Basta liti e polemiche. . .pensiamo ad una nuova vita.

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Non sono mai riuscito a concepire come va oggi la vita, come si è costretti a realizzare la propria esistenza sempre alla rincorsa di un benessere, che non è solo verso la parte più oggettiva della vita. Ecco non trovo quella parte di benessere interiore che si interseca con un sufficiente benessere materiale e questo affiora dai discorsi delle persone che incontro e che ho il privilegio delle loro confidenze, tutti corrono per assicurarsi almeno quella minima quantità di denaro per evitarsi privazioni primarie ed inoltre sono quasi tutti immersi in quell’alone di diffusa litigiosità che ormai contraddistingue il popolo della politica e che contagia il resto della popolazione. Sembra che tutti noi siamo e saremo sempre vittime di un virus, di una cattiveria che ci ha ridotto l’organo del ragionamento al punto tale da lasciarci solo gli spazi relegati all’istinto. Non colgono più i riferimenti sani che dovrebbero essere la guida di un ragionamento umano, costruttivo, solidale che promuove un’affettuosità comune, l’esistenza è ridotta come ad un’avventura consumata in mezzo ad un infinito mare che fa da sfondo alla vita di ognuno di noi privo di ogni isola sulla quale soffermarci per riflettere sul progetto della nostra esistenza, verso la quale non esiste più un pur minimo innamoramento. . . si trascorre un giorno dopo l’altro con la sola attenzione di superare marosi e burrasche, come le liti e le incomprensioni. Siamo diventati sordi, non riusciamo più ad ascoltare la voce della nostra anima che affiora come l’eco che ripetutamente tenta di farci ascoltare le voce delle emozioni, dei sentimenti, della disponibilità. . . .nell’obbligato compromesso del presente ci sono sfuggiti tutti i progetti per una vita che ci eravamo disegnati nella fantasia e che non sono mai stati realizzati. Si vive in un limbo in attesa di una svolta, di un miracolo che non avverrà mai se non prendiamo coscienza della grande differenza che si è creata fra quello che avremmo voluto e quello che in realtà abbiamo. Si è ceduto alle devianti sollecitazioni di un bugiardo progresso, di un’azione che ha agito come uno spartiacque dividendo la società con ingiustizie così nette, ma fatte digerire come soluzioni necessarie, di buon senso per assicurare tutti a tutti in un nuovo ambiente duro, violento, arrogante, revisionistico, estremamente concorrenziale e finalizzato, per quel che si vede oggi, alla sola attenzione della costruzione del benessere di pochi. Purtroppo la grande passione politica che ha fatto vivere tutti in un mito ideologico e in un grande sogno di giungere a realizzare una società giusta, non ci salverà dalla tristezza del fallimento che ci ha fatto precipitare in una realtà satura di corruzione e di un’infinità di scandali diffusi dai media con dovizia alla pubblica osservazione. Per fortuna sono esistiti anche fatti estremamente positivi, ma nella conta delle distinte situazioni sembra che quelle negative sono numericamente superiori.
Siamo tornati a vivere in modo estremo come i nostri più remoti antenati, questo sistema di ragionare ha fatto sbiadire tutto il nostro passato e con questo oggi è messo in discussione il nostro stato sociale sino al punto di temere che solo i benestanti staranno bene, garantiti appunto dalle loro immense risorse economiche. Nell’attuale crisi mondiale, nella confusa litigiosità fra le istituzioni ci fanno temere che la produzione legislativa e l’esercizio della giustizia siano figli e frutti di corti, mentre aumentano delle diseguaglianze sociali ed economiche e tutto questo inizia ad essere mal giustificato e tollerato, perché queste condizioni
possono essere causa di intolleranza se non addirittura di violenza fra persone, fra generazioni diverse nel genere e nella condizione.
La politica si deve riappropriare della sua lucidità, della consapevolezza della sua responsabilità ed autorevolezza in modo che le istituzioni nazionali, regionali, provinciali e comunali abbandonino le sterili polemiche da stadio ed usino le loro diversità ideologica per mediare costruttivamente ed assumere con coerenza, con responsabilità e di concerto con tutte le organizzazioni della nostra società civile, che svolgono una funzione pubblica. La politica deve rinverdire l’opzione della sussidiarietà come criterio di comportamento condiviso orientato al benessere di tutta la nostra comunità.
Scarsa maturità e responsabilità politica la dimostrano quei personaggi che pur avendo importanti funzioni pubbliche si fanno sfuggire in momenti di stress progetti di minaccia, minando così quel senso di protezione che ogni cittadino si aspetta dalla cultura democratica del nostro parlamento. Sono certamente svarioni queste ultime esibizioni di nervosismo, che di certo non appartengono ad una classe dirigente ben strutturata e ben consapevole delle garanzie che devono assicurare al popolo.
Per tutto ciò risulta chiaro che per i cittadini non c’è alternativa a quella di essere più attivi nella partecipazione politica per indicare senza equivoci quali sono le loro necessità come quella della riduzione delle iniquità ed ingiustizie, come quella di emanare delle norme sulla destinazione equa delle risorse, come quella di progettare e realizzare delle azioni a sostegno dei lavoratori e delle imprese, come quella di assistere chiunque perda il lavoro ed i mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla loro volontà. Non dimenticarsi del diritto primario come quello della salute, dell’istruzione, delle politiche fiscali improntate sulla progressività del reddito, sull’eliminazione della piaga sociale quale è l’evasione fiscale, della cura del territorio per evitare ulteriori disastri pagati con la vita di già sin troppi cittadini.
Insomma ci dobbiamo impegnare tutti a migliorare la nostra società, usando le varie diversità come occasione di ricchezza propositiva da mediare nelle sedi della nostra politica.
Come è stato attribuito il Premio Nobel per la Pace ad Obama per i suoi progetti di pace e di disarmo nucleare, così noi dovremmo premiare quei politici presentano progetti per sollevarci dagli effetti della crisi mondiale e che si dedicano ad una attività di governo solo tesa al benessere e all’unità della nostra comunità. Questa speranza, se pur esigua, va alimentata con coraggio e convinzione da tutti nessuno escluso.

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