Comunicato su rottura con la Cgil sulla riforma del nuovo modello contrattuale

 

RSA DIREZIONE GENERALE UNICREDIT BANCA DI ROMA

Il Governo annuncia la sua ricetta per la crisi:

la rottura con la Cgil

 

Bisognerebbe scegliere un metro di misura per valutare l’accordo tra governo e imprese Cisl Uil e Ugl sulla riforma della contrattazione.

Potrebbe essere il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.
Se fosse questo il metro di misura bisognerebbe verificare quanto quell’accordo risolva il problema dei bassi salari italiani che fanno si che l’Italia figuri al fondo delle classifiche internazionali sulle retribuzioni e ai primi posti per il tasso di diseguaglianza.

In realtà l’accordo agisce in senso contrario. Programma la riduzione  dei salari attraverso due vie: la scelta di un tasso di inflazione più basso di quello reale; l’assenza di un meccanismo certo di recupero dello scarto tra l’inflazione prevista e quella  reale.
In più l’allargamento della contrattazione aziendale – che oggi si fa a malapena nel 40 per cento delle imprese – a cui sarebbe affidato un incerto incremento delle retribuzioni, proprio non si vede e non si vede perché non c’è.

Potrebbe essere la valutazione sul cambiamento delle relazioni sindacali.
Se fosse questo il secondo metro di misura, apparirebbe evidente che sostituire per il rinnovo dei contratti un sistema di regole condivise con uno che non è condiviso dal più grande sindacato italiano, rende il nuovo meccanismo del tutto inapplicabile.

Ai fautori della sterilizzazione del conflitto sociale come carta vincente per affrontare la crisi, andrebbe chiesto se pensano che la rottura con la Cgil vada in quella direzione.
In più non si capisce come la trasformazione del sindacato confederale da soggetto autonomo di rappresentanza dei lavoratori a soggetto partner dei enti bilaterali aumenti la democrazia del paese.

Potrebbe essere la valutazione sul modo migliore per affrontare la crisi.
Se fosse questo il terzo metro di misura si potrebbe facilmente sostenere che un governo incapace di scelte efficaci contro la crisi, incapace di mettere a disposizione le risorse sufficienti, incapace di rispondere ai bisogni di migliaia di persone che perdono il posto di lavoro e  ai bisogni di migliaia di famiglie, così come ai bisogni di un intero sistema produttivo, è capace soltanto di uno strappo con la Cgil, fortemente ricercato: lo strappo con la Cgil è l’unica misura originale del governo italiano contro la crisi.

Dunque, qualunque sia il metodo di misura scelto, questo accordo proprio non va: non va bene per i lavoratori; non va bene per il paese; non va bene per la democrazia italiana.

Roma, 5 febbraio 2009

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