Finché mi sarà possibile veglierò su di te.

Ottobre 28, 2009

imagesCAUGYYW1Oggi riprendo il viaggio per raggiungerti nella tua nuova dimora, un piccolo e semplice avello in marmo bianco. A te devo devozione, rispetto, amore e gratitudine per tutto quello che mi hai dato con tanta costanza e fiducia per rimettermi in pace con il mondo per un’infinità di episodi precedenti al nostro incontro. Così oggi mi sono rimesso in macchina e dopo un’inaspettata ed incredibile fila sono finalmente arrivato davanti alla tua fotografia. Commozione e rabbia, forse furia, mi hanno fatto cedere e qualche lacrima ha superato il bordo degli occhi. . . ma mi sono subito ripreso ed i pensieri sono andati lontano. Ho passato pochi minuti fuori controllo e insieme alla mia confusione si stava facendo spazio una sempre più progressiva rabbia, la solita, sempre la stessa che non riesco a scaricare pienamente e lascia sempre aperta la ferita per aver subito la più grave e crudele cattiveria che si possa subire. Questo drammatico episodio mi ha cambiato molto e forse sono diventato una persona un po’ difficile e, per quanto non appare, anche di scarsa flessibilità. Cosi mi sono creato un mondo tutto mio, ove nessuno ha mai avuto accesso e quelle persone che hanno creduto di essere riuscite ad aver oltrepassato quella soglia lo hanno pensato per la sola mia naturale empatia. L’unica chiave d’ingresso era ed è rappresentata dal sincero affetto, ma spesso questo sentimento ostentato cela solo opportunismo e superficialità. Questo è il mio limite e né sono consapevole e la mia età e le tante vissute peripezie non mi aiutano a modificarmi, forse incomincio a dare i numeri per delle precoci conseguenze di una galoppante senilità. Comunque sono consapevole di aver perso gradualmente nel tempo molta parte dei miei interessi, sono scarsamente motivato e mi salvo psicologicamente perché riesco a stare bene con me stesso ed anche perché non è sfumata quella parte combattiva del mio carattere. Il tempo ed i dispiaceri mi hanno allungato i canini a tal punto da essere più coriaceo e intimamente meno fragile. Gli anni e l’esperienza mi hanno reso quasi refrattario alle delusioni verso alcune mancate e tradite aspettative, che un tempo immaginavo come fatti certi, indiscutibili . Oggi debbo ammettere che l’unico fatto certo è la grande sofferenza che mi consuma dopo aver amato e poi perso la mia cara Lilli. Non riesco più a considerare la felicità come una meta, come effetto del viaggio umano o come premio futuro per un’esistenza virtuosa, onesta, trasparente e giustamente motivata. Come trovo difficile credere in un Qualcuno che parla di amore, di pace e di giustizia e poi interrompe la vita a chi forse si sarebbe salvata qualche anno dopo grazie al progresso di indagine medica e chirurgico. . . . siamo abbandonati come gli animali al loro destino ed al caso, quindi temo sia inutile aspettare di lasciare questa vita nella speranza di rinascere per poi rincontrarsi. Non sono ateo, ma i fatti e la ragion pratica mi portano a questa conclusione. . . chi possiede la fede è senz’altro fortunato. Davanti alla tua tomba, Lilli, mi ha assordato il profondo silenzio che incombeva, solo le piccole rose rosa selvagge ( come nel tuo bouquet in quel lontano 15 ottobre del 1969 ) che avevo posto sotto la tua fotografia creavano un subbuglio cromatico, un rumore colorato. Devo abituarmi a smettere di attendere la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno per tentare di cogliere qualche buon periodo a cui almeno attribuire una pur minima misura di felicità, di sincera emozione affettiva che solo alcune rarissime persone sanno donare e queste non ci sono più, me ne devo fare una ragione. Oggi mi sento orgoglioso di essermi sempre preoccupato per te, di essermi preso cura di te, di aver condiviso tanti momenti belli
e quelli un po’ difficili, ci siamo amati e mai ci siamo chiesti o preteso qualcosa di speciale se non la nostra persona all’altra o all’altro. Ci siamo costruiti quel breve tratto di vita tutto da soli, ogni sacrificio era un passo avanti, un sorriso. . . ci siamo voluti bene molto profondamente ed abbiamo avuto la fortuna di ben comprendere il senso della vita.
Bhe, ciao Lilli, speriamo che esista davvero un’altra vita oltre questa terrena. . . mi sono preparato per il nostro nuovo incontro. . . . qui nulla è più in sintonia con me.


Una breve pausa, per raccontarti. . .

Maggio 18, 2009

AWY7PXOCAGABJFKCA166G61CA6SXEVACAZS0FB7CAT2IPE4CAOWI38VCABP6KOVCA97UAYXCA92DLA8CAD4N0FPCAGROWBCCAEYBP56CA1BIUTRCA3QR9KQCATBQXM6CA8TCTFKCAOCI3QICAEHG57XAttualmente sto attraversando un periodo particolare un po’ complesso dove non mi sono state risparmiate amarezze e preoccupazioni, ma non mi sono fatto sorprendere da strane e deleterie emozioni, anzi sono riuscito a soffocare alcune istintive reazioni lasciandomi così controllare dalla ragione, che per quanto ormai residua dopo essersi consumata in già trascorsi periodi che definirli infernali è puramente eufemistico. Però sono assalito da un vortice di pensieri che mi impediscono di rilassarmi e di superare vere e proprie paure per le future sorti di una persona dipendente di un ente autonomo che quest’anno per la prima volta ha presentato un progetto di bilancio dello scorso esercizio con un totale di minusvalenze su titoli per ben oltre centotrentadue milioni di euro e con un progetto di scelte future, che fa temere una prossima progressiva perdita di un buon numero di posti di lavoro. Una prospettiva da digerire con molta difficoltà e tanta rabbia, per diverse circostanze che preferisco non dettagliare, tanto da consumare un non proprio calmo incontro con alcuni consiglieri di questo ente al punto di promettere inoltre un mio critico intervento nell’assemblea di discussione e valutazione di detto documento. Sono seguiti altri contatti ed io ho suggerito una soluzione per dare tranquillità e continuità lavorativa a quei dipendenti. . . . speriamo bene.

Altro motivo di amarezza s’è concretizzato per un non nulla con un’altra persona. . . . . .comunque grazie al mio carattere sono riuscito a gettare temporaneamente dietro le spalle queste particolari situazioni e a riemergere da un senso di oppressione recuperando una pur minima tranquillità riuscendo bene o male rilassarmi e per quanti brutti momenti ho passato ancora sento di amare questa mia avventura terrena, però in cuor mio mi auguro che almeno finisca bene nel senso che si realizzano gli ultimi importanti desideri che mi sono rimasti. Per quelli precedenti non c’è più niente da fare, perché chi aveva la possibilità di farmeli realizzare ha purtroppo fatto spesso cilecca

Ormai sono ben consapevole che le favole non esistono e se esistono solo solo un mucchio di desideri che non riguardano di fatto la realtà. Come accadde a noi, quasi quarant’anni fa, quando credemmo di riuscire a spiccare il volo con le ali dei nostri desideri, come due Icaro. . . . ma siamo subito caduti giù.

Io sono riuscito a riaprire gli occhi, tu non ce l’hai fatta. . . non è valsa né protesta né preghiera per sfuggire alla forza della realtà.

 


Davanti al tuo sepolcro.

Febbraio 22, 2009

 

Nel crepuscolo della ragione,                180px-charon_by_dore

si liberano le spire dei ricordi          

e come se fossi tratto da caronte

guado con gli occhi del cuore

l’Acheronte della mia fantasia

e ti vedo, muta, pallida, assorta

e d’incanto, come se un soffio di vita

novo riaccendesse i tuoi magnetici

iridi, mi puntasti lo sguardo

per far riaffiorare i miei tratti

occultati dall’oblio del tramonto

della tua vita senza più pensieri.

In un urlo appena taciuto,

come un forte vento di pianura,

con le labbra chiuse,

ho posato i fiori colorati

per ricordarti che sono erede

di tanta felicità e testimone

di una favola distrutta.


Come sono cambiato. . .dov’è fuggito il mio “io”?

Febbraio 14, 2009

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Per una serie di vicende, che non desidero ricordare, ho iniziato molto presto a desiderare di rendermi indipendente con un lavoro che mi consentiva di vivere solo. Quindi ho sempre atteso che si compiva la mia crescita sino a raggiungere la maggiore età per iniziare quel viaggio personale che tanto avevo desiderato per far emergere la mappa della mia anima e delle mie aspettative, seppellendo una volta per tutte quelle disillusioni che avevano infranto molte di quelle giovanili e romantiche certezze come quella di vivere in un nucleo tranquillo e sereno. Questa anomalia mi creò una forte insofferenza ed un’inquietudine tale da promettermi di vivere sempre solo e di curare principalmente in questo solitario incedere il mio interiore, che rispondeva a lealtà, a curiosità e a tutto quanto di normale poteva esistere nell’animo di un giovane.

Tutto filò secondo i giovanili programmi sin quando fui assalito da quel vortice di energia e di voglia di esistenza che mi impose un repentino cambio di rotta nei progetti di vita. Tutto accadde in un battibaleno in un momento in cui non mi aspettavo di riconsiderare la possibilità di metter su famiglia. . 12358. . . si, ma come volevo io. . . .e così fù che festeggiai, o meglio festeggiammo, ben quindici San Valentino. Cinque da fidanzato e dieci da marito. Stavo e stava bene, ero ed era per così dire felice nella normalità di una vita serena con i normali fisiologici alti e bassi. Avevamo già progettato dove e come vivere la nostra vecchiaia. . . . . . .ma in un certo giorno tutto mi sfuggì e non ebbi nemmeno il tempo di chiedere il “perché” di tanta crudeltà e se è vero che i pensieri e le speranze rappresentano il nostro biglietto da visita, io oggi, con tutto quello che vortica nella mia testa, sono divenuto un brogliaccio, una nota scritta in un angolo di un foglio di carta già usato, altro che biglietto da visita e forse con qualche delusione in più, tanto da spingermi, talvolta, coraggiosamente a chiedermi dove si sia nascosto il mio “io” così animato da belle speranze. . . . . . .certamente le insidie del destino lo hanno fatto riparare in qualche angolo nascosto della mia persona. Credo sia fortemente disatteso per l’assente collaborazione a rinsaldare e rafforzare quei legami a cui ho sempre dato forse eccessiva importanza. . . .l’inconsapevole miopia altrui riduce tutto ad un formale e generoso meccanismo di. . . . galateo, volto solo verso le loro  vulnerabilità.


A volte quando tutto va male, ci si rifugia nella poesia.

Gennaio 17, 2009

 8gubs3canqdek3camj7c9icax7jorscahsi14wca2izh3mca850290caqx1m10ca9rkpw7ca3doip6cax9cnr0carf02txcaol235ica8cnb0cca30ncogca6h1jk0caq0z49bcanss3jzcak6jbonSpesso nel leggere diverse opinioni o meglio riflessioni su vari aspetti della vita e sulle sue frequenti tradite promesse, colgo una diffusa malinconia, che non si riesce a mitigare e tanto meno a combattere avversandola con allegre serie considerazioni o con semplici amenità, che spesso fanno parte del quotidiano umano. Così, non volendo, si viene ad assomigliare al grande poeta Eugenio Montale, che, nella sua opera giovanile Ossi di Seppia, si attribuiva un atteggiamento passivo, insensibile di fronte alle belle sollecitazioni della natura, così si paragonava agli ossi di seppia, ormai scarniti ed abbandonati sulla sabbia della battigia, naturalmente insensibili alle carezze delle onde ed a tutto ciò che li circondava. Una forte, falsa e contraddittoria auto-attribuzione di una immodificabile insensibilità, dimostrata dal semplice fatto che il Montale per descrivere così bene i meravigliosi eventi della natura, doveva per forza percepirli. Così si comportano molti di noi, che depressi da una frequente realtà quale fonte di sofferenza, di disturbo dell’umore, di insoddisfazione e di eventuale delusione nelle relazioni interpersonali (amore, amicizia, lavoro, solidarietà, attuale organizzazione sociale, famiglia, ecc.), pensano di non aver più le redini della propria esistenza e permettono passivamente ed involontariamente che la depressione riesca a consolidarsi partendo dal momento dove la nostra volontà sembra non farcela più. Una varietà negativa di fatti reali del presente e maggiormente del passato riescono a 19ik0condizionare la capacità di reagire, di voltare pagina verso un futuro più motivato e soddisfacente. Così la parte sopravvissuta della sensibilità eleva e allerta l’attenzione verso tutto ciò che appaga la giusta voglia di felicità, anche se solo interiore per non bloccare oltremodo la capacità di vivere e la poesia rappresenta appunto il migliore strumento per vedere “un paesaggio come non l’avevamo mai visto” o per alzare “lo sguardo di sera verso il cielo, ci accorgiamo che ci sono le stelle, alle quali tante volte non facciamo più caso”. Tutto questo per significare che non si deve, per quanto possibile, cedere alle “inquietudini” e ripararsi solo nel proprio intimo per emozionarsi ancora. . . . quindi, per riattivare le proprie energie, se si ha la fortuna di possedere una vera amicizia confrontiamoci per essere ascoltati. Nelle difficoltà il vero amico/a si fa sinceramente carico di noi per farci rientrare nella realtà con minore esitazione ed incertezza. . . . senza trascurare “qualche riflessione sulla poesia”.


Traslazione.

Dicembre 17, 2008
nebbiaOggi sono rientrato mestamente contento per essere riuscito a far riposare i resti della mia povera cara Lilli nel suo nuovo semplice avello, chiuso da una nuova lapide bianca con inciso il suo nome ed con l’indicazione del suo breve tratto di vita.

E’ stata una traslazione un pò sofferta che ha risvegliato ogni sentimento di dolore e di rabbia nel riconoscere in quei miseri resti l’immagine di una donna allegra, vitale e fiduciosa di un sereno futuro con la forza dei suoi legittimi desideri. Ho dovuto con forza respingere i miei pensieri per soffocare i brividi di una certa profonda tristezza, che già ho vissuto più volte e nella stessa intensità di allora, di ieri a più di trent’anni di distanza dal triste evento, dall’ingiusto rapimento. Tutto come allora, sgomento, terrorizzato, deluso, furioso e con un dolore così forte da non riuscire più a parlare; tante terribili emozioni con tutti i miei pensieri fermi lì, su ciò che è rimasto di Te, del tuo vestito nuovo e del tuo rosario con grani rosa che aiutano, ancora oggi, le tue mani a rimanere giunte sul grembo come se stessi ancora pregando. . . .Tu credevi veramente, me lo ricordo. A me il credo è sfumato. . . . non sò, sono confuso, troppi alti e bassi nella vita.

Non ho voluto farTi cremare, questa è una forma di violenza che non si addice a noi umani, se dopo la vita siamo destinati a tornare nella stessa condizione che precede la nostra origine.

La squadra ha svolto un buon lavoro e i marmisti terminano la loro opera affigendo la fotografia, che Ti ritrae sorridente con uno sguardo allegro e fiducioso, ma malgrado ciò non sei riuscita a sfuggire al triste destino e rimanere artigliata alla vita, che tanto Ti doveva.

Mentre si era compiuta la traslazione, una gelida ventata mi sorprende in coincidenza del commiato dei componenti del servizio funerario, che mi ha assistito in questi giorni. 220px-rosary_2006-01-16

Buon Natale Amore mio.

 


“Partire è un pò morire” by Edmond Haracourt

Dicembre 14, 2008
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rispetto a ciò che si ama

poichè lasciamo un po’ di noi stessi

in ogni luogo ad ogni istante.

E’ un dolore sottile e definitivo

come l’ultimo verso di un poema…

Partire è un po’ morire

rispetto a ciò che si ama.

Si parte come per gioco

prima del viaggio estremo

e in ogni addio seminiamo

un po’ della nostra anima. “

 

Ogni esistenza può assomigliare ad un viaggio più o meno lungo creando nell’intimo un vero e proprio bagaglio nel quale possiamo sempre riordinare fatti, circostanze, persone e cose in un delicato inventario dei nostri anni. Così ognuno di noi lascia nell’altrui vissuto la propria impronta, la propria immagine ed i propri sentimenti, permettendo così alla memoria di farci tornare indietro nel tempo, ritrovando il piacere di un già vissuto. L’ineluttabile dinamico destino umano ci fà avanzare nel tempo e l’oggi diviene frettolosamente l’ieri, in questa continua nuova dislocazione fisica o puramente interiore. In questa movimentata e a volte inconsapevole quotidianità impegniamo e scambiamo sentimenti, emozioni e quant’altro di umano è possibile lasciare a ciò e a chi si ama e se questo viaggio ci separa definitivamente da chi si ama, il dolore che si prova è definitivo e forte al punto da far anche morire parte di noi, della nostra anima. Ma come si dice la vita continua, ma mai più ritroveremo parte della nostra anima “seminata in quell’addio”.

Partire e dare l’addio a chi si ama è un pò morire.