Stracciarolo. . . robi vecchi!

Grosso modo questo era l’annuncio strillato che saliva dalla strada sino alle finestre di casa e noi, ragazzini, ci affaccievamo incuriositi per guardare chi era a strillare così forte. Di certo era il solito vecchio Carletto, il rigattiere di quel quartiere di periferia, che, sospingendo la sua vecchia arruginita e grande bicicletta a tre ruore con pianale anteriore, faceva il solito giro alla ricerca di “robi vecchia” come stracci, vecchi abiti e lenzuoli, bottiglie e contenitori di vetro o plastica, di rottami di rame zinco ferro od ottone, carta e cartone.

Era l’epoca in cui ancora non esisteva la paghetta settimanale e noi ragazzi aspettavamo con ansia il momento che il sor Carletto passava sotto casa con il suo triciclo, perchè era il momento di scendere velocemente in strada e consegnargli tutte le bottiglie carta e cartoni in cambio di qualche lira per poi spenderla dal “Roscio” per un pò di lacci di liquerizia, di pescetti (sempre di liquerizia), di mostaccioli e con quello che ci avanzava, se ci avanzava, per andare al cinema davanti casa o al cinema parrocchiale.

Insomma era una festa quando passava lo stracciarolo, questo era la nostra fonte di guadagno, forse i genitori lo sapevano, ma facevano finta di non accorgersi di nulla, anche questo aspetto della nostra vita faceva probabilmente parte dell’educazione per accrescere e sviluppare il nostro spirito d’iniziativa e di futura indipendenza nell’arte di arraggiarsi. Questo aspetto mi è sempre rimasto un mistero, ma funzionava.

All’epoca dei fatti di cui stò facendo cenno, nessuno ancora discuteva di ambiente, di ecologia, di raccolta differenziata dei rifiuti e di ecosistemi con i loro equilibri, erano argomenti sconosciuti e non esistevano motivi per i quali, almeno credo, qualcuno sentisse la necessità di argomentare in tale senso. La povertà generalizzata, la cultura scolastica e sociale quasi omogenea delle persone, la visibile apparteneza a simili strati sociali e la forse inconsapevole necessità di vivere in una comunità con nuovo auspicato benessere standardizzando comportamenti naturali di grandi e piccoli partecipanti a quella società priva di arroganza e di vergogna negli atti semplici e comuni di vita, come quello di vendere tutto ciò di vecchio ed inutile che era ancora dentro casa. Oggi sarebbe deriso quell’adulto o quel ragazzo che andasse a vendere stracci, bottigie e carta dal rigattiere, oggi si ha il culto dell’ostentata bugiarda ricchezza contrapposta a quella vera e sprecona.

All’epoca dello stacciarolo, o più correttamente dello staccivendolo o rigattiere, si andava a comprare il latte dal “lattaio” restituendo la bottiglia vuota e pulita del giorno prima, oggi invece, per non sò quale motivo di economia aziendale, si acquista il latte sempre in una nuova confezione, quella del giorno prima và regolarmente ad aumentare il volume della nostra spazzatura e così via per tutti gli altri possibili imballi.

A quei tempi si andava a fare la spesa con la propria borsa per la spesa, oggi si và al mercato o in un supermercato a mani vuote perchè i generi acquistati li porteremo a casa nostra dentro le migliaia di buste di plastica, che ci fanno pure pagare e che sono indeteriorabili, quindi partecipano seriamente all’odierno inquinamento.

Negli anni della mia infanzia buona parte di ciò che non si usava più veniva commercializzato, infatti erano frequenti nei quartieri periferici le botteghe dei rigattieri ben colme di colline di bottiglie, di rottami di ogni tipo di metallico e di stracci, che questi poi vendeva alla nascente industria dell’epoca, che riutilizzava nel proprio ciclo produttivo. Ecco la lezione del necessario, giusto e naturale ricliclaggio realizzata dalla povera gente di quel tempo da riprendere come punto di riferimento nella nostra cultura sociale, legata a modi semplici, essenziali ed utili, basta con i negativi attuali correttivi consumistici così diffusi da una stolta pubblicità che si fà solo portatrice di ideali ad interessi di pochi avidi ed egoisti individui.

Oggi per risolvere il grosso problema dei rifiuti è stato necessario impiegare ed impegnare anche l’esercito, purtroppo e quindi c’è da augurarsi che più di qualcuno si accorga finalmente che questo sistema sociale di esasperato consumismo e di libero mercato, di fatto, senza regole sià finalmente scoperto e valutato come “guasto” per la nostra vita e che quindi si ricorra a tutte quelle necessarie correzioni per rendere alcuni essenziali aspetti della vita urbana più agevole ed alla portata di tutti.

 

 

 

 

 

Tanto è vero questo, che abbiamo espresso sinteticamnte, che già in alcune città stanno riapparendo dei negozi “compra rifiuti”, una nuova serie di aggiornati rigattieri, che commercializzaranno bottiglie, metalli, carta e quant’altro secondo un’equo prezzo di mercato, per poi essere reintrodotti nell’attuale filiera industriale. Un utile riscoperta fase del riciclaggio di materiali in disuso secondo la logica della necessaria differenziazione dei rifiuti e forse per una ritrovata occasione per una nuova attività da consolidare nel nostro mercato del lavoro, come è già avvenuto in molte altre nazioni. 

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