Vita da cani. . . . nella crisi.

mal-di-schiena-vignettaNon voglio pensare a scenari apocalittici/drammatici per il nostro futuro ed in particolare per tute quelle persone che con il loro lavoro riescono a condurre un’esistenza appena dignitosa, la crisi non ha ancora allentato la morsa e oltre ogni inutile mucchio di parole l’unica cosa certa è la diminuzione del fatturato di molte nostre aziende, determinando così un tale esubero di personale da impensierirci seriamente. Per fortuna la maggior parte dell’eccedenza di mano d’opera non è stata certificata dalle aziende medio piccole, mentre quelle di maggiori dimensioni, delle quali molte già destinatarie di pubblici aiuti, si sono già affrettate a chiedere l’intervento della cig o di altre forme di agevolazioni pubbliche come le famose rottamazioni od altre forme varie di pubblico aiuto per evitare che queste procedessero in drastici ridimensionamenti della loro forza lavoro. A dire il vero l’uomo comune, quello della strada, non conosce bene il vero stato attuale della crisi, c’è chi autorevolmente vuole lasciare intendere che il peggio è finito, e di contro c’è qualcun altro che sempre autorevolmente afferma che non è così tanto da paventare un futuro molto difficile per l’occupazione a causa dell’allungamento dei tempi di recupero delle nostre aziende. Intanto da più parti della politica si spinge per effettuare delle ampie riforme nel welfare per recuperare fondi da utilizzare nei comparti più critici. Quest’ultimo fatto preoccupa un po’ tutti perché se analizziamo, per esempio, lo statuto della pensione, questa negli anni ha già perso significatamente valore e potere d’acquisto, quindi come si può riformare questo comparto senza immaginare una futura pensione ancora più bassa nel suo attuale importo, tanto da obbligare parte dei lavoratori, almeno quella in grado di togliere una parte del proprio stipendio per pagarsi un piano di pensione complementare, con la speranza di andare in quiescenza con un reddito che gli permette di vivere.
Mentre le meningi di molti cominciano a fumare, continua il gioco al massacro su escort – trans – ricatti e quant’altro con dosi abbondanti di richiamo sulle classe dirigente che dovrebbe avere e sentire una maggiore responsabilità nel loro comportamento. Ma tutto ciò non interessa più alla gente che è presa da grandi preoccupazioni per il lavoro minacciato dalla scarsa domanda dei nostri prodotti. Poi, tanto per gradire, si viene a sapere che la massa dei derivati trattati in borsa è in assoluto aumento. . . . bene così ci avviamo verso una seconda crisi finanziaria che come la prima dilanierà l’economia reale, possibile che alle banche è ancora permesso di trattare questi “particolari titoli” che alimentano solo speculazioni. Qui la politica deve diventare seria e pragmatica in modo da studiare pacchetti di intervento per attenuare la grande sofferenza sociale. Si ha notizia che gli Usa sono tornati in attivo con un Pil al 3,50%, grazie ai suoi immensi interventi verso la popolazione e verso tutti nodi critici del loro Paese. Da noi poco se non una grande abbondanza di sorrisi, di buoni auspici con altrettanti abbondanti messaggi spot coniugati all’infinito futuro, mentre nel nostro quotidiano sembra essere tornati indietro di almeno quarant’anni. La politica deve imparare ad ascoltare la legittima protesta di chi ha perso il lavoro e di chi esasperato, pur lavorando ancora, teme per il futuro della propria famiglia. Allora si dia inizio ad una politica economica contro gli sprechi, contro gli spendaccioni e contro le note eccessive diversità di reddito ancora presenti nel nostro Paese, così reso medievale. Se è vero che la spesa pubblica in Italia ammonta a circa 812 Miliardi di euro, bisogna trovare ragionevolmente la maniera di risparmiare almeno il 10-15% di questo mare magnum e dedicare questi 80-120 Miliardi risparmiati alle famiglie, al lavoro ed alle imprese. Così si deve procedere quando c’è un’emergenza nazionale, è imperativo agire verso gli interessi di tutti i 7 milioni di cittadini e non verso qualche migliaio di persone già arricchite e ben coperte da invidiabili benefici.
Il nostro Ministro dell’economia e delle finanze fa bene a vigilare sul nostro straripante debito pubblico in modo che non aumenti, egli è come la vestale del nostro equilibrio finanziario , quindi è ovvio, che se mancano coperture finanziarie, per intervenire in un comparto o più comparti critici è necessario ricorrere allo spostamento delle risorse, dal risparmio della spesa pubblica all’occorrendo, non c’è altra soluzione possibile e veloce. Inoltre va anche compreso, che in un periodo di così coperta corta, è necessario intervenire per rendere lo Stato più snello per attuare eventuali interventi di salvataggio prima che si generi una maggiore massa di disoccupati e di perdere altre aziende che non riescono ad aumentare le loro commesse. Un intervento che forse non è altro che un placebo è la diminuzione dell’Irap, che secondo quanto si è appreso costerebbe allo Stato circa 4 miliardi di euro contro un risparmio medio pro-azienda di circa 2000/3000 euro. Questo, se il calcolo è giusto, sembra un’inezia al confronto di quello cui necessita la media impresa e cioè di stabili linee di fido, di credito bancario. Cosa che non avviene perché sembra che gli istituti di credito tendano a chiedere il rientro degli affidamenti e, se questi non avvengono, girano la posizione ad incagli e sofferenza, creando anche per loro qualche difficoltà in più. Quindi le nostre banche private sono solo tese a migliorare i loro risultati economici e non sono quindi molto interessate a sostenere le aziende, allora è d’obbligo pensare alla creazione di una banca pubblica, che tramite la cassa DD.PP. curi e conceda il credito alle nostre imprese in difficoltà, secondo le modalità stabilite dal Governo. Per questo motivo sono anche favorevole ad una banca nuova per il meridione pubblica.
Per concludere questo breve ragionamento si deve ricordare che tutti i cittadini, che pagano le tasse, pagano ben l’80% della così detta Bolletta Italia mantenendo l’esoso Carrozzone Pubblico. . . . allora ( piedi a terra e basta con inutili chiacchiere ) è necessario che chi decide per questo Paese deve mettersi una mano sulla coscienza e porre, quindi, l’altra mano in tasca a chi prende evidentemente troppo per razionalizzare i compensi, come si fa in un’azienda con contratto di solidarietà. Oltre a tutto ciò sarebbe anche opportuno sospendere inutili spese militari come quelle previste per la fornitura di 130 caccia bombardieri (a che ci servono?) , come ha fatto Obama per il suo super elicottero.
Per completare il tutto e in conseguenza di assenza di nuovi investimenti esteri nel nostro Paese, sarebbe opportuno dare il via ad una campagna promozionale al riguardo con soluzioni ed incentivi affinché questo avvenga, ma c’è ancora qualcuno che progetta dismissioni senza ancora comunicare quale responsabilità si è assunta sulla sorte lavoratori.
Interveniamo in tempo perché niente sarà più come prima.

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