Sub-prime ed il commercio finanziario del rischio.

settembre 30, 2008
Questo è uno di quei periodi particolari in cui bisogna rimanere calmi, razionali e ragionare per non rischiare di essere confusi da messaggi che potrebbero diffondere un senso di eccessiva paura, di inceretezza e di allarme. . . .

 

. . . . . proprio così, già stiamo tutti danzando sull’orlo dell’abisso di una crisi di natura squisitamente economica, causata da un’irresponsabile speculazione condotta dai noti cattivi maestri della finanza mondiale, in particolare di quella americana. Quindi prima per evitare di cadere nell’abisso di una crisi generalizzata, che potrebbe riservare un apocalittico ed incontrollabile fenomeno di grave depressione nell’economia, tale da sconvolgere la vita di tutti per molti anni futuri.

Già siamo soggetti ad un tasso elevato di disoccupazione (6,7%) che tende a crescere annualmente con una quota stimata all’ 1,2% (secondo le ultime valutazioni Istat).

A questo punto della vicenda ci dobbiamo augurare che gli enti preposti al controllo ed al monitoraggio del credito riescano a stabilizzare tutto il sistema, allora si devono immediatamente inviare chiari segnali della comune determinata volontà di licenziare tutti quei personaggi della malata e viziata finanza, altresì scalzare quella eventuale frazione della politica che ha contribuito ad avvelenare la finanza reale nel nome del profitto e degli affari di pochi. Mi auguro che la Magistratura, con il solito proprio buonsenso e giustizia, indaghi per verificare se in questa vicenda e in territorio italiano sia esistita una strategia complice nella finanza speculativa e pirata che ha minato il risparmio e la fiducia di molte persone, che ha quasi compromesso il tessuto commerciale e sociale. Oggi, in questa emergenza, la politica deve ascoltare la voce dei cittadini e delle parti sociali per evitare altre vittime di questo scandalo e per partecipare all’allontanamento di eventuali corresponsabili, perchè ormai si è veramente stanchi di veder passare irresponsabili leggerezze sulla sola testa dei cittadini, già impegnati nel difficile quotidiano fra caro prezzi-tasse ed imposte-occupazione-carenza di sicurezza-accolli di debiti di società finite per incompetenza manageriale-ticket per servizi ormai scadenti e per tant’altro che non funziona. Intanto oggi, durante una fase del processo Parmalat, bene ha fatto il PM, l’accusa, ha pronunciare un severa requisitoria nei confronti dei numerosi responsabili. Si è stanchi di una certa politica colma di sole chiacchiere ed annunci, che in fondo non interessa quasi più nessuno se non al limitato coro dei loro accoliti. Intanto questo clima di incertezza stà causando nuovi record nel rialzo di mutui, di tassi euribor, dei taeg ed inoltre in borsa molti titoli vedono volatilizzata buona parte della loro valore di mercato. Mi auguro che in Usa venga varato un efficace provvedimento per tamponare e risolvere le cause e gli effetti della loro dissennata finanza per far riaffiorare un pò di fiducia nel vasto arcipelago della finanza.

 

 

 

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I RIFIUTI TOSSICI DI LEHMAN                         

 

(documento del Centro Studi della Fisac Nazionale)

 

 

La vicenda del fallimento della maggior banca d’affari americana e le modalità con le quali gli Stati Uniti stanno affrontando questa grave crisi offrono interessanti spunti di riflessione.

Colpisce la definizione colorita con la quale sono stati denominati i titoli oggi diventati potenziale carta straccia (toxic assets) e quindi, la funzione di “smaltimento” assegnata al fondo da 700 miliardi di dollari attraverso il quale lo Stato Americano intende procedere.

E’ del tutto evidente come la metafora del “rifiuto tossico” inviti ad applicare a questa vicenda parallelismi metodologici e considerazioni che, se valgono per processi industriali che generano “rifiuti” non possono non valere per il mondo della finanza, che di rifiuti in questa fase ne produce a iosa.

Ogni processo di produzione industriale, tanto più se sofisticato, ha come derivata la produzione di rifiuti che in relazione alla loro pericolosità vanno prima trattati e poi smaltiti.

Ma è del tutto evidente come esso non trovi soluzione soltanto, a valle, nell’affrontare il problema attraverso pratiche più o meno onerose di “trattamento” di questi scarti.

Il problema investe tutto il processo produttivo a partire dall’assunto della minor produzione

possibile di residui non trattabili, dalle migliori pratiche, dall’impatto sociale ed ambientale che viene generato, dai costi che questo produce per le aziende e per la collettività.

Inoltre diventa fondamentale il sistema di regole e controlli, tanto più importante in relazione alla pericolosità o sofisticazione dei rifiuti da smaltire.

 

Questi concetti si può ben vedere come da un lato siano di facile comprensione per tutti, dall’altro come siano utilmente applicabili anche nel caso di produzioni di tipo finanziario.

La vicenda Lehman, ma di più il susseguirsi quotidiano di vicende analoghe, per ora situato

fondamentalmente negli Stati Uniti, mostra come si registrino carenze e lacune in ogni ambito.

Anzitutto è risultato carente il sistema dei controlli necessari a monitorare la produzione incalzante di prodotti sempre più sofisticati, poco trasparenti e tendenti a spostare i rischi da una parte all’altra del mondo. Con la spiacevole conseguenza che le ricadute terminali si collochino poi sugli ultimi e più deboli detentori di titoli o prodotti: privati, famiglie, piccole imprese.

Nessun limite è stato posto alla fantasia ed all’ ingordigia dei manager che, sotto la spinta di

compensi miliardari, hanno dato libero compimento ad ogni loro fantasia finanziaria..

Il processo esponenziale che ha generato montagne di debiti “impacchettando” impunemente

quantità sempre più ingenti di “scarti” di natura finanziaria (sofferenze, mutui ecc.) senza

parallelamente preoccuparsi di una solidità patrimoniale necessaria a tutelare chi poi riceveva il rifiuto, ha semplicemente scaricato a valle i suoi effetti dirompenti.

Oggi il prezzo di queste pratiche è si ripercuoteranno sui cittadini in termini di maggiori imposte o di rallentamento dell’economia o di aumento dell’inflazione, in un ciclo economico che già mostra incapacità di crescita.

E’ del tutto evidente che il costo di questa operazione non sarà interamente a carico dei cittadini americani. Come le Autorità USA si sono affrettate a dire il fondo che si sta creando non potrà essere il ricettacolo di tutta l’immondizia finanziaria sparsa per il mondo e quindi si richiede ognuno, l’Europa in particolare, si attivi con analoghi strumenti per sostenere i mercati.

Risulta quindi poco credibile la posizione del ministro Tremonti sull’impatto quasi nullo che questa “spazzatura mondiale” avrà nel nostro paese. Il primo effetto tangibile è il rinvio a data da destinarsi del tanto proclamato e sperato taglio delle imposte e della agognata restituzione del “fiscal drag” ai lavoratori dipendenti italiani.

Inoltre grandi Regioni, Istituzioni di vario tipo e lo stesso Tesoro sono esposti con quantità ingenti di obbligazioni, contratti derivati, garanzie su cambi e tassi (swap) di cui nessuno è oggi in grado di quantificare l’impatto negativo che si determinerà sui rispettivi bilanci e patrimoni.

Un dato è certo: tutti ne risentiremo, nessuno escluso.

E’ del tutto evidente che di fronte ad eventi di questa portata – e di natura sistemica – si richiedano interventi e politiche coordinate a livello Paese, continentale e mondiale.

In qualche modo l’esempio, questa volta positivo, ci arriva sempre dagli Stati Uniti dove il

Congresso si appresta a varare norme tendenti ad aumentare la trasparenza dei prodotti e la solidità patrimoniale degli emittenti, a limitare le retribuzioni dirette ed indirette dei managers, a fornire aiuti reali ai cittadini alle prese con la crisi e con i mutui.

Ciò è molto distante da quanto avviene in Europa ed in Italia, anche se la Germania e la Francia stanno spingendo utilmente in tal senso.

Il nostro Governo si limita a dichiarazioni deboli e rassicuranti, le compagnie assicurative e le banche giorno per giorno forniscono notizie col bilancino sulla reale portata dei loro rischi

finanziari, mentre la stretta sulla liquidità modifica la politica dei tassi gravando ancora di più sul sistema delle imprese e delle famiglie.

Occorre, quindi, un ripensamento complessivo.

Le Istituzioni creditizie del nostro Paese possono contare sull’arretratezza del nostro sistema

finanziario come riparo paradossale dalle peggiori turbolenze del sistema mondiale, ma questo ricovero temporaneo potrebbe cedere se non si ritorna a strategie commerciali fondate su politiche commerciali che non siano stressate dal ritorno a breve degli investimenti e dalla ricerca di utili incompatibili.

La risorsa fondamentale fornita dalla fiducia nei marchi concretamente rappresentata dalla

professionalità dei dipendenti, va incrementata con la definizione di regole nazionali ed aziendali che incentivino i comportamenti socialmente responsabili e da una maniacale trasparenza delle operazioni con la clientela.

Ritornando alla metafora del rifiuto, come un sistema industriale più attento alle compatibilità ambientali ed alla responsabilità sociale, tanto nella produzione quanto nella distribuzione, genera un minor impatto socio ambientale e maggiori convenienze economiche, così il sistema finanziario, con il ritorno alle buone pratiche ed alla valorizzazione dei propri assets tradizionali, potrà minimizzare nel tempo le “sostanze tossiche” che rischiano di annientare la ricchezza e stabilità del mondo.

Centro Studi Fisac Nazionale

 

                                                                                           

 

 

 

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“Fatta l’Italia, bisogna forse rifare qualche italiano?”

settembre 29, 2008

                                                                                         


F.1 – 1° Gran Premio di Singapore in notturna. . . ovvero che iella per la Ferrari!

settembre 28, 2008
Avevo iniziato a deliziarmi dalle immagini del circuito cittadino di Singapore e al solo vedere il nastro d’asfalto stendersi fra due fila di muretti bianchi si aveva la certezza di assistere ad una gara difficile e senz’altro colma di probabili imprevisti. Percepivo una strana impressione di tutto l’insieme, l’asfalto sembrava molto più scuro della solita colorazione, quindi un lungo tunnel illuminato sovrastato da un cielo colore inchiostro. Le alte grate, montate appena dietro i bassi muretti bianchi, davano al tutto l’immagine simile a quella di un ampio camminamento all’interno di un penitenziario americano, di quelli che si vedono nei films. Questo per comunicare che non ho avuto a colpo d’occhio una bella impressione del complesso allestito per questo gran premio.

Comunque ben speravo e la perentoria pole-position conquistata da Massa mi sosteneva fiducioso. Così fra un’immagine e l’altra si giunge al momento della partenza e vedere Massa mantenere il comando della corsa nel lungo sfrecciare delle vetture in gara incoraggiava a mantenere la convinzione di assistere ad una competizione difficile, ma certamente favorevole ala Ferrari.

Tutto era iniziato senza incidenti, ma già dal settimo giro, quando Felipe aveva forzatamente investito un detrito di carbonio posto sulla pista nella sua traiettoria di avanzamento, iniziavano a sorgere timori di non favorevoli imprevisti per la scarsa operatività dei commissari di gara. . . .in questo caso avrebbero dovuto fare qualcosa per togliere quel pericoloso ingombro dall’asfalto.

 

 

Piquet è il primo pilota ad avere un brutto incidente, la sua Renault a causa dell’ asfalto molto ondulato, perde il controllo e va a sbattere rovinosamente contro un muretto di cinta. . . fine della sua gara. Quì entra la safety-car per dare modo al personale di toglire la macchina incidentata di Piquet e quella di Barrichello, che nel frattempo si era rimasto fermo a causa di un guasto al motore. Saranno trascorsi più di dieci minuti per vedere i commissari riuscire a liberare la pista. . . un’eternità mentre le macchine rimaste in gara già ricompattate dietro la safety-car tentavano di rientrare al proprio box per fare il necessario rifornimento di carburante insieme al cambio gomme. Si era fra il 17° ed il 18° giro quando Massa, seguito da Raikkonen, rientra per il suo pit-stop. Quì accade un evento drammatico: terminato il rifornimento, Felipe ottiene il via alla ripartenza dal semaforo verde del sistema che assiste questa operazione e quindi riparte, ma la sfortuna vuole che la luce verde si accende prima che sia stato tolto il bocchettone di rifornimento carburante. Quindi la Ferrari riparte strappando buona parte del tubo del congegno ed un meccanico rimane coinvolto nell’incidente. Massa si ferma molto più avanti e provvidenzialmente viene raggiunto dai suoi meccanici che riescono a liberarlo dall’insolita appendice, riparte ma è trascorso molto tempo e quindi rientra in pista in ultima posizione. Che delusione! E quanta sfortuna! Il colmo della delusione mi ha assalito quando, molti giri più avanti, anche Raikkonen incappa in un incidente causato dal superamento di cordolo ben più alto del solito che lo fa letteralmente decollare fuori traiettoria e contro il muretto perimetrale. . . gara finita per l’ex-campione del mondo.

A questo punto la competizione procede paradossalmente premiando Alonso che con la sua Renault riesce a vincere inaspettatamente questa prova di F.1, mentre Hamilton, favorito dai tanti accadimenti, riesce ad avvantaggiarsi e ad occupare il terzo gradino del podio. Rosberg è secondo.

Quì il bravo Montezemolo devrà necessariamente fornire alla squadra un amuleto anti iella. . . . .ed anti gufamento. . . .quello che si è visto oggi ha dell’inverosimile.

Comunque le circostanze che ho raccontato hanno scoraggiato molti spettatori, sicuramente tutti tifosi della Ferrari, che hanno lasciato l’impianto almeno due giri prima del termine del gran premio.

Un’altra gara da dimenticare, ma da non cedere alla delusione!

 

Ordine di arrivo:

1) Alonso – Renault – 2) Rosberg – Williams – 3) Hamilton – McLaren – 4) Glock – Toyota – 5) Vettel – ToroRosso – . . . . . . .13) Massa – Ferrari -.

 

 

 

 

Classifica mondiale piloti:

1) Hamilton p. 84 – 2) Massa p. 77 – 3) Kubica p. 64 – 4) Raikkonen p. 57 – 5) Heidfeld p. 56 – 6) Kovalainen p. 51 – 7) Alonso p. 38 – ecc.

 

 

 

 

Classifica costruttori:

1) McLaren p. 135 – 2) Ferrari p. 134 – 3) Bmw p. 120 – 4) Renault p. 51 – 5) Toyota p. 46 – 6) ToroRosso p. 31 – 7) Red Bull p. 26 – 8) Williams p. 26 – 9) Honda p. 14 -.

 

 

 


Sondaggio CNN su Obama e McCain, dopo il recente faccia a faccia.

settembre 28, 2008

 

The CNN poll results are also clear:

Who did the best job tonight?
Barack: 51
McCain: 38

Who would better handle Iraq?
Barack: 52
McCain: 47

Who would better handle the economy?
Barack: 58
McCain: 37


Gran Premio Mondiale di motoGP del Giappone 2008 – Circuito di Motegi.

settembre 28, 2008
Sight!

E’ stata una gara avvincente . . . . ma sarei stato maggiormente avvinto se avesse prevalso la rossa Ducati di Casey Stoner, intanto era scontato che quest’anno la Yamaha-Fiat avrebbe vinto questo campionato mondiale per la perfezione raggiunta dalla sua due ruote, grazie al grande sviluppo e messa apunto della sua ciclistica, del suo motore, delle sue componenti elettroniche e della sua nuova forcella anteriore. Insomma risulta evidente che la Yamaha-Fiat ha realizzato ed assemblato un “pacchetto” perfetto tale da rendere la sua Gp la moto più efficiente ed efficace della sua categoria, tanto è vera questa mia impressione, che in questo bel circuito giapponese tecnico, ma non difficile e meno “guidati” di altri, sono premiate le moto più performanti nel loro insieme e che posseggono la migliore trazione/accellerazione all’uscita dalle curve e dalle conseguenti violente staccate. Motegi mi risulta, quindi, una pista che mette seriamente alla frusta la ciclistica delle motoGp e del suo insieme tecnico e questi sono gli elementi che hanno fatto la differenza rispetto e senza nulla togliere alla eventuale bravura del pilota. Quindi osservando via via la gara è risultata chiara la maggiore dotazione performante della Yamaha-Fiat nei confronti della Ducati, che pur molto potente manca di un qual cosa che la possa rendere sempre vincente.

Scritto ciò non desidero ignorare la grande bravura di Valentino Rossi, che quest’oggi ha conquistato il suo 8° ottavo titolo mondiale, raggiungendo inoltre i grandi risultati sportivi di egregi campioni della caratura di Nieto senior e del grande Agostini.

Così, questa mattina quando mi sono apprestato a seguire questa ulteriore prova per il mondiale 2008 delle moto Gp, ero già preparato per lo scontato epilogo di questa competizione, che è stata accesa dal continuo e pericoloso duello fra Rossi e Stoner sempre sul filo di elevate velocità, fra una incredibile serie di impressionanti pieghe, di violente staccate e di paurose derapate, il tutto al limite della fisica.

Scarsa la prestazione di Pedrosa, penso che la Honda in questo suo circuito si avrebbe desideratro una migliore e più brillante prestazione dal suo alfiere. . . ma così non è stato e questo mi fa prevedere dei futuri radicali cambiamenti per la prossima stagione agonistica del 2009.

Sempre bravo e coraggioso Lorenzo, altro pilota della Yamaha-Fiat, che dopo un lungo periodo di cadute è riuscito a riprendere imperiosamente la sua capacità di guida ed oggi, per un soffio, non è riuscito a bruciare a Pedrosa la terza posizione del podio, peccato . . . . . se la meritava.

Veramente ammirevole lo spirito sportivo di Stoner, che ha voluto riconoscere a Rossi il merito di questa vittoria. Un bello e raro esempio di buon carattere e di lealtà morale e sportiva in un’epoca in cui l’esasperato moderno rampantismo non riserva più spazio a simili generosi comportamenti.

Tutto sommato una bella ed avvincente gara, mi è molto piaciuta, dove nel finale Valentino Rossi non ci ha risparmiato la sua solita indole all’ironia indossando una bianca T-shirt con la scritta “Scusate del ritardo”, della quale propongo la fotografia tratta dal sito dell’Ansa.

. . . . . dopo queste numerose vittorie forse è bene consigliare alla Fiat di passare definitivamente alle due ruote . . . . basta che siano italiane!

 

Ordine di arrivo:

 

 

1) Rossi V. – Yamaha-Fiat – 2) Stoner C. – Ducati – 3) Pedrosa D. – Honda – 4) Lorenzo J. – Yamaha-Fiat – 5) Hayden N. – Honda – 6) Capirossi L. – Suzuki – . . . . . . 13) Melandri – Ducati –

 

 

Situazione mondiale piloti:

 

 

1) Rossi p. 312 – 2) Stoner p. 220 – 3) Pedrosa p. 209 – 4) Lorenzo p. 169 – 5) Dovizioso p. 136 – ecc.

 


From the debate.

settembre 27, 2008

I befriend Italian –

 

I just finished my first debate with John McCain.

 

Millions of Americans finally got a chance to see us take on the fundamental choice in this election — the change we need or more of the same.

 

I will provide tax cuts for the middle class, affordable health care, and a new energy economy that creates millions of jobs. John McCain wants to keep giving huge tax cuts to corporations, and he offered no solutions for the challenges Americans are facing in their daily lives.

 

I will end the war in Iraq responsibly, focus on defeating al Qaeda and the Taliban, and restore America’s standing in the world after eight years of disastrous policies. John McCain wants an unending commitment in Iraq and fails to recognize the resurgent threat in Afghanistan.

                                                

Let’s be clear: John McCain is offering nothing but more of the same failed Bush policies at home and abroad that he has supported more than 90% of the time in the Senate.

                                                                                         

Americans need change now, and I need your help to get the word out about this movement.

 

In the coming days, it’s going to be up to you to organize locally and reach the voters that are going to decide this election.

 

Now’s the time to make your voice heard.

 

Please make a donation of $5 or more right now to support this campaign for change:

 

https://donate.barackobama.com/thedebate

 

Thank you for all that you’re doing,

 

Barack

 

————————————- Libera traduzione ————————-

 

Dal dibattito.

 

 

                                                                                                           

amico italiano –

 

Ho appena finito il mio primo dibattito con John McCain.

Milioni di americani hanno finalmente la possibilità di vedere noi a prendere la scelta fondamentale in questa elezione – l’abbiamo bisogno di cambiare o più dello stesso.

Provvederò ad effettuare tagli fiscali per la classe media, provvederò a fornire un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili, e una nuova economia di energia che creerà milioni di posti di lavoro. John McCain vuole dare a mantenere enormi tagli fiscali per le società, e non ha offerto soluzioni per le sfide che gli americani si trovano ad affrontare nella loro vita quotidiana.

Vorrei porre fine alla guerra in Iraq, responsabilmente, per concentrarmi a sconfiggere al-Qaeda e ai Talibani, e per ripristinare il prestigio permanente dell’ America nel mondo, dopo otto anni di politiche disastrose. John McCain vuole uno incessante impegno in Iraq e non riesce a riconoscere la rinascita, la minaccia in Afghanistan.

Permettetemi di essere chiaro: John McCain sta offrendo nulla di più dello stesso Bush con non politiche in patria e all’estero che ha sostenuto per oltre il 90% del tempo al Senato.

Gli americani devono cambiare ora, e ho bisogno del vostro aiuto per poter uscire fuori da questa situazione.

Nei prossimi giorni, starà a voi di organizzare a livello locale e raggiungere gli elettori che stanno per decidere queste elezioni.

Ora è il momento di fare sentire la vostra voce.

Si prega di sostenermi seriamente in questa difficile campagna per il cambiamento:

https: / / donate.barackobama.com / thedebate                         

Grazie per tutto quello che si sta facendo,

 

Barack


Sicurezza? Ordine sociale ed economico!

settembre 26, 2008
Oggi,controllando la posta sul pc, mi sono soffermato a leggere  un invito a disquisire, per quanto possibile oggi, sul tema della sicurezza. Questo sostantivo, al solo leggerlo e nominarlo, accende subito in molti di noi un senso di incertezza, di pericolo. Una forte sensazione, che è cresciuta a dismisura e si è fatta strada nell’animo di molti di noi. Un sentimento negativo causato dall’odierno disordine politico, non più sostenuto dai valori distintivi tanto meno sostenuto dalla presenza di persone capaci e meritocraticamente all’altezza della grande responsabilità sociale, che gli compete doverosamente. Ormai la tribù della politica è frequentata da persone ben lontane dalla vita reale dei cittadini, che ormai sono quasi rassegnati al misero tram-tram quotidiano fra scandali, gossip, reati di ogni genere, sulla drammatica situazione della sicurezza del lavoro, sul continuo dimagrimento delle prestazioni dello stato assistenziale e sociale (welfare). Ormai sembra che siamo costretti a pagare tasse ed imposte solo per mantenere le storiche ingorde lobbies. . . . e per questo motivo la maggioranza della nostra cittadinanza si augura di giungere quanto prima ad un cambiamento per rimettere in ordine la nostra vessata comunità.

Apprezzabile ma vano il lavoro di molti opinionisti, che usano troppe parole per fissare il senso della sicurezza a cui la maggioranza aspira. . . . basta fare quattro passi lontano dai salotti frequentati dai prezzolati messia dei nostri giorni per capire cosa intendono per sicurezza le persone che lavorano e che sono la parte passiva dei gravi errori della politica e dell’attuale sregolato e rampante capitalismo, l’Alitalia né è un recente esempio ed in questo terribile tsunami aziendale nessuno, dei tanti responsabili, ha avuto il coraggio di proporre anche per loro un allineamento dei propri spropositati compensi.

Sarebbe stata una piccola cosa, ma nel mare magnum dell’odierna ingiustizia sociale, che sembra vergognosamente imperversare, sarebbe stato un gesto di apprezzata solidarietà verso chi deve nuovamente programmare la propria esistenza finanziaria.

Vi sarebbero altri infiniti esempi che hanno fortemente minato la sicurezza nel nostro stanco Stivale come le esposizioni finanziarie di molti enti e fondi pensioni in titoli derivati dalla irresponsabile speculazione finanziaria americana, simili a quelli garantiti od emessi dalle società appartenenti al gruppo Lehman Brthers , che né stanno influenzando negativamente il patrimonio con perdite certe. . . .e questo alla faccia del sacrosanto principio di operare con lo spirito del “buon padre di famiglia”. Così fra non molto tempo altri lavoratori saranno sacrificati per le sciocchezze degli “altri”, i fondi pensione venderanno gli immobili, pagati dai soci – normali previdenti cittadini lavoratori -, per motivi di liquidità (pagamento pensioni) ed i tanti portieri ed il personale dell’indotto andranno, prima o poi, drammaticamente ad aumentare l’esercito degli esuberi e dei disoccupati senza più casa. Un’infinito disagio sociale che non fà notizia . . . . . e la politica che fà?. . . . . . .il solito. . . .nulla, almeno sino a questo momento.

Le persone che per loro fortuna frequentano loro simili nei palazzi del potere sono informati di tutto e questo non giustifica il loro non fare od il loro sottovalutare l’altrui condizione.

Ecco cos’è la sicurezza, oltre “il pacchetto o pacco”, la nostra Costituzione Repubblicana ancora resiste alla mania di taluni di stravolgerla, per il resto c’è solo da far rispettare le leggi, che già esistono.

Oggi per una malintesa deriva liberista un buon numero di persone inneggia alla Libertà, ma poco alla Giustizia e poi quando qualcun altro desidera richiare i principi di quest’ultima viene aggettivato come giustizialista, se non addirittura reazionario . . . . questo è purtroppo il gran paradosso dei giorni nostri.