Un Fututo come Speranza.

Non ricordo più da quanti anni posseggo la canna da pesca, una canna da lancio anzi da spinning estendibile per buoni quattro metri che in questi giorni ho ricondizionato per finalmente usarla al mare, sperando che qualche pesce gradisca le mie esche.

Ho cambiato i vecchi ami arrugginiti con dei nuovi scintillanti ed appuntiti, ho sistemato il filo di nylon nel mulinello con un nuovo galleggiante ed ho sistemato un buon piombo di quasi un’etto per riuscire ad effettuare buoni lanci sino a raggiungere un’area di mare dove l’acqua è più profonda. Ripongo i gamberetti e l’arenicola nella piccola cassetta degli arnesi da pesca, il tutto dentro una grande borsa di tela verde con uno sgabello pieghevole ed il reggi canna. Termino di vestirmi con il trequarti tipo mimetico, caldo e leggero, quindi mi avvio per iniziare la mia transumanza verso il mare.

E’ la prima volta che raggiungo questo litorale, trovo la stradina dietro al porto e raggiungo il luogo suggeritomi per trascorrere una tranquilla mattinata con la lenza in acqua. Prima di effettuare il primo lancio, mi guardo intorno e come un animale ispeziono con i sensi l’aria. Cerco di capire se il venticello che muove i capelli è scirocco, penso di si perchè non è freddo, intanto qualche gabbiano mi spia dall’alto, forse teme che gli possa sottrarre qualche pesce, certo il suo verso un pò stridulo non mi sembra molto amichevole…….non gli bado, lancio con forza l’amo con l’esca e vedo il filo trascinato dal pesante piombo disegnare un bell’arco prima che si tuffi in mare con un piccolo spruzzo di acqua. Ormai non rimane che aspettare, sistemo la canna e apro lo sgabello, accendo una sigaretta e mi siedo mentre gli occhi seguono le onde che ritmicamente s’infrangono sulla spiaggia.

Ero assorto nel guardare il mare ed i gabbiani che quasi non mi accorsi che non ero più solo……si era avvicinato un signore della mia stessa età, indossava un eschimo scuro di pesante tela gommata, con stivali di gomma ed un pesante cappello di lana. Mi salutò e per fortuna non mi augurò buona pesca…….era un pescatore anche lui, tanto è vero che dopo aver visto che portava, come un fucile in spalla, una canna lo invitai a pescare.

Così cominciammo a parlare e in breve seppi che era un pensionato con la passione della pesca a mare, aveva lasciato la città perchè stanco del quotidiano caos e che aveva trascorso una vita fra famiglia, lavoro, sindacato e politica. Inutile dire che i nostri discorsi si avventurarono sulla nostra attuale situazione socio-economica-politica e questi iniziò a raccontarmi come la pensava.

Ormai siamo arrivati al punto in cui siamo così impegnati nelle più svariate attività per sbarcare il lunario e nel continuo controllo delle scadenze di pagamenti da effettuare, come l’affitto, il mutuo, le bollette, le addizionali, il bollo e l’assicurazione della macchina, i canoni e le utenze, le tasse, oltre il quotidiano caro vitto che l’esigua residua attenzione la riserviamo per quanto riusciamo a sapere di quanto accade nella scaduta dialettica politica. Quello che preoccupa di più è l’ormai chiaro degrado dei comportamenti personali e collettivi che ormai incentivano quotidianamente la nostra progressiva depressione e nella sempre maggiore necessità di più massicce dosi di tavor per lenire l’ormai costante micidiale ansia. Nemmeno qualche ormai noto e ricco personaggio dello sport ci aiuta a riavere un pur timido sorriso dopo averli scoperti supposti evasori fiscali……chi tiferà più per loro, anzi…. Poi dopo i clamori di Why Not, delle scalate bancarie, dei furbetti di quartiere, della Campania trasformata in una pattumiera a cielo aperto, di vari responsabili di pubbliche istituzioni indagati dalla Magistratura per non corretti sospetti comportamenti, delle continue tragiche morti bianche nel mondo del lavoro, del rifiuto del Papa a rinunciare all’invito del rettore della Sapienza in occasione della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico a causa di un parziale dissenso studentesco con conseguente rumorosa polemica, tanto per tenere alta la comune tenzione, ed infine della continua confusione e inconcludenza imperante nella comunità politica. Nel frattempo qualche buon tempone non trova altro da fare che ricelebrare il trascorso ’68 e questo preoccupa un pò perchè è sempre pericoloso evocare in una nuova e imprecisa memoria un periodo in cui a una certa contestazione seguì un periodo di violenza e di supposto tentato golpe, quasi per far temere che l’attuale caos abbia ricreato certe temibili condizioni. Che pensare di questi particolari archimede?….In testa nulla, qualcosa gli è sfuggito dal naturale allocamento. Ormai si ha un chiaro sentore che anche la seconda repubblica è evidentemente esaurita e non ci rimane che sperare in un colpo di reni del buon senso nella prossima terza fase politica del nostro Paese. Qualche segnale positivo lo vedo nel P.D., che ha deciso presubimilmente il proprio giusto comportamento nelle prossime elezioni. Anche le persone però dovranno fare la loro parte tenendosi bene informate sui futuri sviluppi della politica in modo da incorrere in minori errate valutazioni nelle prossime elezioni.

Il nuovo conoscente parlava come un fiume in piena e sembrava totalmente distratto

dal galleggiante che dava segni di qualche piccolo abboccamento, non glielo feci notare per non interromperlo.

Se non debelliamo questa vasta crisi, che non rappresenta più delle eccezioni, ma un costante andazzo della nostra società, non riusciremo più a vedere nel comune futuro una promessa di stabilità e di giustizia. Sentenziò.

Bisogna evitare che le buone iniziative vengano spente dalla comune demotivazione e per giungere a ciò è necessario selezionare la classe politica con delle democratiche consultazioni elettorali nella ferma convinzione di voler progredire in tutto ciò che è positivo e di eliminare le numerose contraddizioni del nuovo capitalismo con l’abbattimento di ogni incertezza e precarietà e con l’impegno di non permettere più a nessuno di far perdere il lavoro a qualche sfortunato lavoratore in virtù di inutili operazioni di fusione, di accorpamento, di outsorcing, di delocalizzazioni di attività, di vendita di immobili e di strane inutili suicide politiche del lavoro. Riattivare quel senso di unione nazionale e di un ordine sociale più giusto e solidale, un invito rivolto a tutti per guardare in avanti verso la stessa direzione per migliorarci, pacificarci e per evitare di cogliere nel nostro futuro la minaccia di disastri economici, di irreversibili inquinamenti, di radicamento di ingiustizie e di egoismi, che hanno come sfortunata conseguenza quella di forti e violente contestazioni.

Il mio compagno di pesca si interruppe per accendersi una sigaretta, quando all’improvviso il terminale della mia canna si piegò paurosamente ed il filo iniziò a scorrere velocemente. Sorpreso, anzi sorpresi entrambi ci alzammo dagli sgabelli ed iniziammo a recuperare ed a cedere il filo. Ad una sessantina di metri dalla riva si notavano delle veloci scie che increspavano il mare…..avevo preso un pesce, ma non riuscivo a farlo avvicinare a riva, finchè dopo una decina di minuti riuscì a recuperarlo con il retino. Era un bel pesce grigio, lucido, argenteo con una testa grande ed un corpo stretto e alto, lungo una ventina di centimetri e pesava abbastanza. Non sapevo che pesce fosse, una marmora mi disse l’altro pescatore, che intanto iniziò a recuperare la sua esca e con meraviglia notammo che anche lui aveva preso un pesce, una bavosa precisò.

Dopo un’oretta ci salutammo e ci proponemmo di rivederci sempre in quel tratto di mare.

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