte l’etica della politica e capeggia l’antipolitica.
Nonostante gli attacchi a fasce popolari, piccola e media impresa, mondo della ricerca, cultura, informazione e istruzione, molte di queste forze non guardano al Pd.
Perciò il Pd deve dimostrare d’essere un’alternativa credibile, assumere una forte iniziativa politica e sociale, rilanciare l’opposizione, proporre un nuovo centrosinistra basato sui programmi, portatore non di una “vocazione maggioritaria” praticata come autosufficienza, ma di una nuova “vocazione unitaria”.

Un partito di tante e tanti
Ci sono stati errori d’impostazione e di direzione politica.
Troppe scelte incerte, confuse e contraddittorie su temi essenziali (laicità dello Stato, diritti della persona, centralità del lavoro, difesa dei diritti dei lavoratori, degrado della politica, crisi della democrazia) e anche su come fare l’opposizione.
C’è bisogno di una svolta e d’innovazione nel modo di essere del partito.
Non è innovazione confondere
- partecipazione con plebiscitarismo
- pluralismo con i personalismi correntizi
- costruzione con la distruzione delle necessarie forme organizzative
- apertura ai cittadini con la mortificazione degli iscritti
- funzioni degli amministratori con la direzione politica del partito
- consenso elettorale con le preferenze ai candidati
- scelta democratica dei segretari con la permanente contesa/contendibilità dei ruoli
Non è innovazione
aver sottratto forza e funzione alle sedi collettive e ai gruppi dirigenti
aver ridotto il numero dei circoli e degli iscritti
aver indebolito il rapporto col mondo dei lavori, aver esposto le primarie a logiche personalistiche e di gruppo
alimentare la divisione generazionale invece di puntare ad un rinnovamento nella solidarietà e nella qualità
E’ deleterio che nel partito si possa manifestare un contrasto e una rottura generazionale. La formazione e il rinnovamento dei gruppi dirigenti è questione vitale. Il rinnovamento significa nuove culture, nuove sensibilità, nuove politiche, maggiore rappresentanza sociale, forte legame e valorizzazione dei territori, competenze, paritaria presenza femminile e capacità di direzione politica. Solo l’intreccio tra diverse generazioni è in grado di fare rinnovamento vero. Al Pd serve un rinnovamento vero e che va fatto sul serio. Per questo servono nuove forme di legittimazione dei gruppi dirigenti e nuove modalità di selezione. La vera innovazione è
valorizzare la trasparenza delle persone, il disinteresse, la valutazione dei risultati ottenuti, la rappresentanza sociale e di genere, e non più la cooptazione o la selezione di censo elettoralistico
stabilire la temporaneità dei ruoli e non l’inamovibilità o l’accumulazione delle cariche istituzionali e politiche
fare un partito di liberi, che apprezzi le persone per la loro lealtà e non per il conformismo, per l’onestà intellettuale e non solo per le appartenenze di tipo correntizio o generazionale
Tutte le nostre forze devono essere messe nella condizione di fare politica, anche a tempo pieno, non solo gli eletti. Legare la propria passione politica alle cariche elettive crea spinte personalistiche, logiche elettoralistiche.
Noi siamo portatori di una nuova etica della politica.
L’appartenenza al partito deve aver un alto valore ideale, dev’essere condizione di libertà e di senso di se stessi; occorre far prevalere sempre il bene collettivo rispetto a quello individuale; solo da ciò deriva il confronto politico e non viceversa. Solo questa etica sarà in grado di rimotivare. Così si sconfigge l’antipolitica.

Per il cambiamento democratico
Il congresso deve
- essere vero, partecipato e vissuto come inclusivo e costruttivo
- parlare all’Italia e agli italiani del cambiamento necessario e del come realizzarlo
- affrontare i temi essenziali (lavoro, livelli salariali, qualità e forza competitiva dell’industria e dei servizi, Mezzogiorno, stato sociale, “questione morale”, rispetto e estensione dei diritti civili, laicità dello Stato, partecipazione politica, valorizzazione femminile e futuro dei giovani) cioè il moderno intreccio tra questione sociale e crisi democratica.
- dare risposte organiche alla crisi: un passo avanti nella rivoluzione democratica iniziata con la Resistenza e sancita dalla Costituzione.
Il Pd avrà futuro solo se sarà il nuovo strumento politico delle classi popolari, perciò una vera novità nella loro lunga storia in Italia e in Europa.
Perciò:
- pluralista nella rappresentanza sociale e culturale, di credenti e non, solido nei valori dell’eguaglianza, libertà, lavoro, diritti della donna, laicità della politica, responsabilità verso la natura, pace
- un partito che governi nel rispetto delle persone la società multirazziale in cui viviamo
- un partito nazionale ed europeo in grado, in Europa e nel mondo, di collaborare con le forze che si richiamano al socialismo, stimolandone il rinnovamento, e con le forze democratiche.

Le scelte da fare
Indichiamo alcune questioni su cui lavoreremo per avanzare proposte da sottoporre al congresso stesso
- la questione morale
- il valore del lavoro
- la sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo
- il nuovo ruolo dello Stato dopo il fallimento del neoliberismo
- l’estensione e qualità dello Stato sociale
- la laicità della politica e difesa del pluralismo etico
- la parità tra i sessi e diritti degli omosessuali
- il consolidamento sociale dell’Unione Europea che oggi versa in gravi difficoltà
- il ruolo di pace e di dialogo dell’Italia e dell’Europa
- la riforma dello statuto del partito per definire i caratteri della partecipazione, del pluralismo, del radicamento e dell’organizzazione, la centralità degli iscritti, dei gruppi dirigenti, della struttura federale.

Roma, 2 settembre 2009


Una lettera al PD di Roma.

Giugno 28, 2009

A6O1RLWCADO1EYPCA1RQV7QCAHVNV1MCADRVURFCAFB4WXACA6S8H84CA3FDXFOCADP1AYMCA1A6O7DCAV67BFLCA2D51OJCAEN6FKYCA0TGO5BCAO9HDVLCA2F9BRMCAJW1RFXCAAK4OSFCAQEO5QLUn conoscente mi fa partecipe di quanto ha voluto scrivere al PD in prossimità del loro congresso dell’11 ottobre prossimo venturo.

 

Torno a scriverVi, approfittando dell’invito che pressapoco recita così “abbiamo bisogno del tuo contributo”, per comunicare quale è il punto di vista di molti anonimi cittadini circa il prossimo congresso dell’11 ottobre e circa le primarie del 25 ottobre p.v.

Questo congresso lo si valuta come passaggio necessario ed importante per il nostro partito se non altro per definire, senza ambiguità ed inutili tatticismi politici, il futuro progetto/programma politico che dovrà definirne inequivocabilmente l’identità e ricreare quelle condizioni di nuova sintonizzazione fra, appunto, il Pd ed i suoi elettori, fra i suoi simpatizzanti ed infine con tutta la nostra comunità civile ed operosa, che da tempo non si appassionava più ad un certo modo di far politica in una atmosfera di estrema confusione dove si aveva l’impressione che venivano poco praticate discussioni sui programmi in luogo della solita nomenclatura, intorno alla quale veniva quindi imbastita un pseudo-opposizione, risultata così debole da non piacere a molti cittadini.

Oggi viviamo una specie di corto circuito sociale dove sembra aleggiare una limitazione della libertà sui condivisi principi della nostra democrazia, conquistata con il sacrificio di molti di noi italiani e sancita dai padri costitutivi nella nostra Costituzione Repubblicana. Da troppi anni siamo spettatori di una politica aspra, dura, ipocrita e piena di trabocchetti, tanto da farci rimpiangere, nel circuito della nostalgia della nostra memoria, il periodo post bellico ove ci si sentiva uniti davvero ed in virtù di una forte condivisione di molti valori sociali si è potuto realizzare il grande progresso sociale per giungere a possedere una delle migliori democrazie esistenti al mondo.

Siccome non si può vivere l’attualità con la testa sempre volta indietro, oggi ci si augura che il nostro prossimo congresso venga celebrato con la partecipazione di candidati che sappiano affrontare nelle loro relazioni argomenti seri, vitali per la nostra realtà civile e che quindi sappiano proporre concreti e seri progetti politici in un programma di opposizione parlamentare che renda l’azione del PD efficace nell’intercettare e risolvere le tante richieste di giustizia sociale, che l’imperante odierno relativismo ha ridotto e trascurato oltre ad aver liberato la nostra epoca da criteri di rilevanza politica disassembleando buona parte del nostro pubblico sistema sociale.

Certo non fa piacere a nessuno scorgere in questa fase precongressuale attriti fra le varie anime del nostro partito, quasi fossero in prossimità di una resa dei conti del tipo OK Corral, ma di ciò non si scandalizza più nessuno purché i candidati contendenti, nelle persone di Franceschini e Bersani, sappiano formulare ed avanzare, nel loro confronto politico alternativo, proposte che non contrappongano recenti e meno recenti presenze politiche ponendo erroneamente l’attenzione sul “chi” deve gestire il partito, ma su contenuti che sappiano dibattere il “perché” ed il “per come” mettere il PD al servizio del nostro Paese per iniziare a risolvere i molti problemi che ci affliggono e per tentare di conquistare elettoralmente voti nuovi e quelli di tutta quella gente che sin’oggi ha alimentato l’astenzione di molti elettori. Si, gran parte degli astenuti nelle varie tornate elettorali appartengono all’area della sinistra moderata italiana.

Quindi è necessario rivitalizzare l’anima di sinistra che appartiene alla nostra compagine politica e curare/valutare le alleanze con altre forze politiche sia sui programmi, sia sul gradimento politico degli elettori che trovano affini quei soggetti politici attenti alla giusta amministrazione della giustizia, senza la quale è difficile respirare un’aria di vera democrazia. Tanto è vero questo che è sufficiente osservare le ridicole stravaganze, gli inaspettati eccessi, i soliti scandali e le molte vicende giudiziarie che oggi portano continuamente alla ribalta alcuni personaggi dell’arcipelago della politica.

Certo avremmo un po’ tutti preferito una maggiore pluralità di candidati al congresso, come avremmo preferito assistere in un unico percorso congressuale nelle cui fasi e dopo il confronto pubblico delle diverse relazioni consegnava ai delegati o agli aventi diritto la responsabilità di votare la nuova linea politica del PD e conseguentemente del suo Segretario, con mozione finale. Il tutto rivolto trasparentemente all’esterno. . . . ai noi cittadini, al mondo con un equilibrio politico-culturale che sia il determinato prologo alla tutela del più debole, alla protezione sociale, alla giusta solidarietà, alla tutela dell’ambiente, alla volontà di seguitare alla costruzione dell’Europa, alla realizzazione di vere politiche atte al miglioramento ed al progresso della nostra società, alla tutela delle famiglie, alla cura dei nostri equilibri economici, alla cura della ricerca, al rinvigorimento dinamico delle nostre forze progressiste nella cura e nella responsabilità verso il mondo del lavoro sul quale è fondata la nostra Repubblica.

 

 


La sfida della rete: forse verso nuove Leadership.

Giugno 19, 2009

AA002WKCA06HNEHCAMINA01CAOAZ1EHCAU6O49XCANAV71GCA5F92QKCA4BQ02NCAVCDJXRCAQZNZQICAPS34P2CAAB13RLCACZ40CECANCARSPCA44M5EHCAPBH7YLCA62WIOGCAGWMOKXCA5MS0ZBPenso che la maggior parte di noi ha sempre considerato la politica un fatto molto importante per un paese di indole democratico per la realizzazione di una società giusta, solidale ed attenta alle necessità di tutti i suoi componenti. Un’aspirazione naturale da raggiungere con la messa a punto di un’insieme di programmi studiati e mediati nei luoghi di governo, ma oggi sembra che tutto quanto di buono ci si augurava rimane purtroppo disatteso ed irrealizzato al solo osservare quante nostre aziende chiudono i battenti o riducono la loro produzione o delocalizzano i propri siti produttivi per le troppe difficoltà dar seguito nel nostro territorio alla loro solita pluriennale attività, creando così un mare di disoccupati, che purtroppo non tutti possono essere assistiti dalla cassa integrazione guadagni. Oggi è quasi inesistente l’edilizia popolare, mentre è molto viva la speculazione immobiliare privata con tutti i suoi elevatissimi ed insensati prezzi di vendita; patiamo una pressione fiscale così elevata da essere unica nell’Europa; siamo continuamente involontari spettatori di una sequela di scandali al punto da esaurire ogni forma di fiducia verso una vasta pletora di furboni e scorretti personaggi che sono continuamente attenti solo alla cura ed al mantenimento delle loro prerogative economiche e di stato. . . . una continua delusione verso un default programmatico di una politica non di buon senso. I cittadini si attendono soluzioni concrete che possano risolvere i problemi della disoccupazione, dello scarso reddito e della in genere sicurezza sociale, invece oggi si balbetta sulla necessità di aderire ad un referendum costoso ed inutile in quanto l’odierna legge elettorale, riconosciuta dai più come pessima, poteva essere modificata nei luoghi di governo, con la partecipazione attiva di tutti, soddisfacendo le richieste della maggioranza del popolo elettoralmente attivo.

La politica sembra malata e per di più pare che non esiste, o non si desidera, applicare la giusta cura per ricondurre tutto con buon senso alle richieste popolari per dare così una necessaria boccata d’ossigeno a questa esausta Italia.

A questo proposito desidero proporre un contributo pervenutomi oggi ove si nota che questa tragica situazione non è stata analizzata solo da comuni cittadini, ma forse anche da personaggi presenti nei luoghi del potere politico e questi forse stanno già valutando il tutto per quindi giungere a proporre nuove soluzioni ed una nuova necessaria leadership.

 

Convegni e alleanze trasversali per disegnare una nuova leadership

FABIO MARTINI

ROMA
A tu per tu, il pignolissimo professor Domenico Fisichella glielo ha ripetuto tante volte: «Gianfranco, tu sei bravo, ma devi studiare di più…». Prediche inutili. Nella stagione di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini è restato sempre lo stesso. Rapsodico, tatticista, fedele alla massima di un amico di gioventù di Benito Mussolini, il socialista Pietro Nenni, che diceva: «La politique d’abord», anzitutto la politica. Ma da quando, un anno fa, è diventato presidente della Camera è come se Fini avesse deciso di rifarsi una vita. Privatamente ma anche pubblicamente. Per molti mesi i suoi sherpa hanno lavorato sotto traccia per comporre una rete di contatti bipartisan e di eventi politico-culturali che, a cominciare da domani, si dispiegheranno nei prossimi mesi. Una raffica di appuntamenti che tracciano un disegno ambizioso, la costruzione a lungo termine di una leadership politicamente e culturalmente diversa da quella di Silvio Berlusconi.

Gli eventi preparati, se messi in fila, diventano eloquenti. Fra due settimane uscirà dalla più assoluta riservatezza in cui è restata per un anno l’Associazione «Italiadecide» ideata da Luciano Violante, presieduta da Carlo Azeglio Ciampi e concretamente sostenuta da Gianfranco Fini, che finora si è mossa in gran segreto e che – di anno in anno e con i poteri di una commissione d’inchiesta – cercherà di esplorare le ragioni dell’«indecisionismo» nazionale. Il primo rapporto – dedicato alle infrastrutture e frutto di audizioni riservate con i massimi manager del settore – verrà presentato il 2 luglio alla presenza del Capo dello Stato e del presidente della Camera. Domani intanto inizierà alla Camera un ciclo di iniziative (convegni, lezioni di Fini in diverse Università) sul tema della cittadinanza. Promuovono le Fondazioni vicine ai partiti della Prima Repubblica e l’obiettivo è quello di arrivare a un nuovo concetto di nazione e di cittadinanza, capace di includere i «nuovi italiani». Concettuosità che preludono però a questioni dirimenti, come il diritto di voto agli immigrati.

E ancora: da diverse settimane – senza darne pubblicità – gli sherpa della dalemiana Fondazione «ItalianiEuropei» e della finiana «Farefuturo» si sono messi al lavoro per scrivere, mica poco, un manifesto comune sulle riforme istituzionali. Fini e D’Alema si parlano sempre più spesso, come dimostra un altro evento che li vedrà ancora protagonisti assieme: dal 15 al 18 ottobre saranno di nuovo ad Asolo – bis dello scorso anno – per discutere di immigrazione. Tema scivoloso ma intrigante per chi vuole tenere le distanze dalla Lega: anche la Fondazione «Medidea» di Beppe Pisanu (l’ex ministro dell’Interno rimasto fuori nella nuova stagione berlusconiana) sta preparando per settembre assieme a «Farefuturo» un convegno sulle politiche per l’immigrazione. Certo, il triangolo Fini-D’Alema-Pisanu ha fatto le prove generali in occasione del convegno al quale i tre avevano invitato il colonnello Gheddafi e peggio di così non poteva andare, con quella storia del malore che si è rivelata una imbarazzante burla. Ma l’approccio bipartisan degli ultimi mesi consente a Fini una fluidità di contatti riservati, finalizzati a specifiche esternazioni: la recente sortita sulle gabbie salariali, in parziale antitesi con le teorie leghiste, è stata preparata grazie ad un colloquio con Savino Pezzotta, l’ex segretario della Cisl che nel precedente governo Berlusconi aveva stretto un buon rapporto personale con l’allora vicepresidente del Consiglio.

Ma intanto anche l’Europa di centro-destra che non ama Berlusconi, dopo aver studiato a lungo Fini, ora sta iniziando a lavorarci assieme. Anche perché all’estero le Fondazioni fanno da battistrada rispetto ai partiti, intrecciano relazioni anticipatrici. Il convegno – promosso da «Farefuturo» e dalla tedesca «Konrad Adenauer Stiftung» (emanazione della Cdu di Angela Merkel) in programma dopodomani al Cnel su «Il futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania» alla presenza del presidente della Camera italiana e di quello del Bundestag Norbert Lammert – è l’evento visibile di una collaborazione carsica iniziata da tempo. Dietro alla quale c’è una storia curiosa. Negli Anni Cinquanta l’ex cancelliere democristiano Kondrad Adenauer aveva trascorso molte delle sue estati a Villa Collina sul Lago di Como. Fino a quando nel 1977 quella dimora fu acquistata dalla Fondazione Adenauer, che ha iniziato a organizzarvi convegni internazionali. Nei primi Anni Novanta gli scandali che colpirono la Cdu avevano consigliato una ritirata, ma ora la Adenauer – ritenendo strategica l’Italia – da cinque mesi è tornata, scegliendo come interlocutrice proprio «Farefuturo», con la quale ha messo in cantiere una fitta sequenza di seminari.

Ma anche la «Fondation pour l’innovation politique», di area Ump, guarda dalle parti di Fini: Sofia Ventura, la docente universitaria che su «Farefuturo-online» ha scritto l’articolo sulle veline che tanta eco ha avuto in Italia, in questi giorni è a Parigi per preparare le prime iniziative comuni tra le due fondazioni. E quanto agli spagnoli, il 28 e 29 giugno Fini sarà a Madrid, ospite della «Faes», la Fondazione di José Maria Aznar, che è sì un amico di vecchia data, ma dopo essere stato il pensionato-baby della politica spagnola, ora sta meditando il gran rientro. Ma Fini insisterà su un lavoro politico-culturale così ambizioso, o scarterà al primo incidente di percorso? E cosa tiene assieme iniziative tanto diverse? Alessandro Campi – l’uomo nuovo della galassia finiana, il creativo professore che alimenta tutto il cantiere – tiene il profilo alto: «Dentro queste iniziative c’è un’ambizione politica forte: immaginare che sia ora di “rifare l’Italia”. Frenando le spinte disgregatrici. Inglobando i nuovi italiani. Immaginando una nuova architettura istituzionale capace di decidere. Come si vede un progetto diverso da altri in campo, un progetto complesso, che non sarà facile realizzare. Ma è tutto chiaro, alla luce del sole».