Now many are thinking “We Can”

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Sembra proprio così nel constatare la grande progressione nei consensi a favore del ciclone Barack Obama, che ha fatto della speranza verso un cambiamento in meglio il suo cavallo di battaglia. Ecco cosa mi piace degli americani, il loro spirito positivo che gli permette di credere nella possibilità di riuscire a voltare pagina quando la situazione generale non è quella che si sperava vivere. L’America è senz’altro un grande paese democratico, non ha mai vissuto un periodo totalitario, quindi posseggono nell’animo delle energie ancora fresche, libere di scegliere e di valutare con obiettività la loro condizione attuale e di poter procedere con libertà alla scelta del loro candidato per programmare con riflessione e con concrete iniziative per migliorarsi politicamente,socialmente e quindi culturalmnente nel loro prossimo destino.

D’altronde l’America non è solo grattacieli, facile business, potenza militare, forte finanza e famose università, ma è anche problematica nella sanità, nella diffusa povertà di molti strati sociali, che abitano in case inimmaginalmente inconsistenti. Quindi anche il popolo americano ha bisogno di un cambiamento che riesca a programmare con affidabilità la soluzione dei suoi tanti problemi. In questo contesto Barack Obama sembra aver assunto nella diffusa fiducia l’immagine del candidato prescelto a vincere questa scommessa di necessario cambiamento.

Con i risultati del Wisconsin e delle Hawaii, la situazione fra Obama e la Clinton dovrebbe essere la seguente:

 

*voti necessari alla nomination……………2.025

 

*voti raggiunti da Obama……………….1.342

 

*voti raggiunti dalla Clinton……….1.265

 

A questo punto si pensa che con le prossime primarie del Texas e dell’Ohio si vedrà chi dei due prevarrà per aggiudicarsi la nomination per le prossime elezioni presidenziali.

Intanto, siccome il mondo è paese, sia Hillary Clinton che McCain accusano il contendente di colore di essere solo fumo e niente arrosto, nel senso che sta traendo in inganno gli elettori con la sua chiacchiera, senza però possedere realmente le capacità per rimettere in marcia l’America. Che dire, sempre la solita solfa per attaccare un antagonista si ricorre alla maldicenza e non alla contrapposizione dei programmi. Comunque per completare l’immagine non più serafica della Clinton è sufficiente riferire che questa volta sono state evitate le tradizionali congratulazioni per la vittoria, mentre già si stà affannando a trovare un suo secondo con “credenziali altosonanti” per

tentare di recuperare lo svantaggio.

Staremo a vedere cosa accadrà, io intanto faccio il tifo per Barack Obama.

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