Corollario di una società sbilanciata.

La vittoria dell’infelicità, fra utopie e falsi miti.

 

Fra qualche anno, molto probabilmente, riusciremo ad occupare stabilmente qualche corpo celeste della nostra galassia, dove replicheremo case, strade, bar, uffici, discoteche e tant’altro che allieti e renda possibile la nostra vita in spazi così lontani dal nostro pianeta ove sono riposte le radici della nostra origine. Una impensabile attualizzazione del grande sogno di Giulio Verne, reso possibile dal grande progresso tecnologico, ormai unico soggetto della nostra esistenza, della nostra cultura e delle nostre speranze ed aspirazioni. Un fatto senz’altro positivo vissuto con entusiasmo e nell’augurio di presenti e future valenze positive per la nostra comunità. Ma qualche volta il progresso non è stato generoso verso le nostre generazioni, basta pensare alle opinabili e contestabili scoperte in relazioni agli armamenti, alla bioingegneria, alla nuova ingegneria finanziaria e di mercato che la globalizzazione ha imposto nella nostra vita, mutando le nostre condizioni nella qualità e nella disparità delle singole esistenze.

Un progresso a tutto campo, a trecentosessanta gradi che non garantisce e forse non garantirà a tutti di usufruire dei vantaggi di queste nuove opportunità in ragione di valori condivisi nell’impegno di uno sviluppo tecnico-politico-sociale per tutti, nessuno escluso. Un’attualità vissuta con nuove regole, col forte desiderio di “esserci e di partecipare” a questa nuova era malgrado le profonde disparità economiche, di cultura e di possibilità sbilanciata verso solo alcuni di noi.

Queste differenze, unitamente all’attuale messaggio di estremo individualismo ha determitato la colonializzazione del nostro immaginario e delle nostre speranze di una smodata voglia di apparire e di essere conseguentemente alla pari con la comune volontà di ridurre per quanto possibile, almeno nell’apparenza, le diversità economiche e di sicurezza personale in un contesto non sano del progresso dove si anima solo la volontà di essere ricchi e soddisfatti anche a costo di permettere all’istinto di prevalere sul buonsenso, abbandonandoci in un continuo revisionismo verso il basso di valori umani, che sin’oggi hanno agito da giusto contrappeso nell’intima disputa fra illusioni e realtà.

Chi ha maggiormente ceduto all’istinto sono state le giovani generazioni, che, nella loro precoce solitudine e nella imperfetta comunicazione familiare, hanno intravisto come unica scorciatoia per la loro smodata voglia di sentirsi indipendenti ed adulti quella

dello sballo con l’uso di alcolici e droghe ed inoltre hanno iniziato ad aprire un varco nella noia del loro quotidiano per conquistarsi un effimero momento di affetto e di attenzione con l’usare il proprio corpo come un giocattolo per tutti in una pericolosa giostra esistenziale, che piano piano condurrà questi giovani in una deammatica realtà senza ritorno e probabilmente in balia di opportunisti senza scrupoli per i quali rappresentano il mezzo sporco per guadagnare.

Così alcuni giovani, approfittando della distrazione dei propri genitori, iniziano a rovinarsi la vità con la presunzione di sentirsi finalmente adulti in assurdi comportamenti da bulli, da neo-lolite, da infanti cubiste in un labirinto di droghe, di precoci esperienze sessuali, di falsi idoli e di assurde aspettative di vita. Aspetti, questi, immediatamente abbandonati appena rientrati oltre la soglia della propria casa con un tranquillizzante sorriso stampato sul proprio viso per ingannare lo sguardo dei propri genitori ed eludere così ogni imbarazzante domanda.

Un forte allarme sociale presente nella comune consapevolezza, ma non considerato dalla spesso comune superficialità di alcuni genitori ed oggi chiaramente documentata dalla giornalista signora Marida Lombardo Pijola nel suo recente libro “ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa”. In questo libro si evidenzia e si condanna oltre la doppia drammatica vita di alcuni giovani anche la disattenzione e l’anomalia di

alcune famiglie, che intendono solo ad assicurarsi il benessere materiale con l’acquisizione di molte comodità e di conseguenza trascurano di dedicare la giusta attenzione e controllo verso i propri figli dedicandogli a volte un bene esagerato, ossessivo tale da consentirgli una smodata libertà, oppure facendoli crescere in una esagerata solitudine, che alla prima occasione questi, i figli, si abbandonano a nascosti esagerati comportamenti autolesi suggeriti dai peggiori esempi di non raccomdabili compagnie ed idoli.

Per questi motivi il progresso deve porre molta attenzione alla giusta evoluzione della società, perchè nella nostra epoca l’evoluzione non deve riguardare solo il miglioramento tecnologico ed economico, ma deve consentire alle famiglie di porre particolare attenzione ai nuovi aspetti con cui organizzare la scuola, la cura dei figli e di tutta la famiglia in genere in dipendenza delle nuove influenze sociali e di comunicazione come, per esempio, internet, spazio virtuale dove la gioventù trascorre un buon trenta per cento del loro quotidiano in assoluta solitudine ed a volta in totale assenza di ogni limite in un comune harakiri del buon senso e del rispetto della loro persona.

 

 

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