La luce non è dietro l’angolo. . . .

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Chi soffia sul fuoco del disagio sociale?

Innanzitutto, solidarietà ai segretari sindacali attaccati alla manifestazione di sabato a Torino e, in particolare, un affettuoso saluto a Gianni Rinaldini aggredito sul palco di fronte al Lingotto.

Il corteo è partito verso le 10 dal piazzale dell’ingresso principale della Fiat ed ha percorso la stretta via che attraversa il parco dedicato a Di Vittorio per confluire in via Nizza a meno di un chilometro dalla sede centrale della FIAT Group, la fabbrica del Lingotto trasformata da Renzo Piano, dove si terrà il comizio di chiusura dei tre segretari di FIOM, FIM e UILM.

Quando il corteo è passato vicino a casa mia, abito a 300 metri dal grande piazzale di Mirafiori, mi sono unita ai manifestanti, inserendomi dietro lo striscione della Fiom di Pomigliano.

Mi hanno accolta con simpatia e quando mi hanno chiesto come mai sfilassi proprio con loro, ho risposto che abito da decenni a Torino e lavoro in banca, ma sono emigrata per lavoro dal sud come metà dei torinesi Il corteo è colorato e rumoroso, ma la preoccupazione è nei volti di ciascuno; i

tamburi rullano per gridare a tutta la città che sono venuti da lontano per salvare le loro fabbriche, il loro lavoro, le loro famiglie.

Dai balconi e dai tram fermi ad aspettare il passaggio dei manifestanti ai margini della strada, dai mercatini rionali aperti lungo il percorso, le persone alzavano il braccio in segno di saluto e solidarietà.

A Torino i lavoratori della Fiat sono il cuore pulsante della città, non ci sono sentimenti competitivi nei confronti di coloro che provengono dagli altri stabilimenti, la Fiat è percepita qui come un’azienda dalle dimensioni nazionali e dal destino unitario nell’economia del paese.

Qualche tensione si coglie con gli SLAI COBAS fin dalla partenza del corteo: sono pochi, qualche centinaio, ma si fanno sentire e i loro cori sono pesanti e provocatori contro il sindacato, contro possibili trattative, contro “tutto”. Agli

incroci qualche auto, che pure si era ordinatamente fermata, viene colpita sul cofano, gli altri dimostranti si sgolano per fermare quelle inutili intolleranze.

Non prendetevela con i cittadini, abbiamo bisogno di loro” – grida un operaio all’indirizzo degli SLAI COBAS. Gli urlano “Venduto” e il servizio d’ordine del sindacato invita tutti alla calma.

 

Ma è solo un assaggio di quello che gli SLAI COBAS preparano per il comizio sul palco improvvisato di fronte al Lingotto. Quasi da non crederci: una contestazione violenta non solo con fischi, ma con urla e spintoni: ad un certo punto si è visto Rinaldini quasi scivolare dal palco, poi rialzarsi e continuare tra le urla.

Il loro bersaglio principale è la Fiom, il sindacato di categoria più forte dei metalmeccanici, considerato da sempre il più intransigente con la controparte, ma evidentemente “non abbastanza”: c’è chi preferisce la violenza e il disordine alla lotta sindacale, agli scioperi, alle trattative. Accanto a me una

delegata della Fiom abbassa lo sguardo, triste e mi dice: “a qualcuno fa piacere vedere gli operai sconfitti…”

Eppure da mesi il sindacato richiama l’attenzione sul livello di guardia della tensione sociale nei posti di lavoro, sui precari che perdono il lavoro e la speranza, sulla miseria di migliaia di famiglie.

Ma il governo proclama che la Crisi che prima non c’era ora è passata, anzi si è trasformata in un disagio psicologico.

C’è un legame sottile, ma chiaro, tra il disagio sociale reale e la sua negazione, tra chi soffia sul fuoco e chi ha interesse

a ribadire l’inutilità delle lotte sindacali democratiche

Sabato è stata una brutta giornata per Torino e per l’Italia, per gli operai della Fiat e per tutti i lavoratori e le lavoratrici; una pagina triste della democrazia di questo paese, stretta tra un premier e un governo totalmente disinteressati alla

vita delle famiglie e un gruppo di scalmanati estremisti che vedono nella sconfitta del sindacato, della sua rappresentatività, della “necessità” di negoziare, il segno della loro vittoria.

Graziella Rogolino

 

 

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