A che punto siamo?

Un interrogativo che tocca una parte in cui ho un nervo scoperto, lascio ogni indugio per esprimere il mio sintetico punto di vista sullo stato attuale e mi getto a piedi pari al nocciolo dell’argomentazione. Penso che nessuno di noi possa ragionevolmente riconoscersi in qualche partito politico e questo perché nessuno di questi si occupa e provvede a sostenere e rispondere alle naturali istanze delle persone, che in poche parole tentano di vivere in una comunità giusta ed equilibrata. La politica è divenuta la migliore e più redditizia professione, ma presenta qualche rischio e per attenuarlo si ricorre all’informazione di parte dove professionisti della parola sanno imbastire così abilmente argomentazioni al punto tale da confondere e dividere le masse per disinnescare un eventuale dissenso. Un dissenso che evidenzierebbe l’incapacità della politica ad inserire nei loro vacui progetti sociali tutti quei valori umani richiamati in molte religioni, che oggi vengono passati per semplice ed inutile buonismo. Così fanno da padroni il populismo, la politica di territorio, l’egoismo delle caste che tendono a spacciare benefici e vantaggi vari per necessarie e giuste novità per assecondare la tranquillità della loro presenza in politica.
Oltre le terribili circa venti guerre, che ancora e per sempre infiammeranno alcune aree del nostro pianeta, oggi siamo tutti coinvolti in una grande guerra quella delle parole, degli annunci, della frequente mistificazione della verità, dei finti buoni propositi e della forza della comunicazione che miete molte vittime fra le nostre semplici ed istintive ragioni.
Nel nostro Paese non servono sterzate, ma è necessaria la presenza di veri statisti che sappiano riprendere il filo conduttore dell’organizzazione umana per così ricostruire l’immagine dominante ed importante del lavoro, solo tramite il quale una società riesce ad organizzarsi, a finanziare i necessari servizi di pubblica utilità, come la sanità, la giustizia, il governo, l’energia e tutto quanto di accessorio, ma non di secondaria importanza, possa servire al nostro genere umano per vivere in armonia con la natura e con i principi della vera giustizia.
Non voglio fantasticamente descrivere una società da 10 in condotta, ma una comunità dedita nelle più svariate attività compresa quella del tanto decantato mercato, ma inteso come quella del commercio ove si cedono beni in cambio di denaro e non inteso come oggi suggerisce la deriva capitalista, che non è altro che il lato oscuro dell’attività umana sino ad essere una sola escrescenza finanziaria, della speculazione e dell’egoismo commerciale ove si cedono nullità in cambio del solito denaro. Il capitale non è nocivo, anzi è utile ed indispensabile, ma il capitalismo è un’altra cosa, certo non è merce ma una filosofia che ha complicato la politica e ci ha drammatizzato la vita come quello che ci è accaduto con l’ultima crisi finanziaria che si è riversata come un killer nella realtà della vita di tutti ed ha inquinato anche la comune saggezza, facendoci trovare spesso oltre i confini sociali.
Ecco il malessere e non c’entra destra o sinistra, ma tutto dipende dalla capacità politica di riuscire ad evitare percorsi oltre i limiti consentiti con la conseguente ed inevitabile comune demoralizzazione. Torneremo felici quando finalmente al posto di alcuni fasulli vati dell’economia e della politica abdicheranno a persone che penseranno veramente al bene collettivo utilizzando l’onestà e la fiducia come necessaria risorsa per una società basata sul commercio, sullo scambio. E’ necessario restituire dignità alle convinzioni laiche, religiose e morali, per evitare che qualcuno seguiti ad ignorare il disagio e la povertà degli altri, le ingiustizie nella continua indifferenza, spegnendo la propria coscienza come si usa fare con un televisore, a tarda sera, per così dormire sonni tranquilli.

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