Se la luce non è dietro l’angolo. . . speriamo che almeno ci sia buon senso, responsabilità e chiarezza.

maggio 19, 2009

FILE BRITAIN CAR INDUSTRYE’ condivisibile la riflessione di Graziella Rogolino nel suo “chi soffia sul fuoco del disagio sociale”, ove ci offre oltre le sue conclusioni anche una limpida e stringata cronaca delle circostanze che hanno preceduto e seguito l’aggressione al segretario della Fiom Gianni Rinaldini. A questo proposito mi auguro che tutti gli occupanti delle due camere del governo sappiano cogliere la gravità del momento per disinnescare un’eventuale formazione violenta che desidera sostituirsi ai sindacati per soffocare ogni confronto democratico per risolvere i dubbi sull’operazione Fiat-Chrysler-Opel.

E’ evidente che le nostre maestranze operaie temono per i loro posti di lavoro e per la sopravvivenza di tutti o parte degli stabilimenti nazionali ove si producono ancora autovetture o parte di esse e il timore di una ennesima ristrutturazione industriale con la solita conseguente diminuzione del numero dei posti di lavoro e con l’aumento di una più diffusa sofferenza sociale, mai sofferta da molti anni a questa parte e non sostenuta da una ferrea fiducia verso la direzione del Lingotto perché tutti memori del passato pericolo vissuto nel periodo 2004/2005 quando gli Agnelli, se ben ricordo, avevano mostrato l’intenzione di liquidare le loro attività industriali per trasferire le loro attenzioni verso attività finanziarie e speculative, ritenute forse più sicure, meno rischiose e più remunerative. Un presunto annunciato volta faccia industriale che si sarebbe consumato in barba ai tanti sacrifici pubblici (finanziamenti fatti alla Fiat), tutto questo poi vanificato dall’intervento sindacale e dalla tenace resistenza di tutta la classe operaia.

Oggi in virtù di una relativa fiducia verso questa classe dirigente, molti temono in una nuova realizzazione di una trappola industriale a discapito dei soli lavoratori italiani della Fiat e del suo numeroso indotto e nulla riuscirà a tranquillizzare gli animi tanto meno il comportamento di alcuni politici e sindacalisti che gridando alla crisi si limitano solo a chiedere la formazione di un futuro tavolo di confronto per sollecitare il governo verso una posizione di garanzia e di considerazione della vita degli operai italiani. Quindi bene ha fatto il ministro Scajola ad annunciare l’inderogabilità del mantenimento dei cinque stabilimenti della Fiat in Italia e della necessità di un vertice Governo-Fiat ( ed io aggiungerei anche la presenza delle parti sociali qualificate) per capire bene dove ci condurrà il piano industriale di Marchionne.

Ormai è tempo di chiarezza, di decisioni importanti ed attente per evitare nuove delocalizzazioni industriali, quindi il Governo ed i Sindacati Confederali dovranno puntare i piedi affinché nessuno delle nostre maestranze si possa trovarsi senza occupazione, pena pesanti sanzioni, come per ipotesi quella di pretendere la restituzione di ogni finanziamento diretto od indiretto concesso appunto al gruppo Fiat e questo inoltre non potrà cessare la sua produzione per almeno dieci anni a partire da oggi. . . . non sono più sopportate scorrettezze realizzate in nome di infinite ristrutturazioni spacciate per ineluttabili soluzioni. . . con la conseguente crescita della già critica disoccupazione . Così, con l’autorevolezza della ragione di Stato e della necessaria serenità sociale ed in considerazione che la Fiat è si una spa, ma solo per gli utili, mentre per le perdite é assimilata ad un’azienda pubblica. . . . . . .quindi dato che domani 20 maggio 2009 si conoscerà l’esito delle trattative Lingotto-Opel e di conseguenza Chrysler il Governo si attrezzi per concordare con l’azienda e sindacati confederali un appuntamento affinché tutti conoscano chiaramente i termini dell’accordo compresi gli eventuali vantaggi per la nostra economia e per la nostra occupazione. Così si toglie lo spazio alla violenza, per lo più alimentata dalla non conoscenza della realtà.

 

 

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La luce non è dietro l’angolo. . . .

maggio 19, 2009

A1ODIZ4CA7PM76JCA6C7PONCAIB9JTHCAIUBEVECAALY939CA3FIDXECACO01N3CAJSZMVQCABKU3NJCATDRNCICAZB6DF1CAKS0SXFCABK1WESCA20RHS2CA686E82CA8M1LRNCAQPD4U2CACD32YXL’aggressione a Gianni Rinaldini

Chi soffia sul fuoco del disagio sociale?

Innanzitutto, solidarietà ai segretari sindacali attaccati alla manifestazione di sabato a Torino e, in particolare, un affettuoso saluto a Gianni Rinaldini aggredito sul palco di fronte al Lingotto.

Il corteo è partito verso le 10 dal piazzale dell’ingresso principale della Fiat ed ha percorso la stretta via che attraversa il parco dedicato a Di Vittorio per confluire in via Nizza a meno di un chilometro dalla sede centrale della FIAT Group, la fabbrica del Lingotto trasformata da Renzo Piano, dove si terrà il comizio di chiusura dei tre segretari di FIOM, FIM e UILM.

Quando il corteo è passato vicino a casa mia, abito a 300 metri dal grande piazzale di Mirafiori, mi sono unita ai manifestanti, inserendomi dietro lo striscione della Fiom di Pomigliano.

Mi hanno accolta con simpatia e quando mi hanno chiesto come mai sfilassi proprio con loro, ho risposto che abito da decenni a Torino e lavoro in banca, ma sono emigrata per lavoro dal sud come metà dei torinesi Il corteo è colorato e rumoroso, ma la preoccupazione è nei volti di ciascuno; i

tamburi rullano per gridare a tutta la città che sono venuti da lontano per salvare le loro fabbriche, il loro lavoro, le loro famiglie.

Dai balconi e dai tram fermi ad aspettare il passaggio dei manifestanti ai margini della strada, dai mercatini rionali aperti lungo il percorso, le persone alzavano il braccio in segno di saluto e solidarietà.

A Torino i lavoratori della Fiat sono il cuore pulsante della città, non ci sono sentimenti competitivi nei confronti di coloro che provengono dagli altri stabilimenti, la Fiat è percepita qui come un’azienda dalle dimensioni nazionali e dal destino unitario nell’economia del paese.

Qualche tensione si coglie con gli SLAI COBAS fin dalla partenza del corteo: sono pochi, qualche centinaio, ma si fanno sentire e i loro cori sono pesanti e provocatori contro il sindacato, contro possibili trattative, contro “tutto”. Agli

incroci qualche auto, che pure si era ordinatamente fermata, viene colpita sul cofano, gli altri dimostranti si sgolano per fermare quelle inutili intolleranze.

Non prendetevela con i cittadini, abbiamo bisogno di loro” – grida un operaio all’indirizzo degli SLAI COBAS. Gli urlano “Venduto” e il servizio d’ordine del sindacato invita tutti alla calma.

 

Ma è solo un assaggio di quello che gli SLAI COBAS preparano per il comizio sul palco improvvisato di fronte al Lingotto. Quasi da non crederci: una contestazione violenta non solo con fischi, ma con urla e spintoni: ad un certo punto si è visto Rinaldini quasi scivolare dal palco, poi rialzarsi e continuare tra le urla.

Il loro bersaglio principale è la Fiom, il sindacato di categoria più forte dei metalmeccanici, considerato da sempre il più intransigente con la controparte, ma evidentemente “non abbastanza”: c’è chi preferisce la violenza e il disordine alla lotta sindacale, agli scioperi, alle trattative. Accanto a me una

delegata della Fiom abbassa lo sguardo, triste e mi dice: “a qualcuno fa piacere vedere gli operai sconfitti…”

Eppure da mesi il sindacato richiama l’attenzione sul livello di guardia della tensione sociale nei posti di lavoro, sui precari che perdono il lavoro e la speranza, sulla miseria di migliaia di famiglie.

Ma il governo proclama che la Crisi che prima non c’era ora è passata, anzi si è trasformata in un disagio psicologico.

C’è un legame sottile, ma chiaro, tra il disagio sociale reale e la sua negazione, tra chi soffia sul fuoco e chi ha interesse

a ribadire l’inutilità delle lotte sindacali democratiche

Sabato è stata una brutta giornata per Torino e per l’Italia, per gli operai della Fiat e per tutti i lavoratori e le lavoratrici; una pagina triste della democrazia di questo paese, stretta tra un premier e un governo totalmente disinteressati alla

vita delle famiglie e un gruppo di scalmanati estremisti che vedono nella sconfitta del sindacato, della sua rappresentatività, della “necessità” di negoziare, il segno della loro vittoria.

Graziella Rogolino

 

 


Una breve pausa, per raccontarti. . .

maggio 18, 2009

AWY7PXOCAGABJFKCA166G61CA6SXEVACAZS0FB7CAT2IPE4CAOWI38VCABP6KOVCA97UAYXCA92DLA8CAD4N0FPCAGROWBCCAEYBP56CA1BIUTRCA3QR9KQCATBQXM6CA8TCTFKCAOCI3QICAEHG57XAttualmente sto attraversando un periodo particolare un po’ complesso dove non mi sono state risparmiate amarezze e preoccupazioni, ma non mi sono fatto sorprendere da strane e deleterie emozioni, anzi sono riuscito a soffocare alcune istintive reazioni lasciandomi così controllare dalla ragione, che per quanto ormai residua dopo essersi consumata in già trascorsi periodi che definirli infernali è puramente eufemistico. Però sono assalito da un vortice di pensieri che mi impediscono di rilassarmi e di superare vere e proprie paure per le future sorti di una persona dipendente di un ente autonomo che quest’anno per la prima volta ha presentato un progetto di bilancio dello scorso esercizio con un totale di minusvalenze su titoli per ben oltre centotrentadue milioni di euro e con un progetto di scelte future, che fa temere una prossima progressiva perdita di un buon numero di posti di lavoro. Una prospettiva da digerire con molta difficoltà e tanta rabbia, per diverse circostanze che preferisco non dettagliare, tanto da consumare un non proprio calmo incontro con alcuni consiglieri di questo ente al punto di promettere inoltre un mio critico intervento nell’assemblea di discussione e valutazione di detto documento. Sono seguiti altri contatti ed io ho suggerito una soluzione per dare tranquillità e continuità lavorativa a quei dipendenti. . . . speriamo bene.

Altro motivo di amarezza s’è concretizzato per un non nulla con un’altra persona. . . . . .comunque grazie al mio carattere sono riuscito a gettare temporaneamente dietro le spalle queste particolari situazioni e a riemergere da un senso di oppressione recuperando una pur minima tranquillità riuscendo bene o male rilassarmi e per quanti brutti momenti ho passato ancora sento di amare questa mia avventura terrena, però in cuor mio mi auguro che almeno finisca bene nel senso che si realizzano gli ultimi importanti desideri che mi sono rimasti. Per quelli precedenti non c’è più niente da fare, perché chi aveva la possibilità di farmeli realizzare ha purtroppo fatto spesso cilecca

Ormai sono ben consapevole che le favole non esistono e se esistono solo solo un mucchio di desideri che non riguardano di fatto la realtà. Come accadde a noi, quasi quarant’anni fa, quando credemmo di riuscire a spiccare il volo con le ali dei nostri desideri, come due Icaro. . . . ma siamo subito caduti giù.

Io sono riuscito a riaprire gli occhi, tu non ce l’hai fatta. . . non è valsa né protesta né preghiera per sfuggire alla forza della realtà.

 


La tentazione di ricercare felicità e semplicità in una selvaggia realtà tropicale.

maggio 16, 2009

2055_nuova_caledoniaDallo stato attuale del tipo di vita che un po’ tutti svolgiamo nascono spontaneamente diverse considerazioni e la prima è quella di riconoscersi diversi da qualsiasi animale vivente e non più vivente in natura, almeno nell’ambiente conosciuto. . . chissà se forse esistono altre forme di vita su qualche altro lontano corpo celeste. Altre considerazioni le raggruppo in una personale valutazione della gran parte del genere umano che attualmente abita sulla Terra in uno stato di particolare schiavitù determinata da una voluta imperfetta evoluzione dell’organizzazione sociale, politica, etica ed a volte religiosa che di fatto ha permesso nel tempo lo sviluppo della possibilità di voler sempre prevalere sull’altro o sugli altri. Questa indole presente in molti di noi e finalizzata al monopolio del benessere con l’attuale conseguente fallimento di un’ulteriore occasione per riuscire a realizzare una forte fratellanza, una vera solidarietà fra esseri umani. Questo fenomeno di divisione ci responsabilizzerà molto verso le future generazioni ed è difficile credere in un globale sacrificio per riprendere le giuste fila di un discorso sociale che riconosca la necessità di rispettare le aspettative di amicizia, serenità e di giustizia della maggior parte di noi per riuscire così ad affrontare e risolvere le numerose crisi, che molti di noi hanno causato, per accendere la comune coscienza verso la difesa del futuro del nostro pianeta per così giungere alla realizzazione di una società multietnica giustamente progredita ed equilibrata.

Basta con la dietrologia, oggi è necessario guardare al presente ed al futuro perché il passato bisogna considerarlo andato, concluso, finito e quindi superato, perciò bisogna ritenere il trascorso solo come elemento di memoria, di storia, di cronaca, di esperienza per riuscire a valorizzare maggiormente i motivi di unione e di collaborazione e non quindi per rinverdire eventuali dissidi, ingiustizie, diversità, malanimi, rancori ed asti.

Nel nostro pianeta non vi sono più tante isole felici, ma esiste una tormentata realtà che va risolta oggi nei luoghi accessibili ai temi del lavoro, dei diritti e dei doveri, della famiglia, della politica, delle religioni e di quant’altro può riguardare la vita di tutti noi e questa attività deve essere svolta oggi, al più presto per non rischiare di travolgere tutti in una negativa deriva sociale in assenza di un comune buon senso.

In questo comune negativo andazzo si sono rovinati anche i rapporti nelle piccole comunità e nelle famiglie con comportamenti spesso ingiusti, che tendono sempre ad anteporre veri o presunti motivi di rancore, ignorando l’importanza di dimensionare queste difficoltà per giungere all’esplicito o al tacito superamento di ogni trascorsa incomprensione o controversia. La vita deve ritrovare il suo senso e la coscienza deve essere il mezzo con il quale si deve riuscire a darle il giusto significato come forse si riusciva tanto tempo fa quando si doveva lottare con la natura per procurarsi il cibo, quando gli amori e tutti i sentimenti valevano per l’intera vita, quando tutto era speso per il benessere della propria persona e per tutte quelle vicine e si dava grande importanza a tutte quelle emozioni ed attività che servivano veramente per la sopravvivenza in pace e in armonia del proprio nucleo familiare e di tutta la comunità a cui si apparteneva.

Ecco si è stufi e seccati di questa continua generalizzata litigiosità, che priva molte persone della giusta misura, del rispetto e della pur minima capacità di capire stati d’animo e di vedere in ogni comportamento aspetti negativi ed offensivi.

Sembra di vivere in una comunità che esageratamente presenta problematiche peculiari di questo diffuso nervosismo, di avarizia di sentimenti positivi, di perenne sospettosità, di inabbattibile puntigliosità e di ingenerosa elaborazione di eventuali difficoltà vissute. . . . insomma sembra di essere presenti in una realtà ove si sono molto affievolite le motivazioni per andare avanti, ponendo sempre maggiore distanza nella vita familiare e sociale.

Nelle condizioni di persone generose e sensibili, non si devono trovare difficoltà a partecipare alle idee ed alle convinzioni altrui, così, reciprocamente, si devono incassare dagli altri ed in particolare da chi si è legati da profondo affetto le stesse attenzioni per le proprie idee, convinzioni e comportamenti.

Quando ci si accorge che gran parte di ciò che consideravamo ha smesso di avere un senso e quando è superata la stagione del lavoro viene voglia di vivere un’esistenza alternativa, desiderata ma mai realizzata come quella di dedicarsi solo a se stessi in un luogo selvaggio, lontano da una civiltà che ci ha reso come macchine, per ricercare e risvegliare quella parte istintiva che ci è rimasta per vivere liberi tra il sole e la luna in un angolo del nostro pianeta dove i rapporti umani sono vissuti con semplicità senza inutili frantumamenti affettivi.

L’idea della possibilità di realizzare il quotidiano in belle passeggiate senza meta, trascorrere le serate intorno ad un falò sulla spiaggia con nuovi amici fra i locali con uno spirito rilassato in un ambiente quieto ma non amorfo, rigenera una carica incredibile e fa dimenticare quegli schemi di obbligata misurata e ipocrita attenzione, che se sfuggita inconsapevolmente, porta all’incomprensione, all’aggressività, ai conflitti ed alle provocazioni.

 


Variata la soglia dell’Usura. . . .aggiorniamoci.

maggio 14, 2009

AI2TIRFCAXWV7CHCAU1MGU4CAD1TDK5CAPTY2KSCA745WPZCAML1ZJ2CACS3J8DCALPYO5CCAOP27MUCA21STVTCAC7VSD5CA7BD4XLCAII9CQOCARA84FWCA057T7MCA9AVM9NCAOWASAKCAD7KW44La Banca d’Italia modifica i parametri di calcolo del “valore soglia”

Quando e come si applicano alle banche le norme antiusura

                                                                                                                                           AI2TIRFCAXWV7CHCAU1MGU4CAD1TDK5CAPTY2KSCA745WPZCAML1ZJ2CACS3J8DCALPYO5CCAOP27MUCA21STVTCAC7VSD5CA7BD4XLCAII9CQOCARA84FWCA057T7MCA9AVM9NCAOWASAKCAD7KW44

In una recente circolare la Banca d’Italia propone modifiche ai parametri del calcolo del Tasso Soglia Usura, che è variabile nel tempo e dipendente dagli elementi che si aggiungono al semplice tasso di interesse.

Cosa cambia e perché?

 

Un po’ di storia

 

La legge 108 del 7 marzo 1996 disciplina la fattispecie dell’usura: la sua entrata in vigore ha apportato notevoli modifiche alla normativa antecedente, affiancando ai parametri puramente soggettivi, previsti dalla vecchia formulazione, nuovi parametri c.d. “oggettivi” di

determinazione del tasso di usura. Questo intervento del legislatore ha contribuito ad ampliare, in maniera notevole, l’ambito di applicazione del reato di usura e, conseguentemente, l’area di tutela offerta dalla norma, che non è più relegata ad operare esclusivamente nei casi in cui sussista lo “stato di bisogno” del debitore del quale chi presta

danaro abbia “approfittato” conseguendo vantaggi per sé o per altri, ma opera automaticamente ogni qual volta il limite (c.d. Tasso Soglia Usura) posto dall’ Art. 2 L. 108/96 venga superato, fermo restando l’aggravante dello stato di bisogno del soggetto che utilizza il credito.

Nella legge sono previsti i principi necessari all’applicazione anche in materia Creditizia, per sanzionare la condotta di chi, banche ed operatori finanziari, a fronte di operazioni di erogazione di credito, applichi “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese,

escluse quelle per le imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito” superiori al limite de c.d. Tasso Soglia Usura (art 2) .

In sostanza oltre agli “Interessi” comunemente intesi quale remunerazione del capitale, si deve far riferimento, più in generale, al costo del denaro goduto. Il principale ambito di operatività della disciplina è costituito dai Conti Corrente e dai Mutui.

Riassumendo:

Le innovazioni di maggior rilievo dell’art. 644 c.p. introdotte dalla legge 108- 96, sono:

il venir meno dello stato di bisogno della parte offesa dal reato, di modo che il reato medesimo si configura a fronte della semplice dazione o promessa di interessi usurari

lo stato di bisogno rileva solo come circostanza aggravante l’introduzione del concetto per cui gli interessi sono sempre usurari allorché superino il limite stabilito dalla legge.

In seguito alla riforma ed all’abbattimento dei tassi d’interesse negli anni successivi, i mutui contratti prima del 1996 avrebbero superato il tasso soglia usura, e conseguentemente il mutuatario avrebbe potuto invocare, secondo le norme in vigore, la nullità delle condizioni

del contratto e la ripetizione di quanto versato in eccedenza.

 

Per evitare gravi ripercussioni nel sistema bancario e creditizio, si ritenne opportuno varare il D.L. n. 394/2000, successivamente convertito nella legge n. 24/2001, noto come Decreto Salva Banche, che definisce “usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge

nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento.”

 

Come si calcola il tasso soglia?

 

Il costo del denaro deve essere contenuto entro il limite del Tasso Soglia Usura, determinato dal Legislatore con il TEG (Tasso Effettivo Globale) rilevato trimestralmente dalla Banca D’Italia.

La legge non definisce il TEG in termini matematici, in quanto tale valore fornisce elementi utili ad accertare se le condizioni di costo (spese, interessi e oneri di varia natura) delle operazioni creditizie praticate dalle banche e dagli intermediari finanziari presentano

carattere usurario. Le operazioni creditizie sono a tal fine ripartite in categorie omogenee (le categorie di credito al consumo – credito finalizzato, credito a rotazione o revolving, prestiti personali, cessione del quinto dello stipendio o anche altre categorie di rapporti creditizi), e

all’interno delle singole categorie omogenee, suddivise per classi di importo.

Il Tasso Soglia di Usura viene rilevato trimestralmente dalla Banca d’Italia sulla base dei dati medi che impone comunque un tetto invalicabile. In pratica la Banca d’Italia rileva i tassi medi delle banche/finanziarie (diversi a seconda sia degli istituti che della categoria di prestito) e stabilisce che il tasso usura è considerato tale quando supera della metà la media dei tassi rilevati.

Riepilogando:

 

il TAN (Tasso Annuale Nominale) è il tasso puro di interesse calcolato su base annuale

il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) è il tasso che comprende interessi, spese bancarie e spese assicurative, sempre calcolato su base annuale

il TEG (Tasso Effettivo Globale) è il tasso che comprende interessi e le spese bancarie di istruzione pratica, calcolato su base annuale. La legge non lo definisce in termini matematici.

Il TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) indica il valore medio del tasso effettivamente applicato dalle banche e da società finanziarie a categorie simili di operazioni creditizie (ad esempio: aperture di credito in c/c, crediti personali, leasing, factoring, mutui, ecc.) nel secondo trimestre precedente alla rilevazione.

Il tasso effettivo globale medio risultante dall’ultima rilevazione relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà, determina la soglia oltre la quale gli interessi sono sempre usurari sulla base

della legge n. 108/96. Le banche e gli intermediari finanziari sono tenuti a pubblicizzare nei locali aperti al pubblico il TEGM.

 

Le tabelle dei tassi medi vengono pubblicate trimestralmente nella Gazzetta Ufficiale con decreto dello stesso Ministro e sono disponibili sul sito della Banca d’Italia. Attualmente sono in vigore i tassi applicabili dal 1° aprile al 30 giugno 2009.

La Banca d’Italia definisce i parametri necessari al calcolo di TEG e TEGM attraverso le “Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura”. Le disposizioni attualmente vigenti risalgono al 4 maggio 2006, ma sono oggetto di modifica, proprio per ridefinire gli elementi che entrano a far parte del calcolo del tasso usurario:

 

definire i parametri di calcolo significa individuare elementi anche sociali nella ripartizione degli oneri pagati agli intermediari creditizi.

 

Percentuali che, nel caso di superamento dei limiti, configurano il reato di usura. Ad esempio, attualmente, per i mutui con garanzia ipotecaria la soglia massima consentita per i prestiti a tasso fisso e’ pari al 4,42%, mentre per il tasso variabile ammonta a 4,58%. Ma questi limiti variano e sono specificati per ogni tipo di finanziamento: anticipi, sconti

commerciali e altri finanziamenti a imprese effettuati da banche, leasing, crediti personali e altri finanziamenti effettuati alle famiglie, prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e credito finalizzato all’acquisto rateale e credito revolving.

 

Le modifiche introdotte dalla Banca d’Italia

 

La critica principale alla definizione del Tasso Usurario sta proprio nella individuazione dei parametri che entrano, o non entrano, nel calcolo del TEG: inserire o meno un determinato costo accessorio, determina un notevole effetto dilatatorio sul tasso di interesse reale.

Pensiamo ad esempio agli effetti distorsivi avuti dall’anatocismo1, o ancora mantenuti dalla commissione di massimo scoperto, dalle valute differite su assegni, bonifici, effetti di pagamento in genere, dalle commissioni applicate a vario titolo come spese di chiusura

trimestre, di tenuta fido, costi di operazione, etc.

Questa prassi messa in atto dalle banche fa sì che il Tasso Effettivo Globale (T.E.G.) pagato dal cliente è ben più alto rispetto a quello convenuto.

La Banca d’Italia ha deciso di rivedere le Istruzioni per la rilevazioni dei tassi effettivi globali medi con l’intento dichiarato di adeguare le modalità di calcolo dei tassi antiusura alle disposizioni della legge 2/2009 e di migliorare la significatività della rilevazione

La nuova definizione della base di calcolo prevede:

l’inclusione della commissione di massimo scoperto (vale a dire la percentuale che la banca applica sul massimo saldo negativo registrato durante il trimestre se il cliente è andato in rosso per un solo giorno, nei limiti definiti dalla legge stessa2

 

1 E’ il calcolo degli interessi sugli interessi ( ovviamente debitori)

2 Art. 2-bis Legge 28 gennaio 2009, n. 2 Ulteriori disposizioni concernenti contratti bancari

1. Sono nulle le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido. Sono altresì nulle le clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi

a favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile tacitamente, in misura

onnicomprensiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento richiesto dal cliente e sia specificatamente evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale con l’indicazione dell’effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo, fatta salva comunque la facoltà’ di recesso del cliente in ogni momento .2. Gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore della banca, dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 1815 del codice civile, dell’articolo 644 del codice penale e degli articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108.

Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, emana disposizioni transitorie in relazione all’applicazione dell’articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, per stabilire che il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono usurari, resta regolato dalla disciplina vigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto fino a che la rilevazione del tasso effettivo globale medio non verra’ effettuata tenendo conto delle nuove disposizioni.

3. I contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono adeguati alle disposizioni del presente articolo entro centocinquanta giorni dalla medesima data. Tale obbligo di adeguamento costituisce giustificato motivo agli effetti dell’articolo 118, comma 1, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni.

 

l’inclusione nel calcolo del tasso di tutti gli oneri connessi con l’erogazione del credito, per uniformare, ove possibile, la base di calcolo del TEG (Tasso effettivo globale) a quella del TAEG (Tasso annuo effettivo globale) previsto dalla Direttiva sul credito al consumo l’inclusione nel calcolo del tasso dei compensi di mediazione, a prescindere dalla forma tecnica di finanziamento;

la rilevazione separata dei costi di mediazione, incluse le spese sostenute dal creditore, con lo scopo di condurre specifiche verifiche sull’entità di tali compensi. I compensi di mediazione pagati dal cliente sono conteggiati nel calcolo del TEG, a prescindere dalla forma tecnica del finanziamento.

l’ampliamento delle categorie di finanziamento per le quali vengono definiti i tassi usurari

la modifica delle classi di durata, di importo e della segmentazione tra famiglie ed imprese nello Schema segnaletico.

le modifiche introdotte nello schema segnaletico tengono conto delle convenzioni stabilite per le statistiche armonizzate europee (classe di durata sino a 12 mesi anziché 18) e della scarsa significatività di alcune classi di importo (operazioni inferiori a 1.500 euro) e delle diverse condizioni applicate a famiglie ed imprese (con un maggiore dettaglio per i mutui).

La formula di calcolo del TEG viene modificata nei criteri di rilevazione della componente “oneri”: allo scopo di ottenere un tasso indicativo degli oneri complessivi annui, è stata modificata la seconda parte della formula includendo tutte le spese sostenute nei 12 mesi precedenti la fine del trimestre di rilevazione (ad es. canoni periodici).


”L’immoralita’ e’ insita nel nostro Paese” – Intervista a Bruno Tinti

maggio 13, 2009

librodi Aaron Pettinari – 3 maggio 2009
Intervista a Bruno Tinti (http://www.antimafiaduemila.it/)
Dallo scorso dicembre si autodefinisce un “cantastorie”. Lasciare il proprio lavoro di magistrato dopo oltre 41 anni trascorsi ad occuparsi di diritto penale dell’economia, di falsi in bilancio, di frodi fiscali e reati finanziari sicuramente non è stata una decisione facile.
Non lo è mai quando si ha tanta passione.
“Lascio perché è sempre più difficile fare il magistrato. Sono allo studio riforme legislative che ridurranno i pm a puri dipendenti del ministero di Grazia e Giustizia. Ho sempre fatto il pubblico ministero in modo del tutto autonomo perché, a mio parere, non c’ è differenza tra pm e giudice. Come pm ho sempre fatto un lavoro imparziale. Il pm chiede la condanna di un colpevole, non di un imputato. Non credo che possa essere identificato esclusivamente con l’ accusa, preferisco definirlo come la parte pubblica che conduce l’ indagine cercando di appurare la verità. Questo però presto diventerà impossibile. E quindi io non voglio trovarmi in una magistratura che non è più quella che conosco…”.
Così aveva spiegato la propria decisione lo scorso novembre.
Noi lo abbiamo raggiunto alla presentazione del suo nuovo libro: “La questione immorale”, tenutasi a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Ascoli Piceno.
Dottor Tinti, quando si può parlare di “questione immorale”? La classe politica spesso usa questi termini ma poi si perde nel significato della parola stessa con atteggiamenti tutt’altro che morali…
“Io non farei esempi di moralità o immoralità della nostra classe dirigente. Il discorso è molto più ampio. Basta guardare la nostra situazione e la nostra storia. La rappresentanza politica che è presente in Parlamento non è certo nata oggi. Se il Paese, da anni ormai, esprime la propria preferenza per questa classe dirigente evidentemente questo significa che noi cittadini vogliamo essere rappresentati da A4TUZF9CALIBJ7WCAETC5JBCAN2C3GYCA6D8MJRCAE0CNR5CAOB5Z49CAXG490SCA7YZTLSCANC8P4ICAE5EU3NCAZD8ODKCACZM8E4CAFD5FNDCAHYEF3WCAUHZV1TCAIPJPNTCA9AF447CA8NQGJRcerti soggetti, perché ci identifichiamo negli stessi. Poi va considerato che siamo in presenza di un circolo vizioso perché i cittadini non sono informati a causa di un tipo di informazione proprietaria che effettua un certo tipo di propaganda. Se il cittadino non viene informato, e non supera questo handicap tentando egli stesso di reperire informazioni tramite internet o quotidiani, ecco che i cittadini restano sudditi, continuando anche in futuro ad esprimere preferenze per leader che approfittano della situazione per proprio vantaggio. Ma la cosa ancora più preoccupante è che la nostra è una classe dirigente inquinata dal malaffare perché ad essere inquinato è il popolo italiano. E per dimostrare questo non serve fare grandi esempi, basta guardare alle piccole cose. Dalle auto parcheggiate in doppia fila, fino ai limiti di velocità mai rispettati. O ancora le leggi sulla parità di diritto tra uomini e donne sul lavoro o tra italiani e stranieri. Queste sono leggi che esistono ma che nel nostro Paese vengono raramente rispettate. E se si è così nel piccolo provate ad immaginare quando si ha tra le mani la gestione del potere”.
Come valuta il problema dell’informazione in Italia? Spesso si assiste alla scomparsa delle notizie. Per esempio in questi giorni Luigi De Magistris, dopo essere stato attaccato a reti unificate, è stato prosciolto da tutte le accuse che gli avevano addebitato. Sui giornali e in tv però nessuno o pochissimo risalto è stato dato a questa notizia, invece, importantissima.
Se ai tempi del terzo Reich, Goebbels avesse avuto un ministero della propaganda come quello che abbiamo noi oggi staremmo ancora con il braccio alzato: efficientissimo. Si è assistito e stiamo tutt’ora assistendo a una delegittimazione della magistratura anche a livello subliminale. Persino nelle fiction ad apparire come eroi sono i poliziotti e i carabinieri. Il giudice è quello che “rompe”, un imbecille che non lavora o arriva sempre in ritardo. Anche tramite questi mezzi si fa passare il messaggio che la magistratura è qualcosa che frena il Paese così come dice il nostro ineffabile presidente del consiglio. Quindi appare ovvio che l’informazione, al momento di dare notizie che contrastano tale progetto, preferisce tacere. Mi stupisco dei giornali indipendenti. Avrebbero dovuto dare la notizia.
Restando in tema di delegittimazione una vera e propria strategia è stata ordita ai danni del “consulente” Gioacchino Genchi. La sua opinione a riguardo?
Questo fa parte dell’attacco contro le intercettazioni e della delegittimazione della magistratura e dei suoi funzionari. Hanno fatto credere che esistesse un grande archivio di telefonate registrate facendo intendere ai cittadini che siamo tutti spiati. Un allarme assurdo che l’informazione proprietaria ha reso credibile dando spazio ad opinioni di politici che per cognizione di causa o per non conoscenza, hanno strumentalizzato tutto questo per raggiungere il loro principale obiettivo che è quello di eliminare la possibilità di essere intercettati. Per quanto riguarda l’archivio del dottor Genchi voglio precisare una cosa. Il consulente, per definizione, ha con se la documentazione processuale. La possiede legittimamente perché è il pm a dargliela. Se si vuole effettuare un incrocio sui tabulati telefonici è chiaro che questi finiranno nelle mani del consulente. Un soggetto che dovrà essere sentito poi anche nell’eventuale processo. E se dovrà essere sentito riguardo ad un’indagine da lui compiuta perché non dovrebbe avere copia dei documenti su cui ha lavorato? Come potrebbe rispondere correttamente se no?
Per quanto riguarda le intercettazioni le principali imprese specializzate nell’eseguirle hanno minacciato il governo sia di non accettare futuri incarichi che di interrompere quelli già avviati se non verrà saldato il debito. Quale sarebbe il danno se ciò accadesse?
Secondo me il governo sarà contentissimo di questa cosa. Da tempo sta cercando di bloccare le intercettazioni, e se vi riuscirà senza fare leggi vergogna, prenderà due piccioni con una fava, risparmiando anche un sacco di soldi. Il danno per la giustizia sarebbe incalcolabile perché senza intercettazioni non si potranno più garantire se non quei processi più semplici come omicidi o quegli atti criminali commessi in flagranza di reato. Alcuni reati si scoprono solo tramite indagini complesse, lunghe e le intercettazioni sono fondamentali proprio in questi casi. Che così scomparirebbero dall’ordine dei processi.
Oggi si parla molto di necessità di maggior “controllo della magistratura”. C’è chi vorrebbe che quella italiana si uniformasse a quella straniera, sul modello degli Stati Uniti o della Svizzera.
Si può spiegare in due parole perché in Italia non può funzionare un sistema come questi. Negli Usa giudici ed i procuratori vengono eletti e sono direttamente appoggiati ad un partito. Questo implica una serie di aspetti. E’ ovvio che alla fine del suo mandato il procuratore dovrà rendere conto al proprio elettorato. Dal suo agire può dipendere una rielezione o addirittura un avanzamento di carriera a sindaco o governatore. La domanda che subito sorge spontanea è “se può subire pressioni come può svolgere serenamente il proprio lavoro?”. Posso raccontare un episodio che ha coinvolto un collega svizzero. Svolgendo delle indagini su una banca questi era arrivato a scoprire delle movimentazioni con il ministero della giustizia, occupato da uno dei membri del partito che lo aveva eletto procuratore. Alle pressioni che arrivarono rispose con tono minacciando un coinvolgimento della stampa nel caso in cui non avesse più potuto porre a compimento l’indagine. Ecco perché in Italia questo sistema non potrebbe funzionare. Perché la stampa è fortemente intrecciata con la politica mentre all’estero no. A prescindere da questo poi credo che il sistema italiano sia migliore per un semplice motivo. Il giudice è un impiegato dello Stato. Non ci sono elezioni ma dei concorsi e la carriera è dettata dal merito. Ogni mese percepisce uno stipendio a prescindere da quello che sarà il suo giudizio ad un processo. Per questo potrà svolgere il lavoro con assoluta serenità. Certo è vero che può esserci il pm o il giudice corrotto con suoi progetti ed il suo santo protettore politico ma questi sono da considerare come una patologia, una malattia, e non rappresentano l’intera categoria.Vista la situazione generale quali possono essere gli anticorpi per far fronte al grave stato che ci ha descritto?
“Per prima cosa devo fare una considerazione. Io ho fatto l’impiegato tutta la vita. Io sono un tecnico, quando parlo di giustizia e di diritto; non mi sottraggo a queste domande anche se il mio giudizio vale come quello di qualunque altro. Detto ciò io ripeto ancora una volta che non posso pensare ad una Paese che esprime una classe dirigente diversa da ciò che il Paese stesso è. In un Paese sano non emerge una classe dirigente classe dirigente fondata sul malaffare. E’ impossibile. Magari ci sarà una quota fisiologica di politici disonesti ma nel complesso la classe dirigente è sana ed efficiente. In un paese in cui i cittadini per primi non rispettano le regole è ovvio che emerga una classe dirigente di questo tipo. Se questo è vero, e non ho l’autorità per dire se è così o no, allora è dura uscirne perché bisogna aspettare una generazione di cittadini diversa da quella attuale. E quando arriverà chi la educherà? Come? Quindi, purtroppo, c’è da essere pessimisti”.

 

 

 

 

 

 

 


Prossimo Referendum su Legge Elettorale – Probabili strategie e contro strategie per fuorviare l’elettore.

maggio 12, 2009

dubbioIn previsione della prossima consultazione referendaria appare utile fare il punto sul merito. Per quanto riguarda, come CGIL già nel 2007, in occasione delle proposte di riforma del sistema elettorale, svolto alcune considerazioni, a proposito della “bozza Vassallo” nelle quali si esprimeva, per via indiretta un giudizio sugli effetti che potrebbero derivare da un esito positivo del Referendum. Infatti allora si era arrivati tra le forze politiche ad una discussione          volpe

sulla necessità di eliminare il premio di maggioranza del porcellum” premio che attualmente va alla coalizione e che invece andrebbe alla lista con un esito positivo del Referendum. Premio che già ora così com’è, secondo la maggior parte dei costituzionalisti, non ha corrispondenza in altre moderne democrazie.

Figuriamoci dopo un’affermazione del Referendum.

I quesiti referendari parevano costituire inizialmente, nella fase di raccolta delle firme, solo un’azione di stimolo per modificare la legge. Ma subito dopo ci si rese conto che l’intenzione volenterosa di alcuni poteva divenire ben altro e portare addirittura ad un effetto contrario. Il primo punto da evidenziare è che fermo restando che riteniamo una vera porcheria l’attuale legge, non è vero che col Referendum si abroga il “porcellum” come alcuni esponenti politici

vanno dicendo. Il Referendum abroga soltanto alcune disposizioni della legge vigente per cui il porcellum continuerà ad applicarsi ad eccezione delle parti abrogate. L’unico effetto positivo sarebbe quello di impedire le candidature multiple ma verrebbe confermato, in peggio, l’impianto attuale e certamente non inciderebbe su quello che è il grosso problema della legge attuale: il mancato rapporto tra cittadini ed eletti ed un concetto di rappresentanza che rasenta

l’incostituzionalità, tenendo conto anche

dell’inosservanza dell’art. 51.  asino

Gli elettori sono infatti espropriati della possibilità di concorrere a determinare la composizione del Parlamento in quanto tutti i “rappresentanti” del popolo sono nominati dai partiti. In questo modo il principio

costituzionale della rappresentanza attraverso la quale i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale, ha subito uno svuotamento significativo. Vi sono dunque già dubbi di costituzionalità sul porcellum”, ma ciò che risulterebbe dal Referendum sarebbe ancora peggio perché si consentirebbe ad una

minoranza anche esigua, ad un solo partito, soltanto perché prende un voto in più del secondo partito, di avere il 55% dei seggi alla Camera e i premi di maggioranza al Senato. E’ evidente il rischio che questo possa poi anche cambiare da solo la Costituzione o, addirittura con qualche alleanza raggiungere la maggioranza dei due terzi che preclude il Referendum sui progetti di riforma costituzionale.

Se il Referendum raggiungesse il quorum e se vincesse il SI sarebbe facile dire che quel che rimane del porcellum avrebbe avuto la sensazione del voto popolare, e infatti il Pdl lo sta già dicendo molto chiaramente sia alla Lega

che all’opposizione per cui, risulta un’utopia dire che a quel punto si può cambiare la legge in Parlamento.

Credo anzi, che poiché con il nuovo sistema non vi sarebbe neppure lo spauracchio Lega, il Pdl potrebbe essere tentato da elezioni anticipate in cui da  solo conquisterebbe facilmente una larghissima maggioranza e potrebbe governare senza alcuna opposizione interna.

Fin qui il merito. Per quanto attiene al  da seguire, la CGIL, poiché non si tratta di materia direttamente attinente alle proprie competenze, non darà indicazioni di voto. Ritiene però opportuno ci sia un’attenta informazione, perché ciascuno possa  poi decidere liberamente se andare o no a votare,  se votare SI o NO.

By Vera Lamonica – Maria Troffa.