Se la luce non è dietro l’angolo. . . speriamo che almeno ci sia buon senso, responsabilità e chiarezza.

FILE BRITAIN CAR INDUSTRYE’ condivisibile la riflessione di Graziella Rogolino nel suo “chi soffia sul fuoco del disagio sociale”, ove ci offre oltre le sue conclusioni anche una limpida e stringata cronaca delle circostanze che hanno preceduto e seguito l’aggressione al segretario della Fiom Gianni Rinaldini. A questo proposito mi auguro che tutti gli occupanti delle due camere del governo sappiano cogliere la gravità del momento per disinnescare un’eventuale formazione violenta che desidera sostituirsi ai sindacati per soffocare ogni confronto democratico per risolvere i dubbi sull’operazione Fiat-Chrysler-Opel.

E’ evidente che le nostre maestranze operaie temono per i loro posti di lavoro e per la sopravvivenza di tutti o parte degli stabilimenti nazionali ove si producono ancora autovetture o parte di esse e il timore di una ennesima ristrutturazione industriale con la solita conseguente diminuzione del numero dei posti di lavoro e con l’aumento di una più diffusa sofferenza sociale, mai sofferta da molti anni a questa parte e non sostenuta da una ferrea fiducia verso la direzione del Lingotto perché tutti memori del passato pericolo vissuto nel periodo 2004/2005 quando gli Agnelli, se ben ricordo, avevano mostrato l’intenzione di liquidare le loro attività industriali per trasferire le loro attenzioni verso attività finanziarie e speculative, ritenute forse più sicure, meno rischiose e più remunerative. Un presunto annunciato volta faccia industriale che si sarebbe consumato in barba ai tanti sacrifici pubblici (finanziamenti fatti alla Fiat), tutto questo poi vanificato dall’intervento sindacale e dalla tenace resistenza di tutta la classe operaia.

Oggi in virtù di una relativa fiducia verso questa classe dirigente, molti temono in una nuova realizzazione di una trappola industriale a discapito dei soli lavoratori italiani della Fiat e del suo numeroso indotto e nulla riuscirà a tranquillizzare gli animi tanto meno il comportamento di alcuni politici e sindacalisti che gridando alla crisi si limitano solo a chiedere la formazione di un futuro tavolo di confronto per sollecitare il governo verso una posizione di garanzia e di considerazione della vita degli operai italiani. Quindi bene ha fatto il ministro Scajola ad annunciare l’inderogabilità del mantenimento dei cinque stabilimenti della Fiat in Italia e della necessità di un vertice Governo-Fiat ( ed io aggiungerei anche la presenza delle parti sociali qualificate) per capire bene dove ci condurrà il piano industriale di Marchionne.

Ormai è tempo di chiarezza, di decisioni importanti ed attente per evitare nuove delocalizzazioni industriali, quindi il Governo ed i Sindacati Confederali dovranno puntare i piedi affinché nessuno delle nostre maestranze si possa trovarsi senza occupazione, pena pesanti sanzioni, come per ipotesi quella di pretendere la restituzione di ogni finanziamento diretto od indiretto concesso appunto al gruppo Fiat e questo inoltre non potrà cessare la sua produzione per almeno dieci anni a partire da oggi. . . . non sono più sopportate scorrettezze realizzate in nome di infinite ristrutturazioni spacciate per ineluttabili soluzioni. . . con la conseguente crescita della già critica disoccupazione . Così, con l’autorevolezza della ragione di Stato e della necessaria serenità sociale ed in considerazione che la Fiat è si una spa, ma solo per gli utili, mentre per le perdite é assimilata ad un’azienda pubblica. . . . . . .quindi dato che domani 20 maggio 2009 si conoscerà l’esito delle trattative Lingotto-Opel e di conseguenza Chrysler il Governo si attrezzi per concordare con l’azienda e sindacati confederali un appuntamento affinché tutti conoscano chiaramente i termini dell’accordo compresi gli eventuali vantaggi per la nostra economia e per la nostra occupazione. Così si toglie lo spazio alla violenza, per lo più alimentata dalla non conoscenza della realtà.

 

 

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