Neforgesumino, la ubo feliĉo (3a parte – 3/3)

(2aparte Qui)(1a parte Qui)

Ero senza parole, non sapevo che dire, non credo ai sogni, quindi deglutii per prendere qualche secondo di tempo, ma poi ho dovuto ammettergli di non credere appunto ai sogni, ma mi sarei veramente augurato di vivere in una comunità uguale a quella che ha animato il suo sonno. Il mio compagno convenne e così raggiungemmo il cancello dell’uscita mentre stavamo ragionando di politica, di società, di religione e le nostre considerazioni finivano per collimare, come mai era avvenuto sino a quel momento.
Un fatto era certo, eravamo appassionati a commentare il sogno.
Le nostre considerazioni azzardarono delle conclusioni, che scivolavano verso dei luoghi comuni, verso dei contenuti che erano senz’altro presenti nelle convinzioni di tutti, ma nessuno ha mai preso un’iniziativa per ricalibrare l’organizzazione della nostra società, così abbruttita dall’arroganza di pochi e dal miope spirito gregario di molti. Basta poco per rendersi conto da quanta demagogia e da quanto colpevole disinteresse a risolvere urgenti situazioni di grave contingenza è in possesso globalmente un paio fra le tante caste, che imperversano nel nostro Paese e tanto per indicarne l’ultima, che secondo quanto è dichiarato in un sito di un partito politico, basta leggere il calendario degli impegni politici per i primo giorni di questo nuovo anno. Da una veloce e sintetica informativa sulle notizie rese pubbliche si apprende che probabilmente talune persone hanno deciso di attenzionarsi sulla legge del libero impedimento (un noto contestato lodo in versione costituzionale), la norma sul processo breve ed in ultimo si sta verificando come commemorare un connazionale purtroppo deceduto, in uno stato estero. Capisci, incalzò il mio compagno di passeggiata, invece di occuparsi per provvedere velocemente sulle misure economiche da attuare per tamponare o , per magari, risolvere i problemi di sopravvivenza di molte persone, che incalzate dalla crisi e dalla disoccupazione già subita od imminente, non sono riuscite a festeggiare questo Natale per una sorta di serie preoccupazioni, che le hanno gettate nella più nera disperazione. Nessuno di fatto ascolta le sagge raccomandazioni della Santa Sede, così si ha l’impressione che certi attuatori della progettazione sociale preferiscano prima occuparsi di circostanze solo a loro utili. Di questo passo il nostro paese rimane immobile e bloccato sui diritti costituzionalmente acquisiti e questo stato di cose spaventa un po’ tutti, perché ogni novità viene recepita come un azzardo sociale, intanto la politica non va oltre il si – forse e ma. Intanto le difficoltà stanno minando le famiglie, tanto è vero che, a volte, siamo tristi spettatori dello sgretolamento delle giovani unioni, meno reattive e robuste per fronteggiare l’insorgente incomprensione dovuta, appunto, anche agli effetti di questa crisi o dalla nascita di un figlio che non si sa a chi affidare, per non perdere il lavoro.
Certo anche da noi ci sono cose che vanno bene e che qualcosa di necessario è stato fatto, ma non nella misura giusta da permetterci di fare quel famoso passo avanti per sentirci veramente membri di una comunità evoluta e non complicata.
Tutti abbiamo risposto all’invito di essere più buoni, in questo appena trascorso Natale, ma il costante periodico messaggio di queste festività non si esaurisce con gli addobbi della festa e con le intermittenze luminose predisposte lungo le principali strade. E’ necessario un nuova sincera comunicazione, che sia preludio al tanto agognato accordo sociale in modo da energizzare nuovamente la volontà per riuscire a mantenere forte l’obbligo morale per compiere finalmente quel passo avanti, per cancellare quel che è stato di non buono nel lontano e nel recente passato per finalmente avere la forza di ricominciare ad attrezzare la volontà di costruire una comunità ove vengano comprese ed apprezzate tutte quelle componenti che ci uniscono, che senz’altro risulteranno maggiori di ciò che tenta di dividerci. A questo riguardo abbiamo tutti, nessuno escluso, di crederci per impegnarci, diversamente dovremmo rassegnarci ad una vita da eterni rassegnati al peggio.
Arrivati nel punto in cui ci saremmo dovuti salutare per recarci ognuno nella propria casa, Oliviero convenne che nella comunità bisogna essere sempre attivi e partecipativi e mai nessuna diversa opinione può bloccare il dialogo fra le persone, basta volerlo ed essere consapevoli che il futuro dipende da esclusivamente noi.
Per uscire dalle difficoltà dobbiamo credere nella fiducia di poter sempre ricominciare, così nelle famiglie, così nei rapporti interpersonali e così nella vita pubblica. Con la passività , tacendo le proprie istanze, evitando di guardare negli occhi chi osteggia il miglioramento generale, ignorando i suggerimenti di fede e morali del Santo Padre, non si arriva a nulla anzi si compie un ampio passo indietro.
Dopo queste ultime considerazioni Oliviero ed io ci siamo definitivamente salutati con un arrivederci, per forse discutere di un suo nuovo e misterioso sogno.

(Fine)
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