La speranza è la chiave per esaudire i desideri.

Un incubo o un presagio? imagesCASDPAOK

Mi piace ricordare un sogno, un’emozione vissuta ad occhi chiusi, uno spavento nel sentire il rumore del cuore, il dolore dei crampi ed un senso di dolorosa immobilità. Una bufera, un tornado, una gigantesca tromba d’aria che mi ghermisce e mi lancia verso l’alto, non mi posso fermare e non riesco ad aggrapparmi ad una nuvola che mi sfiora, è troppo veloce e si disfa e si ricompone continuamente. Sembra assumere mille forme, mille sembianze sotto la spinta di un vento così impetuoso e spesso da quasi credere di riuscire a vederlo fendere e sfrecciare fra le nere e dense nubi. Le gambe e le braccia, prima raccolte sul corpo per i crampi, ora venivano scosse sgarbatamente in ogni direzione dal forte vento, che mi investiva da ogni direzione come se fossi nel mezzo di tanti uragani, di tanti tifoni. I miei occhi semichiusi cominciavano ad essere abbagliati ed accecati da un’infinità di lampi, i tuoni ed il cupo ululato del vento facevano crescere un’improvvisa mostruosa angoscia, il mio petto era compresso ed il respiro iniziava ad essere affannato, faticavo ad inspirare l’aria. Venivo sbattuto nell’aria mentre il cuore mi martellava sempre più violentemente. A questa terribile baraonda, come da tante piccole esplosioni, sono schizzate fuori dalla mente un’infinità di immagini, tutte offuscate dalla nebbia dei pensieri, delle paure, delle minacce di brutti presagi che pian piano affioravano nel mezzo di tanta confusione. Serrai forte gli occhi e mi sforzai di pensare, cosa stava accadendo? Non riuscivo a capire, forse il demonio, ben consapevole della mia altalenante fede, stava tentando di terrorizzarmi per trascinarmi nello sconcerto più profondo dell’anima. Il futuro mi sembrava compromesso da una forza avversa, le mie poche certezze e speranze mi stavano per essere strappate di mano, che terribile sensazione questa di sentirsi assaliti dal male. Mentre la forza del tornado continuava a rigirami sballottato nel nulla, riusci ad emettere un urlo di aiuto così forte, che sembrava prodotto dall’ampia gola di un gigante. Quell’incubo mi stava inconsciamente portando alla disperazione, sin quando una grande fiammata squarciò il denso strato nuvoloso ed una sottile, ma grande, mano scura si proiettò verso me e mi afferrò per la camicia, poco sotto il mento. Con un violento strappo mi trascinò ben sopra le nuvole ed io, come una marionetta di legno, non riuscì ad opporre resistenza. Una voce bassa ma sottile mi si rivolse ferma facendomi così rabbrividire per una sequela di indescrivibili sensazioni al punto da vedere le sue parole trasformarsi in tante immagini di cose e persone. Mi sentivo ancor più spaventato e al centro di quelle fantastiche visioni. Allora la voce si fece più decisa e imperiosamente mi ordinò di non scoraggiarmi, di non perdere la pazienza per ciò che da sveglio mi angosciava, prima o poi tutto si sarebbe ricomposto, perché chi anticamente aveva sbagliato avrebbe in un certo modo fatto ammenda con il semplice riavvicinamento. Tu, mi fu detto come un tuono, devi dimenticare buona parte del passato, solo una persona deve rimanere ferma nel tuo animo e tu sai chi è, quindi abbandona ogni malumore, ogni rancore e pensa seriamente che ormai sei in procinto di lasciare la dimensione umana, quindi preoccupati di completare quanto di buono hai cercato di compiere con non troppo successo. In questo magico lasso di tempo, oltre a sentire quello che mi veniva detto ho sempre avuto la sensazione di riuscire a rispondere, a parlare, ma le mie parole uscivano dalla bocca senza suono, ma chi mi stava parlando sembrava riuscisse ad ascoltarle.
Quell’ombra terminò il colloquio letteralmente strillandomi “Tu hai una grande colpa. . . da molti anni hai perso gran parte della tua speranza, recuperala quanto prima, perché solo la speranza ti dà la chiave per esaudire i giusti desideri”.
Così detto mi lasciò la presa alla camicia ed io iniziai a precipitare a vite nel vuoto fino ad una esplosione di buio nerissimo. . . . spalancai gli occhi. . . mi svegliai e mi ritrovai di traverso sul letto, ero confuso. . . . mi sono alzato, sono andato in cucina, ho acceso il televisore, mi sono seduto sulla prima sedia. Questa mattina mi sono svegliato di soprassalto, ero ancora seduto in cucina, non mi ricordavo se la sera precedente mi ero messo a letto od ero rimasto in cucina cedendo ad un colpo di sonno. . . sino a quel momento. Per il sogno, per l’incubo. . . .ci devo ragionare.

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