Una grande insegna sopra un piccolo negozio.

 
 

 

 

Il suono insistente di qualcuno che bussava alla mia porta, mi fece quasi sussultare, non aspettavo nessuno, ma quel sordo toc-toc delle nocche di una mano contro il legno della porta mi convinsero ad abbondonare la mia lettura sul recente esito elettorale, così mi alzai ed apri la porta, dopo il solito “chi è”. Era un mio amico, non vedendomo più in giro da qualche giorno, aveva pensato bene di venirmi a trovare per vedere se stavo bene e se avessi avuto bisogno di qualcosa. Per fortuna sto bene e lo rassicurai ringraziandolo dell’improvvisata, seguirono quattro chiacchiere, le solite, poi il mio conoscente provò ad iniziare un discorso sulle recenti elezioni, ma lo interruppi subito non avevo alcuna voglia di innescare una polemica sui risultati e tantomeno avevo voglia di sprecare tempo in un argomento che ormai è trattato come un gossip per quanto è stato impoverito della dovuta serietà ed importanza. A me questo esito delle urne mi ha seriamente preoccupato e non vorrei che fosse l’anticipazione di un nuovo pesante e negativo periodo della nostra vita. Comunque, dopo aver stoppato sul nascere questo improduttivo argomento e dopo qualche chiacchiera di maniera, rimanemmo d’accordo nel vederci nei prossimi giorni, con altri amici, nella sua casa di campagna, a due/tre chilometri dal nostro comune, giù a valle verso il mare.

Dopo averlo salutato e quindi richiuso la porta di casa mi venne in mente che avrei dovuto immaginare che il mio amico sarebbe venuto a trovarmi per ricordarmi dell’invito a pranzo, che ormai era stato deciso da qualche tempo per assaggiare le prelibatezze di un pasto alla vecchia maniera e cucinato da lui e da sua moglie. Sono due simpatiche persone, affabili, estroverse e molto socievoli, ma severamente selettive nella scelta delle compagnie, degli amici. . . .un pò come tutti noi d’altronte a cui piace la compagnia di persone educate, allegre, discrete e con le quali si può tranquillamente discorrere di tutto o quasi.

Loro con il passare degli anni sono rimasti di buon carattere, io, invece, con il passare del tempo mi sono un pò orsito, mi piace uscire, stare in compagnia, ma sempre più spesso mi piace stare da solo, a casa o fare lunghe passeggiate nelle strette vie del centro storico fra piccole vecchie case colorate costruite con blocchetti di tufo e grandi sassi sino a sbucare nella grande strada statale, orlata di grandi pini, che collega i più bei comuni di questa provincia. Spesso durante la passeggiata rivedo nella mia mente il film della mia vita, che non è stata facile, anzi tutt’altro, dove ho speso ben poco della mia gioventù, ma non fà nulla, commento fra me e me, ormai tutto o quasi tutto appartiene a periodi vissuti, ma che francamente non riesco a dimenticare e che tutto sommato, se dovessi riviverli, li vivrei allo stesso modo.

Spesso ho la sensazione che i miei anta-anni mi hanno colto di sorpresa, nel senso che gli albori della mia vecchiaia sono sopraggiunti furtivamente, silenziosamente in modo da non farmi accorgere quanta lunga è stata la mia esistenza passata fra infanzia, giovineza e maturità, fra gioie e dispiaceri in un’altalena di varie emozioni, che hanno completato e plasmato il mio carattere, i miei punti di vista, i miei sentimenti, il mio sdrucito cattolicesimo ed il mio simile ottimismo. A quest’ultimo, però, non ho mai lasciato il tempo di ridursi nelle condizioni residue, l’ho sempre ricucito e riassestato con la speranza di riuscire a superare i peggiori periodi e, tutto sommato, così è andata.

Quella mattina, dopo tre giorni dalla visita del mio amico, stavo appunto completando a piedi la strada per arrivare alla casa del mio ospite, pregustando nella fantasia il buon pranzetto che avrebbe preparato per la circostanza.

La mia abitazione non era molto distante dalla sua casa di campagna, in linea d’aria distavano sì e no un chilometro, ma il percorso si raddoppiava nel percorrere le strette vie fra le vecchie case contadine ed i loro mal recitanti poderi. Comunque dopo una buona mezz’oretta raggiunsi quell’abitazione, che si trovava alla base di una collinetta,ai margini del bosco che s’inerpicava per quel dolce pendio con una non rada selvatica presenza di alti castagni e di fruscianti alti cespugli, tutt’intorno un forte gradevole odore di erba. Era un bel posto, che tutto sommato aveva subito pochi cambiamenti nel tempo, tanto da assomigliare a quei luoghi un pò medioevali dove la casa del fattore di un feudo era quasi sempre costruita ai margini di un bosco per dare ospitalità agli aristocratici del tempo, qualora questi decidevano di trascorrere una giornata ai margini del loro spazio privilegiato a caccia di selvaggina, per poi consumare un buon abbondante pasto preparato dai loro vassallo.

Bè, oggi noi invitati non ci trovevamo presso un nostro sottoposto, ma presso una famiglia di amici, che volevano condivedere con noi una serena giornata fra prelibatezze e chiacchire, come si fà di solito per staccare la spina dal faticoso quotidiano.

Eravamo in tutto sei persone,dopo i saluti il padrone di casa ci fece subito accomodare nell’ampio solido tavolo e ci offerse subito un bicchiere di buon roso locale come aperitivo, mentre nel grande camino di pietra la fiamma avvolgeva quattro grossi ciocchi di legna dando il giusto tepore all’ambiente. La signora non tardò a farsi viva con una pentola fumante colma di risotto con funghi, zucca e salciccie. Chiacchiere, risate e tanti buon appetito mentre con il mestolo riempivamo i nostri piatti con quel ben di dio. Un risotto così saporito con lo avevo mai mangiato, tanto che in pochi minuti terminai la mia abbondante porzione, così anche gli altri.

Seguirono delle enormi bistecche cotte alla brace nel camino con contorno di peperoni e tante lodi alla signora che si dimostrò un’ottima cuoca ed un’ottima padrona di casa.

Il luculliano pranzo fù completato con tre mozzarelle di quelle vere, con del buon prosciutto e con un paio di erte fettine di porchetta locale. Riuscimmo a mandare giù tutto con l’aiuto del buon rosso presente a tavola. Che dire della cuoca e del suo generoso ed orgoglioso marito? Il massimo della buona ospitalità, noi quattro invitati ammettemmo subito di non essere in grado di realizzare un così riuscito pranzo, tanto più io che da solo sò cucinare appena un pò di pasta ed un petto di pollo in padella.

Stavo bene ed ero sereno, contento di essere in compagnia di quelle persone e mentre sorseggiavo l’ultimo atto di quel pasto, un buon amaro, il mio amico riprese l’argomento sospeso a casa mia, cosa mi sarei aspettato dal risultato di quest’ultima tornata elettorale.

Mi presi un paio di minuti prima di rispondere alla mia compagnia, sentivo che non era facile liquidare con poche parole una simile domanda, così, per onestà intellettuale, premisi che quasi certamente alla gente non interessa più sapere di quale colore è il gatto, purchè questo continui a mangiare i topi. Ormai la gente è stanca del solito inutile teatrino della politica, ormai si chiede all’esecutivo parlamentare di procedere alla soluzione dei tanti problemi che affliggono la nostra società come la precarietà del lavoro, l’esosità delle tasse, l’incessante progredire del carovita, il problema della casa, della sanità, della scuola, la necessità di sostenere la famiglia, la sicurezza contro la violenza nelle nostre strade, la regolamentazione dell’immigrazione, l’inflazione ed il pericolo di una prossima pericolosa recessione economica, il problema dei salari troppo bassi e tante altre cose correlate alla vita quotidiana dei cittadini. Oggi si vive in una terribile percezione della realtà, di una realtà dove la politica non sembra più essere in grado di garantire ed organizzare lo sviluppo e la sicurezza sociale della nostra comunità, sembra vivere in un luogo dove si è spenta ogni iniziativa a favore di noi cittadini, mentre la casta politica si autodota di sempre maggiori privilegi e ricchezza.

Siamo sparuti spettatori di un continuo blaterale su un’infinità di argomenti, di particolarità, di programmi, di presunte soluzioni, tutti i soggetti politici si arrogano la capacità di risolvere i problemi che ci ha creato questo sregolato capitalismo, ma di fatto non viene presa nessuna iniziativa per rimettere in moto il nostro Paese. E’ un continuo apostolato verso il nulla, mentre rimangono costanti le inutili bizze politiche e la distanza fra la popolazione e la politica. Nessuno sembra capace di suturare un tessuto nazionale fortemente sconnesso e confuso.

Sin dalla fine della prima repubblica, sembra essere rimasto apparente da parte della politica di intraprendere un’operatività decisionale nettamente sostenuta dalla responsabilità del ruolo e dai necessari e non negoziabili valori e criteri morali condivisi in una comunità democratica fondata sul lavoro. A volte si è avuta l’impressione di subire atti politici arbitrari ed opportunistici, contrari al senso di una retta ragione della giustizia e ciò fà preoccupare quando la politica esprime la volontà di modificare la nostra Costituzione Repubblicana per procedere a modifiche strutturali delle nostre istituzioni.

L’ultimo governo, oggi uscente, si è caratterizzato da un’alto tasso di litigiosità interna, che di fatto ha ingessato ogni sua decisione ed iniziativa, con l’aggravante di essere riuscito ad aumentare la percentuasle di ogni imposta sino a limiti insostenibili per la cittadinanza.

Oggi con l’esisto delle urne, si è ottenuto uno spostamento massiccio dell’elettorato verso il centro destra, dove la formazione del Pdl, grazie al rinnovato carisma ed alla abilità del suo leader, si dichiara capace e pronta a risolvere tutti i problemi che ci affliggono.

Per giungere a questo risultato, già vissuto e poi rigettato nel quinquennio 2001/2006, nè sono successi di fatti, come il fallimento del governo Prodi e dei suoi frequenti “tesoretti” che sono serviti solo a far rientrare di soli due punti il debito pubblico, della volontà del PD di andare da solo nella competizione elettorale, apparentandosi solo con Idv dell’ottimo Di Pietro. Questa strategia del PD ha esposto la sinistra ad un tale digiuno di voti che non gli ha fatto superare gli sbarramenti delle normative elettorali.

L’ex Cdl e divenuta Pdl con una maggiore flessione verso la destra di An e quest’ultima sembra aver accettato la sua annessione, mentre l’Udc si è trovata fuori dal Pdl per la sua storica moderazione e per i suoi veti opposti alla ex-Cdl nel quinquennio 2001/06.

La Lega in questa diffusa confusione è riuscita a far valere la sua forte territorialità con un’ottimo risultato elettorale, che è arrivato sino in alcune regioni del centro-sud, dove quasi certamente chi l’ha votata ha voluto cedere alle sue continue promesse di ricchezza e protezione sociale.

Sono convinto che il PD ha perso per il suo leader che si è proposto come uno show-man con le sue promesse all’Obama e con alcune inopportune candidature come quella del prof. Pietro Ichino, (autore del libro “A che cosa serve il Sindacato”) esperto del diritto del lavoro e non gradito dalla gran parte dei lavoratori dipendenti nostrani, e di altri peronaggi non proprio graditi dalla gran parte dei lavoratori. Come la sinistra, ormai partito di opinione e lontana dai posti di lavoro, ha perso gran parte delle preferenze.

Un altro elemento che è emerso sempre di più in questi ultimi anni è l’allontanamento delle persone dalla politica, che poi di fatto ha caratterizzato un’astensione del circa 20% degli aventi diritto al voto. Comunque queste elezioni non hanno mutato nulla di quanto richiesto dalla vasta cittadinanza nazionale, come per esempio di non avere più presenti nel nostro parlamento persone con condanne passate in giudicato e prescritti, come pure ha resistito la volontà della politica di candidare amici e parenti.

Ormai chi è stato eletto ha il dovere, il diritto, l’onore e l’onere di governare questo Paese e tutti ci dobbiamo augurare che questo avvenga nell’interesse comune di ognuno di noi per riavviare la nostra società verso una giusta sicurezza sociale nel sicuro mantenimento di un’organizzazione democratica nella nostra convivenza civile.

Non voglio nemmeno immaginare di trovarmi a vivere nel paese dove le bugie hanno le gambe lunghe, dove non c’è un civile e costruttivo contrasto nel dibattito politico, dove tutti i cittadini non hanno il diritto di lavorare nelle giuste condizioni economiche e dove insomma non si è tutti eguali di fronte alla legge. Non desidero essere entrato in un negozio dove la grande insegna che lo sovrasta nasconde di fatto una scarsità di contenuti se non il nulla.

Nel mio animo, conclusi, c’è un altro mondo, una società solidale e giusta e il non trovarmi in queste circostanze mi crerebbe un senso di ribellione, una nuova grinta per raggiungere una condizione di giustizia sociale, che deve essere intesa non come un optional ma un importante elemento condiviso in una società veramente democratica.

Tutti d’accordo, finimmo l’ennesimo amaro, ci salutammo ed ognuno riprese la via della propria abitazione. . . . .alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

 

2 risposte a Una grande insegna sopra un piccolo negozio.

  1. messicoenuvole scrive:

    …..LO SO QUESTO COMMENTO E’ OUT OF TOPIC ….NEL SENSO CHE NON C’ENTRA NULLA CON IL POST…😀

    …..MA OGNI POSTO E’ BUON PER DIRE…..BUON ONOMASTICO PAPA’ DA TUTTI NOI !!!!! 😀

  2. 45credocosi scrive:

    Grazie, carogne.

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