Absit iniuria verbo.


E’ Natale,
un palpito d’amore
brilla nel mio cuore
con nuovo splendore
. . . . . . . . . . . . . . . . .
e via di seguito.

Così recitava una vecchia canzone che le maestre delle prime elementari ci facevano cantare in coro in prossimità della festa natalizia. Era come se noi scolari fossimo impegnati in una nuova promessa ad essere più buoni, più attenti alle lezioni scolastiche, più ubbidienti ai genitori ed alle maestre, più educati nei modi di comportamento e nel parlare, più ordinati a casa ed a scuola, insomma cantando promettevamo di meritarci il famoso dieci in condotta. Ricordo che durante queste recite, allora fra le poche materie delle scuole elementari c’era anche canto, eravamo disposti a mezza luna al cui centro c’era sempre la maestra che tentava a gesti di farci mantenere vocalmente coordinati, mentre il maestro di musica s’affannava sul piano per far uscire le note dai martelletti in sincronia con il nostro, forse, non bel canto. Ma quest’ultima faccenda in fondo non era poi così importante, tutta quella piacevole messa in scena serviva per sottolineare il fatto che noi dovevamo essere più buoni, più ubbidienti e studiosi, dopo molti mesi di marachelle infantili. Così mi sembra stia accadendo oggi, dopo che in questi ultimi vent’anni è accaduto di tutto e di più e in particolare dopo il recente scampato pericolo di un noto politico per l’aggressione subita da parte di un psicolabile ed inoltre dopo l’incidente accaduto al Santo Padre, anch’egli vittima di una persona presumibilmente psicolabile, si viene invitati tutti, cittadini e politici , ad un comportamento più responsabile e pacato in modo da non fornire a qualche scalmanato un immaginario, inconsistente ed immotivato alibi per qualche grave e colpevole colpo di testa. Giusto, non c’è che dire.
Quindi contrastare la sfiducia, i fabbricatori ed i seminatori di pessimismo, di estremismo ed i disfattisti, perché queste sono le presunte fonti ove può nascere odio e violenza. Così il nuovo passa parola dovrà essere quello di pensare e credere che il nostro Paese non va male, la sua caduta del pil è stata inferiore a quella degli altri Paesi, quindi non lamentiamoci come siamo soliti fare, bisogna essere ottimisti. Un passa parola da grande rincuorata, come bere un forte cordiale, come ricevere una sferzata di nuova energia psicologica.
Sin qui quasi tutto bene, ma le notizie di queste ultime ore ci informano di una prossima “ministangata governativa”, che unita ad altri aumenti previsti per l’anno prossimo, dovrebbe appesantire le spese di ogni famiglia di ben altri seicento euro l’anno e questa previsione è stata diffusa dalle due più note associazioni a difesa dei consumatori nostrani. Oltre a ciò bisogna ricordare tutti quei lavoratori che hanno trascorso il Natale in fabbrica o sui tetti della loro azienda per difendere il loro lavoro di fronte all’annuncio di inviare nuove quote di dipendenti in cassa integrazione, della comunicazione di una prossima dismissione dell’attività di un certo stabilimento industriale, se non addirittura di licenziamenti per così trovarsi d’un colpo in mezzo alla strada. Ecco sono tante le motivazioni e le avvisaglie di una crisi reale che incombe e spaventa molti onesti lavoratori e con questo spirito è difficile forzare una smorfia che assomigli ad un sorriso e per così assumere l’aspetto di una persona ottimista.
Non è per esagerare, ma molte persone lamentano una difficile situazione e purtroppo sono molte quelle invisibili persone che hanno affrontato queste festività con il licenziamento annunciato, mentre altre manifestano per tentare di difendere la loro vulnerabile precarietà lavorativa con la visibilità del loro stato, che può far sperare ad interventi pubblici a difesa del loro reddito. Quando si è sul punto di perdere il lavoro o se già si è stati licenziati, con o senza cassa integrazione, è difficile riuscire ad alimentare un umore positivo, anzi si viene investiti da un forte rancore, da rabbia e questa aumenta seguendo una certa informazione che, priva d’ogni prudenza, ostenta immagini di un’altra Italia in doppio petto e in eleganti abiti con lustrini impegnati in una continua sorta di esuberanti attività divagatorie pubbliche e private. Questi non belli sentimenti non sono germogliati dalla malapianta dell’invidia, ma accesi dall’ostentazione di una vita facile da nababbi, apparentemente inoperosa di quella limitata percentuale della nostra popolazione. Così si ascolta nelle strade e nelle piazze e, per essere più puntuali, secondo molte riflessioni sul nostro specifico nazionale risulta che alcuni ceti sono di un’assoluta inconsistenza etica, socialmente rampanti, famelici ed assistiti da un buon numero di individui servili sempre pronti a racimolare qualcosa di materiale e non, come benessere e notorietà. I veri eroi di questa epoca sconclusionata sono rappresentati dalla gente comune che ha saputo sopravvivere e sempre sopportare ogni sorta di effetto di una lunga sequela di misfatti, scandali e bugie perpetrati per un eccesso di egoismo dai su menzionati famelici individui, che spesso non rinunciano a proclamarsi come tanti crocerossini del popolo. Quest’ultima spudoratezza viene anche realizzata grazie alla comunicazione normalizzata di alcuni media collaterali.
Quindi c’é da augurarsi che questa ennesima festività natalizia sappia suggerire a tutte quelle persone che “contano e che decidono per noi” di assumere un atteggiamento meno arrogante, più collaborativo, più giusto e ragionevole per agire con amore verso tutta la cittadinanza sempre in attesa di superare le drammatiche conseguenze di una crisi provocata da una potente colpevole minoranza di individui incapaci di ogni correttezza e giusta considerazione degli altri. Quindi intercettare le necessità delle famiglie e riorganizzare la vita parlamentare secondo i dettami della nostra democrazia, ma evitare ogni tentazione di percorrere la famosa terza via, quella dell’inciucio, torneremmo drammaticamente indietro in mezzo ai guai e forse metteremmo in pericolo la nostra vocazione democratica.
In ultimo è bene che i legislatori ricordino che “ lex specialis derogat generali ”.

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