Alitalia: ennesimo invito al “senso di responsabilità”. . . . ma a chi?

 Una vicenda che viene da lontano, come una stanca partita a scacchi durata più del dovuto, ove il più smaliziato giocatore, sorpreso dalla tenuta del meno agguerrito giocatore antagonista, cerca di intimorire il provato avversario per fargli commettere l’errore fatale per chiudere vittoriosamente la contesa. Proprio così . . . . . . la nostra bella Alitalia, nata Lai, è riuscita sino a qualche tempo fa a superare enormi difficoltà di gestione e ripartire con convinzione e con una profonda fiducia di riuscire a tornare ad essere quella tanto invidiata, efficiente e sicura compagnia aerea italiana. Ma non è andata così e l’essersi dovuti forzatamente affidare ad un certo tipo di politica aziendale sostenuto da qualche taroccato luminare, imposto anch’egli, alla sua conduzione dai soliti amici degli amici ha determinato la continua discesa della nostra compagnia aerea di bandiera . . . .mentre aumentavano a dismisura i compensi di qualche personaggio, che né aveva la responsabilità . . . . . compensi e liquidazioni così esagerati negli importi tali da metterci in difficoltà se  decidessimo di scriverli correttamente per osservarne la grandezza.

Della crisi Alitalia né hanno tutti la responsabilità, tranne i comuni cittadini che pagano le tasse a volte aumentate di quote necessarie per far fronte solidaristicamente al mondo del lavoro da tempo tristemente sbadacchiato fra fautori della società stato+privato e fautori del solo impero del privato con zero stato, ma con tante tasse, e con un immensa presenza di soggetti da “mi manda picone” privi di ogni autonoma capacità valutativa per essere omologhi del pensiero unico padronale . . . . . addio sussidiarietà e solidarietà dello spirito costituzionale.

Certo è con amaro disappunto e profonda rabbia che si sta seguendo l’evolversi della crisi Alitalia. Prima la politica voleva risolvere i problemi di questa nostra grande ed importante azienda con una trattativa con Air France – Klm, che sembrava esserne la panacea, anche molti media né esaltavano la positività . . . . . poi a ridosso delle scorse elezioni politiche tutto cambiò e fu animato un coro contrario a questa operazione . . . . l’Alitalia era italiana e tale doveva rimanere . . . .niente regali a chicchessia.

Così l’Alitalia fù rifinanziata, sempre a spese del comune cittadino italiano già economicamente esasperato dal caro tutto, per dare tempo a chi aveva espresso la volontà di costituire una cordata di imprenditori che avrebbe provveduto a salvarla e a rilanciarla con un mirato piano industriale e finanziario. Intanto con il passare dei mesi l’azione Alitalia perde molto del suo valore in borsa ed è sospesa dal negoziato, mentre già molti dipendenti hanno dovuto lasciare l’organigramma aziendale . . . . la crisi è terribile, tragica.

Finalmente i media e la politica danno notizia dei nomi dei soci imprenditori che hanno realizzato la tanto pubblicizzata cordata pro-Alitalia. Vengono senz’altro preliminarmente sottoscritte delle quote paritetiche e con qualche migliaia di euro viene costituita la nuova società la CAI, dopo Cai- Spa presieduta da Roberto Colaninno ed amministrata da Rocco Sabelli.

Qui iniziano ad essere divulgati i primi dati del programma salva Alitalia, un numero sempre variabile ed incredibile di personale da considerare in esubero (-costo del lavoro), quindi si prospetta un contratto di lavoro “unico” per tutto il personale sopravvissuto allo sfoltimento, una riduzione degli stipendi in ragione del -20/-30 per cento dalle somme precedentemente percepite. Viene presentato anche un non chiaro piano industriale, che vedrebbe il nostro vettore di bandiera impegato su rotte quasi esclusivamente nazionali (almeno è ciò che traspare dalle varie news) e poi, dulcis in fundo, viene ufficialmente comunicato che alla Cai Spa verrà trasferito solo la parte attiva della vecchia società (aereo mobili, marchio ed altro capitale di funzionamento), la parte passiva (debiti ) saranno, come al solito, addebitati al popolo, . . . al solito “pantalone”. Tutti sono capaci a salvare così le società, l’organigramma umano sottopagato con un fantastico contratto triennale di lavoro, vettori gratis, sedi gratis, magari sovvenzioni a sostegno (non lo so, ma immagino). . . . . .investimento dei sedici “generosi” scarso, utili previsti tanti, poi fra cinque anni quando l’azione della Cai-spa si è ben capitalizzata in borsa . . .si potrà pensare a venderla a terzi e il ricavato in tasca ai soci. Questo viene da pensare nel seguire giornalmente le varie notizie del fantomatico negoziato fra la Cai di Colaninno e soci e le parti sociali, i sindacati, che debbono senz’altro procedere con molta attenzione, uniti in questa difficile e singolare trattativa di salvataggio . . . . di chi?

Come fa la nuova azienda a chiedere il consenso dei forse futuri dipendenti quando gli prospetta una prossima robusta diminuzione dei redditi, che rende difficoltoso e mal gestibile il futuro di tante famiglie, che hanno quasi sicuramente programmato l’incedere della loro vita coerentemente ai loro precedenti redditi. Domani chi si preoccuperà di pagare le rate dei loro mutui o si preoccuperà di non far precipitare nell’ansia e nelle preoccupazioni per le loro nuovo ridotto regime economico, mentre dovranno forzatamente aggiungere l’altra “imposta” per coprire, insieme agli altri, le perdite finanziarie della vecchia società (salvata) . . . . . . sprofondata non certo per colpa loro, né dei comuni cittadini, ma . . . . dei soliti personaggi di cui spesso si è occupata e continua ad occuparsi quella parte dei media più incline al gossip sociale ed alla costruzione di consenso intorno a chi non se lo merita.

Oggi in molti richiamano la necessità di ricorrere al buon senso, ma di chi? Non certo da parte della gente che lavora e da chi la sta affiancando in questa difficile circostanza . . . . . Se dovesse fallire il tutto, penso che andremmo incontro a seri problemi . . . . . come si fa ad immaginare di far fallire un’azienda con più di ventimila dipendenti, quando questi ultimi reclamano solo giuste condizioni e sicurezza per continuare a vivere normalmente. . . . ma non stentatamente.

Quindi basta con gli editti del “prendere o lasciare” e questi generosi di sole “parole” si assumessero le giuste responsabilità al riguardo e con un briciolo di fantasia dimenticano per poco tempo di essere destinatari di quella fortuna di reddito e di benefici vari e di vivere un’esistenza di responsabile e gravoso lavoro con un compenso di mille e poco più di euro al mese, in modo da immaginare quale può essere lo stato d’animo attuale del personale alitalia dopo aver ben compreso quanto di massima gli è stato offerto in questa trattativa.

Ed in ultimo, qualcuno stà facendo notare che in questo clima di forte tensione, si sono alzati “degli avvoltoi” e né indica la provenienza . . . . ma questo qualcuno è certo di avere buona vista e che quindi le sue audaci diottrie non gli hanno tirato un brutto tiro? Qualche volta a causa dell’errato significato che si attribuisce alla politica, per l’arroganza e per l’ingordigia qualcuno non si accorge di aver perso . . . . . . la vista e forse anche il buon senso.

Per finire c’è però da ricordare le generose promesse fatte in periodo elettorale, non vorrei scriverlo ma forse si comincia a rimpiangere le trascorse opportunità del mercato.

 

 

                                   

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