I miraggi dell’Anima.

Stavo comodamente appollaiato sul soffice sgabello a sorbire lentamente il caldo cappuccino scuro, che mi ero fatto servire, mentre con gli occhi rivolti nel giornale cercavo di completare la lettura di un articolo all’interno del giornale che avevo appena comprato, quando ascoltai un energico buongiorno da una persona appena entrata nel bar. Riconobbi la voce, sollevai i gomiti dal bancone, mi girai e la riconobbi subito. . .era proprio lei la simpatica commessa dell’edicola che non la si incontrava da molti mesi da quando cambiarono gestione alla rivendita dei giornali. La salutai, mi guardò ma non mi riconobbe subito, ci volle qualche attimo come se avesse avuto la necessità di sbirciare oltre la finestra dei suoi ricordi. Il sorriso accompagnato da un netto ciao mi rassicurò, ora mi aveva riconosciuto così l’invitai a fare colazione insieme. Ci accomodammo ad un tavolo interno e dopo qualche reciproca domanda del tipo che fine hai fatto, lei, nel ricordo delle sue confidenze, iniziò raccontarmi gli ultimi fatti della sua vita come estrarre tanti ruderi dalla scatola di vecchi e sgraditi ricordi. Raccontava di se come se stesse proiettando un brutto film di cui lei era la sola spettatrice, ma riuscivo a seguire quel non felice amarcord per il contributo dei suoi trascorsi sfoghi. Riusci a distoglierla da questi ricordi recenti della sua vita e lei prima di sorseggiare il suo frutto di frutta e di cambiare discorso, aggiunse:

Ho sempre creduto di vedere i miraggi nelle grandi distese desertiche dove il martellante calore del sole rarefa così tanto l’aria al punto che la distorsione della luce attraverso queste zone rese disomogenee possono ingannare la vista di un qualsiasi viaggiatore rantolante per la sete o per lo sfinimento fisico al punto di fargli immaginare di scorgere immagini di verdi oasi con un ampio laghetto colmo di acqua fresca o figure di improbabili salvatori con sembianze di persone anche conosciute. Questo è uno dei numerosi inganni che la natura ci tende quando si è in particolari condizioni, uno sballo cognitivo, che manda in tilt i nostri sensi, rendendo irrazionali e scomposte le reazioni con il rischio di compromettere la sopravvivenza delle vittime di questi inganni ottici, visivi. Un grande rischio, un vero pericolo, ma vivendo, mi sono accorto che esistono un’altra immensa varietà di inganni che possono guastare l’energia percettiva e la capacità di giudizio. Si mi sto riferendo agli inganni della psiche, della mente che in particolari condizioni creano un “miraggio” nella coscienza e quindi uno sballo nel centro intellettivo, allontanando la ragione, il giudizio dalla realtà. Un inconsapevole voluto disagio che è causa di disincanto, di rabbia, di un conseguente senso di vittimismo che negli angoli bui e tormentati di una fittizia realtà allontana le vittime di questa condizione dalle mete, dalle speranze di continuare a vivere in armonia e con spirito positivo tutte quelle altre vite naturalmente intrecciate nel gioco della vita, nel tentativo di ridisegnare, di salvare una mappa delle vere amicizie, della famiglia e delle normali rispettose relazioni nel proprio ambiente di lavoro. Vivere una vita di relazione con pensieri densi e schietti, senza cercare astruse risposte ad una domanda esistenziale maliziosa, pretenziosa, ingenua e bugiarda al punto da credere di aver intrapreso un nebuloso viaggio nel mondo di un lucifero, raccontato sempre come campione dell’inganno, del difetto nelle interpretazioni e nella costruzioni di finti alibi e ragioni.
Nella vita è necessario rinforcarsi un buon paio di occhiali per sostenere la dimensione del buon senso, per non mancare mai ad un importante appuntamento da non perdere mai come quello di riuscire a non farsi confondere dalla massacrante fretta di voler attribuire sola importanza alle proprie ragioni, ai propri miraggi, allo sballo cognitivo, ignorando il grigiore dei propri difetti, del proprio egoismo e dell’incapacità valutativa e quando s’incappa in questi errori di valutazione rimane molto difficile tornare indietro, ormai il cilindro delle risorse è rimasto privo delle efficaci energie per ritornare sui propri passi e per quanto ci si adoperi per recuperare una situazione di sicurezza valutativa, forse ci si accorge che è troppo tardi, si è brutalmente calpestata la coscienza.

Terminò di parlare, si volse verso me e mi invitò ad uscire dal bar per allungare l’incontro con una passeggiata. Acconsentì, pagai il conto e ci dirigemmo verso la lunga parte alberata della strada statale. . . .questa volta però discorrendo di argomenti leggeri, del solito “del più e del meno”. I primi passi della nostra camminata furono percorsi quasi alla cieca per il gran bagliore del sole che accecò i nostri occhi, obbligandoli a chiudersi per qualche attimo, giusto il tempo per abituarli alla nuova luce ed alla possibilità di riuscire a vedere nitidamente anche le cose lontane. La luce e la chiarezza donano la presunzione di avere ragione nelle nostre percezioni.

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