Funambolismo. . .?

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TO BE [in crisis] OR NOT TO BE [in crisis], that is the question.

Quasi non ci si crede, ma è successo di nuovo: il ministro Tremonti ha attaccato le cifre che la Banca d’Italia ha pubblicato sul suo storico ed autorevole Bollettino, definendole congetture eccessivamente pessimistiche.

Il giorno dopo anche su scala europea sono stati forniti dati di rilevazione e previsionali del tutto coincidenti con quelli della Banca d’Italia; stavolta Tremonti si è astenuto dal commentare.

L’Europa, la Banca d’Italia, l’Istat. I dati non mentono: la recessione è pesante.

Ma il governo italiano e prima di tutto il suo funambolico ministro passato dalla previsione plumbea “del ritorno all’età del ferro” del suo recente fortunato libro etico-ecomico-filosofico all’incredibile sottovalutazione dell’oggi.

In realtà, come ha scritto il quotidiano “la Repubblica” il 16 Gennaio: anche a cercarla non si trova una buona notizia sul Bollettino della Banca d’Italia sullo stato dell’economia.

La Banca d’Italia scrive – ed è la previsione più pessimistica finora fatta – che il calo della produzione industriale fa ipotizzare un Pil del 2009 che cade del 2% per aumentare l’anno dopo dello 0,5% appena.

A questo si collega la riduzione dell’occupazione, dell’export e della domanda interna; in sostanza i lavoratori vedono rallentare i loro salari e per le aziende diventa sempre più difficile ottenere finanziamenti.

Per il governatore Mario Draghi, siamo «in una fase ciclica eccezionalmente avversa», la recessione c’è ed è profonda e al momento non s’intravede via d’uscita.

A sostegno, tristemente, di una visione così nera dell’economia in Bankitalia sono giunti, infine, gli ultimi dati sulla produzione industriale; già ieri l’Istat aveva avvisato che a novembre, rispetto allo stesso mese del 2007, bisognava

registrare un crollo del 12,3%, ma Bankitalia fa sapere che l’ultimo trimestre dell’anno si chiuderà con ogni probabilità con un tonfo ancor più forte di quelli segnalati nei mesi precedenti: meno 6%.

Uno dei peggiori risultati dal dopoguerra e la caduta in picchiata del quadro industriale avrà ricadute su altri settori, a partire da uno scenario interno dove sono previsti rallentamenti nei salari e flessione del potere d’acquisto.

Ma il ministro Tremonti è “affetto” da una visione dell’economia fortemente strabica, per cui andava tutto male quando governavano gli altri e adesso, anche a dispetto della verità, deve andare “per forza meglio”. Per questo con il solito

tono saccente il ministro dell’Economia, ha definito le stime (non solo di Bankitalia) di un 2009 nerissimo semplicemente come “esercizi congetturali”: “non è un ciclo, ma una discontinuità sistemica”.

Ci risiamo! ancora una volta il ministro tratta gli esperti di Banca d’Italia come pericolosi “bolscevichi” dediti all’appannamento dell’ottimismo del Premier

perciò, pur ammettendo, bontà sua, che nello studio di Bankitalia “ci sono dati realistici”, testualmente dichiara che “ci sono anche tante congetture, che tutto è dominato da incertezza e infine che le previsioni oggi sono un mestiere da

astrologi. Stiamo attraversando una terra ignota”.

Peccato che in questa misteriosa “terra” della recessione per un certo numero, anche incerto, di anni, ci siano i lavoratori e le lavoratrici, le famiglie e le imprese italiane; che ci sia, insomma, la vita di ciascuno di noi, il lavoro di milioni di persone, il loro livello di reddito e di consumo.

La CGIL da tempo sostiene che la crisi è pericolosamente sottovalutata dal Governo: una crisi dalle connotazioni economiche e sociali gravissime.

A metà dicembre, il Segretario generale Guglielmo Epifani, nel fiume in piena delle dichiarazioni trasudanti ottimismo “natalizio” del Premier e dei suoi Ministri, affermava in un comunicato stampa: “il 2009 sarà il più duro e difficile

da molto tempo a questa parte e Palazzo Chigi non mostra la capacità di regia indispensabile per fronteggiare l’attuale fase recessiva”.

Non si tratta di essere o no delle Cassandre, fermo restando che la infelice principessa troiana prediceva sempre il vero, ma di leggere dati che non sono interpretabili come il risultato di una passeggera fase congiunturale.

Ancora dal Bollettino Bankitalia, “tenendo conto anche dell’erosione monetaria delle attività finanziarie nette riconducibili all’aumento dell’inflazione, il reddito disponibile reale si sarebbe ridotto”; quanto alle retribuzioni,

rallenteranno nel 2009”. A rischio, oltre che il livello di reddito, è sempre più spesso anche il posto di lavoro: “l’occupazione, in crescita da oltre dieci anni, ha subito una battuta d’arresto nel terzo trimestre dell’anno scorso” ed è

lievitato il ricorso alla cassa integrazione. Ma la crisi oltre che sulle famiglie,

picchia anche sulle aziende, per le quali diventa più difficile ottenere un accesso al credito: la domanda stessa di finanziamento – per via della recessione e del

futuro incerto – è destinata a diminuire, ma per le piccole imprese che ancora ci vorrebbero provare c’è stato e continua ad esserci “un progressivo inasprimento delle condizioni” richieste. Non va meglio il quadro esterno: le previsioni della

Banca d’Italia segnalano una caduta del 5 per cento nell’export del 2009 e di certo «la dinamica del prodotto potrebbe essere ancora più negativa se prendessero corpo i rischi di un ulteriore indebolimento dell’economia mondiale».

Senza contare che altri autorevoli Centri Studi, non sospettabili di alcuna simpatia nei confronti della CGIL, sono ancora più preoccupati nelle previsioni e segnalano la necessità di interventi di sostegno al reddito da lavoro per evitare ogni temibile blocco dei consumi.

Per gli economisti della Confindustria i lavoratori pagheranno un prezzo alto con la disoccupazione, che balzerà dal 6,7% all’8,4% nel 2009; la situazione più critica dal punto di vista occupazionale sarà toccata a metà 2009.

Confcommercio dal canto suo prevede per il 2009 quasi 2 milioni di nuovi disoccupati.

La CGIL ha chiesto interventi attivi sulla difesa del reddito e dell’occupazione anche attraverso manovre fiscali di riequilibrio, ma la maggioranza e il ministro Tremonti sono diventati improvvisamente difensori accaniti dell’equilibrio dei conti dopo anni di critica al governo

Prodi, considerato eccessivamente “rigorista” con i parametri europei. Rispondiamo con le parole del Centro Studi della Confindustria (altro covo di pericolosi “bolscevichi”?) che boccia la scelta di non mettere in campo più risorse per evitare un aumento del deficit pubblico, visto che la crisi farà crescere le entrate tributarie solo dell’1,3% (contro il 2,5% del 2008 e il 6,5% del 2007) e precisa: “con la recessione aumenta il rischio di evasione fiscale. La

percezione di una riduzione dei controlli può provocare un’ulteriore contrazione del gettito, creando un buco nei conti pubblici. Verrebbe vanificata l’intenzione del governo di difendere il risanamento”.

Ma non è stato questo governo, in uno dei primi atti dei c.d. 100 giorni, ad abrogare tutte quelle disposizioni che consentivano la tracciabilità delle transazioni economiche combattendo economia in nero ed evasione fiscale?

Ha scritto, su “la Repubblica” di venerdì 16 gennaio, Massimo Giannini:

Ci sono tre questioni cruciali, che il governo Berlusconi e il suo famoso “mago dei numeri” non possono più eludere. La prima questione riguarda proprio la verità. Cioè il “che dire” agli italiani. È vero che questa crisi è la più complessa

dell’ultimo mezzo secolo. È vero che cambia forma e sostanza di giorno in giorno. È vero che costringe i governi a ripetuti aggiornamenti statistici e continui interventi normativi. Ma in tanta incertezza fisiologica, c’è una costante patologica: secondo tutti i maggiori osservatori internazionali l’Italia è

tra le nazioni più in difficoltà insieme ai Paesi più a rischio dal punto di vista del debito, del deficit, della crescita, e quindi dell’affidabilità finanziaria e della stabilità monetaria. Per questo Tremonti ha il dovere di dire fino in fondo tutta

la verità sulle reali condizioni della nostra economia. È una responsabilità politica, di fronte al Parlamento che già subisce un regressivo svuotamento delle sue funzioni costituzionali. Ma a questo punto è anche una responsabilità

morale, di fronte alle famiglie che subiscono un progressivo peggioramento delle loro condizioni di vita. Da troppi mesi il ministro del Tesoro ha ingaggiato un conflitto suicida con il governatore della Banca d’Italia. Di fronte all’inquietante fotografia dell’Italia tracciata dal Bollettino di Via Nazionale, sarebbe intollerabile se Tremonti scegliesse ancora una volta la via della delegittimazione, invece che quella della condivisione..

Il titolo dell’articolo evoca un atteggiamento del Ministro più dubbioso che negazionista; in realtà si tratta di un teorema “riduzionista” che, non solo si sta palesemente dimostrando incompatibile con il principio di realtà, ma

indica un’insopportabile sottovalutazione delle condizioni di vita delle persone, soprattutto a reddito fisso o senza lavoro, e delle imprese, in particolare quelle esposte alla concorrenza internazionale.

Per essere maliziosi si potrebbe dire che c’è chi ride ancora in questa situazione: gli evasori fiscali, una parte del lavoro autonomo e alcune aziende: per esempio,

i network televisivi che vivono in un placido oligopolio.

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