Tra sogni, speranze e realtà.

bannerSenza sollecitare la memoria, improvvisamente mi sono messo a pensare ai sogni, alle speranze vivacizzate inconsciamente dal nostro spirito, dalla nostra anima che ben conosce le necessità in una logica che si rivela solo al nostro inconscio. Così ci appaiono chiare quelle necessità che servirebbero a rendere meno problematica la nostra vita corrente. Un silenzioso dialogo consumato nella mente, che disvela quelle semplici visioni, prospettive ed offettive necessità che ci mancano per vivere e reagire al nostro quotidiano disagio. Il sogno amplifica i desideri e le riflessioni, però trascende dalla nostra capacità di poter realizzare quanto si desidera, così i sogni resteranno sempre sogni, speranze irrealizzate a causa dell’impossibilità di avere una comune azione per iniziare a stabilire anche minime fasi intermedie fra le attuali generali condizioni di difficoltà e gli obiettivi che vorremmo raggiungere come il lavoro duraturo ed adeguatamente redditizio per tutti per vivere senza eccessivi stenti la propria famiglia, i propri figli, la cultura, l’informazione, il nostro tempo libero e tutto ciò che c’è di civile, utile e possibile nel nostro paese.

Spesso per la comune buona fede e credulità ci lasciamo trascinare dagli altri per obiettivi che di fatto non ci appartengono come nel caso di un’azione politica non giusta, non volta all’interesse comune, ma assai convincente per il forbito eloquio usato furbescamente come, appunto, mezzo di convincimento per proporci una struttura sociale che in realtà non siamo motivati a condividere per l’assenza di veri ideali che ci emozionano e che ci aiutano a progredire socialmente. Da qualche anno a questa parte sembra che la politica ci stia sottoponendo ad una trasfusione al contrario, nel senso che quello che abbiamo ottenuto sin’oggi di diritti, di migliori condizioni di vita, di unione sociale, lavoro non precario ecc. ci venga sottratto piano piano facendoci vivere in una realtà senza identità dove tutto sarà minuscolo all’infuori del potere e del costo della politica. . . .addio meritocrazia per lasciare il posto alla leccocrazia. Addio alle vecchie immagini della vita sociale dove personaggi caratteristici animavano il nostro paese, come il vecchio imprenditore colto un po’ burbero ma ricco di idee e di sani principi, addio ai bottegai un po’ tirchi con la solita matita posta dietro il lobo di un’orecchio, addio lavoratori con il cestino del pranzo in quanto il lavoro sta diminuendo drasticamente, addio a tante altre figure della nostra operosa penisola per cedere ormai lo spazio ad anonimi personaggi motivati dal solo loro guadagno in una collettività che si vuole trasformare in un ammasso di miniature umane sempre litigiose ed egoiste tanto da far dimenticare che non molto tempo addietro la disgrazia di un nostro conoscente diveniva una disgrazia collettiva ed il dolore del conoscente era meno amaro per la solidarietà degli altri.

Oggi è sollecitata ed è attiva la generosità collettiva solo per i grandi disastri naturali, mentre oggi non tutti i lavoratori che perdono il lavoro, per la recente crisi finanziaria, per le continue delocalizzazioni aziendali, per le nuove forme della contrattualistica a tempo determinato, per nuovi progetti industriali che prevedono un programmato calo della produzione e per quant’altro che non mi viene in mente, sono assistiti dalla magra cig o cigs. Un tempo esistevano fondi pensioni volontari che avevano carattere sociale oltre che previdenziale, oggi questi sono come aziende finanziarie ma con bilanci non più brillanti come una volta, oggi tutto è equiparato ad un’azienda, ad un’azienda regionale la sanità, i servizi e tutto il welfare, quindi addio ai trattamenti tutti uguali come sancisce la nostra Costituzione.

Nel nostro paese vi sono molti problemi e situazioni che non favoriscono una vita più serena con un discreto benessere, così per rinfrancarmi ho usato parte del tempo libero per ascoltare le manifestazioni politiche per l’apertura delle campagne elettorali dei vari partiti in prossimità appunto delle prossime elezioni europee. Beh, sono rimasto stupefatto dalla generale mancanza di chiari programmi. . . . tutti sembrano voler vincere questa tornata elettorale per occupare gli scranni di Strasburgo, ma nessuno ha chiaramente riferito per fare cosa. Una grande baraonda di inutili parole per giustificare presumibilmente il solo desiderio di potere, di visibilità politica e di accedere ai lauti compensi ed infiniti privilegi riservati ai futuri parlamentari europei. Non c’è stato nessuno di questi concorrenti che abbia accennato alla possibilità di livellare i futuri proventi e privilegi nella misura notoriamente più contenuta riconosciuta ai politici delle altre nazioni. Ecco l’assurdo del nostro quotidiano, siamo la nazione con un debito pubblico alle stelle e con molti problemi interni eppure siamo la nazione che riconosce ai propri parlamentari, al suo interno ed in Europa, le più alte condizioni economiche ed un nutrito numero di privilegi. . . . . . ecco perché continuiamo ad essere il paese dei poveri e dei ricchi. . . come l’aneddoto dei tre polli.

Siamo un popolo attivo, laborioso, altruista, solidale, colto ed intelligente, con tanti valori ancora vivi nell’animo collettivo, ognuno portatore delle proprie convinzioni ma attualmente avvolti da un’atmosfera di sfrenato liberismo, di un mercato privo di ogni regola e remora etica, quindi intraprendere la giusta direzione verso un miglioramento generale non ci si deve accontentare di pensare e di sperare in una migliore condizione, bensì bisogna conoscere bene cosa ci serve per essere felici, per raggiungere e stabilire degli obiettivi possibili e concreti e quindi per ottenerli è necessario scegliere bene chi delegare politicamente, ricorrendo anche all’informazione purtroppo omologata dei vari media senza trascurare l’informazione presente nel web ed aguzzando il nostro buon senso, cercando anche di immaginare cosa potremmo fare al loro posto.

Per quanto sopra, riportato un po’ frettolosamente e in un momento di particolari riflessioni, credo che dovremmo dirigere la nostra attenzione verso quei gruppi sociali che promuovono un sensato spirito di appartenenza al nostro Paese, con norme che consentono e provvedano per ogni individuo pari opportunità, come giustizia, lavoro, rispetto e dignità in un ambiente certamente democratico. Quindi evitare di concedere spazio o possibili alibi ad una certa psicologia sociale tendente verso un nazionalismo o territorialismo esasperato, ad un lealismo spinto all’eccesso verso un apparato di appartenza ed a criticabili offensivi comportamenti verso minoranze, condizioni che potrebbero determinare nel tempo motivo di gravi conflitti sociali.

Fra non molto saremo impegnati in una nuova importante e complicata tornata elettorale, nella quale saremo chiamati ad esprimere delle scelte per rinnovare uno dei più numerosi parlamenti presenti nel mondo quale quello europeo. Certo mi sarei augurato di vedere un’Europa più forte, più unita, più concorde nelle comuni scelte di politica economica, industriale, sociale, militare, di relazione fra i vari popoli quale premessa di un efficace futuro politico unico, comune. Anche se ancora oggi rimane un salotto politico non proprio aderente alle necessità delle varie nazioni che la compongono, le sue scelte si riverberano ed vanno ad influenzare la vita dei cittadini dei vari paesi membri e per questo è necessaria una seria riflessione sulle nostre scelte elettorali per essere almeno certi di inviare a Strasburgo le migliori persone presenti nei vari partiti, si sa che il buono ed il cattivo – come riporta un vecchio luogo comune -. Le scelte che andremo a fare saranno particolarmente importanti e determinanti per la vita di ognuno di noi specialmente in questo periodo in cui la crisi finanziaria, divenuta grave difficoltà nella vita reale, picchia ancora duro ed alcuni importanti apparati, come le banche, che sono state destinatarie di importanti aiuti di denaro pubblico, ancora non si decidono di agevolare efficacemente le piccole e medie industrie che sono rimaste l’unico efficace fattore produttivo a creare la ricchezza nazionale e posti di lavoro. Non si capisce perché ancora ci si ostina a favorire oltre modo le grandi industrie, quando queste presentano una produzione sempre discendente, che appunto non giustifica più ulteriori abbondanti interventi pubblici.

Quindi è necessario augurarsi che le nostre scelte cadano su personaggi sobri, saggi, efficaci, che sappiano relazionarsi con il resto dell’Europa e quindi del Mondo per cercare di migliorare conseguentemente anche le nostre condizioni di vita.

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