La tentazione di ricercare felicità e semplicità in una selvaggia realtà tropicale.

2055_nuova_caledoniaDallo stato attuale del tipo di vita che un po’ tutti svolgiamo nascono spontaneamente diverse considerazioni e la prima è quella di riconoscersi diversi da qualsiasi animale vivente e non più vivente in natura, almeno nell’ambiente conosciuto. . . chissà se forse esistono altre forme di vita su qualche altro lontano corpo celeste. Altre considerazioni le raggruppo in una personale valutazione della gran parte del genere umano che attualmente abita sulla Terra in uno stato di particolare schiavitù determinata da una voluta imperfetta evoluzione dell’organizzazione sociale, politica, etica ed a volte religiosa che di fatto ha permesso nel tempo lo sviluppo della possibilità di voler sempre prevalere sull’altro o sugli altri. Questa indole presente in molti di noi e finalizzata al monopolio del benessere con l’attuale conseguente fallimento di un’ulteriore occasione per riuscire a realizzare una forte fratellanza, una vera solidarietà fra esseri umani. Questo fenomeno di divisione ci responsabilizzerà molto verso le future generazioni ed è difficile credere in un globale sacrificio per riprendere le giuste fila di un discorso sociale che riconosca la necessità di rispettare le aspettative di amicizia, serenità e di giustizia della maggior parte di noi per riuscire così ad affrontare e risolvere le numerose crisi, che molti di noi hanno causato, per accendere la comune coscienza verso la difesa del futuro del nostro pianeta per così giungere alla realizzazione di una società multietnica giustamente progredita ed equilibrata.

Basta con la dietrologia, oggi è necessario guardare al presente ed al futuro perché il passato bisogna considerarlo andato, concluso, finito e quindi superato, perciò bisogna ritenere il trascorso solo come elemento di memoria, di storia, di cronaca, di esperienza per riuscire a valorizzare maggiormente i motivi di unione e di collaborazione e non quindi per rinverdire eventuali dissidi, ingiustizie, diversità, malanimi, rancori ed asti.

Nel nostro pianeta non vi sono più tante isole felici, ma esiste una tormentata realtà che va risolta oggi nei luoghi accessibili ai temi del lavoro, dei diritti e dei doveri, della famiglia, della politica, delle religioni e di quant’altro può riguardare la vita di tutti noi e questa attività deve essere svolta oggi, al più presto per non rischiare di travolgere tutti in una negativa deriva sociale in assenza di un comune buon senso.

In questo comune negativo andazzo si sono rovinati anche i rapporti nelle piccole comunità e nelle famiglie con comportamenti spesso ingiusti, che tendono sempre ad anteporre veri o presunti motivi di rancore, ignorando l’importanza di dimensionare queste difficoltà per giungere all’esplicito o al tacito superamento di ogni trascorsa incomprensione o controversia. La vita deve ritrovare il suo senso e la coscienza deve essere il mezzo con il quale si deve riuscire a darle il giusto significato come forse si riusciva tanto tempo fa quando si doveva lottare con la natura per procurarsi il cibo, quando gli amori e tutti i sentimenti valevano per l’intera vita, quando tutto era speso per il benessere della propria persona e per tutte quelle vicine e si dava grande importanza a tutte quelle emozioni ed attività che servivano veramente per la sopravvivenza in pace e in armonia del proprio nucleo familiare e di tutta la comunità a cui si apparteneva.

Ecco si è stufi e seccati di questa continua generalizzata litigiosità, che priva molte persone della giusta misura, del rispetto e della pur minima capacità di capire stati d’animo e di vedere in ogni comportamento aspetti negativi ed offensivi.

Sembra di vivere in una comunità che esageratamente presenta problematiche peculiari di questo diffuso nervosismo, di avarizia di sentimenti positivi, di perenne sospettosità, di inabbattibile puntigliosità e di ingenerosa elaborazione di eventuali difficoltà vissute. . . . insomma sembra di essere presenti in una realtà ove si sono molto affievolite le motivazioni per andare avanti, ponendo sempre maggiore distanza nella vita familiare e sociale.

Nelle condizioni di persone generose e sensibili, non si devono trovare difficoltà a partecipare alle idee ed alle convinzioni altrui, così, reciprocamente, si devono incassare dagli altri ed in particolare da chi si è legati da profondo affetto le stesse attenzioni per le proprie idee, convinzioni e comportamenti.

Quando ci si accorge che gran parte di ciò che consideravamo ha smesso di avere un senso e quando è superata la stagione del lavoro viene voglia di vivere un’esistenza alternativa, desiderata ma mai realizzata come quella di dedicarsi solo a se stessi in un luogo selvaggio, lontano da una civiltà che ci ha reso come macchine, per ricercare e risvegliare quella parte istintiva che ci è rimasta per vivere liberi tra il sole e la luna in un angolo del nostro pianeta dove i rapporti umani sono vissuti con semplicità senza inutili frantumamenti affettivi.

L’idea della possibilità di realizzare il quotidiano in belle passeggiate senza meta, trascorrere le serate intorno ad un falò sulla spiaggia con nuovi amici fra i locali con uno spirito rilassato in un ambiente quieto ma non amorfo, rigenera una carica incredibile e fa dimenticare quegli schemi di obbligata misurata e ipocrita attenzione, che se sfuggita inconsapevolmente, porta all’incomprensione, all’aggressività, ai conflitti ed alle provocazioni.

 

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