Alla faccia del buon senso e della giusta misura!

marzo 8, 2009

 paperon-de-paperoniQuando non mi sento nelle migliori condizioni, preferisco rimanere in casa e curiosare un po’ qua e un po’ la nel web, smanettando con il mio vecchio pc, alla ricerca di qualche notizia che mi incuriosisce e che l’attenzione e l’interesse per ciò che accade intorno al mio piccolo mondo domestico. E’ il mio passatempo migliore e in questo periodo di inderogabili tagliandi per controllare la mia salute dedico alla mia sete di informazione un buon numero di ore. Si, leggo tutti i giorni qualche quotidiano e ascolto i telegiornali, ma ciò non mi è sufficiente perché sono stato colto da una strana impressione, forse errata od esagerata, che i media abbiano per così dire ridotto la diffusione di notizie afferenti a non “perfetti” comportamenti di qualche cittadino del mondo della politica. Oggi fare politica è un’assunzione molto importante di responsabilità, perché da essa dipende il modello di società in cui si vive e la qualità dei valori condivisi nel segno della giustizia, della democrazia, della fiducia,della solidarietà e della giusta messa a punto di giuste forme di ripartizione delle ricchezze fra tutta la popolazione del Paese. Ma un variegato inventario di scandali, dei quali non si ha più notizia del destino dei responsabili, ha attivato una certa perplessità ed una maggiore necessità di conoscere l’esatta dimensione delle continue promesse di sicura serenità, di giustizia sociale e della validità degli interventi adottati per annullare gli effetti disastrosi dell’attuale crisi che ci ha investito.

Un minestrone di parole per essere poi di fatto spettatori di politiche sempre variabili, incerte e qualche volta addirittura ambigue, ovvero quando il progetto è disallineato con la sua vera finalità.

La credibilità di queste relazioni umane, politica-cittadini, stà assumendo sempre più un valore precario e la fiducia, pilastro importante di tutte le civiltà, è in declino perché nella quotidiana realtà strillata sembra che la politica si preoccupi solo dei propri componenti, al di là del partito di appartenenza, con la concessione di esagerati e sproporzionati privilegi, mentre al popolo, che è il contribuitore delle pubbliche risorse, si concede poco o nulla, ma sempre in misura sproporzionatamente scarsa e l’articolo, che ho prelevato da un sito, se veritiero, è l’ennesima prova che i politici si preoccupano solo degli interessi propri. . . molto meno della comunità alla quale chiedono incessantemente voti per rimanere in sella al potere.

Nel Belpaese dei privilegi quell’extra che rende diversi. FRA NON MOLTO NON CE NE SARA’ PER NESSUNO !!

post pubblicato in MISTIFICAZIONE DELLA REALTA’, il 6 marzo 2009

La pensione in anticipo, l’auto blu, l’indennità che migliora la vita:
radiografia del Palazzo. Dove tutto costa meno ed è più facile

di ANTONELLO CAPORALE

Sarà un anno orribile questo, l’ha garantito ieri Giulio Tremonti. La fila dei disoccupati agli angoli delle fabbriche misura oramai esattamente la distanza che separa la moltitudine, di ogni ceto, razza, lingua e religione, dagli eletti. Segno dei tempi è il ragù politico, il piatto di pasta servito alla buvette dei senatori il cui costo – collassato a un euro e cinquanta centesimi per deliberata e generosa scelta del gestore del catering – è stato fatto subito risalire dal presidente del Senato a un euro e ottanta, più in linea e rispettoso dei sentimenti dell’opinione pubblica.

C’è una parola, una sola, che pone alcuni lavori fuori dal comune, li innalza e li tonifica: il privilegio. L’extra che cambia il corso della busta paga, consola la vita anche quando è sul punto di finire. E produce quel miracolo che appunto si definisce privilegio, frutto del diritto che cambia natura.

Tutto ha un prezzo. Il silenzio, per esempio. Stare zitti è una fatica e ha il giusto costo. E morire, oltre al dolore inconsolabile, comporta una serie infinita di pratiche e di cerimonie che vanno obbligatoriamente fatturate. L’Iva, la maledetta Iva.

Il premio alla carriera. Una questione a parte, senza volere entrare nel merito del tema che qui lambisce la terra e il cielo, è il pacchetto dei premi fine vita. Apriamo parentesi. Prima della morte, ma forse più dolorosa di essa, c’è la fine della carriera politica, la fine dei sogni e della gloria. Il politico che lascia ottiene un vitalizio. Lo dice la parola stessa: il vitalizio non è la pensione e quindi lo si può raccogliere, a certe condizioni, anche da giovani. E’ qualcosa di diverso e, stando all’etimo, sicuramente di vitale.
 Antonio Martusciello a soli 46 anni ha lasciato Montecitorio. Per quattordici anni di fila ha servito le Istituzioni e Forza Italia. Se riscatta quattro anni di contributi può godere di un vitalizio formidabile: 7.958 euro (lordi) mensili. E il 49enne Alfonso Pecoraro Scanio, 16 anni trascorsi a Montecitorio, con un minimo riscatto raggiunge il traguardo degli 8.836 euro (lordi) in tasca, senza temere i nuovi ricalcoli pensionistici, il famigerato scalone, espressione che indica ancora lavoro e ancora per tanti anni per i sessantenni.

Oltre al vitalizio, conquistato calcando la scena, a fine carriera si aggiunge un affidamento in danaro a titolo di “solidarietà” o di “reinserimento sociale”. L’assegno è pari all’80 per cento dell’indennità per il numero degli anni in cui ha frequentato il Potere. Ti hanno cacciato dal Parlamento e ora? L’anziano Armando Cossutta ha ottenuto 345.600 euro, per esempio. Il più giovane Clemente Mastella 307.328 euro. Proprio Mastella, causa licenziamento, ha raccolto il dovuto: vitalizio (9600 euro lordi mensili) e assegno di solidarietà. Ma il reinserimento sociale non è riuscito, Clemente ha vagato meno di un anno e sta per tornare nel punto esatto da dove era partito.

L’indennità funeraria. Trombato e premiato perciò. L’indennità, e qui entriamo in una speciale categoria, accompagna la vita del vivo e permette di dare sollievo ai familiari qualora il de cuius abbia davvero deciso di smettere e per sempre. In Veneto si chiamava indennità funeraria. In Sicilia, forse per non dare nell’occhio, la tipologia si è classificata più proletariamente come “sussidio di lutto”. Così, il deputato palermitano Giovanni Ardizzone non ha fatto mistero di aver avuto una qualche perplessità anche di natura scaramantica allorché, nel corso del suo mandato di questore dell’Assemblea siciliana, si è trovato a firmare un paio di provvedimenti che erogavano “sussidi di lutto”. E ha scoperto, dopo aver chiesto delucidazioni, che nella ricca e antica collezione di decreti del consiglio di presidenza dell’Ars c’è un atto che concede una somma fino a 5 mila euro per le spese relative a funerali di deputati in carica o cessati dal mandato. Soldi ovviamente destinati alle famiglie del caro onorevole estinto. Se l’è cavata magnificamente Ardizzone: “Cosa dire? Noi parlamentari siamo previdenti: pensiamo al nostro futuro. Anche dopo la morte”.

Nel 2007 per i “sussidi di lutto” in Sicilia sono stati spesi 36.151 euro. In Veneto non si sa, ma il presidente del consiglio regionale, il leghista Marino Finozzi, interrogato sul triste tema del trapasso, ebbe come un sobbalzo e sinceramente rispose: “Io penso che un contributo pubblico alle spese di funerale per una persona che ha speso 10, 15 o più anni della vita per servire le istituzioni e i cittadini non sia un grande scandalo”.

Tocchiamo ferro e badiamo al presente. È un’ora grave, la recessione economica sta travolgendo consuetudini quasi secolari: il Quirinale ha detto addio a 37 corazzieri (da 260 passeranno a 223) le senatrici hanno visto abolito il loro assegno per il parrucchiere, un bonus mensile di 150 euro. “Sono ancora piccole cose”, hanno scritto i senatori questori. Piccole ma che danno il segno di un’era nuova, e dei sacrifici che attendono davvero tutti.

La corsia preferenziale. Le piccole cose si fanno poi grandi col crescere delle responsabilità. Conoscete un privilegio più tondo ed esibito di una guida contromano? Il comune di Palermo ha deliberato che i politici, di ogni risma e colore, debbano essere agevolati nel loro movimento. Viaggeranno in corsia preferenziale, ridurranno a una legittima concessione contromano l’attesa di far presto e bene. Ogni cosa al suo posto e ogni responsabilità al livello che merita. Il 22 agosto scorso una circolare di palazzo Chigi ha riclassificato le urgenze e le potestà mutando nel profondo le condizioni del passaggio aereo di Stato. Romano Prodi aveva incautamente ristretto il numero dei beneficiati obbligando persino fior fiore di ministri a giustificare la propria richiesta di volare alto e bene. Silvio Berlusconi ha ricondotto la spesa nei suoi limiti fisiologici: qualche milione di euro in più si spenderà, e però vuoi mettere la resa? Efficienza e velocità per tutti. Quindi tutti imbarcati: premier e consiglieri, ministri e viceministri, persino sottosegretari. Quando e come chiedono, facendo attenzione solo alle coincidenze.

Il costo del silenzio. Bisogna capirsi – e una volta per tutte – dove finisce il privilegio e dove inizia il dovere. L’obbligo per esempio di tenere la bocca cucita. Quando i capi dei servizi segreti Emilio Del Mese, Niccolò Pollari e Mario Mori hanno lasciato il comando, l’Espresso – curioso – fece due conti sulla liquidazione straordinaria che avrebbero ricevuto: la fissò in un milione e ottocentomila euro. Tra le tante voci che avrebbero prodotto una pensione da favola (circa 31 mila euro lordi al mese) per una carriera quarantennale davvero straordinaria bisognò tener conto anche del tributo a una vita pericolosa e soprattutto silenziosa.  freddo_in_italia_01 Allo stipendio si aggiunge infatti, per chi opera nei servizi, un’indennità particolare di funzione che, tra gli addetti, viene definita “indennità di silenzio” e quasi raddoppia l’emolumento base. Voce che poi, alla fine della carriera, viene conteggiata per la quiescenza. Silenzio d’oro, compenso perpetuo. Ma è un trattamento riservato unicamente ai capi. I sottoposti, al momento della pensione, non si portano dietro quella ricca indennità.

Questi tempi moderni hanno anche impresso un’autentica accelerazione allo scambio di idee e di proposte. Con internet tutto si è fatto non solo più semplice ma straordinariamente veloce. E sia il Senato che la Camera consegnano a ciascun eletto, ad ogni inizio di legislatura, hardware e software necessari. Il parlamentare riceve il suo computer (che a fine mandato conserverà) in modo che ovunque si trovi, ovunque, sia nella condizione di lavorare. Qualche mese fa la signora Anna, disperata, (tre figli minorenni e senza lavoro) ha scritto una mail a tutti i parlamentari e ha invocato aiuto. Anna non esisteva e la sua disperazione era finta. Era un modo per testare l’apparato tecnologico in dotazione. Dal momento dell’invio al momento della lettura della mail sono trascorse in media due settimane. Il 42 per cento dei senatori aveva però e purtroppo la casella di posta piena. Alla signora Anna hanno alla fine risposto in 26 che, su 994 destinatari, rappresenta il 2,7 per cento. Non male.

Auto blu e super autista. A ciascuno il suo e ad alcuni autisti, per esempio, una retribuzione maiuscola, calcolata sul giusto: il rischio, la velocità, la fatica di guidare anche di notte. Di pochi giorni fa la notizia che la Camera dei deputati ha riconosciuto, dopo una annosa vertenza, il secondo livello retributivo ai suoi autisti. Porterà a 10.164 euro la retribuzione mensile lorda (dopo 35 anni di lavoro) a chi conduce l’auto blu. Più di quattromila euro netti al mese. Tre autisti dell’Atac ci vogliono per farne uno della Camera. Ma il Parlamento è un mondo a parte, non fa testo. Un bravo barbiere, se riesce a imboccare il portone di Montecitorio, supera in progressione e di molto lo stipendio di un magistrato d’appello (fermo a 98mila euro l’anno), e un operaio specializzato (tubista, elettricista) se ha la ventura di lavorare alla Camera è sicuramente nella condizione di raggiungere e superare lo stipendio di un professore universitario, persino di un cattedratico barone. Alla Camera ogni cosa ha costi elevatissimi, e persino le spese minute diventano mostruose: l’anno scorso 650 mila euro sono volati via proprio per la minutaglia, le spese vagabonde. Ma lì anche gli appendiabiti e chissà quale altro accessorio dei guardaroba (giacché le guardarobiere sono pagate a parte) sono valsi nell’ultimo bilancio un accantonamento monstre: 205 mila euro. Disse Goffredo Bettini, al momento di metter piede a Montecitorio: “Mio padre mi ha lasciato ricco. Sono diventato assai meno ricco quando per anni, come segretario del Pci di Roma non ho preso lo stipendio. Tuttavia il mio partito mi ha restituito i privilegi eleggendomi prima alla Regione e poi in Parlamento”. Privilegiato, esatto. Tra le cento carezze parlamentari anche una voce destinata alla lingua, a parlar bene e a farsi intendere meglio. Per la formazione linguistica ai deputati investiti nel 2008 900mila euro. In Parlamento si parla, nevvero?

(6 marzo 2009)

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Auguri al mondo femminile.

marzo 8, 2009

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Otto Marzo – Auguri a tutte le donne.

marzo 8, 2009

xxxx Oggi ricorre la festa delle donne e qualche conoscente, furbescamente, conoscendo la mia indole, mi ha provocato per coinvolgermi nella discussione su questa ricorrenza che apparentemente può apparire leggera, mentre se ben valutata la si scorge complessa e derivante dall’antico vissuto e, non esagero per quanto mi riguarda, dalla storia di usi, costumi e tradizioni dell’essere umano. Ebbene sono caduto nella trappola accettando di esprimere le mie opinioni al riguardo. . . ma a mente e a cuore aperto senza fronzoli e romanticherie varie.

Non sono fermamente convinto che la ricorrenza dell’otto marzo sia stata scelta per ricordare solo le centoventinove operaie americane uccise nell’incendio doloso di una fabbrica nel corso di uno sciopero, bensì credo si sia voluto anche ricordare una decisa manifestazione femminile con la quale si avviò la violenta rivoluzione bolscevica, in Russia appunto, per abbattere quella feroce oligarchia/dittatura che causò un’enorme numero di vittime per conquistare quello stato di democrazia, che purtroppo sembra non essere ancora pienamente realizzato. Così la Conferenza Internazionale delle donne comuniste, con l’avallo del resto del mondo occidentale, fissò l’otto marzo come giorno dedicato alle donne.

Riferito quanto sopra, devo sinceramente aggiungere che dedicare questo giorno per ricordare solo gli eventi, che ufficialmente hanno determinato questa ricorrenza, mi sembra veramente riduttivo o più semplicemente incompleto a confronto dell’enorme quantità di ingiustizie e crudeltà che l’essere femminile ha dovuto sopportare non solo nella nostra storia, ma anche nell’attualità della vita quotidiana quando, appunto, ancora oggi presso alcune comunità umane la condizione della donna appare sconcertante in quanto le donne vivono una condizione posposta all’uomo al punto da non avere la possibilità di gestire in autonomia la propria esistenza, quindi sono costrette di fatto a subire l’effetto rigido ed estremo di tradizioni verso un’antica cultura che le emargina ad una condizione nettamente inferiore a quella dell’uomo, al punto tale che se per disgrazia viene colta trasgredire può rischiare seriamente la propria vita. Tutte queste note circostanze, compresi i numerosi fatti di cronaca circa stupri e crudeltà che degenerano sino all’omicidio, all’annientamento fisico di quelle donne, grandi o giovani, che hanno tentato di sfuggire all’autorità maschile e spesso anche femminile della propria famiglia, del proprio marito, fidanzato, dimostrano che per raggiungere un’omogenea condizione di civiltà si deve trascorrere ancora molto tempo e forse dovremo patire ancora feroci diav

e drammatici conflitti fra due realtà umane così diverse se tutti i delegati mondiali al governo degli stati non saranno capaci di attivare, con pazienza e con logici ragionamenti, le dovute parole che se ben articolate possono avere un effetto maggiore degli inutili e sanguinari conflitti per ricondurre il nostro destino verso un criterio di pari opportunità convertendo alla ragione unità umane reazionarie conformate ed ubbidienti al dominio autoritario di società estremamente liberali o schiave di un non buono antico connubio fra stato e religione con il conseguente negativo accentramento dei poteri del governo, la cui unica preoccupazione è quella di evitare una reale emancipazione del proprio popolo dalla quale può essere innescato un conflitto interno che sveli la vera natura delle proprie vulnerabilità e cioè della mancanza di democrazia, della legalità e della giustizia sociale che attribuirebbe ad ogni componente (femminile e/o maschile) della propria comunità identici diritti – doveri ed opportunità.

Questa grave disarmonia sociale è ancora ampiamente diffusa ed è caratterizzata dall’eterna indole delle classi potenti di prevalere sui più deboli e meno capaci di crearsi degli spazi di agibilità democratica e di resistere ed opporsi all’ingiustizia.

Tanto per fare un esempio di una iniquità verso le donne basta ricordare il maldestro tentativo di liberare il diritto alla pensione per le dipendenti pubbliche a sessantacinque anni con la scusa di uniformare l’età pensionabile. Questo ignorando che in realtà le donne sono molto più impegnate dell’uomo nel lavoro, infatti ad esse è demandata la responsabilità della conduzione della famiglia (casa-figli eccetera) e quindi nell’attività lavorativa subordinata e coordinata. . . . una vera tentata iniquità mirata forse al solo reperimento di altre risorse per fronteggiare l’attuale crisi globale, generata dall’avidità colpevole di un manipolo di speculatori che dovrebbero essere depauperati da ogni loro bene e processati e severamente puniti per i loro immensi e drammatici danni arrecati ad un gran numero di persone che si sono ritrovate da un momento all’altro condannate ad un’esistenza senza lavoro, con tutto quello che né consegue.

Quindi concludo che è giusto ricordare per non dimenticare situazioni colpevoli che hanno sempre umiliato e condannato il mondo femminile, ma oggi è di gran lunga più importante aggiungere al ricordo anche una seria attenzione a che non vengano create delle striscianti condizioni che furbescamente tentano di riproporre di fatto una subalternità incondizionata della donna.

Però nella nostra contraddittoria società c’è una realtà femminile che riesce, a modo suo, a beffeggiare i dominanti attaccando il loro lato debole dell’ambizione e sono le veline, le showgirls, le ballerine, le vallette, le raccomandate per il loro aspetto fisico che riescono a conquistare notorietà, ricchezza ed una certa forma di prestigio che le appaga. Scritto questo ecco la riflessione sull’ipocrisia del nostro scarno quotidiano: molti criticano e condannano buona parte delle usanze del mondo arabo e musulmano sempre nella considerazione della privazione di alcuni diritti alle donne, però nessuno di questi si priva di favorire e di segnalare una donna che è spinta a spogliarsi e a perdere la sua autonomia verbale per apparire e per risolvere le proprie aspirazioni di notorietà quando, ahimè, si pensa probabilmente che la bellezza del corpo è l’unica risorsa. . . . . ma questo è un altro discorso e forse lo riprenderemo in una circostanza più conforme all’argomento appena affrontato.