Totus Tuum. . . .

Ahooo! Strillò Ignazio, detto zio e conosciuto anche come u’ sgozzato per via della sua voce roca, anni addietro fu operato alla gola e gli fu tolta una corda vocale rovinata dal fumo delle sigarette, per farsi notare e per così unirsi al nostro gruppo. raccomandati
Mannaggia alla miseria, avete sentito dell’ultimo scandalo campano? Annuimmo e nello stesso momento scrollammo le spalle come per dire “Zì, che ci vuoi fare?”. E no amici, iniziò Ignazio, qui ormai gli scandali sono diventati come i supplì, c’è uno al giorno ed ogni volta sono contestati un numero infiniti di reati come l’abuso di ufficio, concussione e associazione a delinquere. Questi esplodono come bombe sui media, poi piano piano si sgonfiano, sino a non saperne più nulla, sono sempre storie senza fine così nessuno di noi riesce a capire se si tratta di denunce fondate o se, invece, sono abbagli degli inquirenti. Comunque ci portano a pensare male e quando si pensa male a volte si rischia di indovinare. . . . almeno si dice così. . . è un luogo comune, sentenziò. Comunque per tornare al caso campano, questa volta, oltre ai soliti reati, c’è un fatto che ha attratto la mia attenzione come l’esistenza di un corposo elenco di persone raccomandate, da più politici, per essere assunte alle dipendenze di amici, in diverse mansioni. Se non ricordo male, continuava Zio, si tratta di ben quasi settecento persone segnalate, che prima o poi risolvono il grave problema dell’occupazione. Ebbene, rispondemmo. Come ebbene, riprese il nostro loquace interlocutore, ma non capite che oggi per lavorare bisogna farsi amico qualche persona importante, qualche politico, così veniamo segnalati ed aggiunti all’elenco delle persone da sistemare. . . . a me sembra chiaro! Ormai sembra fuori da ogni dubbio che per inserirsi nel mondo del lavoro e per quindi avere una chance in un ambito così ostile e difficile è necessario revisionare, aggiornare i nostri concetti di etica, bisogna una volta per tutte disertare l’esercito dei moralisti. . . bravi ma digiuni. lcclo
Ritengo utile renderci coscienti dei numerosi problemi della vita, del lavoro, dello stipendio, delle bollette, dell’abbigliamento, del supermercato e tutto ciò che può agevolare la nostra serenità, quindi dobbiamo cercarci il nostro potente benefattore per aggiustare una volta per tutte la nostra vita. Ci facciamo raccomandare per essere assunti da qualche parte e poi chi se né importa se ci verrà chiesto come siamo arrivati a quel posto, quali sono le nostre competenze, a quanto ammonta il nostro stipendio o se addirittura qualche sfrontato ci dovesse chiedere apertamente chi ci ha sistemato. . . . non risponderemo mai, saremo sempre evasivi e dovremmo assumere un comportamento autorevole e distaccato con gli estranei in modo da scoraggiare qualsiasi vivace voglia di indagare sulla nostra collocazione. Invece dobbiamo riservare e realizzare un profondo legame con il santo benefattore, una salda unità, una convinta devozione come fosse una fede, una venerazione.
Lasciammo sfogare Ignazio per un’altro bel po’ di tempo, conoscevamo bene la sua difficile situazione da cassintegrato, cercava di fare di tutto per guadagnare qualche euro in più da aggiungere al suo esiguo assegno di sostegno al reddito, qualche volta con la complicità del figlio siamo riusciti ad aiutarlo, quindi non ci meravigliava questo suo nuovo modo di ragionare in barba ai suoi veri principi di onestà e rettitudine, ma questa volta la grave indigenza lo stava portando ad accettare anche i frutti ed i vantaggi che offre la condivisione e la complicità verso la cattiva politica, capace solo di far crollare la fiducia nelle istituzioni, di azzerare ogni aspettativa al grande invisibile esercito di disperati, di precari che, malgrado le loro certificate credenziali scolastiche e professionali, non riescono a rientrare nel mondo del lavoro e tanto meno riescono a far valere i propri diritti se non si è personalmente segnalati. Almeno è questa l’amara conclusione possibile a cui si arriva, quando si è in depressione, leggendo dei numerosi arroganti abusi di qualche noto personaggio, che dovrebbe invece essere portatore di un pubblico agire tra onestà e competenza.
Dopo lo sfogo il nostro amico, detto u’sgozzato, si riebbe, sorrise e si tranquillizzò. . . . era fra i suoi amici, una grande sensazione di affettuosa solidale protezione.

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