L’incredibile racconto di Aliana.

donnaPossibile che il Padreterno ama anche quel folto gruppo umano, che, con tutti i suoi difetti, risulta peggiore di quel che appare o si immagina.

In quel pomeriggio l’energia non mi mancava, ma le gambe sembravano volersi ribellare così ho rallentato il passo per raggiungere la sede cittadina dell’associazione alla quale volevo sottoporre la particolare pretesa dell’agenzia delle entrate di esigere per conto del comune di quella città una contravvenzione affibbiatami per una presunta infrazione risalente a circa nove anni addietro e mai ricevuta. Malgrado avessi deciso di muovermi con i mezzi pubblici, ero stranamente in largo anticipo, così decisi di farmi un panino imbottito e di prendere un barattolo con una bibita fresca. Avevo una fame da lupo ed una sete simile a quella di chi sotto al sole stava camminando in mezzo ad un deserto.
Dopo una decina di minuti riuscì ad uscire da pane-pasta con il frugale sostentamento, feci qualche passo, mi fermai poco dopo appoggiandomi alla gialla ringhiera metallica, che impediva l’attraversamento di quella strada. A quell’ora quel giallo ostacolo era usato da appoggio a numerose persone, impiegati in pausa pranzo, per mangiare sostenuti il loro panino. Un momento di relax.
Durante i primi morsi al panino non mi accorsi di essere curiosamente osservato da una ragazza, che mi stava quasi di fronte seduta nel profondo incavo di un’ampia finestra del vecchio palazzo dove risiedeva l’associazione, meta del mio lungo viaggio. Era una giovane donna di circa 25/30 anni circa con lunghi capelli biondi, raccolti con un fiocco verde, con una bella gonna di jeans sin sopra il ginocchio ed una maglietta di seta a tono, che faceva risaltare la sua esile figura. Ci sorridemmo quasi contemporaneamente a mo’ di saluto. Finito il panino, mi stavo avviando al bar per prendere un caffè, mi voltai verso la ragazza e vedendo che mi stava seguendo con gli occhi la invitai a prendere il caffè. Accettò, abbandonò quello scomodo sedile e mi affianco’.
Iniziammo subito una gradevole conversazione, le raccontai il motivo della mia attesa, anche lei si trovava in quella strada per recarsi nello stesso ufficio dove io avevo appuntamento. Seppi, dopo le presentazioni, che si chiamava Aliana e che era da poco riuscita ad ottenere un posto di lavoro, seppure a tempo determinato, in un ufficio pubblico poco distante da lì. Era diplomata da qualche anno, io invece riferì che ero un pensionato, così fra varie amenità mi congratulai per la fortuna che aveva avuto per essere riuscita a trovarsi un buon lavoro, anche se ancora non a tempo indeterminato. Qui Aliana mi rivolse uno sguardo severo, facendomi temere di aver detto qualcosa di inopportuno,ma per fortuna mi rassicurò subito e mi spiegò, con un rapido racconto della sua giovane vita, il motivo del suo cambiamento di umore.
Era nata e vissuta sino a qualche anno prima in una modestissima famiglia, padre-madre-fratello e lei. Il padre lavorava come portiere in uno stabile della città e la sua paga era di circa novecento euro mensili, per la casa bilocale che occupavano non pagavano l’affitto, ma tutte le bollette erano a loro carico, quindi nella sua famiglia si era sempre vissuti in un regime di grande economia, anche per i consumi primari. Per questo motivo sua madre iniziò ad un certo punto ad andare a servizio ad ore presso qualche famiglia lì vicino. Suo fratello, laureatosi con molti sacrifici, ancora non era riuscito a trovare un lavoro stabile con un reddito tale da garantirgli una pur minima tranquillità economica. Sergio, il fratello, si era dovuto anche trasferire in una città del sud dove l’impresa per la quale lavorava aveva aperto una sede per usufruire di alcune agevolazioni governative. Malgrado questa precaria situazione suo fratello aveva deciso di porre stop al suo fidanzamento sposandosi con, appunto, la sua fidanzata. . . . .oggi la sua vita si svolge fra un’immensità di difficoltà e numerosi sacrifici. Proseguendo nel suo racconto, Aliana mi fece capire che anche lei, dopo il diploma, non riusciva a trovare un lavoro che le consentisse di programmare la sua futura vita. Lavorò come commessa, baby sitter, contabile, barista, cameriera, risultò idonea a più di un concorse senza però riuscire ad entrare in graduatoria. Insomma non riusciva a trovare nulla di buono, nemmeno i numerosi tentati passaparola diedero buon esito. Le venne meno la convinzione di sapere chi fosse con la sua seria volontà di riuscire a fare qualcosa di buono nel suo futuro per lei stessa e per almeno alleggerire i suoi genitori dalla preoccupazione di vedere la loro figlia sistemata anche con un modesta ma seria occupazione. Avoglia a leggere annunci su annunci di offerte di lavoro.
Un giorno, quasi al culmine di una forte depressione, per una serie di circostanze mi sono trovata a parlare con una persona molto benestante ed importante, così gli ho raccontato tutte le mie disavventure vissute nella ricerca di una pur semplice occupazione.
Questa persona sembrava sempre attenta ai miei disperati discorsi, mi impegnò in più di un appuntamento, finché un giorno, di pomeriggio in un grande bar centrale, mi fece uno strano discorso, che lasciava pochi dubbi sul senso generale di quel che offriva e che chiedeva. Mi dette un giorno per riflettere e per decidere. Trascorsi quell’intervallo di tempo nella considerazione delle mie radicate convinzioni morali e religiose, ero ben consapevole di ciò che era giusto e/o sbagliato. Pensai anche alla tanto quanto vanamente evocata giustizia sociale. . . . tutto ciò contrastava con la realtà odierna dove di fatto non esiste una vera pari opportunità e in questa società, dove i verbi sono ormai coniugati solo in prima persona, i più deboli sono usati e sfruttati da qualche eventuale potente. In quel periodo ero vulnerabile per la mancanza di lavoro, per la povertà della mia famiglia e per il fondato timore che mio padre aveva perso la sua salute fisica. Certo mi dava fastidio aver ben compreso quello che mi era stato offerto e che pensavo di accettare, malgrado riconoscevo tutto questo in netto contrasto con quanto mi era stato insegnato nell’ambiente dove ero cresciuta e formata. Ma se fossi nata in un’altra parte del mondo dove valgono principi morali e filosofia di vita diversa se non in contrasto con la mia. . . avrei certamente trovato normale quanto mi stava capitando. Così giunse il giorno in cui dovevo comunicare la mia decisione. Il potente pigmalione mi raggiunse puntuale nel posto convenuto ed io senza inutili parole accettai la sua offerta, che mi avrebbe visto come sua segretaria, sempre carina nei suoi confronti e sempre disponibile a qualsiasi trasferta per seguirlo.
In quella circostanza mi rivelò la sua professione. . . .si era proprio una persona potente. . . . mi invitò a recarmi il giorno seguente a recarmi in un certo ufficio dove avrei dovuto firmare il mio contratto di lavoro e per farmi consegnare il mio personale pc portatile. Quindi, allungandomi una busta con mille euro, concluse l’incontro raccomandandomi di non intendere che trescare significava vivere male, anzi è una maniera di fare carriera, di realizzarsi, certo se si è d’accordo. Ai tuoi genitori dì che sei stata assunta come segretaria dell’ufficio che appare sul contratto di lavoro e fra le tue incombenze c’é anche quella di seguire il capo nelle sue trasferte.
Stai tranquilla starai bene, godrai un benessere economico invidiabile e di tante altre prerogative, ciao e a presto.
Rimasi sbigottito per questo assurda confidenza, ma non me né feci accorgere e lasciai che Aliana terminasse il suo personale racconto con l’ammissione che fu per molti anni più di una segretaria, che guadagnò molto denaro al punto da comprarsi una casa propria e di avere un buon risparmio in banca. Poi riuscì a pagare molte cure per suo padre, che purtroppo la lasciò per la gravità della sua patologia. Qualche tempo dopo il suo potente pigmalione riuscì a farla entrare nell’attuale posto di lavoro, sollevandola dai vecchi impegni, ma andando a trovarla di tanto in tanto senza più alcuna pretesa se non quella della sua compagnia in un ristorante di lusso.
Ci salutammo, era giunta l’ora dell’apertura dell’associazione, ci facemmo compagnia sino all’ingresso degli uffici poi con un sorriso ci dividemmo.
Certo quella ragazza mi aveva fatto partecipe della sua tragedia, delle sue delusioni e dei suoi cedimento per necessità, ma è giusto che una persona si senta così condizionata e tentata durante il proprio vulnerabile vissuto? Non so se é vero quello che mi fu raccontato dalla giovane Aliana, ma certo si viene assaliti da una grande tristezza anche durante una favola che narra di una giovane persona che vede cadere sotto il maglio di una certa realtà le favole, le storie, le illusioni, le speranze e le fantasie. Però qualche dubbio ci assale quando siamo destinatari di grandi parole da parte di tutti quei potenti onesti, che si commuovono sino a piangere, nell’ascoltare storie simili. . . .poi la loro generosità si esaurisce con qualche spicciolo tanto per tacitare la loro coscienza, mentre continuano a vivere nell’esagerata abbondanza e nello spreco.
Forse c’é da raccomandarsi affinché Dio veda e controlli tutti ed inizi a premiare anche sulla terra i giusti anche se poveri e sfortunati, mentre intervenga con punizioni verso i finti onesti, le carogne, i corruttori e gli ingiusti. In caso di giustizia continuamente disattesa, bisogna scoprire e conoscere altri luoghi dove si vivono altre convinzioni, altre fedi ed altre filosofie di vita.

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