VIOLATA FORSE UNA NORMA DI COMPORTAMENTO DEL NUOVO CODICE DELLA STRADA A CAUSA DI BUCHE E TOMBINI.

Finalmente una bella giornata, qualche nuvola alta nel cielo, ma bianca quindi nessun pericolo di pioggia come nei giorni scorsi, sembrava di essere tornati indietro nel tempo, in inverno, proprio così perchè anche la temperatura si era abbassata e di notte si dormiva bene con l’aggiunta di una coperta sopra il piumone. Malgrado il bel tempo ero uscito di casa sempre con il giaccone nero pesante, sotto camicia gilet e sciarpa, come il mio solito e così mi avviai verso la piazza principale, la più bella piazza della nostra provincia. Quì si affaccia il palazzo ducale del comune, che costituisce un singolare esempio di integra dimora barocca ben inserita, nel tempo, nel contesto ambientale. All’interno è presente l’arredo originale dell’epoca quasi a rendere noto ed a ricordare il gran fasto delle grandi casate papali della nostra penisola. Tutto è rimasto inalterato, tranne una sala adibita a sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri ove si riunisce periodicamente il Consiglio Comunale.

L’altra parte della piazza, tutta lastricata con piccoli sampietrini ( cubetti di piccole dimensioni di pietra o porfido), con due belle fontane e delimitata dalla chiesa, ai suoi lati due costruzioni un piccolo breve portico ed il palazzo baronale.

Insomma che dire, una bella piazza in stile attraversata dalla strada statale con il suo ordinato traffico automobilistico, è un piacere passeggiare su questo piccolo e scuro pavè, quì si riesce a far spaziare la vista sui boschi delle colline e sul caratteristico centro storico dove decine di piccole dimore si ergono l’una appoggiata all’altra, quasi fosse un corpo unico.

Così mentre ammiravo la bellezza di questa piazza, procedendo a lenti passi mi accorgo di una sagoma di una persona che mi precede lentamente e per quanto gli sono vicino riesco a sentire anche le parole dei discorsi che fà da sè, quella persona sta parlando da sola.

Mi incuriosisco, allungo il passo, la precedo e non faccio a tempo a voltarmi per soddisfare la mia curiosità, che mi sento chiaramente salutare, rispondo e dopo un’attimo riconosco il tipo, un signore poco più giovane di me, che frequentemente incontro nel giardino pubblico, luogo che frequento quando desidero leggere il giornale all’aperto, ma in tranquillità.

Come và, fu il mio saluto e questi, quasi d’un fiato, bene ma torno da un’arrabbiatura che mai avrei immaginato di prendere. . . .tutta colpa del linguaggio usato da una certa burocrazia verso noi cittadini, senza alcuna attenzione per la possibilità di offendere la sensibilità del destinatario della loro comunicazione.

Avevo capito il senso delle parole, ma non riuscivo ad immaginare il fatto che aveva così offeso e procurato tanta rabbia nel mio conoscente; quest’ultimo si accorse dell’interrogativo che mi stavo ponendo, così iniziò a raccontarmi l’episodio.

Ieri il postino mi ha consegnato una raccomandata da parte dell’agenzia incaricata alla riscossione per la nostra provincia di tributi, incuriosito ho aperto subito la busta, dopo aver disimpegnato il postino, e con meraviglia, che si è subito trasformata in risentimento e rabbia insieme, mi è apparsa subito la frase scritta in evidente stampatello bianco su ampio campo nero “Intimazione di pagamento” per versare “Entro cinque giorni dalla notifica di questo avviso” un certo importo e se non dovessi procedere al pagamento nei termini intimati “Procederemo ad esecuzione forzata”.

Insomma si trattava di pagare una sansione elevatami dalla polizia urbana in data 27.05.1999 per la seguente motivazione “circolava non mantenendo il margine destro della carreggiata”.

Inoltre in quell’avviso mi veniva comunicato che tale ammendami era stata notificata in data 14.05.2003, quindi oggi ulteriore notifica con intimazione seguita da avverimento, monito e spauracchio.

Se fosse stata vera la ragione di quanto mi era stato notificato il motivo di quella aggressione scritta riguardava in tutto una somma di euro 107,67. Una cifra modesta per rendere plausibile una simile forma di comunicazione, che ha come significato e sinonimi le seguenti lemma:

 

1 ordinare in modo risoluto e perentorio.
2 rivolgere un’intimazione, ordinare per forza di legge.

3 ordinare con un’avviso formale, ufficiale, inderogabile.

4 intimare in modo reciso e con autorità.

5 sinonimi di “intimare”: imporre, ingiungere, ordinare, esigere, obbligare, pretendere, volere, dettar legge e forse altre simili fastidiose citazioni.

 

seguiti poi da un’altra citazione che sà di minaccia, di duro avvertimento che potesse far sorgere timore nell’animo del destinatario.

Il tutto senza la certezza dell’esattezza e della validità dell’argomento preteso. Altra amara considerazione è stata quella che dalla presunta violazione del 27 maggio 1999 la multa mi è stata presumibilmente notificata in data 14 maggio 2003, quasi quattro anni dopo! Che esempio di efficenza. Quindi debbono trascorrere altri circa cinque anni per rinotificarmi il tutto. Non c’è che dire, tutto come un orologio quasi svizzero.

Ero rimasto rapito dal racconto di quel signore e francamente, vedendo la corrispondenza di cui faceva menzione, mi sono anch’io sentito offeso per la forma usata in quella comunicazione, avrei senz’altro suggerito una forma simile a quelle usate dai vari enti che ci forniscono servizi od energia che comunicano l’importo a loro dovuto, la data entro la quale bisogna provvedere. . . .in caso di colpevole difetto il seguito e le conseguenze le conosciamo tutti. Sì, anch’io ho ritenuto offensiva quella forma di citazione con l’uso del sostantivo “intimazione” verso un cittadino con tanto di nome e cognome, di recapito certo e di una certa età. Una mancanza di buona maniera, di educazione con l’uso di un linguaggio medievale, feudale, da sottoposto.

Allora se tanto mi dà tanto, mi chiedo come si sarebbero rivolte le istituzioni verso quell’ex ministro della sanità che è stato condannato a tre anni di reclusione, con sentenza emessa in una sezione di un tribunale sempre italiano, per un giro di presunte tangenti quindi con una condanna di corruzione ed appropriazione indebita? A tutti risulta che è stato trattato con i guanti bianchi, dai media sembra che non si farà nemmeno un secondo in carcere, mentre sicuramente ricorrerà avverso alla sentenza.

Questo per significare la diversità di trattamento che è in uso in questo paese e che non desidero commentare per iscritto altri fatti simili.

Al cittadino comune non è riservata nemmeno una forma educata e gentile in queste comunicazioni.

Comunque continuò il mio interlocutore, questa mattina mi sono recato negli uffici del comando dei vigili urbani per verificare il verbale dell’infrazione e la firma di chi ha ritirato la prima notifica.

Con meraviglia, dopo una immane fila di persone, sono riuscito a leggere bene il testo del verbale di un vigile urbano che mi ha elevato la contravvenzione in una strada (me la sono ben ricordata) a sei corsie, tre per ogni senso di marcia ed i due sensi divisi da barriere, con un lungo tratto dissestato con profonde buche e tombini ed il vigile, presumibilmente in auto dietro di me, non ha creduto giusto fermarmi per contestarmi de visu il fatto (!). La circostanza è avvenuta alle ore 15.00 quando quella via, nel senso della mia percorrenza ed alla giusta andatura (se no mi avrebbe multato per velocità oltre il limite consentito), è scarsamente trafficata. C’è da dire inoltre che su quella strada non ho mai notato pattuglie di vigili urbani ferme per il controllo del traffico, per questo sono certo che mi seguiva e che anche il loro veicolo procedeva oltre l’asfalto dissestato, con la giusta segnalazione ottica, come nel mio caso. Quì non capisco la ragione per la quale non sono stato fermato per contestarmi l’eventuale violazione, con la semplice esposizione della paletta in loro dotazione.

Oltre a quanto sopra, mi resi conto che la prima notifica fu ritirata con la firma non mia, forse un’altro inquilino dello stabile o del portiere, ma questo atto non mi fù certamente consegnato, l’avrei certamente pagato a quei tempi perchè la mia salute allora non mi avrebbe permesso una così faticosa trasferta per giustamente ricorrere avverso a quel verbale.

L’addetta allo sportello non era generosa di spiegazioni o di suggerimenti da darmi, era la prima volta che mi accadeva un simile fatto. Alla fine dopo un cinque minuti di delucidazioni, mi invitò a fare ricorso al giudice di pace dello stesso comune della circostanza. . . .e così feci. Mi recai presso la sede dell’ufficio del giudice di pace, un luogo così affollato non l’avevo mai visto, e dopo qualche reclamo ad alta voce riuscì ad impossessarmi del modello prestampato per redigere il ricorso.

Non è stata un’impresa facile riuscire a scrivere il ricorso, infatti mancavano sedie, tavoli e qualsiasi piano d’appoggio, seppure di fortuna, per procedere alla compilazione del modello.

Una volta fatto questo, subito fuori dal palazzo per fare una quindicina di fotocopie (!) e quindi precipitarsi in un altro palazzo attiguo dove era prevista la consegna di tali atti.

Insomma, sono riuscito ad uscire dalla sede del giudice di pace, dopo ben tre ore abbondanti fra strilla e spinte in mezzo ad una folla di avvocati e sfigati.

Il giudice di pace, tramite la sua segreteria, mi comunicherà fra sei mesi il giorno del dibattimento. . . .e lì c’è da sperare che capisca la dinamica di tutta la situazione per sospendere ed annullare questa ingiusta sansione, così malamente comunicatemi.

Certo non sono pochi sei mesi di tempo, se non oltre, per discutere di un atto così semplice.

Il signore terminò il racconto e rivolse a me lo sguardo, non seppi resistere e gli offersi ogni ragione per sentirsi offeso, ma che fare in una società così sbilanciata dove il disagio del singolo è replicato in tutta la comunità per un difetto culturale, dove non sembrà più che sia la ragione ed il buon senso a regolare i rapporti fra noi cittadini e fra istituzioni e cittadini stessi. Bisogna sopprimere quel senso di ribellione che ci invade per le scarse attenzioni, per la mancata considerazione e per l’assenza di buona educazione da parte di talune istituzioni, sia pubbliche che private.

Comunque lo invitai a prendere un aperitivo per almeno augurarci il buon fine del suo ricorso. Non si è mai certi di nulla oggi, nemmeno quando si crede di aver ragione.

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