La perdita del lavoro per i non tutelati: riflessione sull’allarme di Draghi

       Precari1

Precari e atipici: i disoccupati invisibili

Ma cosa ha osato dire stavolta Mario Draghi, trattato da qualche tempo dal governo come un “pericoloso eversore”?

Nell’austero salone della Banca d’Italia, con lo stile asciutto e diretto a cui ci ha abituato, ha detto quello che tutti sanno: politici dell’opposizione, economisti,

giornalisti, funzionari della CEE e soprattutto il sindacato, in particolare la CGIL che ha fatto della battaglia verso le insufficienti misure pubbliche contro la crisi il motivo dominante della sua opposizione sociale.

Ha detto che:

La Cassa integrazione, che ha raggiunto i livelli massimi del 1992, ha una copertura potenziale limitata ad un terzo dell’occupazione dipendente privata e fornisce al lavoratore un’indennità massima inferiore, in un mese, alla metà

della retribuzione lorda media nell’industria.

Due quinti delle imprese industriali e dei servizi con 20 e più addetti ridimensioneranno il personale quest’anno e la riduzione sarà probabilmente maggiore nelle imprese più piccole.

Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest’anno; più del 40% è nei servizi privati, quasi il 20% nel settore pubblico; il 38% è nel Mezzogiorno.

I lavoratori in Cassa integrazione e coloro che cercano un’occupazione sono già oggi intorno all’8,5 per cento della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle

famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell’inflazione.

Ha anche aggiunto che:

Gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all’acquisto di beni durevoli stanno fornendo un ausilio temporaneo.

Un primo rischio per la fase ciclica che attraversiamo è una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni capitali e di input produttivi.

All’uscita tutti – industriali, banchieri e sindacalisti – sono d’accordo: ma che bella relazione! Come al solito il Governatore ha centrato l’analisi…

Solo poche ore dopo, però, il Premier attacca Draghi nel 2° parlamento, cioè a Porta a Porta di Vespa, sostenendo un’ipotesi grottesca e cioè che ai precari spetta “la cassa integrazione”. E quando di grazia? Ma nessuno ovviamente lo chiede.

Il giorno dopo dai microfoni di Radio Anch’io nuovo attacco, stavolta niente voli pindarici tra le leggi, Berlusconi dice semplicemente che le cifre non sono

vere, cioè si dà del bugiardo a Draghi e degli incompetenti ai funzionari della Banca D’Italia: “E’ un’informazione che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana”.

Ma via Nazionale conferma le proprie analisi. Pur tentando di tenersi fuori dal dibattito politico alla vigilia del voto, la Banca d’Italia difende i suoi calcoli e rimanda a quelle pagine delle Considerazioni Finali e della Relazione tecnica

dedicate all’occupazione, dove c’è scritto che “si stima che 1,6 milioni di persone, tutti lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento”.

Dalle tabelle elaborate da Bankitalia su dati Istat emerge che in caso di sospensione del lavoro tra quelli a restare senza copertura ci sono: 80mila lavoratori autonomi parasubordinati (diversi dai collaboratori), la grande

maggioranza dei circa 450mila collaboratori e quasi 700mila lavoratori a tempo determinato e interinali. La perdita del lavoro, segnala poi la relazione, comporta costi elevati per il singolo lavoratore anche in caso si trovi un nuovo

lavoro. Secondo i tecnici di Palazzo Koch dai dati Inps emerge che: nella transizione tra impiego perso e nuovo lavoro un lavoratore subisce in genere una netta riduzione del salario, che aumenta in base alla durata del rapporto di

lavoro interrotto.

Ma prima il Premier e subito dopo i suoi ministri, i suoi capigruppo, i “suoi giornalisti” lo negano, negano tutto: è una tecnica sperimentata: quello che dà fastidio non è vero!

Chissà cosa ne pensano gli oltre 300mila lavoratori a progetto e flessibili che hanno perso il lavoro già nel 2008, e il milione e seicentomila, che lo perderanno nel 2009? A loro, solo per una piccola parte del totale, viene riconosciuto niente meno che il 20 per cento della retribuzione come tutela sociale; si può vivere con

un’indennità di disoccupazione che per questi lavoratori significa mediamente 170 euro mensili per qualche mese?

I lavoratori parasubordinati, i non dipendenti “con partita iva” perdono semplicemente il finto appalto, la finta commessa, la finta consulenza: cioè restano senza lavoro e senza reddito; ma anche quando gli ammortizzatori

sociali ci sono, la cassa integrazione e la mobilità, la riduzione del livello di vita diventa spesso insostenibile.

Il dramma che si consuma in molte famiglie italiane, con la perdita del lavoro di precari ed atipici, con la riduzione del reddito per l’utilizzo degli ammortizzatori riguarda tutti noi.

 

Anche se il nostro posto di lavoro, per adesso, non è a rischio, sono i nostri figli, i nostri parenti, i nostri vicini, quelli che vediamo lavorare accanto a noi

ogni giorno a precipitare nella miseria.

I precari, i parasubordinati, le finte partite iva sono come invisibili: sono milioni, ma è come se non ci fossero. Per licenziarli basta lasciarli a casa, Non hanno sostegni pubblici e fanno la fame, ma sono fantasmi, illusioni secondo il Governo.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: