La Società dai Glutei Scolpiti.

meritoL’altro giorno con un po’ di sorpresa ho risposto al telefono ed ho riconosciuto la voce, un po’ stridente e nervosa, della mia più cara conoscente. Una signora di mezz’età così magra da riuscire quasi a contarle tutte le ossa del suo corpo, sino a qualche anno fa aveva un fisico normale, nella norma ed il suo viso non mostrava sotto gli zigomi gli incavi di due guance consumate nell’aver dovuto improvvisamente affrontare l’aggressione del più temibile male del secolo, per fortuna superato con la sofferenza di un vasto intervento chirurgico. E’ una persona sola, divorziata con un figlio grande che, come accade di norma, non le risparmia nemmeno la piccola fatica di stirargli una camicia, questo non per cattiveria, ma per la tipica apatia caratteristica presente in quasi tutti i figli. Malgrado la sua storia, che mi ha voluto raccontare a spizzichi e bocconi durante i suoi rari momenti di tristezza, è una persona allegra, spiritosa e di grande compagnia come poche persone riescono naturalmente ad essere. Così quel giorno mi aveva chiamato per chiedermi se avessi la possibilità e la voglia di accompagnarla a fare qualche commissione giù in città, tanto per fare due chiacchiere e per potermi chiedere qualche consiglio sul suo lavoro. Ok acconsenti, così mi precipitai a prepararmi e velocemente scivolai con la macchina sino al portone di casa sua, dove mi stava aspettando. Dopo un affettuoso bacetto di saluto ci siamo diretti verso la periferia, dovevamo raggiungere uno dei più vecchi quartieri sorto come piccola borgata nella più remota cintura urbana. Questa per un buon numero di anni fu la povera residenza di molti meridionali, sfuggiti alla povertà dei loro territori per cercare lavoro in una città in espansione. Dopo una quarantina di minuti già circolavamo nelle strette vie della periferia bordate da vecchie abitazioni costruite artigianalmente e molte delle quali per la loro incompletezza, facevano pensare ad un progetto sospeso per mancanza di denaro. Queste fronteggiano un lungo filare di immensi palazzi tutti uguali, che svettavano per otto piani verso il cielo, per fortuna azzurro, limpido e trasparente. Finalmente arrivammo nel posto dove doveva giungere la mia conoscente, mi fermai lei scese ed io, appoggiato alla macchina, mi misi in attesa del suo ritorno. Certo da quella posizione tutto mi sembrava più degradato, marginale con i suoi passanti fra zingari, immigrati meridionali, comunitari ed extra-comunitari, una esigua folla che si muoveva sui marciapiedi e nei bar affollati di quel quartiere. Non apparivano ben vestiti, però buona parte delle ragazze e delle poche signore esibivano un abbigliamento che faceva risaltare la floridezza del loro profilo femminile ostentando il loro perfetto lato B con un lieve ancheggiamento, passo dopo passo. Anche qui la naturale ambizione femminile riusciva a donare a queste donne l’illusione di aver realizzato la loro bellezza secondo gli attuali canoni (al riguardo) imposti dall’imponente pubblicità mediatica che suggerisce l’acquisto e l’uso dei più strani attrezzi ginnici in grado, secondo le loro promesse, di rassodare le loro forme ed in particolare il tanto considerato ingombro posteriore. Anche a queste persone, a cui la crisi ha rubato i sogni di una vita serena ed economicamente tranquilla, il forte implicito messaggio di dover assomigliare per forza a quei modelli di donna esposti nello spettacolo, nella moda e nel gossip per essere bellissime nella vana speranza di assurgere ad un successo d’immagine ed economico. imagesCADM7VG2 Un modo moderno, una deludente ed illusoria scorciatoia per avere la speranza di frequentare feste, personaggi importanti e reality per raggiungere ad ogni costo una situazione privilegiata, ignorando però che una certa parte di società è generosa solo a parole, ma non disdegna di prendere ciò che di bello hanno gli altri a solo uso e consumo proprio, dopo di che il sogno e le speranze, trascorso un certo tempo, svaniscono come tante bolle di sapone.
Finalmente tornò la mia conoscente e questa volta decidemmo di andare in centro a prenderci un aperitivo. Anche questa volta, con un po’ di necessaria fortuna, siamo riusciti a parcheggiare non molto distanti dall’antico bar dove avevamo nel frattempo deciso di andare.
Questo un luogo unico del suo genere, una volta il bancone era posto di fronte all’entrata e conservava l’allestimento del diciottesimo secolo, i camerieri servivano i clienti nella sala interna indossando un impeccabile tight. Questo caffè ha sempre goduto di una bella atmosfera grazie ai molti famosi frequentatori avuti nel tempo, come intellettuali, pittori, artisti, accademici oltre a personaggi noti della nouvelle vague cittadina. Oggi non è più così, il popolo dei frequentatori è cambiato, s’incontrano sfuggenti e frettolosi signori alle prese con le loro bevande, di contro però il locale, come tutte le belle note vie adiacenti, è la meta di molte signore, signorine, giovani ragazze che sprizzano il calore della loro empatia femminile, abbigliate con abiti griffati così aderenti da pensare che siano stati cuciti addosso. Sorridono, si muovono e si guardano attorno senza risparmiarsi un reciproco sguardo quasi a verificare quale è il migliore vestito che esalti le forme attraverso ardite trasparenze, che lasciano intravedere quel tanto che basta delle loro lingerie e dei loro sodi attributi.
Naturalmente non tutte le donne sono acconciate con quei bei vestiti sgargianti, con coloratissimi shorts e con così generose scollature da lasciare ben poco all’immaginazione, che tradiscono una non celata gran smania di piacere e di assomigliare, forse, a quel popolo femminile già presente sul trampolino dello spettacolo. La mia amica ed io ci siamo fatti un sacco di risate osservando quel particolare struscio di persone, tutte impegnate a farsi rimirare ed attente a verificare e valutare il tipo di persona che le stava osservando. Anche gli uomini, in genere giovani, si atteggiavano in quel loro passeggiare per apparire dei campioni della potenza maschile, le ragazze invece, per quel che notammo, si atteggiavano a super belle (. . . .) esibendo le loro grazie con movenze più o meno ammalianti, imitate in questo da qualche precoce adolescente con in mano l’elegante busta, il cui logo, svelava la natura degli ultimi acquisti, biancheria intima. In questo allegro pellegrinaggio, fra una sgomitata ed una piccola spinta, quello che ci ha veramente meravigliato è stato quello di vedere al di là di una vetrina un’ esposizione di biancheria intima per bambine particolarmente curato e francamente esagerato o forse noi non ci siamo mai accorti che i giovani ormai oggi sono sempre più precoci ed anch’essi resi sensibili ad una certa forma di pubblicità che anticipa un certo tipo di comportamento come quello assunto da migliaia di ragazzi e ragazze, che affollano concorsi di bellezza o studi televisivi per cimentarsi in casting nella speranza di essere scelti per raggiungere un improbabile successo. Sarà colpa della crisi, della mancanza di lavoro o di un esagerata voglia di abbondante guadagno, indotto da alcuni riferimenti odierni, che esasperano l’ossessione per l’estetica per fare marketing con il proprio corpo nel magico, ma non duraturo, mondo dello spettacolo, più o meno impegnativo. Quindi bisogna essere belli e belle per compiacere gli altri, anche in un reality dove il giudizio degli spettatori, un po’ voyeristi, renderà possibile o meno la voglia di notorietà, con obblighi ma senza garanzie.
Finita la passeggiata, prima di salutarci, concludemmo che forse la nostra società stava trovando un modo nuovo di feudalesimo, un nuovo vassallaggio dove i sogni si confondono con la realtà.

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