La Prima Grande Crisi del XXI Secolo.

amitgp9calrqw49ca345rofca5wbyp5ca2sjx3lcat1rxvocah9neumcacootsqca3co69ocazurxnecad8ibnicaofhq1rcaepqr99caqgvr5wcasit0mlca5gv259ca0dr8ddcah127hycae848hbdi Antonino Andreotti

 

Questo articolo si rivolge a tutti coloro che stanno cercando di capire che bestia sia questa crisi che ci è caduta addosso senza preavviso.

È un tema che non si può approfondire in un breve articolo e allora proverò almeno a scrivere le cose essenziali e a dire pane al pane e vino al vino.

Primo. Questa terribile crisi non è una calamità naturale e non nasce ieri.

È esplosa alla fine dell’estate scorsa ma viene da lontano.

È la crisi del debito, della finanza; della crescita senza qualità ambientale; della compressione del lavoro, della disuguaglianza; della deregulation e delle privatizzazioni fatte non per modernizzare la società ma per arricchire pochi; della politica al servizio di ristrette élite non della collettività.

Come ha spiegato Federico Rampini su la Repubblica, sono almeno tre le crisi che si sovrappongono, alimentandosi a vicenda in una spirale che si avvita su se stessa. La prima in ordine di importanza assoluta è la crisi del credito [ … ] La seconda crisi – che acquisterà maggior peso nei prossimi mesi – è una recessione dell’economia reale destinata a stremare l’Occidente intero per un periodo non breve. La terza è quella che fa più notizia, cioè il tracollo delle Borse.

 

Secondo. Non è figlia di ignoti.

È l’esito della gestione economica, sociale e politica di una classe dirigente – finanzieri, manager imprenditori, politici, burocrati, professionisti e rampanti vari – fattasi casta e capeggiata da George W. Bush. Una casta che, per usare le parole di Giorgio Ruffolo, ha smarrito il senso del limite.

È stato Bush a spingere gli americani a vivere al di sopra delle loro possibilità, a indebitarsi per acquistare abitazioni che non potevano permettersi e per consumare sempre di più;.

È stato Bush a far correre il deficit commerciale; ad appesantire il debito pubblico con la guerra e con il taglio delle tasse ai ricchi, mentre le classi medie s’impoverivano e 45 milioni di persone erano prive di assistenza sanitaria, portando così le disuguaglianze al livello degli anni Venti.

Sono stati Bush e la sua cupola multinazionale a negare l’evidenza dei danni ambientali causati dal nostro modo di vivere e di produrre, per difendere interessi e privilegi di gruppi di potere che hanno perpetrato imbrogli colossali, su scala globale, che fanno impallidire perfino tangentopoli.

 

Terzo. Non è vero che noi stiamo meglio degli altri. È vero il contrario.

La crisi sta ora travolgendo tutto il mondo, incluso ovviamente il nostro paese che – si dice, a mezza bocca però – sarebbe meno esposto a catastrofici tracolli finanziari.

Chissà, ho seri dubbi.

Il nostro reddito nazionale sta subendo un pesante calo; cosa che sembra preoccupare poco Berlusconi e Tremonti, ma che significa voragine nei conti pubblici, disoccupazione e meno soldi. E inoltre,rispetto agli altri paesi sviluppati abbiamo storici handicap: enorme debito pubblico, crescita lenta, maggiore esposizione alla concorrenza dei paesi emergenti, domanda interna debole.

 

Quarto. La recessione sarà grave, lunga e pericolosa. I palliativi non bastano e non ci piacciono.

Bene le opere pubbliche, a condizione di non finanziare la criminalità organizzata; il sostegno alle banche è necessario e forse anche quello alle imprese, ma con giudizio e con irrinunciabili contropartite: innovazioni di prodotto e di processo, risparmio energetico, tecnologie pulite, meno precarietà, stop alle faraoniche retribuzioni dei manager, immorali ed economicamente ingiustificate.

Il duo Berlusconi-Tremonti promette, ma i soldi stanziati non bastano a potenziare la rete di protezione sociale e a reintegrare il potere d’acquisto delle famiglie, come sarebbe invece necessario.

Servirebbe un rilevante sgravio fiscale per i ceti medi e medio – bassi.

Un leggero abbattimento fiscale non sarebbe infatti sufficiente: per rinvigorire il potere d’acquisto delle famiglie, servono salari e stipendi decenti, meno precarietà del lavoro, mutui più leggeri, sostegno ai disoccupati, prezzi e tariffe abbordabili.

Ma dove si trovano i soldi in un bilancio statale in rosso, impoverito dall’abolizione dell’Ici e gravato del fallimento Alitalia?

Su questi fronti non c’è, per altro, solo il governo e inoltre non è giusto scaricare tutto su noi contribuenti.

Imprese, banche, associazioni di categoria devono assumersi le loro responsabilità.

 

Quinto. Coordinare le azioni con l’Europa e oltre.

Il coordinamento europeo è debole.

Si deve fare di più e occorre estenderlo anche agli USA, almeno.

Una risposta globale a questi terribili guasti prodotti dalla globalizzazione liberista andrà elaborata dalle Istituzioni multilaterali, per scrivere nuove regole e potenziare i controlli; ma nessun progresso sarà reale e duraturo se il mondo continuerà a essere guidato da questa casta rapace.

Si parla tanto di nuovi piani Marshall, e non sempre a proposito.

Possiamo tuttavia trovare la giusta ispirazione nelle semplici e limpide parole impiegate da Gorge C. Marshall per illustrare l’autentico fine di quella missione: against hunger, poverty, desperation and chaos (contro la fame, la povertà, la disperazione e il caos).

Parole piene di significato anche nei nostri tempi moderni.

2 risposte a La Prima Grande Crisi del XXI Secolo.

  1. […] approfondire consulta la fonte: La Prima Grande Crisi del XXI Secolo. Author: admin     02 13th, 2009 in Finanziamenti, Guida alla Scelta, Mutui, […]

  2. 45credocosi scrive:

    grazie del suggerimento, mi indicheresti il link? grazie.45

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