C’ è Pil e Pil.

 

Libertà di evadere, facilità di riciclare

Col ritorno del Governo di centrodestra, si è riproposto – come dubitarne? – il depotenziamento della pressione contro l’evasione fiscale.

Questa volta però, diversamente dalle occasioni precedenti, l’inversione di tendenza

non è arrivata progressivamente, partendo dall’attenuazione dei controlli di routine

per arrivare infine ad un bel condono fiscale, ma è intervenuto direttamente alla fonte

svuotando tempestivamente le ancora non espresse potenzialità della normativa del

2006 sulla “tracciabilità” degli strumenti finanziari introdotta dal precedente

Governo.

Come è noto tale normativa, oggi annullata, prevedeva dal 1° luglio 2008 per i

lavoratori autonomi il divieto di pagamento in contanti per incassi superiori a 500

euro, tetto destinato ad abbassarsi a 100 euro dal luglio 2009. Inoltre la legge

imponeva agli stessi lavoratori l’obbligo di tenere uno o più conti bancari o postali,

dedicati per i compensi.                              

Sul fronte dell’antiriciclaggio, da giugno di quest’anno, l’emissione di assegni

trasferibili, il trasferimento di contanti e i saldi dei libretti al portatore sono tornati,

per volere del centrodestra, al limite di 12.500 euro anziché di 5.000 euro, come

stabilito nella precedente legislatura dal Dlgs 231/07. Inoltre, in caso di girata di

assegni, non è più richiesta l’apposizione del codice fiscale del girante e si è tornati

alla sola firma.

Al di là di aspetti strettamente tecnici – riguardanti l’efficacia e l’operatività dei

singoli provvedimenti, la fluidità di applicazione degli stessi ed i relativi costi, le

feroci resistenze di alcune fasce di operatori (che avrebbero grossa difficoltà “anche

di comprensione e accettazione di tali obblighi” come ha sostenuto Tremonti alla

Camera) – il segnale generale di fondo di questa “controriforma” è evidente: gli affari

sono affari, pecunia non olet, la legalità è un optional.

Non può sfuggire che anche le misure restrittive nate essenzialmente con obiettivi di

natura fiscale, e quindi non strettamente quali strumenti antiriciclaggio, costituiscano

                                                                                

insieme un oggettivo contrasto ai reati genericamente finanziari, di cui il riciclaggio è

uno dei più perniciosi, proprio perché sottintende anche altri reati socialmente gravi e

destabilizzanti.

Pertanto, senza poter essere accusati di pregiudizio – pur se in tal senso potrebbero

indurre in tentazione i precedenti di questi esponenti politici, sempre uguali nel tempo

basandosi esclusivamente su elementi effettuali, già questi primi interventi del

Governo portano ad una serie di conclusioni:

Il centrodestra non ha tardato a dare segnali inequivocabili per rassicurare i

propri ceti di riferimento, dopo che la lotta all’evasione fiscale del

centrosinistra aveva rischiato di diventare strutturale.

Il messaggio è stato immediatamente raccolto, tanto che, ad esempio,

recentemente si è verificato un calo del 7% del gettito IVA, mentre sotto il

Governo Prodi, nonostante il ciclo economico congiunturale fosse già da lungo

tempo in atto, il segno era risultato costantemente positivo.

La complessiva riduzione di controlli ed obblighi, finalizzati ad eliminare

quanto più possibile l’anonimato finanziario e conseguentemente a realizzare la

tracciabilità degli strumenti finanziari, attenua il contrasto al riciclaggio e di

fatto ai reati ad esso sottostanti. Con buona pace per la “linea della fermezza”

nei confronti della malavita, tanto sbandierata sui media e “validata” da

qualche presidio militare agli angoli delle strade.

Anche l’economia in nero – compreso naturalmente il lavoro nero – stimata al

17% del PIL, beneficerà, attraverso queste misure, di una vera e propria cura

ricostituente. Con buona pace del tanto strombazzato impulso “liberista”

all’economia: non era stato l’ex Presidente della Confindustria Montezemolo a

denunciare impetuosamente i danni prodotti dall’economia in nero alla

concorrenza e alla struttura produttiva?

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