Lavoro migliore, vita migliore – Sfogo di una giovane alla ricerca del suo primo lavoro.

aeypobxcaloz6swcalvoz85cacxh0f7cakvabdsca0tou52car3o8pncar30ickcalfoil7cac102n8ca7maxbncah3q08yca7d10atca1d49vocafa3awlcaz3bggqcadn6k1mcaxrsnq1ca3m4malPassata l’età delle pappe, del gioco e dello studio, noi giovani, come voi grandi al tempo vostro, cerchiamo di consolidare la nostra identità o meglio si comincia a tentare di realizzare il desiderio di autonomia personale, così con un po’ di coraggio iniziamo a sfogliare i giornali per leggere le rubriche di offerte di lavoro. Mille appunti e sottolineature, un’immensità di curricola spediti con posta prioritaria. Questo è il primo vero passo per metterci in relazione con il mondo degli adulti.

Passano settimane e mesi e nessun destinatario del nostro entusiasmo risponde, ecco le prime ansie, la prima ricerca di qualche persona che ci possa segnalare e così le prime illusioni. . . sicuramente questo è un periodo particolare, c’è la crisi si sa!

Il primo passaparola che vola da orecchio all’altro è quello di rivolgersi alle agenzie di lavoro, che di fatto hanno sostituito il vecchio ufficio di collocamento al lavoro, lì forse sarà più facile trovare un lavoro, ci si incontra di persona, si consegna il curriculum vitae e di sicuro si dovrà rispondere a molte domande. Se oggi è così per cercare un’occupazione va bene lo stesso, purché il risultato sia positivo.

Con queste parole la giovane compagna del breve viaggio per rientrare nel comune della mia residenza aveva iniziato a raccontarmi le sue peripezie per cercare il suo primo lavoro. Certamente il mio aspetto bonario l’aveva indotta a sfogare il suo malanimo.

Appena diplomata – riprese a raccontare – non perse tempo e si iscrisse all’università, ma per sostenerne i costi doveva per forza guadagnare uno stipendio – non voleva appesantire oltre modo i genitori – e poi con le nuove regole in fatto di pensione era senz’altro meglio iniziare a lavorare quanto prima, altrimenti la futura pensione – sempre che questa istituzione sarebbe riuscita a superare le future riforme previdenziali – non sarebbe bastata per vivere da vecchi. Quanto ha ragione, pensavo fra me e me, ascoltandola.

Sono stata troppo ottimista nel credere che, appena diplomata, si sarebbero accesi tutti i desideri come intense luci pronte ad illuminare un sicuro futuro, invece sembra che l’ombra dell’incertezza si accentua per nascondere ogni progetto di vita.        a5qgzfwcak0rh4ecalmasihcadmc0m8captm8m5ca2hrb6uca0ou0kxcakng9fpcaevd8k6cac7zdqkcaf0fjtfcafl1gmmcaikn52ica5yv02sca23vlt0caozgswmcab4d6i2ca9d7r4dcabc5p66

Così per non lasciare intentato nulla, ieri mi sono preparata tre curriculum e sono scesa in città per formulare la mia richiesta di lavoro in una agenzia di lavoro interinale. . . . ho scelto quella che mi è stata indicata in quanto, si dice, che fornisce personale a banche, a pubblici uffici ed anche presso qualche grande istituto privato. . .

Giunta davanti all’agenzia di lavoro, sono stata assalita da un forte senso di ansia. . . mi specchiai nelle vetrine dei negozi adiacenti per controllare se ero in ordine, ripassai mentalmente il saluto e cosa dire per farmi indirizzare senza equivoci alla persona giusta, per evitare i “mi scusi, forse mi sono spiegata male. . e cose simili”.

Attraversai la strada e mi concessi altri dieci minuti prima di entrare educata ma decisa oltre la soglia di quello che mi cominciava ad apparire un purgatorio.

Riattraversai la strada e prima di entrare lasciai ai miei occhi di fare una breve esplorazione oltre la vetrina. Tre piccole postazioni, ben distanziate fra loro, con altrettante operatrici dividevano lo spazio da un’altro ambiente celato da una opaca porta a vetri. Sulla prima postazione a sinistra si notava un gran cubo di plastica sulle cui facce appariva chiara una scritta “better work, better life”. Per fortuna dissi dentro di me, almeno sembra che sappiano quanto è importante il lavoro per la qualità della vita delle persone.

Feci un profondo respiro ed entrai salutando con voce chiara, immediatamente una signora da dietro la sua scrivania rispose al buongiorno e mi invitò ad accomodarmi su una delle due sedie della sua postazione.

Comunicato il motivo della mia presenza, la mia interlocutrice con un cenno di sorriso e con voce bassa ma chiara e ben scandita mi chiese di compilare due o tre moduli, ove oltre la richiesta dei miei dati anagrafici, scolastici, familiari, delle mie eventuali pregresse esperienze lavorative, della descrizione del mio carattere, della mia preferenza per un regime full o part time, della disponibilità ad eventuali turnazioni, se patentata ed automunita, se disponibile a trasferte brevi-lunghe e per un raggio di quanti chilometri dalla residenza o dalla base della mia occupazione, dei precedenti penali, del mio stato civile – nubile, coniugata, fidanzata -, mi venne richiesto come ero arrivata a questa agenzia, tramite qualche conoscenza, per la pubblicità o per altro motivo.

Naturalmente a quest’ultimo quesito risposi la verità e cioè che fra noi amici qualcuno aveva indicato questa agenzia come la migliore, mentre proseguivo a rispondere con calligrafia chiara a tutte le domande dei moduli che mi era stato richiesto di compilare.

Consegnati i moduli, la signora li consultò con una rapida ma completa occhiata, si alzò, mi disse di attendere mentre spariva dietro la porta a vetri.

Passarono circa dieci minuti e la signora riemerse dall’altro ambiente invitandomi ad alzarmi e ad entrare a mia volta in quella camera. . . avrei avuto un breve colloquio con la direttrice dell’agengia.

Questa era una signora apparentemente di mezz’età, vestita con un elegante tajer verde scuro, verde bosco. . non so, dal quale si vedeva una bella camicia di seta bianca. Io né vedevo il mezzo busto, le mani ben curate, i capelli di un castano chiaro ben mossi sino alla fine del viso nel quale spiccavano due grandi ed inquisitori occhi nocciola.

Una stretta di mano, ripetei le mie generalità ed il motivo della mia visita. Mi ascoltava con attenzione ed appena terminai la mia breve presentazione iniziò a riformularmi le domande dei questionari che avevo da poco redatto. Sembrava che volesse conferma di quanto avevo scritto mentre il suo sguardo, gentile ma freddo, mi scrutava attentamente. Il suo modo di guardarmi e le numerose altre domande che mi rivolse stavano creando un muro a quella relazione, mentre io tentavo in tutti i modi di mantenermi calma e naturale in quel confronto.

Mi parlò di sacrifici da affrontare nel lavoro, della necessaria formazione che avrei dovuto aggiungere alla mia preparazione scolastica qualora qualche azienda fosse interessata al profilo della mia richiesta di lavoro. Mi chiese se leggevo quotidiani e se seguivo le notizie trasmesse dai media televisivi e quali erano i progetti per il mio futuro. Inaspettatamente mi ridomandò chi mi aveva indirizzato presso questa agenzia di lavoro. . . naturalmente le ripetei quanto avevo già dichiarato all’altra signora.

Tornò a riparlarmi della crisi con il solito ritornello delle grandi difficoltà dell’attuale crisi nel mercato del lavoro e della necessità di organizzare i propri principi e priorità secondo le regole che la globalizzazione immantinentemente richiede. Basta averne coscienza per accettarle ed abituarsi. Così concluse e mi congedò.

La giovane ragazza mi si rivolse quasi con un tono di preghiera, speriamo signore che questa volta mi vada bene e che mi chiamano per lavorare, non voglio credere di aver perso dell’altro tempo come non vorrei credere che per queste agenzie il maggior guadagno è rappresentato da probabili finanziamenti pubblici. E’ la prima volta che mi rivolgo ad un’agenzia simile e non conosco come funzionano, è vero che non ho mai letto molti annunci di lavoro da parte di queste, ma in internet ve ne sono molte pagine al riguardo.

Mentre parlava apparvero due lucciconi nei suoi occhi, feci finta di non essermene accorto e seguitai ad incoraggiarla ed a continuare a cercare lavoro anche sui giornali specializzati in questi annunci e di avere sempre fiducia in sé stessa. . . . . . Scese quattro fermate prima di me, la guardai avviarsi sul marciapiedi e provai tanta tenerezza come se fosse stata mia figlia.

Quante volte, ripensando a quella ragazza, mi sono augurato che possa aver trovato finalmente lavoro per dare consistenza ai suoi desideri, alla sua identità ed all’ottimismo che questa stridente e convulsa civiltà colpevolmente oscura.

2 risposte a Lavoro migliore, vita migliore – Sfogo di una giovane alla ricerca del suo primo lavoro.

  1. […] Lavoro migliore, vita migliore – Sfogo di una giovane alla ricerca del suo primo lavoro. Passata l’età delle pappe, del gioco e dello studio, noi giovani, come voi grandi al tempo vostro, cerchiamo di consolidare la nostra identità o meglio si comincia a tentare di realizzare il desiderio di autonomia personale, così con un po’ di coraggio iniziamo a sfogliare i giornali per leggere le rubriche di offerte di lavoro. blog: 45credocosì | leggi l'articolo […]

  2. […] Lavoro migliore, vita migliore – Sfogo di una giovane alla ricerca del suo primo lavoro. Passata l’età delle pappe, del gioco e dello studio, noi giovani, come voi grandi al tempo vostro, cerchiamo di consolidare la nostra identità o meglio si comincia a tentare di realizzare il desiderio di autonomia personale, così con un po’ di coraggio iniziamo a sfogliare i giornali per leggere le rubriche di offerte di lavoro. blog: 45credocosì | leggi l'articolo […]

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: