LA CRISI ECONOMICA E LA DIFFICOLTA’ DEGLI SCHIERAMENTI PROGRESSISTI IN EUROPEA

Le scelte di politica economica che, sostenute da Reagan e dalla Thatcher, hanno prevalso nel mondo per oltre un quarto di secolo hanno prodotto i devastanti scenari che sono sotto gli occhi di tutti. Sotto le loro macerie giace l’illusione che i mercati siano in grado di autoregolarsi da soli, che si possa produrre ricchezza con operazioni finanziarie che prescindano dalla ricchezza reale prodotta con il lavoro degli uomini e delle donne, l’illusione che il ruolo dello stato sia superfluo se non dannoso per regolare i processi economici e finanziari.
Le regole, la trasparenza, i diritti e il lavoro nelle sue forme molteplici possono dunque tornare prepotentemente al centro della scena.
Tutto questo apre importanti possibilità di ripensare correttamente e di proporre una nuova idea di società, di economia, di mercato; un diverso e innovativo rapporto tra stato e mercato senza riprecipitare in vecchie e obsolete visioni dirigiste; un sistema di controlli e di regole dell’economia e della finanza. Ma pone anche nuovi interrogativi ai quali si stenta a rispondere, in particolare sul chi e come garantisce un sistema di regole. Occorre in tale contesto riprendere ambiziose e non facili riflessioni sui temi del governo mondiale, sui rapporti tra il nord e il sud del mondo, sulle intuizioni non sufficientemente sviluppate in questi decenni dopo che vennero affacciate da Willy Brandt, da Olaf Palme, da Enrico Berlinguer.
Nel momento nel quale si parla molto di regolatori, i grandi organismi sopranazionali (Onu, FMI, Banca Mondiale, Wto) versano in uno stato di crisi profonda e vanno ripensati anche alla luce delle loro manchevolezze e dei più impegnativi processi partecipativi e democratici che li debbono caratterizzare.
Lo schieramento progressista mondiale (al governo in numerosi paesi in Europa e alla guida degli Usa nel corso degli anni ’90) non ha saputo cogliere i caratteri negativi più gravi che hanno contraddistinto il processo di globalizzazione in corso.
Ha invece operato sostanzialmente per assecondare tali processi tentando di smussarne gli aspetti più aspri, ne è stato in grado di prevederne e di denunciarne la crisi. Questo lo rende scarsamente credibile nel riproporre sbocchi nuovi alla grave situazione nella quale il mondo e i suoi popoli sono precipitati.
L’allentamento delle regole e dei controlli, che ha avuto negli Usa e in Gran Bretagna il suo epicentro, è stato accompagnato da una costante campagna contro il modello sociale europeo (sviluppo e protezioni sociali) dipinto come vecchio e frenante i più avanzati processi di modernizzazione. Gli schieramenti progressisti in Europa hanno subito questa offensiva politica e culturale e hanno sostanzialmente fatta propria questa visione. Tony Blair ne è stato l’alfiere principale finendo con il far precipitare addirittura il suo paese nel baratro della guerra in Iraq. Anche in Italia, in Germania, in Francia la sbornia liberista ha prodotto alcuni guasti tra gli stessi progressisti.
Oggi Obama, la straordinaria novità di questa stagione politica, assume invece alcuni tratti costitutivi del tanto vituperato modello sociale europeo, rilancia nel suo grande paese la costruzione di sistemi di protezione sociale universalistici e propone un ruolo dello stato quale protagonista nel promuovere politiche industriali innovative e d ecologiche mentre gli schieramenti dell’Europa progressista stentano ad assumere e ad avanzare posizioni propositive.
Le istituzioni del nostro continente versano un’impasse preoccupante che non riescono a superare dopo un processo di allargamento ad Est realizzato troppo frettolosamente e dopo che la Costituzione europea è stata bocciata in alcuni importanti paesi dell’Unione. Un’Europa solo della moneta e dei mercati, senza valori fondanti, senza politiche che riguardano i diritti civili e sociali dei suoi abitanti, le sue esigenze di sviluppo capace di rispettare l’ambiente, senza istituzioni che abbiano poteri reali legittimati democraticamente rischia di tornare ai protezionismi nazionali e di avere complessivamente una assai scarsa appetibilità per i suoi cittadini. L’assenteismo nel voto per le elezioni del Parlamento europeo rispecchia il profondo disagio e la disaffezione che coinvolge le popolazioni del nostro continente. Occorrono scelte innovative in tempi rapidi. Obama non può essere lasciato solo nel tentativo di ripensare un mondo nuovo.

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