Una mattinata trascorsa all’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Roma 1 – che dire? Un’avventura. . e tanta pazienza!

maggio 14, 2008

Un trillo di campanello, aperta la porta e mi trovo davanti un mio caro vecchio amico. Come stai, come non stai e via dicendo sin quando il conoscente mi chiede la cortesia di accompagnarlo in città presso l’Agenzia delle Entrate per verificare l’esattezza di una cartella esattoriale appena recapitatagli. Sai – mi disse – non mi fido di andare da solo in macchina dopo quello che mi è capitato qualche anno fà e che mi ha costretto prudentemente di andare in quiescenza. Stò bene, ma sai la prudenza non è mai troppa ed io oggi non mi sento proprio al cento per cento, quindi se sei libero e se vuoi, accompagnami in quest’ufficio dell’erario, perchè sono sicuro che hanno sbagliato a calcolarmi l’imposta.

Bè, ho accettato e dopo un’oretta e mezza di macchina eravamo giunti davanti al numero civico del fatitico ufficio. Dalla sua porta a vetri debordavano un gran numero di persone e questo fatto ci fece immaginare e rassegnare per una lunga attesa, l’ufficio era senz’altro gremito di contribuenti. . . . . .così parcheggiata fortunatamente la macchina, siamo entrati e subito procurato il numero d’ordine per l’attesa: nr. AC – 0035 cartelle relative alla liquidazione delle dichiarazioni 14/05/2008 -10:27.

Le due sale d’attesa erano gremite di persone, tutte con un gruppo di fogli stretti nelle mani e con gli occhi puntati sul display, per vedere lo scorrere dei numeri e delle sigle, nella speranza di una prossima chiamata del loro numero.

L’ambiente era abbastanza ampio, ma mancava l’aria, l’ossigeno per quanta gente era presente ed in attesa, la maggioranza di loro lamentava le eccessive pretese dell’erario, altri erano stufi di questo continuo pagar tasse e della forma intimidatoria con la quale si reclamava l’esazione. Insomma eravamo una massa di sfigati in attesa del giudizio finale, di quanto dovevamo privarci per saldare quel ruolo ed entro quanto tempo dovevamo provvedere per evitare sansioni pecuniarie, esecuzioni forzate o il fermo amministrativo di beni mobili registrat(ad es. automobili), all’ipoteca sugli immobili di personale proprietà e all’acquisizione dei nostri crediti presso eventuali nostri debitori (ad es. stipendi – saldi attivi in c/c e/o pensioni ecc.).

Certo parlando con il mio amico convenni che le opzioni che ricorrevano nel caso di mancato pagamento erano eccessive ed i toni di un inequivocabile taglio intimidatorio. . . . .un fuori misura eccessivo per un’istituzione che so rivolge a qualche cittadino per reclamare un pagamento di una o più tasse. No! Non mi piaceva questo tono. . . .allora pensammo come si dovrebbe comportare un’istituzione verso un suo membro che non è riuscito a realizzare quanto avrebbe dovuto se non la capacità di mal utilizzare il pubblico denaro come spesso i media ci rendicontano sotto dei titoli da infarto come, per citarne uno a caso per esempio, “Rubano ecco le prove” (art. di Gianluigi Paragone su Libero). A questi personaggi da Striscia la Notizia cosa drovrebbero intimare. . . .in genere tutto finisce a tarallucci e vino mentre per noi cittadini si apre l’inferno se non paghiamo o ci sfugge di versare anche un solo euro di tassa.

Un clima strano, tutto fuori misura ed incoerente. . . . .ma quanto durerà?

Così, dopo aver percorso chilometri in quelle sale di attesa e dopo aver fumato almeno cinque o sei sigarette fuori dalla porta, finalmente giunse il momento del mio amico, sul display il numero AC – 0035 era chiaramente invitato a recarsi nella postazione nr. 10.

Il mio amico in un paio di minuti raggiunse la postazione e la signorina iniziò ad esaminare la sua posizione deducendo dati dalla cartella esattoriale ed impostandoli nel p.c..

Dopo una decina di scrupolose occhiate sul video, la signorina della postazione comunicò al mio amico che sicuramente era errato l’addebito per interessi di ritardato pagamento, in quanto non risultava inviata la comunicazione bonaria del ruolo. A quel punto sembrò tutto terminato, ma non fù così, infatti un signore che stava silenziosamente seguendo l’operato della signorina, bloccò tutto e chiese di far verificare se la richiesta bonaria di pagamento fosse stata notificata, non ritirata e quindi tornata indietro al mittente Ente esattore. Ci gurdammo tutti un pò stupiti perchè quella richiesta stava mettendo in dubbio la dichiarazione resa dal mio amico contribuente di non aver mai ricevuto nulla a quel riguardo.

Un senso di ribellione misto a malanimo ci fece arrossire il volto mentre le vene si stavano irrimediabilmente ingrossando per la forte contrarietà a quell’affronto, a quella forma meschina di non credere mai alle dichiarazioni degli onesti cittadini. . . . i nomi dei disonesti li conosciamo quasi tutti grazie ai media….ma a questi non fanno nulla, anzi…..

Comunque quel signore che è intervenuto così a gamba tesa, era un capo area di quel servizio, fece chiamare un’anziana collega alla quale chiese di verificare se nei faldoni dell’archivio fosse conservata la prima eventuale richiesta bonaria di pagamento tributi.

Dopo una ventina di minuti di attente ricerche, venne appurato che al mio conoscente non era mai stata inviata alcuna comunicazione a quel riguardo e che quindi la richiesta sansione pecuniaria era errata, o meglio non doveva essere formulata.

A quel punto il mio amico chiese che per quel chiaro disguido gli venisse subito disposto lo sgravio delle somme non dovute. La risposta dell’autoritario capo area fu perentoria: No! prima vada a pagare l’imposta dovuta presso lo sportello dell’Agente della Riscossione di questa provincia, quindi torni da noi con la ricevuta e noi solo in quel momento potremmo procedere allo sgravio.

Non stavo nella pelle, avrei voluto intervenire. . . . .ma il mio amico mi dissuase e chiese al giovane rampante capo area se ci fosse stato un altro modo per risolvere quella situazione, in conseguenza del fatto che egli non stava bene in salute ed abitava in un comune distante una quarantina di chilometri.

Non ci fù niente da fare, pagare prima in uno sportello situato ad una decina di chilometri da quell’ufficio, quindi ritornare con la quietanza, rifare la fila di circa due/tre ore, rispiegare il tutto al nuovo impiegato e quindi forse finalmente sgravio. . . .il mio amico fece l’errore di richiedere una procedura più consona alla sua situazione. . . .mi faccia un’istanza ed io dopo le risponderò, fù la risposta arrogante.

Io già tremavo dal nervoso e stavo per provvedere a tacitare tanta incomprensione ed indisponibilità, quando con un balzo chiesi dove avrei trovato il direttore responsabile di quell’ufficio per riassumergli quell’indegno accaduto. Tanto fecero che non riuscì a parlare con il direttore, ma dalla responsabile di quel mal assortito team ebbi un’ottimo suggerimento per aiutare il mio amico a provvedere facilmente quel semplice residuo pagamento di imposta e seguì un “ci comprenda siamo sotto pressione”.

Francamente non ho notato nessum impiegato così sotto pressione da abbandonare le buone maniere, comunque ero contento di aver contribuito a risolvere quel piccolo problema al mio stanco amico.

Sulla strada del ritorno mi venne in mente il gran progetto di un nuovo ministro di voler procedere alla digitalizzazione burocratica con il conseguente augurato azzeramento dell’uso della carta, tanto da riuscire a pubblicare anche le pagelle scolastiche in internet.

Certo avrei preferito che venisse scelta come altra priorità quella di organizzare meglio gli uffici finanziari, sia nel funzionamento che nel generale bon ton, quindi in seguito mi sarei preoccupato di riuscire a far leggere le pagelle scolastiche tramite internet, con la felicità dei tanti genitori e persone che dovranno scucire almeno cinquecento euro per dotarsi di un ormai necessario computer.

 

Annunci

maggio 14, 2008


Excess is bad (reflections and suggestions).

maggio 14, 2008

La moda è sempre stata la complice nel realizzare accessori ed abiti in linea con le tentazioni dei tempi in cui si vive, per soddisfare il desiderio di essere notate, di essere ingenuamente spregiudicate e trasgressive. Ormai le caratteristiche della propria vera personalità sembrano non interessare più nessuno, così qualcuna si cuce addosso una seconda pelle, un’abito, un’acconciatura tale da non rischiare di passare inosservata.

Però c’è da rilevare che non esiste più il desiderio di unicità, ma ci si acconcia tutte quasi allo stesso modo, così pure i maschi, i ragazzi, si vive una moda da branco, da gruppo.

I media, quotidiani, riviste e tv abbondano di modelli di moda glamour, un nutrito numero di imbellettate ragazze tutte aspiranti veline, show girl sempre pronte a diffondere le loro non più misteriose forme. Ormai la parola d’ordine per essere “in” è mostrarsi quanto più possibile per accendere la curiosa bramosia di chi non ha ancora smarrito la voglia di ammirare queste deliziose immagini di teen ager ed over lolite in abbigliamento quasi hard.

Ed ora che siamo prossimi ad una nuova estate, che tutti desideriamo ben calda, saremo assaliti dall’ultima moda brasiliana che (s)vestirà le giovani donne con il nuovo tanga jeans a vista dai pantaloni, con super vita bassa. La bellezza moderna è ormai direttamente proporziale alla superfice del corpo lasciato scoperto e disponibile alla pubblica ammirazione, così molte ragazze incedono sicure con gli occhi ben mobili per scrutare il livello di gradimento della propria persona. Al tempo di Giovanni Pascoli la gente per essere ammirata indossava il vestito più nuovo, oggi invece ci si spoglia per essere certe di piacere almeno allo sguardo altrui.

Dunque care spregiudicate e coraggiose amiche vi mostro la moda esasperata di questa estate, così come viene mostrata in Brasile. . . . .ma vi raccomando buon senso e vi ricordo che il troppo stroppia o storpia ed inoltre non bisogna sottovalutare quel soffio di follia che stà attraversando il nostro mondo alimentando le varie cronache dei media con resoconti di terribili epiloghi di storie, forse vissute con superficiale incoscienza, senza la dovuta prudenza e prive della giusta valutazione delle compagnie alle quali viene concessa amicizia, confidenza e fiducia.

Quello che meraviglia è il fatto che l’esperienza di vita delle rispettive famiglie, unite agli insegnamenti dei vari docenti, non sembra essere sufficiente a prevenire ed a proteggere alcune giovani da terribili episodi. Forse nella nostra comunità è carente la giusta comunicazione, così una pessima influenza supera e rende indeguata ogni forma di educazione nella considerazione dei valori essenziali per vivere la propria esuberante giovinezza nella protezione del buon senso.