La sfida della rete: forse verso nuove Leadership.

AA002WKCA06HNEHCAMINA01CAOAZ1EHCAU6O49XCANAV71GCA5F92QKCA4BQ02NCAVCDJXRCAQZNZQICAPS34P2CAAB13RLCACZ40CECANCARSPCA44M5EHCAPBH7YLCA62WIOGCAGWMOKXCA5MS0ZBPenso che la maggior parte di noi ha sempre considerato la politica un fatto molto importante per un paese di indole democratico per la realizzazione di una società giusta, solidale ed attenta alle necessità di tutti i suoi componenti. Un’aspirazione naturale da raggiungere con la messa a punto di un’insieme di programmi studiati e mediati nei luoghi di governo, ma oggi sembra che tutto quanto di buono ci si augurava rimane purtroppo disatteso ed irrealizzato al solo osservare quante nostre aziende chiudono i battenti o riducono la loro produzione o delocalizzano i propri siti produttivi per le troppe difficoltà dar seguito nel nostro territorio alla loro solita pluriennale attività, creando così un mare di disoccupati, che purtroppo non tutti possono essere assistiti dalla cassa integrazione guadagni. Oggi è quasi inesistente l’edilizia popolare, mentre è molto viva la speculazione immobiliare privata con tutti i suoi elevatissimi ed insensati prezzi di vendita; patiamo una pressione fiscale così elevata da essere unica nell’Europa; siamo continuamente involontari spettatori di una sequela di scandali al punto da esaurire ogni forma di fiducia verso una vasta pletora di furboni e scorretti personaggi che sono continuamente attenti solo alla cura ed al mantenimento delle loro prerogative economiche e di stato. . . . una continua delusione verso un default programmatico di una politica non di buon senso. I cittadini si attendono soluzioni concrete che possano risolvere i problemi della disoccupazione, dello scarso reddito e della in genere sicurezza sociale, invece oggi si balbetta sulla necessità di aderire ad un referendum costoso ed inutile in quanto l’odierna legge elettorale, riconosciuta dai più come pessima, poteva essere modificata nei luoghi di governo, con la partecipazione attiva di tutti, soddisfacendo le richieste della maggioranza del popolo elettoralmente attivo.

La politica sembra malata e per di più pare che non esiste, o non si desidera, applicare la giusta cura per ricondurre tutto con buon senso alle richieste popolari per dare così una necessaria boccata d’ossigeno a questa esausta Italia.

A questo proposito desidero proporre un contributo pervenutomi oggi ove si nota che questa tragica situazione non è stata analizzata solo da comuni cittadini, ma forse anche da personaggi presenti nei luoghi del potere politico e questi forse stanno già valutando il tutto per quindi giungere a proporre nuove soluzioni ed una nuova necessaria leadership.

 

Convegni e alleanze trasversali per disegnare una nuova leadership

FABIO MARTINI

ROMA
A tu per tu, il pignolissimo professor Domenico Fisichella glielo ha ripetuto tante volte: «Gianfranco, tu sei bravo, ma devi studiare di più…». Prediche inutili. Nella stagione di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini è restato sempre lo stesso. Rapsodico, tatticista, fedele alla massima di un amico di gioventù di Benito Mussolini, il socialista Pietro Nenni, che diceva: «La politique d’abord», anzitutto la politica. Ma da quando, un anno fa, è diventato presidente della Camera è come se Fini avesse deciso di rifarsi una vita. Privatamente ma anche pubblicamente. Per molti mesi i suoi sherpa hanno lavorato sotto traccia per comporre una rete di contatti bipartisan e di eventi politico-culturali che, a cominciare da domani, si dispiegheranno nei prossimi mesi. Una raffica di appuntamenti che tracciano un disegno ambizioso, la costruzione a lungo termine di una leadership politicamente e culturalmente diversa da quella di Silvio Berlusconi.

Gli eventi preparati, se messi in fila, diventano eloquenti. Fra due settimane uscirà dalla più assoluta riservatezza in cui è restata per un anno l’Associazione «Italiadecide» ideata da Luciano Violante, presieduta da Carlo Azeglio Ciampi e concretamente sostenuta da Gianfranco Fini, che finora si è mossa in gran segreto e che – di anno in anno e con i poteri di una commissione d’inchiesta – cercherà di esplorare le ragioni dell’«indecisionismo» nazionale. Il primo rapporto – dedicato alle infrastrutture e frutto di audizioni riservate con i massimi manager del settore – verrà presentato il 2 luglio alla presenza del Capo dello Stato e del presidente della Camera. Domani intanto inizierà alla Camera un ciclo di iniziative (convegni, lezioni di Fini in diverse Università) sul tema della cittadinanza. Promuovono le Fondazioni vicine ai partiti della Prima Repubblica e l’obiettivo è quello di arrivare a un nuovo concetto di nazione e di cittadinanza, capace di includere i «nuovi italiani». Concettuosità che preludono però a questioni dirimenti, come il diritto di voto agli immigrati.

E ancora: da diverse settimane – senza darne pubblicità – gli sherpa della dalemiana Fondazione «ItalianiEuropei» e della finiana «Farefuturo» si sono messi al lavoro per scrivere, mica poco, un manifesto comune sulle riforme istituzionali. Fini e D’Alema si parlano sempre più spesso, come dimostra un altro evento che li vedrà ancora protagonisti assieme: dal 15 al 18 ottobre saranno di nuovo ad Asolo – bis dello scorso anno – per discutere di immigrazione. Tema scivoloso ma intrigante per chi vuole tenere le distanze dalla Lega: anche la Fondazione «Medidea» di Beppe Pisanu (l’ex ministro dell’Interno rimasto fuori nella nuova stagione berlusconiana) sta preparando per settembre assieme a «Farefuturo» un convegno sulle politiche per l’immigrazione. Certo, il triangolo Fini-D’Alema-Pisanu ha fatto le prove generali in occasione del convegno al quale i tre avevano invitato il colonnello Gheddafi e peggio di così non poteva andare, con quella storia del malore che si è rivelata una imbarazzante burla. Ma l’approccio bipartisan degli ultimi mesi consente a Fini una fluidità di contatti riservati, finalizzati a specifiche esternazioni: la recente sortita sulle gabbie salariali, in parziale antitesi con le teorie leghiste, è stata preparata grazie ad un colloquio con Savino Pezzotta, l’ex segretario della Cisl che nel precedente governo Berlusconi aveva stretto un buon rapporto personale con l’allora vicepresidente del Consiglio.

Ma intanto anche l’Europa di centro-destra che non ama Berlusconi, dopo aver studiato a lungo Fini, ora sta iniziando a lavorarci assieme. Anche perché all’estero le Fondazioni fanno da battistrada rispetto ai partiti, intrecciano relazioni anticipatrici. Il convegno – promosso da «Farefuturo» e dalla tedesca «Konrad Adenauer Stiftung» (emanazione della Cdu di Angela Merkel) in programma dopodomani al Cnel su «Il futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania» alla presenza del presidente della Camera italiana e di quello del Bundestag Norbert Lammert – è l’evento visibile di una collaborazione carsica iniziata da tempo. Dietro alla quale c’è una storia curiosa. Negli Anni Cinquanta l’ex cancelliere democristiano Kondrad Adenauer aveva trascorso molte delle sue estati a Villa Collina sul Lago di Como. Fino a quando nel 1977 quella dimora fu acquistata dalla Fondazione Adenauer, che ha iniziato a organizzarvi convegni internazionali. Nei primi Anni Novanta gli scandali che colpirono la Cdu avevano consigliato una ritirata, ma ora la Adenauer – ritenendo strategica l’Italia – da cinque mesi è tornata, scegliendo come interlocutrice proprio «Farefuturo», con la quale ha messo in cantiere una fitta sequenza di seminari.

Ma anche la «Fondation pour l’innovation politique», di area Ump, guarda dalle parti di Fini: Sofia Ventura, la docente universitaria che su «Farefuturo-online» ha scritto l’articolo sulle veline che tanta eco ha avuto in Italia, in questi giorni è a Parigi per preparare le prime iniziative comuni tra le due fondazioni. E quanto agli spagnoli, il 28 e 29 giugno Fini sarà a Madrid, ospite della «Faes», la Fondazione di José Maria Aznar, che è sì un amico di vecchia data, ma dopo essere stato il pensionato-baby della politica spagnola, ora sta meditando il gran rientro. Ma Fini insisterà su un lavoro politico-culturale così ambizioso, o scarterà al primo incidente di percorso? E cosa tiene assieme iniziative tanto diverse? Alessandro Campi – l’uomo nuovo della galassia finiana, il creativo professore che alimenta tutto il cantiere – tiene il profilo alto: «Dentro queste iniziative c’è un’ambizione politica forte: immaginare che sia ora di “rifare l’Italia”. Frenando le spinte disgregatrici. Inglobando i nuovi italiani. Immaginando una nuova architettura istituzionale capace di decidere. Come si vede un progetto diverso da altri in campo, un progetto complesso, che non sarà facile realizzare. Ma è tutto chiaro, alla luce del sole».

 

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