dicembre 15, 2007

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Trattato di Lisbona – Dicembre 2007

dicembre 15, 2007

Trattato Lisbona da Comutà Europea a Unione Europea – Dicembre 2007.

 

 

“Articolo 1 bis

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L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’eguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani,

compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni

agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.”

 

Questo è quanto scritto, appunto, nell’articolo 1 bis del Trattato di Lisbona, una giusta considerazione dell’essere umano ed un’ottimo preambolo per una diffusa aspettativa di comuni dichiarazioni di intenti nel voler progettare una comunità allargata a tutti gli Stati membri partecipanti al programma UE nel rispetto di tutti i valori umani democraticamente riconosciuti e condivisi da una molto ampia comunità di popoli, diversi ma eguali nelle loro aspirazioni di pace, lavoro, sicurezza, giustizia, rispetto della propria religione e del proprio ambiente, del necessario sviluppo e della sussudiarietà e solidarietà fra genti di origini e tradizioni diverse.

Un grande vertice fra Stati, un’assise che ha riunito intorno ad un tavolo i ventisette Stati dell’ UE, i cinquantadue dell’Unione africana più il Marocco. Un lavoro comune ed ambizioso nel condiviso impegno di generare un grande partenariato strategico fra eguali con programmi ed intenti positivi nelle concertate linee strategiche della politica che l’UE adotterà per promuovere la pace, i suoi valori , il benessere dei suoi popoli, lo sviluppo sostenibile del suo mercato interno con un’economia sociale tesa ad una competitività efficace e forte per realizzare una piena occupazione, un progresso sociale e tecnologico, un elevato livello di tutela e protezione della qualità della vita.

Un ampio contenuto che ha riguardato quindi la politica commerciale, la circolazione di capitali, la politica di sicurezza e difesa, di trasporti, di salute e realativa sicurezza sociale, di energia, di competenze e responsabilità, di giustizia, di democrazia rappresentativa, di istituzioni ed anche di finanza (Bce). Tutto bello e giusto, però nella sostanza ho solo letto e sentito le solite frasi, le solite parole che poi nella realtà sono smentite nei fatti e tanto per citare una mia impressione, una mia timida critica verso un concetto di democrazia rappresentativa, infatti mi sembra che tutto sia stato approvato e deciso senza alcuna partecipazione popolare (referendum) al varo di tale documento che varrà senz’altro come Costituzione Europea. Questo ultimo aspetto mi preoccupa un pò, perchè mi sembra che la tanto declamata sovranità popolare sia stata baipassata dalla solita casta politica e finanziaria secondo la solita parola d’ordine….”avanti tutta”.

A questo proposito vorrò constatare quale sarà il comportamento della Francia e dell’Olanda, che già bocciarono alle urne il TCE, ovvero il metodo con il quale si realizzò l’Europa.

Oltre questo aspetto sulla dubbia democraticità dell’evento, mi fà riflettere anche sull’opportunità leale di realizzare un mercato africano aperto all’esasperata concorrenza negli scambi di prodotti europei in un clima di reciprocità commerciale, senza evitare a queste deboli e lente economie irrimediabili disastri, oltre quelli già causati dai loro non democratici governi. Inoltre ho il timore che questi governi africani useranno la migrazione della loro gente verso l’Europa come argomento di negoziazione e di scambio per pretendere dai nostri governi condizioni di agevolazioni economiche con pretesi investimenti a costo zero, come tentò più volte il generale Gheddafi nei nostri confronti. Insomma temo che l’Europa nella speranza di divenire un importante interlocutore con l’Africa, rischi di subire l’arroganza di qualche dittatore locale e non solo. La Cina ormai stabilmente presente in qualche stato africano, ha stabilito patti commerciali ben diversi da quelli europei, infrastrutture contro petrolio e minerali preziosi, la migrazione è fuori discussione.

E poi nella considerazione dei diritti umani come riuscire a trattare con dittatori che hanno scarsa considerazione delle persone al punto di non aderire alla Convenzione di Ginevra sullo “status” dei rifugiati, come la Libia, allora viene da credere che tutti i nostri sogni saranno assoggettati dalle regole del capitalismo globale e del suo esasperato “business”.

Mi auguro di aver male valutato alcuni aspetti di questo Trattato di Lisbona, perchè desidero sempre più essere cittadino di una grande realtà dove al centro della sua politica c’è sempre l’uomo ed i suoi innegabili diritti.

 

Se volete leggere il testo completo del “trattato modificatore” dell’ UE seguite questo link:

 

 

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/cg00014.it07.pdf

               pdf


Richiesta rimborso spese per prestazioni sanitarie effettuate al di fuori della Asl di appartenenza.

dicembre 13, 2007

                      Scheda per la Stampa: Il Caso

 

Documento redatto su carta

intestata all’Ass. G.Dossetti

– i Valori –

 

 

21 sistemi regionali ecco i risultati. Il caso di un paziente costretto a sostenere ingenti

spese fuori dalla regione di appartenenza, per un ciclo di cure, in questo caso, di “Tomoterapia”.

 

All’interno dell’Associazione culturale “G.Dossetti: i Valori”, con la quale noi del “Sos Linfedema” abbiamo ottimi rapporti, opera l’Osservatorio tutela e sviluppo dei diritti, il cui portavoce è il professore Corrado Stillio. Questo organismo segue da vicino i casi umani che si rivolgono all’Associazione stessa per chiedere tutela o semplicemente consiglio in sistuazioni di particolare disagio e/o gravità.

Ecco il caso: nell’estate 2006 è stato posto all’attenzione dell’Associazione G.Dossetti il caso di un signore a cui era stato diagnosticato un tumore alla prostata ed era stato prescritto un ciclo di Tomoterapia. Questa terapia non è erogata in nessuna Asl del Lazio e sino a prova contraria l’unica struttura in grado di erogare un simile servizio è l’ospedale “San Raffaele” di Milano e proprio a questa struttura si è rivolto il paziente di cui sopra, sostenendo spese ingenti mediche e logistiche.

Quindi la richiesta di assistenza del su- menzionato signore verteva sulla possibilità di rimborso delle spese sostenute al di fuori della Asl di appartenenza.

A distanza di sei mesi circa all’Associazione Dossetti è pervenuta la risposta da parte della Asl di pertinenza a cui fu rivolta la richiesta di rimborso. Nella risposta ricevuta si evinceva la dichiarata non rimborsabilità delle prestazioni poichè non rientravano in quelle previste nel Decreto Ministeriale 22/07/1996 a cui fa espressamente riferimento il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29/11/2001 “Definizioni dei livelli essenziali di assistenza”.

In considerazione che in genere i pazienti affetti da cancro vengono trattati con bombardamento di radiazioni prodotte da un accelleratore lineare, che a causa della loro non perfetta precisione, possono generare spiacevole effetti collaterali. Quindi è giusto il principio che ogni ammalato ricorra alla cura di adeguate cure e per questo non è che debba farsi carico di tutte le spese.

A tale proposito l’Associazione culturale “G.Dossetti: i Valori” a firma dell’Osservatorio Tutela dei Diritti e con delega del paziente ricorrente, scrive alla Direzione Generale della Asl di pertinenza e per conoscenza al responsabile istituzionale della regione di appartenza, per richiedere il rimborso per prestazioni sanitarie effettuate fuori dalla Asl di propria appartenza (del malato si intende).

 


Camera dei Deputati – Palazzo Marini – Convegno Malattie Rare 05.12.2007

dicembre 6, 2007
convegno 5 dicembre 2007 siamo rari ma tanti
da comunicato stampa dell’associazione culturale “giuseppe dossetti – valori ”

A Roma un convegno che riunisce istituzioni, associazioni di pazienti, mondo accademico per un confromto a 360 gradi sul tema malattie rare e disabilità.

Prosegue l’impegno dell’associazione culturale Dossetti a favore dei malati rari e forte si alza la richiesta per una concreta presa di posizione da parte delle diverse forze politiche sul tema.

roma, 28 novmbre 2007 – “sottoscrivere un reale patto con i malati rari attraverso la firma di uno dei 4 disegni di legge attualmente in parlamento” è quello che oggi l’associazione culturale “giuseppe dossetti – i valori” chiede a gran voce ai rappresentanti di tutte le forze politiche, per trovare una concreta e rapida risoluzione ad un problema che colpisce 1.500.000 di malati nel nostro paese.
e lo fa attraverso un convegno “multidisciplinare” a roma il cinque dicembre 2007, che riunisce istituzioni, associazioni di pazienti, mondo accademico e dell’industria farmaceutica per un confronto a 360 gradi sul tema malattie rare e disabilità. un convegno che metterà intorno allo stesso tavolo i principali attori e decisori e che ha ricevuto il patrocinio del ministero della salute, dell’iss, della regione lazio e veneto, della provincia e del comune di roma oltre che della fimmg, la fimg e la fnomceo.
un’importante opportunità di dibattito organizzata e realizzata dall’associazione cunlturale g:dossetti che già più volte in passato è scesa in campo per sensibilizzare l’opinione pubblica e le forze politiche sul tema, come lo scorso 11 maggio quando ha indetto la prima manifestazione nazionale dei malati rari, per chiedere l’immediato decreto di riconoscimento di 109 patologie rare.
quello a cui stiamo assistendo, in un momento politico in cui proliferano nuovi partiti ispirati a valori innovativi, è una negazione del diritto costituzionale alla salute. sono tanti, ancora oggi, i malati rari che non riescono a sostenere gli ingenti costi dei farmaci o che non hanno la garanzia di un accesso omogeneo alla terapia farmacologica sul territorio nazionale e nelle diverse asl e aziebde ospedaliere.
vogliamo che, d’ora in poi, si parli concretamente di malati rari e delle loro problematiche (……).

noi di sos linfedema c’eravamo ed abbiamo partecipato attivamente ai lavori ed a questo proposito vogliamo informare tutti i portatori di linfedema che nelle loro regioni di residenza è stato domiciliato un protocollo/programma inter-regionale ove annotare presenze di malati di gravi/croniche malattie e conseguente terapia necessaria. documento necessario all’istituto superiore di sanità per aggiornare patologie, pazienti e terapie.
Dopo le festività natalizie, quindi nel prossimo 2008, verrà organizzata probabilmente a roma la seconda manifestazione nazionale dei malati rari e cronici, pertanto a questo riguardo ci auguriamo una nostra folta partecipazione per farci individuare numericamente con il vessillo del “sos linfedema”.
comunque c’è da riferire che esiste un’ottima interazione fra iss, ministero, industrie farmaceutiche e governo per superare le difficoltà e quindi per migliorare le condizioni dei portatori di gravi, rare e croniche patologie, sono aumentati i bandi di concorso per finanziare studi e nuovi percorsi sanitari all’uopo con significativi investimenti. malgrado ciò, ancora non siamo riusciti a risolvere tutte le gravi situazioni, per questo motivo è necessaria la presenza attiva di ognuno di noi per aumentare la visibilità e per amplificare la richiesta di aiuto in un diritto di tutela alla nostra salute, come chiaramente e giustamente indicato nella nostra carta costituzionale.


dicembre 1, 2007

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Il 1968 – Un lungo periodo fra aspettative, dolori, delusioni e drammi.

dicembre 1, 2007

 

 

Le premesse di questo lungo periodo, dal sessantotto al settantotto circa, si iniziarono a percepire sin dalla fine degli anni sessanta, anni che videro la fine di quel meraviglioso e fantastico spettacolo pirotecnico che fu il boom economico italiano. Periodo questo in cui la classe politica riuscì a convincerci di una raggiunta ricchezza, che poi in effetti non c’era e le nostre potenzialità nazionali non vennero ben occupate per farci risalire verso una stabilità industriale ed economica tale da oltrepassare il traguardo del vivere abbiente. Speranze ed aspettative tradite dalla colpevole debolezza della classe politica di allora, sensibile solo ad attività clientelari e poco attente all’aumento di masse di persone economicamente emarginate. Qualcosa cominciava a muoversi fra la gente, mentre gli operai iniziavano delle azioni rivendicative, come migliori salari, migliori condizioni di lavoro e tant’altro.

Intanto il mondo giovanile veniva raggiunto da messaggi inneggianti la pace con una forte critica contro la guerra che gli Usa stavano, crudelmente e cruentemente, combattendo in Vietnam. Un grande raccordo fra lavoratori e studenti contro quel tipo di società violenta, che proponeva consumismo e capitale al centro della vita sociale.

Così molti ricordano e raccontano il sessantotto come un continuo fare botte tra polizia e manifestanti, una lotta fra potere politico e studenti uniti a lavoratori tutti ideologizzati, e non come un terremoto,  uno shock che fece impazzire la società dell’epoca con i suoi prefetti e le forze di polizia, con i suoi ancora presenti nostalgici verso politiche reazionarie, con le ampie rivendicazioni sociali, con i suoi “cattivi maestri” e con le sue tragedie. Un’epoca della quale molti tutt’ora stentano a comprenderne l’inizio, o meglio le cause che nè determirano l’inizio e la scintilla che dette l’avvio al triste periodo “di piombo”.

Così esordì il mio casuale interlocutore nel solito piccolo bar, una quasi rivoluzione che interessò molte nazioni sino alla vecchia Urss, che pativa esplicite privazioni di libertà. Una terribile contestazione generale contro le autorità dell’epoca e contro la politica della guerra.

Una contestazione anticipata e precorsa dalla nuova musica con i suoi nuovi ritmi ed i suoi nuovi nuovi miti intesi come menestrelli di pace e di giustizia sociale in una comunità animata dalla voglia di cambiarsi con progetti organizzativi diversi ed alternativi. Una miscellanea fra il bene ed il male, della quale ancora oggi non è dato valutarne i risultati successivi……previa la ferma condanna per la violenza che nè interessò un periodo.

Sinceramente ascoltavo con attenzione la mia occasionale compagnia, che credevo in grado di charirmi molti ambiti oscuri di quel periodo, anch’io ho vissuto da giovane quei particolari anni, ma sinceramente non conoscevo i molti passaggi che complicarono e drammatizzarono quegli anni. Così rimasi attento ad ascoltare.

Dunque la grande contestazione del sessantotto fu accesa dal comune sentimento di grande malessere sociale, causato dal mancato adeguamento del livello economico e sociale delle classi più disagiate rispetto al raggiunto benessere della classe politica, industriale ed imprenditoriale e della borghesia durante il già citato boom economico di quell’epoca. Quindi esplosero una serie di scioperi nelle fabbriche, nella Pirelli, nella Fiat, nell’Autobianchi, alla Marelli ed in tant’altre industrie. Una insubordinazione così compattamente dimostrata, che allertò i sindacati per il timore di essere superati nell’ azione rivendicativa tesa alla richiesta di rinnovo di numerosi contratti di categoria per ottenere parità di salario, una migliore condizione nel lavoro, un giusto importo delle pensioni, per una necessaria politica per la casa, per la cura della salute eccetera. Una diffusa forte rivendicazione che più volte sfiorò il dramma, come accadde alla Fiat, che sospese ben ventimila/trentamila operai in conseguenza di sabotaggi. Da quì si inneggiò al grido di “potere all’operaio” e quindi “potere operaio”.

Una interazione fra studenti ed operai che costrinse il governo e le associazioni rappresensentanti le proprietà a concedere e soddisfare molte delle richieste operaie come lo Statuto dei Lavoratori, aumenti salariali, migliori pensioni, interventi sociali e molto altro.

Intanto, continuava il mio nuovo conoscente, il movimento animava gran parte dell’Europa, la Francia, l’Italia, la Germania, parte degli States, dell’Urss e suoi alcuni paesi satelliti, del Giappone, della Cina e del Messico in battaglie per il riconoscimento dei diritti civili e per il miglioramento delle condizioni di vita delle relative popolazioni. In questo aspro antagonismo ci furono purtroppo molte vittime fra i giovani. I governi più avversati in quel periodo furono gli Usa, L’Urss, il Messico e la Cina, c’era un comune ripudio verso ogni forma di potere autoritario, non democratico privo di quello sviluppo plurale, di cui si sentiva forte necessità. Tanto è vero quest’ultimo aspetto, che negli Usa questo movimento, se ben ricordo continuava il mio interlocutore, si unì ai neri d’america per sostenere le loro lotte per la conquista dei più elementari diritti umani e civili di cui il pastore battista Martin Luther King era il capofila, il personaggio di riferimento nelle pacifiche istanze di uguaglianza fra i popoli. Storico, forte ed emozionante il suo celebre discorso “I have a dream”, dopo di chè proteste e drammatiche violenze che culminarono con l’assassinio dello stesso Martin Luther King.

Intanto in Italia la rivoluzione culturale in atto dal movimento operaio e studentesco stava per essere superato da nuovi movimenti determinati a superare e destabilizzare l’attuale contesto partitico e politico dell’epoca con azioni violente. Ho sempre pensato, diceva il mio amico, che lo spunto alla violenza lo causò il comportamento dell’allora Pci, che, forse nell’intento di depotenziare l’antagonismo delle piazze ad una Dc probabilmente valutata debole e corrotta, progettò e promosse il famoso compromesso storico che doveva vedere alleati realtà politiche così diverse per salvare il giovane governo italiano. Per completare questa tentata ascesa al governo il grande partito di opposizione sembrò accettare la politica del segreto di stato che coprì nel silenzio i supposti tentativi di colpo di stato e le sue conseguenti stragi come quella di piazza Fontana e della stazione di Bologna, attribuiti  a gruppi violenti e golpisti dell’epoca.. In questa aspra atmosfera si realizzarono efferati fatti di sangue, che neppure la presenza e l’opera del presidente dc Aldo Moro riuscì a placare, tanto è vero che lo stesso Aldo Moro fu sequestrato mentre era in procinto di andare in Parlamento per collaborare al conferimento della fiducia al nuovo governo Andreotti (Dc + Pci) e quindi ucciso dai terroristi dopo cinquantacinque giorni di vero calvario per lui stesso e per tutti quelli che seguirono con ansia il tragico accadimento.

Io, aggiunse il mio interlocutore dopo un sospiro di tensione, mi chiedo ancora oggi come è potuto accadere tutto ciò e come mai i servizi segreti certamente impegnati nella ricerca dello statista non siano stati in grado di localizzarlo e quindi di salvarlo. Forse, aggiunge, è tutto archiviato nel gran calderone dei segreti di stato.

Un’ epoca segnata inizialmente da un movimento di pensiero che voleva realizzare il progetto di ricollocare l’uomo al centro di ogni azione politica nel rispetto dei diritti e delle necessità altrui e quindi da una rivoluzione politica praticata con la lotta armata, con ampia responsabilità di molti.

Io, concluse il mio interlocutore con tono serio, non vedo l’ora che un nostro effettivo governo democratico apra a tutti i segreti di stato per far comprendere meglio tutte le vicende che ci hanno riguardato nel bene e nel male, comunque sono sempre stato, sono e sarò sempre pronto a condannare ogni forma di violenza, mentre sono fermamente convinto del

positivo uso del dono della parola e quindi della comunicazione, unico mezzo da utilizzare per dirimere ogni contrasto in una società giusta e democratica.

Ci sorbimmo un buon caffè, ci salutammo ed io mi ripromisi di leggere di più per documentarmi maggiormente su questa ampia e contorta epoca, quale il sessantotto, che scosse il mondo intero.