Un elemento mancante: il coraggio della riflessione

ar5kqlscat6mdkvca6ohgeicald98t6calprryhcai9h585cadqif0ncapzubm3cabevot6caxfn9b9can67alacafneagcca28x13wcai8jnjscahonnfwca5ftoo3caltgbd7caed2wlsca248wpzNé è passato di tempo quando partecipavo come semplice cittadino ai vari congressi politici o sindacali, spesso celebrati negli ampi spazi di qualche fiera e la visuale delle vaste aree e delle numerose file di sedie allineate davano subito la dimensione dell’evento e del grande numero dei partecipanti all’evento. In queste occasioni, prima di entrare nell’aula dei lavori congressuali, mi attardavo per curiosare fra i vari stands per dotarmi di qualche stampato che anticipasse anche se brevemente le posizioni dei vari personaggi che si sarebbero conteso, da lì a poco, il palco enunciando le proprie ragioni politiche e cercando di farsi preferire dal voto dei vari delegati e degli altri intervenuti con diritto di voto.

Queste non frequenti, ma periodiche, circostanze rappresentavano la cultura democratica degli organismi politici e sindacali, che pubblicamente, tramite i loro esponenti in lizza, esponevano le loro varie politiche lasciando alla base il compito di valutare e di far prevalere il più opportuno indirizzo politico, dal basso verso l’alto o come si dice. Allora le persone si spandevano in tutti gli spazi e discutevano delle varie posizioni che di li a poco sarebbero state presentate, poi, appena iniziati i lavori, le discussioni subivano un’impennata nella densità delle argomentazioni e già iniziavano a girare i primi santini con i nomi delle persone da indicare nella votazione. Era un piacevole impegno, una sana ma forte partecipazione alla vita associativa e non erano trascurabili le occasioni di un personale accrescimento culturale. Senz’altro un fatto positivo. La sera, dopo cena appena rientrati nella camera della pensione o dell’albergo, ci si apprestava di redigere la sintesi dei lavori svolti nella giornata e quindi collegare le nostre valutazioni e proposte che all’indomani avremmo comunicato alla platea dei vari partecipanti e così giorno dopo giorno sino ad arrivare alla votazione finale ed alla proclamazione della linea politica vincente e quindi con la condivisione della relazione di fine lavori. Un’attività veramente impegnativa e stancante che per viverla bisognava possedere doti di resistenza fisica e caratteriale, lì gli scontri fra le varie correnti di pensiero assumevano toni forti e decisi. In quelle assise di certo c’era solo l’orientamento di fondo, poi si di discuteva su tutto, ogni punto di vista era dinamicamente rappresentato, quindi la sintesi finale. Quest’ultima, poi, veniva orgogliosamente diffusa agli altri iscritti, ai simpatizzanti e non. A tutti insomma.

 

 

Oggi invecqcbl6fcap8nbx6card035xca0rb86nca166x32ca0gh7yjcav81d6gcakufl4xca8g74vjcagp299icamf4f0oca1bfk6fca4zarcgcaljo3uoca2b2k7qcawbo7xzcaiakfg2caybmztrcaiu4y82e parte dei partiti politici non ricorrono più ai congressi, ma divulgano le loro probabili linee politiche impersonalmente, con aridi annunci, con piccole riunioni in salotti o ristoranti, con convegni svolti in spazi ove convengono personaggi non tanto interessati alla sostanza di quanto verrà loro comunicato ma per la sola esigenza pratica e salottiera di farsi notare presenti all’evento.

Insomma vengono edifia34bjcaca8tfcqkca1zdroqca342rqoca2rtdtucaerwwg5cas6vwuxcaoai7wnca7ku6vgca9by0h7cab7d7d9cabcm1uycavfbovbcap1i0k1caftx6r0caj4oq2lcawekie0cax1mc0dcav957kfcate realtà politiche di carta, prepensate, precongeniate, non sono più derivati da una passione popolare, sono simili a prodotti commerciali offerti sul mercato con la dovuta pubblicità ammialiante. Non c’è più necessario il desiderio della folla, dell’entusiasmo, della condivisione, ormai il popolo della politica non ha più necessità del contatto fisico della gente; tutto avviene freddamente, presentando “la pappa già fatta e confezionata” è la legge del mercato, con modalità autoreferenziali, autopromozionali, ed autoritarie, loro si presentano come i depositari di una tale verità indiscutibile ed immodificabile. Loro, i leaders, cercano di costruire la loro realtà politica come una fortezza personale al cui ingresso deve apparire il loro nome e non quello del partito. . . . una moderna megalomania, un generalizzato vezzo dei tempi nostri.

Poi quando si subiscono pesanti sconfitte elettorali ed il disamore con il conseguente allontanamento degli elettori non sanno capire come sono finiti in questo piano inclinato a scendere. Tanto è grande il loro stupore che non riescono a ricordare con quanta scarsa democrazia e trasparenza hanno gestito le sorti della loro compagine, come molti cittadini si sono sentiti traditi-trascurati-abbandonati e schifati da loro che sempre meno né hanno curato la rappresentanza e la tutela. Questi hanno la presunzione di tracciare le linee guida di un’illusoria nuova politica del lavoro accettando nelle fila del partito personaggi giuslavoristi che inventano e programmano nuovi rapporti di lavoro ben lontani dagli interessi degli stessi lavoratori, ma a loro ciò poco importa, mentre credono che è importante possedere solo compagni di viaggio con nomi altisonanti, nobilmente raccomandati e noti. . . . .quello che pensa o serve alla gente passa in secondo piano, poi si vedrà.

Così la politica diventa un frutto ambiguo, logicamente incomprensibile e per assecondare le varie situazioni viene trattata come il vecchio “pongo”, manipolata “alla bisogna” per creare la forma e l’immagine necessaria in quel frangente. . . . .poi parole-parole e parole.

Quando si trascurano le istanze del mondo del lavoro, quando si vuole fare i pierini invece di curare la coerenza della propria azione politica e non si riesce a dialogare con la parte avversa, quando si sbandiera il proprio disagio a trattare con un antagonista politico che si accusa di dotarsi di non opportune immunità e di rasentare lo scarso rispetto alla costituzione e poi si concertano accordi come quello per le elezioni europee, senza difendere le ragioni dei gruppi politici minori per ampliare a Strasburgo ed a Bruxelles la rappresentanza popolare. Quando non si curano i rapporti con i propri alleati tacciandoli di esagerazioni critiche, quando si esclude a priori la possibilità di collaborare con una parte minoritaria della politica per evitare facili e fastidiosi dissensi al proprio “verbo”, quando non si riesce a far rispettare democraticamente gli organismi ordinari e straordinari del proprio partito e quando si trascura l’amalgama delle varie anime che compongono il partito e l’esperienza del passato, la politica assume l’inefficienza del pettegolezzo e di tanti inutili proclami strillati o sostenuti sottovoce, ma con lo stesso pessimo risultato di far crollare rovinosamente le aspettative dei cittadini di riuscire a vivere finalmente un’epoca nuova in un consesso autorevole e giusto di politici eletti, che si preoccupano esclusivamente del bene del nostro paese civile ed operoso.

Per fortuna che si inneggiava al voler essere politicamente discontinui da una scorsa politica viziata, oggi è uguale: quello che vale di mattina, è ignorato di sera.

 

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