La legge del tempo.

IimagesCA3AI5I6eri sera ho approfittato di un piccola tregua della pioggia per andare a trovare un vecchio conoscente, che non incontro più da molti giorni. E’ bello dialogare con questa persona, ti sorprende sempre con argomenti che non ti aspetteresti mai di affrontare, è un tipo riflessivo e socievole, ci si passa bene il tempo insieme. Così dopo aver superato un paio di scoscesi viottoli con tutti i sampietrini sconnessi, sono arrivato alla piccola fraschetta dove in genere si sofferma l’amico. Dopo aver sospinto la pesante porta di legno, appena illuminata da una piccola e nuda lampada ad incandescenza, ho superato la soglia ed eccolo lì seduto al suo solito posto, con le spalle appoggiate al muro grezzo, a consumare la cena che la signora della fraschetta è solita preparargli. Questa sera il piatto era ben ricolmo di polenta al sugo con pezzi di carne e gli doveva piacere molto, visto l’impegno con il quale inforcava la forchetta.
Qualche breve convenievole a mo’ di saluto e mi sedetti di fronte, Questa sera non era molto in vena, ma iniziò a parlare del tempo, degli anni che scorrevano veloci:

Non sono mai stato in guerra con il tempo, con la mia età, però adesso nella mia condizione di prossimo over-di un’abbondante età accuso una certa involuzione di alcune mie capacità. Nulla di strano e tanto meno di anormale, sto solamente invecchiando e questa circostanza non mi intristisce e né mi spaventa, però mi infastidisce quella sensazione di avere una non più ferma memoria di recenti elementi. Un tempo scrivevo veloce e le mie idee venivano altrettanto velocemente fermate dalle parole su foglio bianco, ora invece non ritrovo più quella scorrevolezza nel riportare i pensieri su un qualsiasi supporto, a volte mi sfuggono vocaboli che un’attimo prima mi accingevo a scrivere, così sono costretto a fermarmi per ripercorrere mnemonicamente il pensiero che mi apprestavo a scrivere e questo non mi facilita il mio migliore passatempo, quello, appunto di scrivere, di comunicare di assecondare la mia particolare estroversione. Un bel pensiero, ma una sicura occasione per riflettere su sé stessi, sul tempo vissuto, sul presente e sulla probabile durata del rimanente futuro. Un’odissea, per certi versi così movimentata e piena di belle e meno belle sorprese, come quella di Ulisse, ma con la differenza che per vivere quel marasma di avventure non è servito girare mezzo mondo a bordo di una vecchia imbarcazione di legno, fra ogni tipo di pericolo e di scampato agguato e non c’è ciclope Polifemo e né maga Circe con tutte le sirene a rendere la vita così difficile come i propri parenti, quelli stretti come alcune scarpe.
In questo pazzo e stupido mondo quello che conta veramente è la lealtà, l’amicizia e l’amore, ma spesso i numerosi seguaci del noto Giuda vanificano ogni benefico effetto di questa affettuosa compagnia.
Comunque per tornare agli effetti della terza età sulla memoria, bisogna ammettere che è una bella lotta combattuta con il carattere, l’allenamento all’osservazione, la lettura, la volontà al dialogo e la voluta smemoratezza circa i torti subiti per non appesantire l’umore di inutili e dannose delusioni, come scrivere di operare una personale amnistia. Un modo come un altro per dare quel minimo vigore al senso che io ho della famiglia, d’altronde per essere almeno un po’ felici bisogna credere in qualcosa, alla famiglia per esempio come una piccola fede. Poi per quanto riguarda il resto è opportuno accettare serenamente tutti i segni dell’invecchiamento, compreso l’inevitabile deterioramento mentale e del difetto della memoria nei riguardi di fatti recenti. Il ricordo del vissuto è più forte e difficilmente scalfibile dall’invecchiamento biologico e psichico, almeno conserverò il ricordo delle varie trascorse tappe della mia esistenza passata. Non che ci siano momenti epici, ma almeno avrò la possibilità di rivisitare qualche breve parentesi di serenità che mi sono trovato a vivere fortunosamente.
In tutti questi anni i miei circuiti neuronali hanno trasferito molti episodi nella mia memoria e per me questa è il mio vero residuo tesoro e questo si perderà in concomitanza con l’indifferibile termine del tempo concessomi, dopo di che, se alcune aspettative corrisponderanno al vero, mi dedicherò a ciò che ho sempre fatto, ma che nessuno è riuscito a capire per propria incapacità cognitiva.

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