Un’opera chiamata “Vertigo”.

 

La mattina, malgrado mi alzo di buon’ora per sorbirmi un buon caldo caffè o uno scuro cappuccino, mi attardo per leggere le ultime notizie nei quotidiani on-line e qualche volta, esaurita la voglia di lettura, sintonizzo la televisione su una rete privata ove una società di televendita propone la cessione di quadri ed oggetti d’arte contemporanea. E’ una trasmissione che seguo volentieri non perché sono mosso dal desiderio di possedere uno di quegli oggetti, ma per ascoltare la forbita ed abile dialettica del proponente, che in diretta riesce a descrivere così bene l’opera ed il movimento artistico a cui riferirla tanto da iniziare a farmi una piccola cultura dei pittori e dei movimenti artistici contemporanei. Così ho scoperto il “décollage” di un tal artista Rotella, delle opere di Emilio Scanavino, di Shozo Shimamoto, di Hermann vertigo-2Nitsch, di Emilio Vedova e di quant’altri artisti che al momento non mi sovvengono in mente. Il “venditore” incede nella sua attività di tentata vendita con abbondanti ed efficaci descrizioni dell’opera sottoposta al vaglio del pubblico televisivo e nel sentire le numerose conferme, che via via vengono effettuate, ci si rende conto che questa società di televendita è riuscita a vincere la naturale diffidenza dei potenziali acquirenti in televisione sia con la chiara indicazione delle sue sedi e sia con il particolare sistema di vendita che prevede l’invio dell’opera presso chi ha espresso la conferma telefonica a visionarla per poi acquistarla definitivamente, anche ratealmente ad interessi zero. Insomma una gradevole ed interessante trasmissione, che preferisco ai tanti programmi spazzatura di altre reti blasonate.

Tutto ciò per narrare con quanto piacere seguo quasi assiduamente questa televendita, ma ultimamente sono rimasto impressionato dall’opera di un artista di nome Fabio Giampietro e del quale era proposta in vendita la sua opera intitolata “Vertigo”. Un quadro bello ed incredibile che raffigura alti grattaceli di una megalopoli osservati dall’alto, come se fossimo sospesi con il cielo dietro le spalle e gli occhi puntati verso il basso, verso il profondo baratro precipitando giù fra le incredibili prospettive dei grattaceli, come quello rappresentato dal fantastico paesaggio aereo di Batman o di Spiderman. I colori dell’opera passavano in secondo piano, mentre durante la sua osservazione nasceva nell’animo un senso di vertigine, di paura per forse una voluta raffigurazione di una criticità della nostra vita che deve fare i conti con la realtà non sempre felice e fortunata e questa sensazione era via via amplificata dalla mancanza visiva del cielo, che bene o male rappresenta la speranza, alla quale prima o poi si tenta di aggrapparsi augurandosi di vivere in una realtà benigna per rpcedere nel viaggio della vita con occasioni di sorriso.

Sono uno sprovveduto nell’arte figurativa, ma questo quadro esposto al gradimento e all’interesse del pubblico televisivo, pur ammirandone la tecnica e l’efficacia pittorica, mi ha creato un turbine di emozioni così forti come nessun altra opera mi aveva causato.

Tutte queste sensazioni finìrono con la nuova inquadratura, con la nuova opera presentata dal bravo esperto d’arte, in veste di “televenditore”.

 

 

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