Una nuova, ma triste farsa in nome della trasparenza.

Sono stato costretto a stringere le labbra ed a fermare la mano per evitare di commentare “a caldo” la bravata di un deputato con adeguata responsabilità, che si suppone abbia autorizzato l’ Agenzia delle entrate a diffondere on-line il voluminossissimo elenco dei redditi relativi all’anno 2005 di tutti noi italiani. Questo inaspettato exploit è stata commesso in nome della trasparenza, della democrazia e dalla supposta dichiarata volontà di emulare buona parte degli altri stati nel nostro mondo. Quest’ultima intenzione non corrisponde al vero, perchè negli stati dove è permesso consulare i redditi degli “altri” questo avviene con la chiara tracciabilità e la dovuta registrazione dei dati di chi desidera avere accesso a queste notizie ed il tutto avviene inoltre nel rispetto della dovuta e prevista privacy.

Insomma questa bufera del travaso di tutti i redditi degli italiani nel sito dell’Agenzia delle entrate ha scatenato ed acceso un immediato voyerismo telematico tanto da riuscire a mandare in panne il suddetto sito in Internet per le eccessive richieste di visure cliccate.

Un’iniziativa che ha avuto l’effetto di un fulmine a ciel sereno, di una bomba super megatonata che tanto assomiglia ad un voluto provvedimento non certo verso l’assolvimento di una dovuta trasparenza o verso l’impegno per scoraggiare eventuali tentate evasioni fiscali.

A me è parsa un’iniziativa arbitraria al limite della comprensione anche perchè il signore od i signori di così alto ingegno non si sono mai preoccupati di avviare dibattiti parlamentari o pubblici per anticipare ed eventualmente informare la cittadinanza della possibile e prossima pubblicazione dei suoi redditidi. Nessuno sapeva nulla, sono tutti caduti dal cielo, compresi sindacati, associazioni, personale dipendente del Ministero delle Finanze e dell’Agenzia delle entrate, deputati e tanto meno noi persone della strada e ciò fa supporre ad un voluto ed inopportuno “dispettuccio” di fine legislatura per il prossimo personale previsto allontanamento dal ponte di “comando”.

Un comportamento incomprensibile, privo di ogni valore aggiunto alla trasparenza e ad una maggiore utilità in quanto i dati dei redditi erano già soggetti alla possibilità di consultazione presso gli uffici preposti.

Intravedo in questa marziana iniziativa molti elementi negativi, fra i quali:

– l’immagine vessatoria dello stato sul cittadino in materia fiscale,

– l’aver offerto a malintenzionati la possibilità di poter far uso personale dei dati visionati per voler probabilmente nuocere al titolare del reddito,

– l’aver probabilmente messo a disposizione della malavita notizie sulla situazione economica e relativa residenza di persone offendibili a colpo sicuro,

– l’aver incentivato l’ingiusto desiderio di evadere il fisco per celare a terzi i loro redditi,

– l’aver concesso la possibilità di capire se un dichiarante ha abbattuto i suoi redditi con la deduzione di spese mediche per la propria salute tanto da potergli causare anche una mancata assunzione,

– l’aver creato forse le condizioni tecniche affinchè i redditi degli italiani siano catturati da qualche motore di ricerca in Internet e trascinati per tutta la rete mondiale,

– l’aver gravemente mancato di rispetto verso i contribuenti per averli tenuto all’oscuro di questo inopportuno programma di inserire in rete i loro redditi,

– l’aver creato ulteriori presupposti per alimentare malumore, antagonismo e malanimo fra persone di diverse condizioni.

Alla notizia di poter curiosare l’ammontare dei redditi di altri connazionali, non ho fatto nulla, non sono andato nel sito indicato per visionare senza fondato motivo le caratteristche fiscali di caio o sempronio, mi è bastato pensare ai fatti miei, alla mia pensione, ai miei impegni ancora in essere per aiutare i miei figli ed alle esose spese fisse correnti per sopavvivere in questa società che sembra condannata a vivere un eterno medioevo, una eterna atmosfera da inquisizione con tutti i suoi terribili meccanismi sociali.

Se è vero che si vuole crescere nella generale trasparenza di una vera democratica è necessario che vengano riattivati quei meccanismi di una politica che adotti il dialogo come mezzo che permetta una sana comprensione del programma organizzativo che si desidera perseguire nel rispetto, nella considerazione di tutti per adivenire a processi socio-politici-economici chiari e condivisi.

Immagine senza molti dubbi chi può essere stato l’autore di questo archimedico bliz fiscale e bene ha fatto il Garante della Privacy a stoppare questo offensivo guazzabuglio, ordito nel mal compreso significato del termine “trasparenza”, che certamente non possiede tutti i requisiti costituzionali e normativi. Se vogliono procedere alla pubblicazione dei redditi di noi italiani, prima si proceda per una chiara informativa e quindi si forniscano questi dati agli uffici preposti ai tributi di tutti i comuni con la possibilità di far visionare questi dati con semplice richiesta scritta, motivata e corredata di tutti i dati del richiedente e non affidare notizie così particolari, che facilmente possono indirettamente fornire dati personali sensibili protetti dalla più rigorosa e giusta privacy, nel web come dire nel mondo, le nostre cose che rimangano almeno entro i confini nostra Italia.

Comunque mi auguro un prossimo serio dibattito politico seguito da un referendum popolare al riguardo, per definire le modalità di questa delicata pubblicazione.

 

 

 

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