Le leggi sono come tele di ragno . . .

 Per essere chiari da molti anni di quello che realmente accade, di quante e quali nuove leggi vengono emanate, dell’effettivo stato della nostra economia, dei veri programmi politici pensati sulle nostre spalle, sulle variazioni di alcune regole fiscali per ottimizzare le aspettative di certi taluni e di chissà quant’altro scrupolosamente segretato, si sa poco o nulla se non di quanto ci viene comunicato da alcune fonti, certamente addomesticate . . . .da chi o da coloro che possono. Per quanto si sa o per quanto fa intendere il continuo e non sempre chiaro chiacchiericcio, che accompagna sempre le zone in ombra, l’archivio dei segreti di stato dev’essere saturo di argomenti e notizie da non fornire “live” alla curiosità del popolo, ma bisogna far decantare il tutto, poi in un proseguio di tempo più o meno lungo, si possono passare ai media per la loro misurata diffusione. Questa è l’impressione di molti cittadini, al punto che si è comunemente convinti che in certi ambienti si asserisce, pur scherzando, che chi scappa con la cassa compie una mancanza veniale, mentre guai a chi passa informazioni, perché compie un vero peccato mortale.

Questa condizione di scarsa chiarezza è dovuta anche ai vari commenti contraddittori che i media sfornano all’appetito curioso di molti di noi non addetti ai lavori e privi di altre fonti informative, che ci possano fornire ulteriori elementi di conoscenza, di analisi e di valutazione. Si vive nel limbo.

Così a volte si è testimoni di molti incomprensibili turnover nelle aree più significative degli organigrammi dirigenziali di qualche azienda, pubblica – ex pubblica – mista o privata. Il primo pensiero, per comprendere questo diffuso fenomeno, porta ad ipotizzare una tecnica per nascondere alla gran parte dell’orizzonte situazioni di gravi difficoltà, di necessarie eventuali ristrutturazioni, di particolare esigenze per rafforzare necessari legami politici nella speranza, ci si augura, di trovare le giuste condizioni di economicità e di rilancio aziendale. Il fardello sono le eventuali perdite prodotte dall’eventuale inconsistenza professionale di chi né aveva la responsabilità aziendale e dalla forse intromissione di potenti terzi. Così partì la parola d’ordine di ridurre il costo del lavoro e si iniziò a cascata in operazioni di aggregazioni, di fusioni, di acquisizioni, di outsoucing aziendali ed a volte in variazioni degli assetti proprietari. Per completare e soddisfare queste nuove volontà nelle strategie industriali sono iniziate  anche le numerose procedure della politica di esuberi ed esodi più o meno volontari (alias: più o meno obbligatori) per smaltire sostanzialmente gli organici intermedi e questa circostanza può aver determinato una difficoltà di liquidità nei vari Fondi di Previdenza Aziendali (enti di previdenza privata ai quali, un tempo, i dipendenti erano obbligati aderire con propri contributi dedotti dagli stipendi per ottenere in quiescenza, contestualmente all’erogazione della pensione dall’ente pubblico di previdenza, una pensione integrativa vitalizia).

Questa situazione ha causato l’inizio delle dismissioni di molti immobili facenti parte del sempre cospicuo patrimonio comune (da fondi aperti a fondi chiusi) e per effetto domino, le disgrazie non vengono mai sole, s’è determinata la crisi di un gruppo di lavoratori, i portieri di questi immobili, che temono di perdere il lavoro e la casa se le OO.SS., il buon senso comune ed una valida valutazione di questo impatto sociale da parte di chi né ha la responsabilità non prendono le giuste determinazioni per evitare che aumenti la disoccupazione e la conseguente tensione sociale.

Di contro queste dismissioni, che sono avvenute anche nel patrimonio pubblico, hanno soddisfatto le persone informate di questo progetto di vendita perché hanno avuto la possibilità di acquistare immobili a prezzi scontati.

Ora è rimasta l’Alitalia, che per il suo rilancio, deve subire una sostanziosa diminuzione del proprio organico secondo la logica del pre-pensionamento, della           

Cig e con la realizzazione di un nuovo impianto contrattuale. Quest’ultimo è l’elemento più importante per la nuova futura proprietà e per il governo, perché forse costituirà l’elemento determinante, quindi l’ariete per demolire il precedente impianto dei Ccnl di tutte le altre categorie di lavoratori, appartenenti o no a realtà da “salvare”.

Non né faccio un fatto di fronte politico, ma un esempio di una mal suonata sinfonia per furbetti, che ha già altamente indignato molti italiani che non si limitano a guardare gli accadimenti, ma vedono attentamente ciò che succede per cogliere l’eventuale sperata giustezza, che la vasta e complicata burocrazia, pubblica e privata, dovrebbe garantire nel suo operato.

I sacrifici li accetteremmo tutti se vivessimo in un Paese che non ha smarrito valori, senso di giustizia e rispetto della vita degli altri, ma spesso siamo stati costretti ad assistere ad episodi di corruzione e di disonestà. Quindi i frequenti sermoni di questi tempi ci fanno sorridere, perché quante volte si è visto qualche deputato votare in Parlamento al posto di un collega non presente, forse anche per evitargli di perdere la relativa indennità di circa 206 euro.

Allora avevano ragione i vecchi nel ricordare che “il pesce puzza dalla testa” ed aveva anche ragione il famoso scrittore francese del romanzo realista tale Honoré de Balzac che scriveva “Le leggi sono come ragnatele, che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate”.

 

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