La Penisola dei Famosi………e dei Furbacchioni.

Lino ci aveva riconosciuti e si avvicinava correndo, per quanto riusciva, sotto il nostro sguardo un pò preoccupato per suo malfermo claudicare. Lino è il dominutivo di Nicolò, Nicolino quindi Lino, è un nostro amico divenuto diversamente abile in giovane età per le tante botte prese sulla testa, almeno così raccontano le persone del suo vicinato, non lavora e per fortuna riesce a vivere con la scarsa pensione di invalidità, amministrata dal fratello. A vederlo di sfuggita non sembra invalido, ma quando gli prendono le sue solite crisi compulsive che lo squotono in tutta la persona, allora si svela tutta la sua sfortunata condizione, ma ormai non ci fà caso più nessuno e se per sfortuna si è testimoni di una crisi, basta prenderlo sottobraccio e sostenerlo per qualche minuto per non farlo cadere, poi con un pò di fortuna tutto torna normale.

Lui si trova bene con noi tanto è vero che quando esce da casa viene in piazza per cercarci e per così trascorrere un bel pò di tempo fra chiacchiere e qualche salutare risata.

Questa volta ci aveva trovato alla solita bettola dove andiamo, di tanto in tanto, per sfiziarci con la sua caratteristica e prelibata cucina.

Lino ci raggiunse subito col sostegno del suo lungo bastone da geometra, che non abbandonava mai e del quale per una sorta di misterioso motivo né andava orgoglioso, si sedette e noi ordinammo anche per lui e finalmente capimmo il motivo di tanta fretta.

Ci mostrò la fotocopia di un’agenzia di news, di qualche giorno addietro, che riportava la notizia dell’assoluzione di un tale signore dall’accusa di falso in bilancio.

Il fatto ci era già noto, questa circostanza aveva già fatto certamente il giro del mondo per la sua incredibile eccezionalità e per la motivazione che né fu attribuita: “Il signor tal de tali è stato assolto perchè il fatto non è più previsto dalla legge come reato dall’accusa di falso in bilancio in relazione alla vicenda …”. Una vicenda giudiziaria che si trascinava da molti anni e che investì addirittura la Corte di Giustizia europea per verificarne la congruità della nuova nostrana normativa sul falso in bilancio con, appunto, le direttive comunitarie. Purtroppo la Corte Europea allora non volle entrare nel merito e quindi nella valutazione delle leggi in vigore negli stati comunitari, così quella normativa che depenalizzava il falso in bilanciò restò e divenne operativa grazie ad un velocissimo decreto del ministro della giustizia dell’esecutivo di quegli anni. In forza di questa legge ad personam, gli avvocati difensori del noto imputato hanno avuto l’opportunità di chiederne l’assoluzione appunto perchè il fatto non era più previsto dalla Legge come reato, ormai quel processo, per la sua pluriennale durata, era da considerasi un’archeologia giuridica ed una vittoria dell’ingiustizia. Certo non è stato un buon esempio e questo tipo di assoluzione non è stata condivisa né nel nostro povero Stivale e né all’estero tanto è vero questo che molte persone, dopo questo pessimo spettacolo, hanno espresso una dura critica alla politica vissuta quasi esclusivamente per gli interessi di qualcuno e nel non rispetto del comune concetto di giustizia. Nessuno è contento e né approva condanne preconcette verso chicchessia, ma nessuno è lieto di vedere aggredito e strumentalmente modificato il sacrosanto principio indiscutibile della

Giustizia, di quella giustizia vissuta e condivisa con lettere maiuscole e valida per tutti nessuno escluso, in un assioma relativo e discutibile.

Penso che si sia persa la misura e la sfiducia crea troppo silenzio in una diffusa rabbia che reclama giustizia e che tende ad eludere ogni regola considerata ingiusta. Viviamo in un paese poco raccontato nelle sue tradizioni, nelle sue aspirazioni, nelle sue potenzialità, nella sua operosità e nel suo rispetto e considerazione verso una propria certa dignità democratica, il tutto mentre alcuni cercano di distrarci con gossip, giochini di reality e cronache di fatti minimalisti, mentre si preoccupano solo di procedere nella scalata del potere e del proprio successo economico come se dovessero essere senza età,eterni.

Qualcuno in strada afferma guai a toccarli questi personaggi e poi così fan tutti quelli che si trovano nella possibilità di poter mutare qualcosa a loro esclusivo vantaggio e per salvare i propri fondelli.

In un momento in cui la politica è a pezzi, come si suol dire, c’è da aspettarsi di tutto, per questo molti giovani desiderano archiviare i vecchi personaggi ed attribuire la responsabilità della cosa pubblica a nuovi personaggi mossi dalla volontà di agire con giustizia, saggezza e buon senso condiviso per un paese rinnovato nella fiducia, nello sviluppo, nella giustizia sociale e nei rapporti collaborativi e pacifici con altri paesi.

Purtroppo stiamo attraversando un particolare periodo di difficoltà e di nebulosità politica e questo fa temere a molte persone che qualcuno potrebbe ancora sperare di collocare i propri uomini in parlamento per semplificargli la vita, così via ad altre norme ad personam per vanificare ogni attività atta ad eliminare ogni conflitto di interesse e via a nuove depenalizzazioni in barba al conseguente disequilibrio del paese.

Un risultato però, se ciò si dovesse verificare, potrà essere raggiunto quello di liberare la magistratura da tutti quei residui processi a carico della così detta casta, ormai libera da arcaici lacci e lacciuoli, per potersi dedicare solo ai cittadini comuni, con una conquistata nuova velocità nell’ultimazione dei processi in corso.

Alla discussione della notizia si erano aggiunte altre persone e qualcuna di queste affermava che oggi si è purtroppo vittime di una nuova mentalità riformatrice, di nuovi stili di vita, di mode, di lobby, che hanno fatto infrangere i nostri sogni contro i duri scogli degli inconfessabili probabili interessi di pochi ma potenti individui. Però quì manca l’azione di tutte quelle parti sociali che spesso fanno da battistrada e danno il là a numerosi cortei di dimostranti, ebbene dessero anche il là nella ragionata e pacifica richiesta di una giustizia uguale per tutti in un paese finalmente equilibrato, senza più furbetti di quartiere, di provincia, di regione e di nazione.

 

 

 

Terminammo il prelibato pranzo e contenti uscimmo in compagnia del nostro caro ingenuo amico Lino. 

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