Il 1968 – Un lungo periodo fra aspettative, dolori, delusioni e drammi.

 

 

Le premesse di questo lungo periodo, dal sessantotto al settantotto circa, si iniziarono a percepire sin dalla fine degli anni sessanta, anni che videro la fine di quel meraviglioso e fantastico spettacolo pirotecnico che fu il boom economico italiano. Periodo questo in cui la classe politica riuscì a convincerci di una raggiunta ricchezza, che poi in effetti non c’era e le nostre potenzialità nazionali non vennero ben occupate per farci risalire verso una stabilità industriale ed economica tale da oltrepassare il traguardo del vivere abbiente. Speranze ed aspettative tradite dalla colpevole debolezza della classe politica di allora, sensibile solo ad attività clientelari e poco attente all’aumento di masse di persone economicamente emarginate. Qualcosa cominciava a muoversi fra la gente, mentre gli operai iniziavano delle azioni rivendicative, come migliori salari, migliori condizioni di lavoro e tant’altro.

Intanto il mondo giovanile veniva raggiunto da messaggi inneggianti la pace con una forte critica contro la guerra che gli Usa stavano, crudelmente e cruentemente, combattendo in Vietnam. Un grande raccordo fra lavoratori e studenti contro quel tipo di società violenta, che proponeva consumismo e capitale al centro della vita sociale.

Così molti ricordano e raccontano il sessantotto come un continuo fare botte tra polizia e manifestanti, una lotta fra potere politico e studenti uniti a lavoratori tutti ideologizzati, e non come un terremoto,  uno shock che fece impazzire la società dell’epoca con i suoi prefetti e le forze di polizia, con i suoi ancora presenti nostalgici verso politiche reazionarie, con le ampie rivendicazioni sociali, con i suoi “cattivi maestri” e con le sue tragedie. Un’epoca della quale molti tutt’ora stentano a comprenderne l’inizio, o meglio le cause che nè determirano l’inizio e la scintilla che dette l’avvio al triste periodo “di piombo”.

Così esordì il mio casuale interlocutore nel solito piccolo bar, una quasi rivoluzione che interessò molte nazioni sino alla vecchia Urss, che pativa esplicite privazioni di libertà. Una terribile contestazione generale contro le autorità dell’epoca e contro la politica della guerra.

Una contestazione anticipata e precorsa dalla nuova musica con i suoi nuovi ritmi ed i suoi nuovi nuovi miti intesi come menestrelli di pace e di giustizia sociale in una comunità animata dalla voglia di cambiarsi con progetti organizzativi diversi ed alternativi. Una miscellanea fra il bene ed il male, della quale ancora oggi non è dato valutarne i risultati successivi……previa la ferma condanna per la violenza che nè interessò un periodo.

Sinceramente ascoltavo con attenzione la mia occasionale compagnia, che credevo in grado di charirmi molti ambiti oscuri di quel periodo, anch’io ho vissuto da giovane quei particolari anni, ma sinceramente non conoscevo i molti passaggi che complicarono e drammatizzarono quegli anni. Così rimasi attento ad ascoltare.

Dunque la grande contestazione del sessantotto fu accesa dal comune sentimento di grande malessere sociale, causato dal mancato adeguamento del livello economico e sociale delle classi più disagiate rispetto al raggiunto benessere della classe politica, industriale ed imprenditoriale e della borghesia durante il già citato boom economico di quell’epoca. Quindi esplosero una serie di scioperi nelle fabbriche, nella Pirelli, nella Fiat, nell’Autobianchi, alla Marelli ed in tant’altre industrie. Una insubordinazione così compattamente dimostrata, che allertò i sindacati per il timore di essere superati nell’ azione rivendicativa tesa alla richiesta di rinnovo di numerosi contratti di categoria per ottenere parità di salario, una migliore condizione nel lavoro, un giusto importo delle pensioni, per una necessaria politica per la casa, per la cura della salute eccetera. Una diffusa forte rivendicazione che più volte sfiorò il dramma, come accadde alla Fiat, che sospese ben ventimila/trentamila operai in conseguenza di sabotaggi. Da quì si inneggiò al grido di “potere all’operaio” e quindi “potere operaio”.

Una interazione fra studenti ed operai che costrinse il governo e le associazioni rappresensentanti le proprietà a concedere e soddisfare molte delle richieste operaie come lo Statuto dei Lavoratori, aumenti salariali, migliori pensioni, interventi sociali e molto altro.

Intanto, continuava il mio nuovo conoscente, il movimento animava gran parte dell’Europa, la Francia, l’Italia, la Germania, parte degli States, dell’Urss e suoi alcuni paesi satelliti, del Giappone, della Cina e del Messico in battaglie per il riconoscimento dei diritti civili e per il miglioramento delle condizioni di vita delle relative popolazioni. In questo aspro antagonismo ci furono purtroppo molte vittime fra i giovani. I governi più avversati in quel periodo furono gli Usa, L’Urss, il Messico e la Cina, c’era un comune ripudio verso ogni forma di potere autoritario, non democratico privo di quello sviluppo plurale, di cui si sentiva forte necessità. Tanto è vero quest’ultimo aspetto, che negli Usa questo movimento, se ben ricordo continuava il mio interlocutore, si unì ai neri d’america per sostenere le loro lotte per la conquista dei più elementari diritti umani e civili di cui il pastore battista Martin Luther King era il capofila, il personaggio di riferimento nelle pacifiche istanze di uguaglianza fra i popoli. Storico, forte ed emozionante il suo celebre discorso “I have a dream”, dopo di chè proteste e drammatiche violenze che culminarono con l’assassinio dello stesso Martin Luther King.

Intanto in Italia la rivoluzione culturale in atto dal movimento operaio e studentesco stava per essere superato da nuovi movimenti determinati a superare e destabilizzare l’attuale contesto partitico e politico dell’epoca con azioni violente. Ho sempre pensato, diceva il mio amico, che lo spunto alla violenza lo causò il comportamento dell’allora Pci, che, forse nell’intento di depotenziare l’antagonismo delle piazze ad una Dc probabilmente valutata debole e corrotta, progettò e promosse il famoso compromesso storico che doveva vedere alleati realtà politiche così diverse per salvare il giovane governo italiano. Per completare questa tentata ascesa al governo il grande partito di opposizione sembrò accettare la politica del segreto di stato che coprì nel silenzio i supposti tentativi di colpo di stato e le sue conseguenti stragi come quella di piazza Fontana e della stazione di Bologna, attribuiti  a gruppi violenti e golpisti dell’epoca.. In questa aspra atmosfera si realizzarono efferati fatti di sangue, che neppure la presenza e l’opera del presidente dc Aldo Moro riuscì a placare, tanto è vero che lo stesso Aldo Moro fu sequestrato mentre era in procinto di andare in Parlamento per collaborare al conferimento della fiducia al nuovo governo Andreotti (Dc + Pci) e quindi ucciso dai terroristi dopo cinquantacinque giorni di vero calvario per lui stesso e per tutti quelli che seguirono con ansia il tragico accadimento.

Io, aggiunse il mio interlocutore dopo un sospiro di tensione, mi chiedo ancora oggi come è potuto accadere tutto ciò e come mai i servizi segreti certamente impegnati nella ricerca dello statista non siano stati in grado di localizzarlo e quindi di salvarlo. Forse, aggiunge, è tutto archiviato nel gran calderone dei segreti di stato.

Un’ epoca segnata inizialmente da un movimento di pensiero che voleva realizzare il progetto di ricollocare l’uomo al centro di ogni azione politica nel rispetto dei diritti e delle necessità altrui e quindi da una rivoluzione politica praticata con la lotta armata, con ampia responsabilità di molti.

Io, concluse il mio interlocutore con tono serio, non vedo l’ora che un nostro effettivo governo democratico apra a tutti i segreti di stato per far comprendere meglio tutte le vicende che ci hanno riguardato nel bene e nel male, comunque sono sempre stato, sono e sarò sempre pronto a condannare ogni forma di violenza, mentre sono fermamente convinto del

positivo uso del dono della parola e quindi della comunicazione, unico mezzo da utilizzare per dirimere ogni contrasto in una società giusta e democratica.

Ci sorbimmo un buon caffè, ci salutammo ed io mi ripromisi di leggere di più per documentarmi maggiormente su questa ampia e contorta epoca, quale il sessantotto, che scosse il mondo intero.

 

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