Attenti al Lupo….

Mentre siamo intensamente occupati nelle quotidiane attività lavorative, familiari e nel difficile inventario degli euro residui, da suddevidere per le sempre progressive spese alimentari, delle bollette, dei canoni, dell’affitto o del mutuo, della scuola dei figli, della benzina, dei tickets per medicine ed analisi, del riscaldamento e di quant’altro connesso alle modeste esigenze di vita, augurandoci di riuscire a farcela anche questo mese e di un prossimo futuro con minori difficoltà……ci sono stati dei noti personaggi, che in barba alle tante promesse di rimettere le cose a posto in questa povera Italia con l’abolizione di esagerati inutili privilegi, autoconcessi negli anni, e di trovare i margini per un contenimento del costo della politica , hanno provato ha darsi un’aggiustatina alla loro posizione contributiva a spese della distratta cittadinanza.

Certo, dopo aver letto con molta attenzione l’articolo apparso su Il Corriere della Sera del ventiquattro u.s., mi sono ulteriormente reso conto di essere una continua vittima di sonore immeritate prese in giro da questa diffusa atmosfera pre-elettorale inneggiante alla misura della spesa pubblica e di quanto né dovrebbe seguire, esercitando un pur modesto buon senso nel rispetto dei grandi sacrifici della popolazione, che con presunzione vorrebbero rappresentare nelle due camere della prossima legislazione.

Quando e se andrò ad esercitare il mio diritto di voto, questa volta attribuirò la mia preferenza con molta attenzione e con la scrupolosa valutazione delle caratteristiche dei valori per me sensibili, che la popolazione dei candidati di certi simboli pretende di vantare.

Leggete il seguente articolo, che vi replico con il copia/incolla e traetene delle giuste ovvie conclusioni:

 

<<Il caso Salta in extremis la «sanatoria» sui contributi non versati per il lavoro svolto prima dell’ elezione

Pensioni privilegiate, il Parlamento fallisce l’ ultimo assalto

ROMA – Ci hanno riprovato. Mentre gli italiani erano distratti dalla campagna elettorale, convinti che andando alle urne il Parlamento fosse già chiuso, hanno cercato di infilare nel «milleproroghe» una sanatoria per la pensione dei politici e dei sindacalisti. Una furbata sventata solo all’ ultimo momento. Ripresentata di soppiatto e sventata una seconda e una terza volta. Per capirci qualcosa occorre fare un passo indietro. Cioè alla legge che, tanti anni fa, stabilì che chi era stato scelto per una carica elettiva (deputati, senatori, consiglieri regionali ma anche sindacalisti) avesse diritto non solo a conservare il posto di lavoro andando in aspettativa, talvolta perfino retribuita come nel caso dei magistrati e dei professori universitari, ma anche a non perdere un centesimo della pensione. E i contributi? Li pagava interamente la collettività, cioè le diverse mutue, facendoli figurare come fossero pagati dal dipendente momentaneamente impegnato in Parlamento o in qualche sindacato. Da qui il nome: contributi figurativi. Esempi? I due beneficiari più noti sono probabilmente Clemente Mastella (che da qualche anno prende la pensione da giornalista pur avendo fatto il cronista in tutta la sua vita solo per 397 giorni) e Vincenzo Scotti che, oltre al vitalizio da parlamentare (10 mila euro al mese) incassa anche la pensione di dirigente industriale, lavoro che può avere svolto pochino avendo fatto il parlamentare per 7 legislature. Insomma: era uno scandalo. Che per la prima parte, cioè il diritto al doppio stipendio, cessò nel 1992 in coincidenza con le fibrillazioni che portarono alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. E per la seconda parte finì parzialmente nel 1999, quando fu deciso che questi eletti potessero sì continuare ad accumulare il diritto alla pensione per il lavoro che facevano prima. Ma a patto che d’ ora in avanti pagassero di tasca propria almeno una parte dei contributi. Cioè la quota che comunemente è a carico del dipendente: l’ 8%. Il resto sarebbe rimasto a carico della collettività. Fatto sta che, forse perché abituati ad avere tutto ma proprio tutto o forse perché speravano che un giorno o l’ altro le cose avessero una aggiustatina, molti decisero di non pagare neppure quell’ 8%. Ed è lì che, nella convinzione che gli italiani fossero impegnati a seguire le risse a sinistra tra Pannella e la Binetti o quelle a destra tra Casini e Berlusconi e dunque indifferenti a quanto accade in un Parlamento già defunto, l’ onorevole Vincenzo Nespoli, appartenente a quell’ Alleanza nazionale a parole schieratissima contro i privilegi castali dei parlamentari, ha presentato in commissione un piccolo emendamento da infilare nel decreto «milleproroghe». Il quale a questo punto, per usare un’ antica battuta di Giuliano Amato, è «l’ ultimo treno per Yuma». L’ unica legge destinata ad arrivare fino in fondo. Diceva questo emendamento, guardato con simpatia da uno schieramento trasversale di destra e sinistra, che per quanti avevano «ricoperto funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali» venivano riaperti fino al 31 marzo 2008 tutti i termini per presentare «la domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi anteriori al 1° gennaio 2007». In pratica sanava quasi tutto il passato. Un ritocco incredibile, dopo mesi di polemiche sui costi della politica. «Ah, no, questo no», si è messo di traverso il dipietrista Antonio Borghesi. E la cosa, non potendo passare se non col silenzio complice di tutti, è saltata. Breve pausa e ci hanno riprovato. Niente da fare. Altra pausa e nuovo tentativo. Per ora è saltato tutto. Per ora… * * * 397 I giorni di lavoro da cronista dell’ ex Guardasigilli Clemente Mastella, che da qualche anno prende la pensione da giornalista

Stella Gian Antonio

Pagina 5
(24 febbraio 2008) – Corriere della Sera>>

 

http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/24/Pensioni_privilegiate_Parlamento_fallisce_ultimo_co_9_080224112.shtml

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