Ciak si gira, continua lo sproloquio mediatico.

imagesCABOTFSWTremonti non ha fatto in tempo a chiudere la bocca nell’asserire i vantaggi del lavoro fisso, che ecco apparire due falchi della politica che si affrettano a smentire le convinzioni, appena riferite, dal loro collega economista. Il primo con la sua solita espressione da eterno contraddittore afferma che il lavoro fisso è una reliqua sociale di un secolo fa, il secondo a parlare invece suggerisce che è meglio avere la formazione che un lavoro fisso. A questo punto mi sarei anche aspettato una riflessione dal mondo sindacale. . . . nulla. Francamente non riesco a capire in quale epoca e in quale mondo crede di vivere il primo contraddittore di Tremonti, forse è convinto che tutti noi siamo cittadini di un’epoca e di un mondo dove tutto è gratis quindi nulla cambia se si lavora o meno. Il secondo invece è convinto che la formazione possa essere utile al nostro nutrimento. . . . un tempo c’era chi affermava che mangiava pane e cicoria, ora ci alimenteremo con pane e formazione. Questi ci trattano come ragazzini, pensano che la gente non sia in grado di migliorare le proprie condizioni autonomamente, migliorando le proprie conoscenze professionale per quindi migliorare le proprie competenze lavorative che permettono al lavoratore di poter migliorare la qualità della propria attività e del proprio reddito ed infine di riuscire a programmare e provvedere alle necessità della propria famiglia proprio grazie ad un lavoro non flessibile, non a tempo.
Senza una stabilità lavorativa non si può programmare nulla al di là del quotidiano pranzo-cena e colazione, basta non farsi sfuggire l’immagine di tutte quelle persone, che, dopo molti anni di lavoro, si sono ritrovati in mezzo alla strada grazie alla tanto elogiata nuova flessibilità, che in un batter d’occhio s’è trasformata in grave precarietà costringendo un gran numero di persone, al di la della loro volontà, ad una situazione lavorativa priva di ogni certezza sul proprio futuro ed una grave mancanza di adeguato reddito per pianificare la propria vita familiare.
Certo la casta a cui appartengono i due falchi contraddittori non è spaventata da questo sistema nuovo di intendere il lavoro, primo perché non li riguarda e secondo perché con tutti gli abbondanti emolumenti che si sono autodeterminati sommati a vitalizi e benefici vari potrebbero stare a casa e vivere di rendita dopo pochi anni di attività. C’è inoltre da considerare che i nostri politici, malgrado l’austerity impostaci da una crisi economica/finanziaria che nessuno di noi poveri lavoratori ha voluto o causato, continuano ad essere i personaggi fra i più pagati d’Europa. . . . troppo facile. . . . li vorrei vedere alle prese con la vita con gli stessi stipendi di noi cittadini (…forse di serie successiva) a cui, poi, non vogliono ripristinare il lavoro fisso, qualora questo si fosse smarrito nei meandri di un neo-liberismo senza regole, quest’ultimo già colpevole della nota crisi mondiale.
Più in là affronteremo anche il discorso delle riforme necessarie per ripristinare il benessere comune. A suo tempo affronteremo quest’ultimo argomento con tanto buon senso ed altrettanta responsabilità e con il dovuto rispetto che spetta a tutti.

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