Una serata alla festa del paese. . . Ella.

Era una caratteristica serata di fine estate, una di quelle in cui il clima è ancora tiepido, il cielo è sereno e la luna piena gioca a far capolino con le poche nuvole, lentamente trascinate da una fresca brezza. La piazza era ancora illuminata dalle luminarie e dalla luce di tanti banchetti attrezzati come tanti piccoli bazar e da altrettanti ombrelloni e gazebi attrezzati come birrerie e paninoteche. Un gran chiasso fra melodie e chiacchiere di una ressa che sgomitava per assicurarsi la prima fila davanti al gran palco dove si stavano esibendo artisti della nuova generazione paesana. Escludendo il rumore, nel complesso era una bella occasione per trovarsi in piazza così numerosi con la volontà di pacifico svago e divertimento, rialimentando la memoria nella possibilità di immergerci fra tanta gente senza alcun timore.
Noi ci eravamo sistemati in una posizione un po’ defilata, al bordo del grande spazio per riuscire a comunicare senza dover alzare la voce per superare il gran fracasso di fondo. Una decina di sedie con due tavolini al centra per contenere l’ingombro delle nostre consumazioni ed una bella possibilità di guardare verso la folla gaudente di anziani e giovani, questi ultimi anche impegnati in uno struscio straordinario e un po’ sfacciato. Il nostro gruppo era misto, uomini e donne di varia età, ma la persona che teneva banco era una simpatica nonnetta che faceva ridere un po’ tutti per le sue colorite affermazioni sostenute da un gran movimento di braccia e mani quasi volesse mimare le sue parole. La sua voce era sempre misurata ed i suoi gesti pur ampi arricchivano i discorsi con percepibile senso di serenità, alla sua età dovevano essere già trascorsi gli aspetti più agitati del terremoto della vita lasciando definitivamente spazio alla serena osservazione del quotidiano. Né rimasi ammirato e sorpreso. . . riuscirò anch’io a raggiungere una simile condizione di tranquillità interiore, condizione che viene rivelata dal rassicurante sorriso, che illumina l’espressione del volto. Tutti la chiamano Ella, diminutivo di Gazzella, ma il suo vero nome di battesimo è Luisa. Quando era ragazza le attribuirono questo soprannome per la velocità con la quale si spostava, raccontano che correva sempre fra la casa, la scuola ed il forno dove sin da giovane lavorava come impastatrice e nel tempo non ha mai smesso di correre, nemmeno da grande, quando unica madre di più d’un figlio, doveva provvedere alla sua residua famiglia volando sempre fra casa, lavoro, scuole, di nuovo casa e quindi di nuovo al lavoro. . . . la Ella dell’epoca la descrivono tutti come un’esile saetta del paese, frenetica ed agitata ma sempre pronta alla buona parola, oggi purtroppo la sua immagine non assomiglia più a quella snella veloce figura, ora oltre ad essere appesantita dagli anni, da chissà quanti acciacchi e da un evidente soprappeso i suoi movimenti sono lenti, quasi affaticati da un incedere visibilmente molto incerto.
La osservo sottocchi, non voglio farmi scorgere da ciò che immagino della sua giovinezza, quando inaugurabili difficoltà hanno reso differente la sua vita da quella di altri, che potevano contare sulla propria famiglia garantendosi così modesta tranquillità nel quotidiano. Ella aveva perso il marito e rimase sola con i figli, fu privata anche dall’aiuto di qualche parente, troppo lontani per poter intervenire a risollevare e lenire le sue fatiche quotidiane. Qualcuno racconta che i suoi figli, ormai grandi ed autonomi, non hanno mai percepito il valore dei suoi sacrifici, ma ad Ella questo non importa più, un tempo però se né lamentava, ora vive della felicità di essere riuscita a superare in qualche modo le vecchie difficoltà. Non chiede niente a nessuno, come non augura a nessuno di immaginare o ad elaborare tali difficili esperienze che sembrano chiudere la vita ad ogni più semplice desiderio.
La simpatica nonnina svelò una particolare accesa estroversione, parlava con tutti e di tutto, appariva serena ed in armonia con il suo passato narrandoci brevi tratti della sua negata giovinezza che andava a paragonare con la vita di tutta quella gioventù che rumoreggiava in quella piazza in festa. Non svalutava questi giovani, anzi trovava giusto questo allegro folclore esibito e sottovoce faceva capire di augurarsi che questa generazione prima o poi fosse riuscita a recuperare la coscienza della vita nel responsabile riconoscimento delle radici umane ben distanti dal relativismo dell’attuale egoismo ed arroganza presente nell’animo di molte giovani e meno giovani persone accumunate in un elaborato malinteso concetto delle proprie ragioni.
Sono rimasto affascinato di quella compagnia, di Ella in particolare, i suoi racconti, le sue battute, i suoi sorrisi e le sue pause mi fecero ben comprendere perché tutti né privilegiavano la compagnia. . . . rappresenta una storia, una saggezza e un modo di concepire la vita unica, particolare che fa bene all’anima e che ognuno di noi vorrebbe trovare scritta da qualche parte per tramandarla anche a chi verrà dopo di noi.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: