Nulla cambia per davvero.

awlt4vkcahkvtlnca0prwaucahaw2m9caqvsprtca1xfc0scatm8u02ca8hefnncahy8g61ca1a0fe6cacvs705cahc2nyfca3wv8bxcavb2nzgcain1rg9caluead1cazuqzvbca84boegcaq7i3ejPRIVATIZZARE PER NAZIONALIZZARE Il Ministro Tremonti e l’uso “creativo” della Cassa Depositi e Prestiti.                                                                                                                                                                                                                È curioso come un’istituzione pubblica rimasta immobile per 150 anni perché funzionante sia stata modificata nella sua veste giuridica e nella sua operatività per ben due volte dallo stesso Ministro in due legislature diverse. Nel 2003 Tremonti decise di “privatizzare” in parte la CDP vendendo il 30% della stessa alle Fondazioni bancarie. Una privatizzazione “sui generis”, data la natura pubblica delle Fondazioni, di fatto uno strumento di politica fiscale con l’unico difetto di essere un ente il cui bilancio era parte di quello dello Stato. L’utilizzo delle Fondazioni per privatizzare la CDP, d’altro canto, appare la risposta più logica a chi si chiedeva come Tremonti considerasse tali istituti: istituti di diritto pubblico e non collegati alle banche quando si trattava di investire i loro ingenti patrimoni; istituti privati quando si trattava di collaborare all’alleggerimento del debito pubblico con la privatizzazione di CDP. In realtà si trattava solo di uno scherzo contabile: le fondazioni diventavano azioniste di risparmio per 1 Mld di euro con facoltà di recesso entro il 2010 e rendimento garantito dell’investimento. Lo scopo della burla era chiaro: “favorire il restyling dei conti dello Stato attraverso false privatizzazioni consistenti in cartolarizzazioni di immobili statali ed esternalizzazioni della gestione di servizi pubblici a proprietà pubblica a società private”. La gestione “ordinaria” della nuova CDP S.p.a. avrebbe prestato soldi a queste società private tramite strumenti finanziari non garantiti, mentre la “gestione separata” avrebbe continuato, con la garanzia dello Stato, a finanziare a tasso agevolato gli enti pubblici proprietari delle aziende di servizio pubblico. Nel dicembre del 2008 il Ministro dell’Economia, tornato a governare, ha deciso di rispolverare il vecchio bancomat CDP S.p.A. per cercare di andare incontro alle richieste della Confindustria e rimettere in moto l’economia senza impegni di spesa “reali” che impattassero sui conti pubblici. La Marcegaglia chiede il pagamento alle aziende degli arretrati delle P.A. (70 mld circa)? Presto fatto: Tremonti incarica CDP S.p.A. di accendere mutui a tasso agevolato finanziati con i soldi dei risparmiatori di Poste Italiane. La Marcegaglia si lamenta perché vuole soldi veri? Presto fatto: il fondo rotativo per le PMI viene rimpinguato da una gestione separata 2, modificando, con decreto autorizzativo di Tremonti, lo statuto di CDP per permettere a questa nuova gestione di erogare prestiti alle imprese tramite il canale bancario garantiti dai depositi postali (fine marzo 2009). Rimane tutto da stabilire a chi rimanga (CDP o Banca) l’eventuale rischio di default. Lo Stato ha bisogno di soldi per finanziare le opere pubbliche volano della ripresa economica? Presto fatto: Tremonti si inventa la joint-venture privati-CDP S.p.A. per costruire queste opere servendosi dei 190 mld di risparmio postale che il Sole 24 Ore del 06/03/2009 sottolinea essere “interamente garantiti dallo Stato”. Tutto bene se non fosse che i decreti che stabiliscono la tipologia di operatori privati che vi partecipano devono essere emanati dal Ministro dell’Economia dopo attenta analisi del merito di credito dell’azienda e dell’operazione. L’AD di CDP – fido delfino di Tremonti – conferma che le opere da finanziare saranno scelte – dal Ministro – solo sulla base di “progetti economicamente solidi, finanziariamente sostenibili, con la promessa di un ritorno interessante”. Ci troviamo,quindi, a fare crediti con soldi pubblici, garantiti dai depositi postali, che miracolosamente non rientrano nel bilancio dello Stato, la cui destinazione è decisa da Tremonti per finanziare opere di interesse pubblico mentre vi è un Presidente del Consiglio il quale, anche in coincidenza del terremoto a L’Aquila, non vede l’ora di costruire new towns. Naturalmente l’housing sociale è previsto dal nuovo statuto 2009 CDP S.p.A con uno stanziamento di 15 mld di Euro. Costruire new towns nell’ambito del Piano Casa è anzi una delle finalità di CDP S.p.A. tramite una SGR immobiliare alla quale partecipa l’ABI (1 mld di euro). La famosa frase mutuata dalla Bibbia e poi diventata avviso rivolto alle Fondazioni (“avete i talenti ed il talento per usare i vostri talenti”) rappresenta l’essenza del comandamento di Tremonti per i nuovi naviganti: decido io cosa CDP possa stanziare ed a chi. Lapidario il commento di Vito Gamberale su Repubblica del 23/03/09 : “Se si voleva un cambiamento […], eccolo servito: la CDP somiglia sempre più non solo a un figaro factotum, ma a un Moloch pubblico in grado di intervenire ed influenzare la vita di Comuni, enti locali, PMI, costruttori”. Ora la nuova CDP, in formato IRI, non ha più ostacoli: grazie alla variazione dell’art. 107 del TUB che aumenta il limite di partecipazione di banche al capitale sociale delle aziende industriali, la Cassa potrà progressivamente aumentare le proprie quote nel capitale di Eni ed Enel. Così alla fine Tremonti, al contrario di tanti che ci hanno provato prima di lui, ce l’ha fatta a realizzare il famoso ossimoro: privatizzare per nazionalizzare

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