Assenteismo, Fannulloni, Spesa Pubblica fra parziali verità, dubbi e sospetti per un’esagerata crociata.

Non ho mai pensato di usare il blog concessomi come una clava, botte quà e là, ma a volte avvenimenti e frasi colti nel quotidiano impongono una riflessione, un’analisi semplice dei fatti per tentare di scorgere, di capire il motivo mandante delle tante irrazionalità che rovinano, che minano la tranquilla e fiduciosa convivenza e compromettendo quel senso di fiducia e simpatia, che dovrebbe caratterizzare ogni comune dialogo e comportamento.

Certe riflessioni non sono mosse da un’inutile buonismo del tipo “volemose tutti bene” per giustificare ogni anomalia sociale ed ogni buon proposito nella organizzazione civile e poi disatteso nelle azioni di realizzazione. Sarò più esplicito e per esserlo inizio riportando l’articolo apparso il 24 agosto del 2006 sul Corriere della Sera a firma del professore Ichino:

 

 

<

Diario minimo DEL LAVORO

 

Diario minimo *** SPESA PUBBLICA Ma lo Stato tagli sui fannulloni Il governo sta spremendosi le meningi per trovare misure di riduzione della spesa e aumento dell’ efficienza dell’ amministrazione pubblica. Qualcuno propone di prepensionare gli impiegati più anziani; perché, invece, nessuno propone di liberare gli uffici dai fannulloni, che nel settore privato sarebbero già stati licenziati da un pezzo? È certo che la maggior parte degli esperti la considererà una proposta provocatoria, adatta soltanto a un discorso da bar o da ombrellone; ma non è altrettanto certo che, se sottoposta a referendum popolare, essa non verrebbe approvata a larga maggioranza.Negli articoli precedenti abbiamo discusso di alcuni modi e di alcuni eccessi con cui l’ impresa privata cerca di sollecitare l’ impegno dei dipendenti a un rendimento superiore al limite – davvero molto basso – dello «scarso rendimento», al di sotto del quale il sistema del diritto del lavoro e il sindacato consentono effettivamente il licenziamento del lavoratore inefficiente, nel settore privato. Nel settore pubblico di fatto non esiste neppure quel limite minimo di rendimento. Oggi sono disponibili tecniche sofisticate per la misurazione della produttività delle strutture e dei singoli anche in questo settore; ma i repertori di giurisprudenza ci informano che, nelle amministrazioni pubbliche, per essere licenziati non basta l’ inutilità totale della prestazione, o un’ efficienza pari a zero: occorre aver fatto danni gravissimi – per esempio aver sparato al proprio capoufficio, o essere scappato con la cassa – ed essere stato per questo condannato a molti anni di reclusione. Altrimenti, vige di fatto una regola di inamovibilità pressoché assoluta. Le nostre amministrazioni pubbliche stanno in piedi perché c’ è una parte cospicua dei loro dipendenti che ama il proprio lavoro e supplisce con la dedizione personale a infinite carenze strutturali e organizzative, senza per questo ricevere una lira in più del magro stipendio uguale per tutti. Poi c’ è un’ altra parte che gioca al ribasso, ma si impegna pur sempre a garantire un minimo di efficienza e di utilità effettiva della prestazione, riconosciuto come irrinunciabile. Infine ci sono, protervi, i nullafacenti: quelli che vengono al lavoro solo quando fa loro comodo, o non ci vengono proprio perché ne hanno un altro, in nero, molto più redditizio; e quando vengono, lavorano così poco e male che non si può affidar loro nulla di importante. Gli appartenenti a quest’ ultima categoria sono, in genere, una piccola minoranza; ma è raro che una struttura pubblica ne sia del tutto priva. Ecco dunque la proposta, «politicamente scorretta» ma niente affatto irragionevole: una nuova legge dispone che, stante la necessità ineludibile di ridurre la spesa pubblica senza ridurre l’ efficienza delle strutture, ogni anno per i prossimi tre ciascuna amministrazione potrà licenziare un proprio dipendente ogni cento, individuato da un apposito organismo indipendente di valutazione secondo i due criteri oggettivi del minimo rendimento e della massima inutilità della prestazione lavorativa. La stessa legge, ovviamente, predispone un congruo trattamento di disoccupazione e le altre forme opportune di assistenza intensiva per chi in tal modo perderà lo stipendio; prevede inoltre che al posto di ogni licenziato potrà essere inserito in ruolo un lavoratore precario meritevole, tra quelli utilizzati per anni dalla stessa amministrazione (si calcola che nel settore pubblico ci sia almeno mezzo milione di giovani in questa condizione, esclusi finora dal lavoro stabile soltanto in omaggio al divieto di nuove assunzioni e all’ inamovibilità dei nullafacenti). Si obietterà che il lavoratore può essere del tutto inutile, ma non per colpa sua, bensì per colpa di circostanze avverse, o di cattiva organizzazione. È vero. Ma nel settore privato per questo si perde il posto, anche senza averne colpa; mentre nel settore pubblico proprio il fatto che finora questo non sia avvenuto (o sia avvenuto ancora troppo poco, dove le leggi Bassanini della XIII legislatura hanno incominciato a essere applicate) ha consentito una quasi totale deresponsabilizzazione, dai livelli più alti ai più bassi. Occorre, con urgenza, voltare pagina. Si obietterà, ancora, che l’ organismo di valutazione può sbagliare nella scelta dell’ impiegato da licenziare. Aggiungiamo, allora, nella nuova legge questa disposizione: il lavoratore che impugnerà il licenziamento avrà l’ onere di indicare e chiamare in causa un collega ancora più inefficiente e la cui prestazione sia ancora più inutile; il giudice investito della controversia potrà annullare il primo licenziamento solo accertando contestualmente la licenziabilità di quest’ altro dipendente. Contro una legge di questo genere – è ovvio – i sindacalisti farebbero le barricate, «in difesa dei lavoratori più deboli». Essi però dovrebbero indicare in quale altro modo si possa superare la situazione attuale di deresponsabilizzazione del settore dell’ impiego pubblico, di cui si è detto. I sindacalisti dovrebbero inoltre spiegare perché sia giusto continuare a preferire quel 2 o 3 per cento di nullafacenti di ruolo ai tanti giovani bravissimi e indispensabili che oggi sono relegati da anni ai margini, come «precari permanenti»: altrimenti tutti i loro discorsi sulla lotta al precariato appariranno ipocriti. Quanto ai nullafacenti, per definizione essi non sono veri lavoratori: sono dei titolari di rendita; la vera ingiustizia è che, nel settore pubblico, essi possano rimanere tali fino alla non meritata pensione. Pietro Ichino (4 – fine Gli articoli precedenti sono stati pubblicati il 17, 19 e 22 agosto) 1,1 milioni di occupati, circa un terzo del totale, lavorano nella scuola e nella formazione non accademica. L’ altra grande categoria di dipendenti pubblici sono i 687 mila occupati nel Servizio sanitario nazionale 597 mila occupati, 284 mila donne e 313 mila uomini, lavorano tra autonomie locali e Regioni, 325 mila nei corpi di polizia, 196 mila in ministeri e agenzie, 133 mila nelle forze armate e 111 mila nelle università 500 mila circa sono stimati i collaboratori autonomi continuativi sostanzialmente alle dipendenze di enti pubblici, che non possono essere immessi in ruolo per il blocco delle assunzioni: ad essi non si applicano le restrizioni della legge Biagi 3,4 milioni è il numero dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato in Italia secondo gli ultimi calcoli disponibili della Ragioneria generale dello Stato. La quasi totalità, oltre il 95%, lavora a tempo pieno Dipendenti pubblici «nullafacenti», i tagli possono cominciare da qui Un organo indipendente per individuare ogni anno l’ 1% non produttivo

Ichino Pietro>>

 

Questo perchè un neo ministro dell’attuale nuovo Esecutivo sembra aver iniziato una crociata contro i così definiti “fannulloni” della pubblica amministrazione rei di una smisurata ed ingiustificata spesa pubblica.

Oltre all’articolo sopra riportato, il zelante ministro dovrebbe anche prendere in esame quanto ha riportato il quotidiano Il Sole 24 Ore, sempre sull’argomento argomento dell’assenteismo, in una sua indagine pubblicata e reperibile seguendo il seguente link:

 

 

 

 

http://www.ilsole24ore.com/includes2007/speciali/tools/assenteismo-parlamentare/assenteismo-parlamentare.shtmI

 

Nella prima parte di questo articolo è anche evidenziato dove cliccare per conoscere il profilo di quel manager secondo Wikipedia.

 

 

 

Titolato:

“L’attività parlamentare – L’Assenteismo degli eletti –

Le classifiche con i dati delle presenze / assenze al voto dei parlamentari, suddivisi per regione di elezione.

Inoltre suggerirei di leggere la risposta del già ministro Ferrero a Montezemolo sullo scandalo dell’assenteismo nella pubblica amministrazione, che copio/incollo dal blog Cani Sciolti (libera informazione):

<<Ferrero a

Montezemolo: Lo scandalo non è

l’assenteismo nella pubblica amministrazione ma gli stipendi d’oro dei manager

 

”Il presidente della Confindustria, Montezemolo, si scandalizza per i tassi di assenteismo nella pubblica amministrazione. Montezemolo dimentica pero’ due piccoli particolari: 1) lo stipendio medio dei lavoratori italiani di aggira intorno a 1.300 euro al mese; 2) lo stipendio dei manager e’ in crescita esponenziale e scandalosa”. E’ quanto si legge in una dichiarazione del Ministro della Solidarieta’ Sociale Paolo Ferrero.

Sul primo punto il ministro precisa ”che i redditi italiani sono i piu’ bassi d’Europa. In Italia si guadagna poco se si lavora con contratti standard. Il 68% dei lavoratori vive con meno di 1.300 euro la mese, il 35% non arriva a 1.000. Sul secondo punto, parlare di crescita e’ un eufemismo. Gli stipendi dei manager non conoscono limiti. Tre soli esempi: Giancarlo Cimoli, alla guida dell’Alitalia, notoriamente sull’orlo del baratro, nel 2005 ha guadagnato due milioni e 791mila euro, esattamente quanto 210 dipendenti con contratto di lavoro standard. Nel 2006 Marco Tronchetti Provera, si e’ ritoccato lo stipendio del 36% superando gli 8 milioni di euro (sommando anche quello che ha in Pirelli). Un premio per un’azienda, la Telecom, che in cinque anni ha dimezzato il suo valore in Borsa. Infine, lo stesso Luca Cordero di Montezemolo nel 2005 si e’ messo in tasca oltre sette milioni di euro tra lo stipendio della Fiat e quello percepito alla Ferrari.
”Dinanzi a questi dati – conclude il ministro Ferrero – il vero scandalo non risiede nell’assenteismo dei lavoratori ma nell’abnorme differenza di retribuzione tra dirigenti e dipendenti; differenza che nel giro di pochi anni e’ diventata scandalosa e intollerabile e di cui lo stipendio di Montezemolo e’ un vero e proprio monumento”. – 04 dicembre 2007 >>.

Se si consultasse anche quanto riportato da Panorama.it Economia del 13.04.2007 15:30 di Daniele Martini seguendo questo link:

 

http://blog.panorama.it/economia/2007/04/13/altro-che-freccia-alata-per-cimoli-neanche-lulisse-dellalitalia/

 

Oggi sul quotidiano Libero news è riportato un editoriale di Vittorio Feltri, cosi titolato e del quale copio/incollo una parte:

Partiti Slot-Machine

 

Il titolo di oggi sorprenderà molti lettori. Intendiamoci, è noto che il finanziamento pubblico dei partiti, nonostante fosse stato abolito con un referendum, in realtà non è mai cessato. Perché i politici non sono ladri (non hanno bisogno di esserlo) ma hanno legalizzato il furto che commettono direi voluttuosamente. Come? Cambiando un paio di parole: anziché “finanziamento pubblico”, la slot-machine è stata denominata “rimborso elettorale”. La legge è a posto, il portafogli pure, e della coscienza chissenefrega. L’articolo di Willer Bordon (a pagina 2), ex membro del Senato eletto nelle liste della fu Margherita, è di una chiarezza cristallina e spiega alla perfezione i meccanismi in base ai quali avvengono le generose elargizioni. (continua…nel quotidiano)

Quanto sopra riportato perchè penso che pochi possano così dettagliatamente documentarsi delle circostanze che determinano un eccessivo debordo della spesa pubblica, che secondo quanto si è appreso e si continua ad apprendere dai vari strumenti della pubblica informazione il nostro Pil non è schiacciato verso bassi valori dai soli eventuali impiegati “fannulloni”, come è semplice comprendere anche la spesa pubblica non è straripante ed irrefrenabile a causa di queste eventuali presenze non produttive e se effettivamente queste esistono, si dovrebbe analizzare la filiera di quella organizzazione per trovarne le cause o le carenze che determinano questi fenomeni.

Le eccessive spese pubbliche sono determinate da vari fattori come per esempio, penso,:

– dai disavanzi nella Sanità, generati da molte cause ed alcune di queste apparse più volte nelle nostre cronache,

– dai costi per approvvigionarsi di energia, anche quì molte sono le motivazioni,

– dal mancato rilancio dei consumi che tolgono ossigeno alla finanza pubblica,

– dal pagamento degli interessi passivi del gigantesco debito pubblico,

– da enormi sprechi in inutili faraonici investimenti, i media né fanno spesso menzione nelle loro rubriche,

– da un’obsoleta organizzazione dello Stato,

– da igiustificati faraonici appannaggi e liquidazioni elargiti a noti personaggi per le loro prestazioni.

L’elenco delle cause, che determinano la continua esagerata spesa pubblica, sono molte e riconducilibili per lo più delle volte ad errati modelli di organizzazioni, forse non coerenti con la situazione generale attuale, pertanto penso che un ministro o un qualsiasi esperto del mondo del lavoro non deve considerare come unico obiettivo l’eventuale “stanamento” di unità “fannullone”, ma deve scoprire le cause che permettono eventualmente questo probabile stato di fatto, che se esiste deve essere molto circoscritto.

E’ giusto che ognuno di noi rispetti il proprio contratto di lavoro è indiscusso, ma è anche vero che la Comunità organizzata in Stato si deve preoccupare anche dei giusti redditi dei lavoratori e di fornire delle vere eccellenze nell’organizzazione e quindi nella realizzazione e nell’efficenza del pubblico impiego.

Quindi auspico che venga svolta una giusta analisi a 360° per risolvere il gravoso problema della spesa pubblica, prima che il tutto si tramuti in una esasperata caccia al fannullone, che poi, in fin dei conti, non esiste come fenomeno allargato e così incidente.

 

Annunci

One Response to Assenteismo, Fannulloni, Spesa Pubblica fra parziali verità, dubbi e sospetti per un’esagerata crociata.

  1. franco51 ha detto:

    Caro Amcio,

    encomiabile il tuo contributo volto a seminare una possibile inversione di tendenza su talune abitudini dell’italica gente o almeno di una minoranza di essa.Certo qualcuno deve dare l’avvio e ci siaspetterebbe che fosse proprio il governo e le istituzioni a dare in primis in contributo di esempio tale da indurre quanto meno a meditare sul valore etico
    e assoluto per la collettività di certi modelli comportamentali.
    Non solo predicare quindi dall’alto bene, ma razzolare nella stessa identica misura

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: